Gli stolti

Immaginatevi il proprietario di un terreno arido ma nel quale si trovi una miniera d’oro e che, a fronte di cotanta ricchezza bell’e pronta, continui a coltivare magre patate… Come lo giudichereste?
Oppure immaginatevi un emiro mediorientale il cui regno abbia il sottosuolo imbevuto di petrolio che, nonostante questa fortuna, si ostini a vendere solo cammelli, o un povero tapino a cui venga lasciato in eredità un patrimonio in denaro di miliardi e miliardi e lui lo tenga nascosto sottoterra per non saper cosa farsene, di tutti questi soldi…

Oppure ancora… immaginatevi una nazione che abbia sul proprio territorio uno dei più grandi e preziosi patrimoni artistici e culturali del mondo e, piuttosto di essere consapevole del suo valore e di come potrebbe renderla tra le più ricche in assoluto, passi il tempo nei centri commercia…

Ah no, un attimo. Questi non serve immaginarseli, esistono davvero.

Può sembrare un paradosso per il Paese che vanta la più alta concentrazione di beni artistici del mondo, eppure gli italiani sono fra i più pigri frequentatori di siti culturali in Europa. Lo dice l’ultima statistica Eurostat: mentre il turismo culturale, anche mordi e fuggi, ha avuto negli ultimi dieci anni un sensibile incremento un po’ dappertutto, in Italia siamo rimasti al palo. Alla domanda «Avete visitato almeno un monumento storico, un museo, una galleria d’arte o un sito archeologico nell’ultimo anno?», solo un italiano su 4 (il 26,1 per cento) risponde di sì, contro una media europea del 43,4 per cento.

(Tratto da questo articolo de Il Corriere.it.)

Amen.

Uomini che uccidono donne? Tutto apposto, tutto normale!

Un diciassettenne che uccide la propria ragazza sedicenne e ne occulta il cadavere. Un ennesimo femminicidio, l’ultimo di una infinita serie, se possibile ancora più sconcertante vista la giovane età dei coinvolti.
Dunque: articoli sul giornale, servizi in TV, polemiche dacché “si poteva prevedere/evitare”, elencazione di altri casi simili, temporaneo clamore, chiacchiere varie e vane, interesse mediatico rapidamente declinante, silenzio. E nessuna autentica analisi di matrice scientifico-culturale della tragedia, tutt’al più qualche rapida intervista all’esperto di turno. Stop, fine.
Avanti con la prossima donna, e il suo relativo carnefice maschile. Come fosse ineluttabile.

Ecco, voglio ribadire una volta ancora l’impressione che ho in me assai vivida da tempo: il vero problema, il vero nocciolo della questione “femminicidi” – dramma immane senza se e senza ma, al di là di qualsiasi statistica – è che ormai tali tragedie stanno diventando “normali”, “ordinarie”, sovente gli articoli che informano sui casi sono ridotti a trafiletti nelle pagine interne dei giornali e i tiggì nemmeno ne riferiscono (il caso di Lecce fa scalpore per la giovane età della vittima, appunto). Per questo la gente comune – ovvero la cosiddetta “società civile” – sta perdendo la cognizione della loro spaventosa drammaticità, perdendo dunque via via pure gli strumenti culturali per contrastarne la diffusione – l’evidenza di quanto sia drammatica tale perdita di controllo è data proprio dall’espansione dei casi nelle fasce “laterali” della popolazione, ad esempio tra gli adolescenti, come visto. Peraltro, si tratta di strumenti culturali che dovrebbero essere propri di una comunità sociale avanzata ovvero che la società dovrebbe saper formulare e offrire: purtroppo è palese che ciò non avvenga, invece continuamente e cronicamente elargendo, la società stessa, orientamenti sessisti d’ogni sorta che relegano (ovvero imprigionano) implacabilmente la donna nel mero ruolo di oggetto, esponendola al pericolo costante d’un ambiente sociale nel quale non si sa concepire altro.

Come uscire da un tale spaventoso e crescente imbarbarimento? A mio modo di vedere, se ne esce soltanto con una rieducazione di massa che vada a colpire quei gangli antisociali e anticulturali che continuamente generano la condizione più adatta alla manifestazione dei femminicidi: ma è un processo che nel migliore dei casi – cioè in una società capace di recepire una tale rieducazione – può durare qualche generazione, giammai è cosa attuabile dall’oggi al domani. Ovviamente, posto che ci sia la ferma volontà di ogni parte sociale – istituzionale, politica, pubblica, collettiva, individuale – per attuare un processo culturale del genere: in tutta sincerità, a volte mi sorgono forti dubbi che una tale volontà ci sia.

D’altro canto – altra mia ferma convinzione – non possono essere coltivati adeguati strumenti culturali (d’ogni genere) in un terreno al quale si fa di tutto per renderlo sterile di cultura, in ogni senso. Così non fosse, non sarebbe affatto assicurato il dissolvimento della questione “femminicidi” o di qualsiasi altra di simile impatto, ma senza dubbio si agevolerebbe la consapevolezza diffusa della sua autentica portata e, dunque, ne verrebbe supportata la possibile risoluzione.
A meno che si accetti il fatto di vivere in una società nella quale sia “normale” e trascurabile il fatto che da decenni, tutti gli anni, più di 100 donne vengano uccise dai propri compagni. Considerando che, messe da parte le varie opinioni sui casi in diminuzione o le controversie sui dati (tutto profondamente stucchevole e meschino, in verità), anche un solo caso è e sarà sempre troppo.

Leggere a letto

A volte penso, quando leggo nelle solite statistiche i dati su quella ampia parte di popolazione la quale dichiara di non leggere nemmeno un libro all’anno, spesso motivando ciò col “non avere tempo”, che se uno non riesce a trovare nemmeno qualche minuto, la sera quando se ne va a letto, per leggere un buon libro, be’, i casi sono due: o è una strana creatura che non abbisogna di dormire, o è un povero idiota.

Lo penso solo, eh, poi non è che lo dico in giro.

Consumo (di belle parole)

Comunque, a fronte di tante belle parole spese da più parti (istituzionali e non) sulla difesa dell’ambiente naturale e sulla salvaguardia del territorio – peraltro un territorio ovunque di pregio, in Italia – il consumo del suolo nazionale e la relativa cementificazione continua al ritmo di 3 metri quadri al secondo, che nell’anno 2016 sono equivalsi alla cancellazione di 23mila km2 (dati ISPRA, qui).

Il che, in fondo, è un po’ come le altrettante belle parole che si spendono da più parti in difesa e a favore dell’esercizio della lettura alle quali corrisponde da anni un’irrefrenabile (ovvero “irrefrenata”) morìa di librerie.

(Nell’immagine in testa al post: Nemos, Cagacemento, Milano 2010.)

Concordanze

Dunque…
Quella a sinistra è la copertina di oggi (6 settembre 2017) di un “noto” quotidiano italiano. Quello a destra è un poster antisemita del 1941, diffuso in Polonia dai nazisti con l’intento di instillare la paura degli Ebrei nelle menti dei Polacchi di religione cristiana, la cui didascalia recita: “Gli Ebrei sono pidocchi e portano il tifo“ (immagine tratta dal sito dello United States Holocaust Memorial Museum; cliccate qui per saperne di più).
Non v’è molto altro da aggiungere, credo.

P.S.: è una questione culturale anche questa, senza dubbio. Sapete forse già che mi disgusta profondamente l’avere a che fare con la “politica” dei partiti contemporanei – che invero politica non è, perché ove essa in origine sia una disciplina filosofica (e poi sociale) assolutamente nobile, quel termine oggi viene forzosamente usato per descrivere pensieri e azioni che di nobile non hanno praticamente più nulla. Ma è proprio questo, il nocciolo della questione, e ciò che a volte mi costringe ad accostarmi a quella marciume assoluto appena descritto: la gravità della distorsione culturale (ovvero d’una vera e propria negazione di cultura) che vi si può leggere nitidamente al fondo. Si dirà che sono solo provocazioni, che la fonte di cotanta scempiaggine è un quotidiano in crisi nera (-11% di copie vendite in soli due anni, dati ADS) il quale cerca soltanto di far parlare di sé, che i contesti sono diversi, che è solo propaganda populista di destra… Ma no, per carità, nulla di tutto questo: non è questione di destra o di sinistra (categorie ormai morte e sepolte da tempo, ma fatte credere “vive” solo per sostenere il sistema di potere che hanno generato, alle quali personalmente sono totalmente antitetico), e in fondo nemmeno di politica più o meno becera. Questa è semplicemente barbarie e persino della più stolta, dal momento che la sua stortura culturale è tale che finisce o per aggravare ancor più le questioni contro cui si scaglia, essendo ad esse perfettamente funzionale: e credo che, per capire quanto pericolosa sia tale esacerbata gravità, basti conoscere come sia andata la storia alla quale l’immagine di sinistra fa riferimento.