
Oggi, 25 Novembre, è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Ricorrenza fondamentale, inutile dirlo, ma che come tutte le altre simili rischia di confinare l’attenzione su una tale tragedia solo al giorno stesso, con iniziative tanto belle quanto di maniera le quali, complice il letale menefreghismo nonché la smemoratezza irrefrenabile che attanaglia l’opinione pubblica un po’ ovunque (se non la correa, subdola volontà), rischiano sempre di scivolare in breve nell’oblio.
Ma, al di là di queste evidenze che, lo ammetto, mi suscitano non poca diffidenza verso molte delle parole e delle promesse che oggi verranno spese a favore delle donne e contro la violenza su di esse – penso da sempre che tutti i giorni dell’anno dovrebbero essere proclamati contro la violenza sulle donne, appunto per quanto sopra esposto! – in questa giornata mi viene da riflettere e da proporre una cosa di una banalità sconcertante eppure, di contro, di una necessità ineluttabile io credo. Posto che da millenni il genere umano si è conformato e strutturato in un maschiocentrismo – divenuto sovente fallocentrismo – pressoché dogmatico in ogni settore del vivere collettivo – politica, religione, lavoro e, frequentemente, nelle stesse gerarchie familiari se non per rari casi sparsi qui e là per i secoli e i continenti – e posto che, obiettivamente, questo nostro mondo conformato come sopra ho detto sta parecchio andando a rotoli e in più modi, facciamo una bella cosa: che siano una volta per tutte le donne a dominare la civiltà umana. Punto. Lo dico da uomo fiero di essere tale, ma altrettanto attento alla realtà che ho intorno e alla storia da cui essa deriva, e non lo propongo con la bieca ambiguità del poter poi dire magari, tra qualche anno: «Ecco, visto? Le donne sono uguali agli uomini, anzi, peggio!» No, niente affatto. Anzi: basta con tutte quelle viscide manfrine delle quote rosa, dei contentini dati alle donne con qualche incarico qui e là che, appunto, sembra tanto il giocattolino dato in mano al bambino per farlo smettere di piangere.
No. Io sono convinto – e lo ripeto, convinto – che le donne possa veramente rappresentare e realizzare quella rivoluzione generale di cui il nostro mondo terribilmente ricolmo di problemi avrebbe bisogno, e che potrebbero avere le soluzioni che uomini dalla mente troppo impegnata a tessere intrallazzi vari e assortiti e dall’animo ammorbato da mire di potere e di guadagno indegne non hanno, e forse non vogliono avere. Inoltre, e la cosa non è secondaria, credo che quelle soluzioni le saprebbero mettere in campo con una grazia – e sia inteso questo termine nel modo meno ovvio e banale possibile – che noi uomini non possiamo di sicuro nemmeno concepire.
Attenzione: in questa mia riflessione la questione della parità di genere non c’entra nulla, semplicemente perché nemmeno la pongo. Anzi, il fatto che ancora oggi si stia a rilevare che le donne non godano di uguali diritti, libertà, opportunità e possibilità degli uomini e se ne discuta continuamente senza ottenere grossi risultati è uno dei più evidenti segni di quel maschio centrismo prima citato, e dell’arretratezza civica e sociale relativa nella quale ancora la nostra civiltà langue.
Insomma: se effettivamente la bellezza salverà il mondo, come fece dire Dostoevskij al principe Miškin ne L’idiota – una bellezza di mente e di spirito, ancor prima che esteriore – beh, insomma, credo che le donne abbiano qualche probabilità in più di noi uomini di salvarlo, questo nostro mondo.
Ed è il mio augurio non solo per questa giornata, ma per ogni singolo giorno da oggi nel futuro.
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Dalle stalle alle stelle. La pittura è (quasi) morta, viva la Street Art!
Solo qualche anno fa, a sentir parlare di street art, a parecchia gente veniva il voltastomaco e tanta altra invocava all’istante retate di polizia e processi sommari – beh, anzi, pure di ‘sti tempi non sono pochi quelli convinti che ogni segno lasciato su un muro pubblico debba essere punito con frustate o altro del genere, facendo di tutta l’erba un fascio che, posto un tale atteggiamento, non è solo erboso ma pure altro, simbolicamente.
Ma, domenicali moralisti dell’arte (messa) a parte – quelli che “Duchamp? Certo che lo so! E’ quello che giocava nella Juve!” – oggi bisogna invece decisamente ammettere, o di più, sancire, che la street art è una delle primarie espressioni artistiche contemporanee, con una qualità e una vitalità che la pittura “classica” (in senso tecnico, tanto per dire d’un’arte ritenuta “alta” la quale, salvo rare eccezioni, è creativamente asfittica da generare inesorabili sgomenti, ormai) se le sogna…
Un po’ di esempi presi dal web in giro per il pianeta:
Dalle stalle più infamanti alle stelle più fulgide, insomma: la via verso il podio più alto e più aureo dell’arte visiva contemporanea è ormai (meritoriamente) luminosa e ben spianata, per gli street artists. Mettete i quadri in cantina, comprate muri! E lasciateli tali, pubblici, che “l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti!” (Keith Haring)
P.S.: visto che l’Italia vanta molti ottimi e apprezzati street artists (e visto che di cose di cui vantarsi, da ‘ste parti, ve ne sono ormai meno che di dita sulle zampe dei camaleonti!) date un occhio a questa pagina di facebook oppure a quest’altra, che presentano e seguono la scena nostrana, e non solo.
Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 4a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!
Questa sera, diciassette novembre duemilaquattordici, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #4 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Elisee Reclus, il Rivoluzionario della Terra”.
Quanti di voi conoscono Elisee Reclus? Probabilmente pochi e gli altri non hanno colpa, dato che il grande geografo francese è uno degli scienziati più importanti e parimenti più ignorati della storia moderna. Eppure, Reclus fu veramente un rivoluzionario delle scienze geografiche, padre spirituale di una geografia sociale in grado di cambiare il punto di vista comune sul nostro pianeta, sulla sua storia e la sua raffigurazione. Lo andremo a conoscere, in questa puntata di RADIO THULE, ripercorrendo la sua affascinante vita di uomo libero e altrettanto libero pensatore, di certo emblematica anche ai giorni nostri.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!
Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
– www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
– http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
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– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!
Nessun vocabolario conterrà mai tutta la lingua italiana! (Giacomo Leopardi dixit)
Perché del resto nessuna lingua viva ha, né può avere un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre (finch’ella vive) all’arbitrio dello scrittore. E ciò tanto più nell’italiana (per indole sua). La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch’ella è più vasta di tutte le viventi […].
(Giacomo Leopardi, Zibaldone, 2288–2398, 29 marzo 1822; 1898, Vol. IV, pp. 216-217)
Sarebbe ora, una volta per tutte, di togliere di dosso da Leopardi quell’immagine convenzionale di uomo ammalato, triste e perennemente depresso che quasi sempre ci hanno tratteggiato e insegnato ai tempi della scuola, dacché certo il conte Giacomo da Recanati – era anche nobile, già – fu ben più persona coltissima, pensatore assai raffinato, sagace e molto avanti rispetto ai suoi tempi nonché dotato di grande sense of humor a dispetto delle proprie sofferenze fisiche, appunto. Due altre citazioni – oltre a quella in testa al post che sarebbe da tatuare sulla fronte di molti utilizzatori della lingua italiana, sempre più ridotta a una manciata di parole per di più spesso scritte in modo errato! – giusto per provare quanto appena affermato:
Gl’italiani non hanno costumi: essi hanno delle usanze. Così tutti i popoli civili che non sono nazioni.
(Zibaldone, 2923, 9 luglio 1823; 1898, Vol. V, p. 80)
Ovvero: aveva già perfettamente compreso uno dei grandi mali sociali dell’Italia, le cui conseguenze stiamo vivendo in modo sempre più drammatico; oppure:
Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.
(Pensieri, LXXVIII)
Riflessione che allo scrivente ricorda un sacco quel celeberrimo aforisma di presumibile origine bakuniniana sulle capacità di seppellimento della risata…
Nei giorni in cui scrivo queste cose esce nelle sale cinematografiche Il giovane favoloso, il film di Mario Martone dedicato a Leopardi del quale si dice parecchio bene. Che anche grazie ad esso scocchi veramente l’ora, dunque, per dare a Giacomo ciò che è di Giacomo, e per considerarlo senza alcun dubbio (e senza più distorcenti reminiscenze scolastiche) uno dei più grandi intellettuali italiani di sempre.
INTERVALLO – Mumbai (India), Fort street booskhops

Fort è uno dei quartieri della megalopoli indiana di Mumbai, posto al centro del distretto finanziario cittadino. In esso hanno sede alcune delle più grandi aziende del paese, tuttavia la zona è oltre modo nota anche per le sue numerose librerie di strada, che vendono in molti casi libri usati ma anche, e non di rado, rarità letterarie a prezzi del tutto popolari. Si noti che tali librai da marciapiede (beh, tali sono!) impilano e smontano le cataste con le migliaia di volumi in vendita ogni giorno!

Cliccate sulle immagini per saperne di più (in inglese, da travel.cnn.com)
