Antarès

cop_antaresAntarès – Prospettive Antimoderne, “rivista di Antimodernismo e letteratura della crisi”, nasce nell’estate del 2010 per iniziativa di un gruppo di studenti dell’Università degli Studi di Milano, intenzionati ad approfondire talune tematiche che il mondo accademico pare ignorare risolutamente. É in particolare il pensiero antimoderno a fungere da collante delle diverse personalità che vi collaborano – un pensiero anticonformista e in controtendenza rispetto a quelle correnti che determinano, quasi senza esclusione, la totalità del nostro presente. Dopo la stampa di qualche fascicolo, dapprima a spese dei redattori e in seguito grazie ai fondi universitari previsti per le attività culturali studentesche, l’iniziativa viene accolta dalle Edizioni Bietti, che permettono al progetto di uscire dal mondo universitario, con scansione trimestrale, per raggiungere un pubblico più ampio.

Come ne scrive il Direttore Responsabile Gianfranco De Turris, i fascicoli di Antarès ad oggi pubblicati “si occupano di personaggi e argomenti decisamente controcorrente, il che non vuol dire stravaganti o per pochi eletti, ma semplicemente non conformi al Pensiero Unico dominante e presentati da un punto di vista altrettanto non conforme, cioè il sottile filo rosso della antimodernità. Basti pensare che i fascicoli di maggior successo sono stati quelli dedicati ad argomenti di letteratura fantastica: dai due grandi demiurghi del genere, H.P. Lovecraft (il n.0 esauritissimo e il n.8) e J.R.R. Tolkien, i padri della Mitologia di Cthulhu e della Terra di Mezzo che hanno uno stuolo di seguaci ma che erano… antimoderni, nonostante il gioco delle tre carte di qualche intelligentone che vorrebbe convincerci del contrario. Non sono mancati numeri monografici ampi e approfonditi sulla Modernità occulta, sui Miti della fantascienza, su Walt Disney, i suoi fumetti, cartoni animati, idee e progetti, sul Paradosso romeno dedicato a Eliade, Cioran e altri scrittori meno noti, ma non per questo meno significativi. Ma non ci si è limitati alla cultura dal punto di vista letterario. Troviamo anche un esame politico, economico, sociale ed esistenziale dell’impero USA (America! America?), gli economisti eretici e la sovranità monetaria (L’altra faccia della moneta), la filosofia del camminare contrapposto al correre (Il pensiero in cammino) e la critica metafisica del nostro tempo (Un’altra modernità).

Per la cronaca (non casuale), Antares – con la “e” atona – è il nome di una delle più grandi e brillanti stelle dell’Universo conosciuto. Come rivista, è invece un esempio assai interessante e altrettanto meritorio di conoscenza e lettura di un piccolo/grande mondo, quello delle riviste culturali di pregio, appunto, che in Italia è ben più vivo e nobile di quasi tutto il resto del panorama editoriale.
Qui trovate il testo del manifesto originario di Antarés, mentre cliccando sulla copertina dell’ultimo numero, da poco pubblicato, potete visitare la sezione del sito di Bietti dedicata alla rivista, dalla quale scaricare tutti i numeri ad oggi usciti.

Walden. Un nuovo magazine

Sta per nascere una nuova pubblicazione periodica – un magazine, appunto – semestrale che, dalle premesse, pare assolutamente affascinante. Si chiama Walden – come intuirete subito, il nome richiama direttamente il celeberrimo lago di Thoreau, e l’altrettanto celebre opera – e personalmente questo a me già basterebbe ma, in aggiunta, non posso non notare che tra i tanti contributors c’è gente come Davide Sapienza il che accresce le aspettative…
In ogni caso, Walden (o, nella forma estesa e compiutamente significativa, Walden. Wilderness / Awareness / Life / Development / Environment / Nature) sarà presentato al pubblico venerdì 21 ottobre alle ore 21.00 al Teatro Tempio di Modena. Nell’attesa – anche dello scrivente – c’è un sito web (con una mail per chiedere ulteriori infos) e una pagina facebook; c’è inoltre una bellissima copertina, quella del numero 0 lì sotto riprodotta (con una foto di Martin Rak) e, nel sito, c’è anche una presentazione di ciò che sarà Walden, che vi riproduco di seguito nella speranza che possa anche in voi nascere la curiosità e l’interesse per questa nuova avventura editoriale.

cop_waldenvirgolettePerchè Walden
In questi tempi di crisi, smarrimento e incertezza, non di rado si sente ripetere che solo un nuovo impulso all’economia, le ricette del libero mercato e il sostegno ai consumi potranno traghettarci in acque più sicure. Crediamo si tratti di una pericolosa illusione. Continuiamo imperterriti a ragionare secondo schemi superati, anestetizzati da continue informazioni che, anziché fornirci strumenti utili per decifrare il mondo, spesso finiscono per renderci apatici e ciechi di fronte alle contraddizioni del nostro tempo. “Produci, consuma, crepa”, recitava il testo di una canzone: alzi la mano chi non si riconosce, almeno in parte, in questa immagine. E allora proviamo a chiederci: siamo proprio certi che il modello che abbiamo seguito fino ad oggi sia ancora adatto alle sfide della contemporaneità? Siamo davvero convinti che potremo replicarlo indefinitamente, incuranti delle crescenti sperequazioni del mondo e dei danni che continuiamo ad arrecare alla Natura? Sempre di corsa, sovraesposti, iperconnessi e continuamente aggiornati, più aumentano le possibilità di comunicare e più diventiamo incapaci di dialogare. Forse vale la pena fermarsi e riflettere sul mondo che abbiamo costruito, sul rapporto che abbiamo con gli altri, sulle conseguenze delle nostre azioni sull’ambiente.
Un vecchio adagio recita “è meglio un passo nella direzione giusta che dieci in quella sbagliata”. In tempi frenetici come questi dovrebbe essere il nostro mantra. Quale strada seguire, allora? è una domanda complessa, che merita la nostra attenzione. Regaliamoci il lusso della lentezza. Abbiamo bisogno di ritrovare un senso di splendore, meraviglia e incantamento per il mondo. Di recuperare la nostra umanità. Discutere di modelli alternativi di sviluppo, ragionare sulle prospettive e gli scenari che ci attendono non deve ridursi a un vuoto esercizio intellettuale. La posta in gioco non è “solo” la tutela dell’ambiente o la “salvezza” dai cambiamenti climatici ma, per così dire, la nostra anima. Siamo convinti che urga una onesta, radicale messa in discussione di ciò che fino ad oggi abbiamo dato per scontato, per riappropriarci di ciò che un malinteso concetto di progresso ha tolto a noi e alla Natura. Da queste premesse nasce Walden. Abbiamo voluto realizzare un magazine dedicato ai temi dell’ecologia, della sostenibilità dello sviluppo, del pensiero ambientale. Una rivista immaginata prima e realizzata poi con l’intento di aiutare il lettore a “fermarsi”, riflettere, porre e porsi domande e interrogativi, generare dubbi. Come il lago che dà il nome al capolavoro di Thoreau, speriamo che queste pagine possano costituire un luogo della mente, ancor prima che uno spazio editoriale, in cui cercare ognuno per proprio conto coordinate e direttrici. Con l’aspirazione di contribuire a una “ecologia della mente” (per dirla con Gregory Bateson), oggi più che mai necessaria. Per farlo, abbiamo cercato linguaggi il più possibile trasversali e universali, affrontando temi apparentemente distanti: ecologia, filosofia, letteratura, cinematografia, economia, e molti altri. Abbiamo fatto del nostro meglio e ci auguriamo che troverete queste pagine interessanti e stimolanti. Siamo convinti che serva una visione d’insieme, un modo diverso e più consapevole di affrontare la complessità del mondo per poter essere ancora “capaci di futuro”. E Walden, nel suo piccolo, ha l’ambizione di evocare queste riflessioni e offrire spunti di approfondimento. Proprio per questo motivo parla al lettore curioso, stimolato da punti di vista alternativi, disposto a mettersi in discussione e in gioco.
Walden, in definitiva, nasce con lo scopo di comunicare in una maniera diversa e, speriamo, originale, la bellezza e la complessità del mondo, di parlare all’“anima” (al di là di ogni personale convinzione religiosa) delle persone, di toccarne le corde più profonde. Vuole essere un luogo di scambio, un’agorà virtuale in cui discutere, parlarsi, cercare di capire. Ci piace definirla una “rivista da meditazione”, come certi whisky invecchiati che invitano alla quiete e alla riflessione. L’obiettivo, ambizioso, è quello di contribuire a innescare un vero cambiamento di Gestalt, che ridefinisca il modo in cui percepiamo il mondo e ad esso ci rapportiamo. Non ci servono “altri beni”, ma un altro concetto di “bene”. Non serve perseguire un aumento del “benessere”, ma riappropriarci del significato del “ben essere”. Questa è la sfida che si pone Walden, nella piena consapevolezza che non vi sono compiti messianici da svolgere e che da sola una piccola rivista non potrà mai cambiare il mondo. Ma i tanti piccoli cambiamenti che possono innescarsi in ogni individuo sono senza dubbio il primo punto da cui partire per inventarci un mondo diverso. Più giusto e, ci auguriamo, anche più bello.

The Towner. Una (nuova, ma non “ennesima”) rivista da leggere

The-TownerSono un Homo Silvanus, l’ho scritto più volte, ma ciò non mi impedisce di considerare la città come l’ambito sociologico e antropologico (e non solo) per eccellenza della civiltà umana, e ancor più in tempi moderni e contemporanei – non è un caso infatti che vi abbia anche riflettuto sopra e poi scritto (in versi) con The City of Simulation | La Città della Simulazione.

Posto ciò, se già non conoscete The Towner vi dico di conoscerla quanto prima.
The Towner è una rivista online di città e cultura, appunto, fondata a Milano nel 2016.
La redazione di The Towner scrive romanzi, saggi e articoli di cultura contemporanea, dalla letteratura all’arte, dalla musica al cinema, dall’architettura alla storia, che ruotano intorno alla città contemporanea e alle sue realtà. La redazione di The Towner è itinerante: viaggia e prende appunti per strada, sulle panchine, in treno… appunti che poi potete leggere nel sito della rivista (cliccate sul logo lì sopra o sull’immagine della home page qui sotto e lo potrete visitare), oltre che sui vari social ove è presente.

the-towner-home-pageMerita, ve l’assicuro. Anche se credete che la vostra “città ideale” sia un bosco, come il sottoscritto.

RADIO THULE, lunedì 23 Giugno: ultima puntata della stagione, ma con un ospite di PRIMO piano!

Un ospite d’eccezione per l’ultima puntata della stagione 2013/2014 di RADIO THULE, che andrà in onda lunedì 23 Giugno prossimo alle ore 21.00, live su RCI Radio: BENO, al secolo Enrico Benedetti, ingegnere elettrico specializzato in ottica, programmatore informatico, grafico, fotografo per l’agenzia ClickAlps, tecnico audio, corridore in montagna, alpinista, contadino e pastore per passione, ma soprattutto (e sarà il tema principale della puntata) fondatore, editore e redattore de Le Montagne Divertenti, una delle più belle riviste di montagna italiane.

Beno-LMD
Nata qualche anno fa per pura passione nei confronti delle montagne di Valtellina e Valchiavenna, LMD è divenuta col tempo una pubblicazione di notevole spessore culturale, il cui interesse si è presto ampliato da quello meramente escursionistico/alpinistico per abbracciare ambiti naturalistici, storici, sociologici, etnografici e antropologici, grazie alla collaborazione di ottime firme della cultura di montagna locale e senza mai perdere quel quid di divertimento, appunto, ovvero di grande e intenso piacere che solo la passione più genuina sa generare.
Una rivista, insomma, che susciterà interesse nel più assiduo frequentatore di montagne ma pure in chi preferisce la poltrona di casa ma ama apprendere tematiche culturali: da conoscere (per chi già non ne fosse lettore) su carta e, già da lunedì dunque, grazie a Radio Thule! In ogni caso QUI potete accedere al sito web della rivista e avere ogni altra informazione in merito.

Se avete domande da fare a Beno, sulla rivista, sulle montagne di Valtellina e sulla sua attività alpinistica, potete farle qui, a commento di questo post, oppure a luca@lucarota.it. Grazie fin d’ora per la vostra partecipazione, e appuntamento a lunedì 23 Giugno, ore 21.00, RCI Radio!

Per ascoltare RCI Radio:
FM nelle province di Bergamo e Lecco: 91.8 – 92.1
Streaming:
Standard: http://www.rciradio.it/
HD: http://rciradio.listen2myradio.com/
Player Android: Google Play

La recensione di “Lucerna, il cuore della Svizzera” su MicroEditoria.com

Anche MicroEditoria, il blog di informazione sulla microeditoria italiana, ha dedicato un bell’articolo/recensione al mio ultimo libro. Ve lo propongo di seguito, ma non prima di ringraziare di cuore la redazione del blog per lo spazio dedicatomi. (E potete cliccare qui per leggere l’articolo in originale.)

virgoletteLucerna, il cuore della Svizzera, Luca Rota, Historica Edizioni collana Cahier Viaggio, 2013

In questo libro verrete accompagnati sulle rotte nascoste di una incantevole Lucerna, in un formato assolutamente “da viaggio”, comodo da riporre nella tasca della giacca oppure in valigia senza che rubi troppo peso e spazio, peraltro ad un prezzo assolutamente popolare, solo 5 Euro.

Il libro e l’autore ci guideranno nelle vie nascoste di una città incantevole che il turista ordinario e il visitatore classico generalmente non seguono: rotte tracciate sui selciati, sui marciapiedi, sui muri, sui colmi dei tetti ma anche nel cielo, sull’acqua, sulle linee dell’orizzonte oltre che, forse Lucerna-libro-cut_750soprattutto, nel cuore e nell’animo. Possiamo definirlo un diario di viaggio su cui sono stati fissati dei punti di riferimento per orientarsi in un tragitto non esclusivamente geografico, che ci aiuta a comprendere e a viaggiare con occhi più consapevoli e attenti grazie all’interpretazione visionaria dell’autore.

Il libro rientra perfettamente nella collana dei Cahier di Viaggio di Historica, curata e diretta da Francesca Mazzucato. “Cahier” nella lingua francese indica un quaderno di appunti sul quale annotare qualcosa che pare interessante ricordare e riprendere più avanti, proprio come questo libro romantico e al tempo stesso appassionato che ci regala degli scorci unici di una città davvero bella e magnetica.

“Il centro di Lucerna non ha palazzoni troppo svettanti verso l’alto – che peraltro sono rari anche in periferia – con facciate sfuggenti, lisce, fredde come le pareti d’un inquietante labirinto, troppo regolari e precise tanto da sembrare inumane – lo sappiamo bene tutti: l’essere umano è imperfetto per sua natura, fortunatamente… – e camminando entro le quali può crescere rapidamente una sensazione di indifferenza verso il luogo se non di disunione, o pure (e peggio!) di anomia. Certo, sono percezioni, queste, del tutto soggettive, legate nel bene o nel male alla quotidianità e all’orizzonte ordinario di ognuno. Ma sono convinto che questi selciati e questi cornicioni lucernesi, con le loro linee irregolari, sghembe, a volte tortuose e apparentemente entropiche, possano tracciare in cielo e sul terreno un disegno nel complesso più armonioso, più equilibrato e urbano di quelle a volte studiate per filo e per segno da celebrati urbanisti che, se all’apparenza paiono perfette, cadono inevitabilmente nella volontà, o necessità, o imposizione, di regolare la dimensione cittadina, di sottometterla in qualche modo a diagrammi statistici che, tra infiniti numeri e calcoli, tendono a dimenticare troppo spesso la variabile “piacere”, ovvero il valore dello sguardo di chi li vive, che poi diverrà la messe di dati con il quale la mente costruirà la propria percezione dei luoghi, dunque la piacevolezza di starci o meno, appunto.” (Luca Rota in Lucerna, il cuore della Svizzera)

P.S.: cliccate QUI per conoscere ogni informazione utile su Lucerna, il cuore della Svizzera.