INTERVALLO – Vittorio Veneto (TV), Piccola Biblioteca di Porta Cadore

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Un’altra piccola biblioteca di strada, un altro ottimo esempio di come si possano compiere ovunque azioni culturali tanto piccole quanto preziose, per di più recuperando manufatti ormai inutili e pure conservandone il suggestivo ricordo essenziale.
Così, a Vittorio Veneto, una ex cabina Telecom nell’area di Porta Cadore – di quelle ormai in totale via di estinzione – è stata trasformata in biblioteca di strada. “Il progetto si deve al comitato “Tutti in strada in via Caprera” che da tempo cerca di rivitalizzare con manifestazioni la storica via del quartiere nord della città.” si può leggere in questo articolo de La Tribuna di Treviso. “All’inizio solo qualche libro, ma giorno dopo giorno si è arricchita. Ora conta oltre un centinaio di titoli. Tra poco sarà dotata di timbri per i volumi e di un block notes per suggerimenti. «La biblioteca non è solo una proposta culturale», fanno sapere dal quartiere, «ma è intimamente connessa con i suoi abitanti»“.

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INTERVALLO – Alnwick (Gran Bretagna), Barter Bookshop

barterbooks1Bisogna ammettere che di luoghi a dir poco affascinanti, tra le librerie, ve ne sono a bizzeffe in giro per il mondo… e non solo per la presenza dei libri!
Ad esempio, in una vecchia stazione ferroviaria inglese di fine Ottocento – ad Alnwick, nel Northumberland – dal 1991 è aperta Barter Books, una delle più grandi librerie europee di volumi di seconda mano. Considerata una vera e propria attrazione turistica, è visitata da almeno 200.000 persone all’anno ed è diventata peraltro la fonte di una delle icone del web più note in circolazione: il celebre manifesto con scritto KEEP CALM AND CARRY ON oggi utilizzato in infinite varianti, e che in origine era un poster risalente al periodo della Seconda Guerra Mondiale ritrovato in una scatola di vecchi libri consegnata alla libreria.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più, oppure visitate il sito web della libreria, qui.

INTERVALLO – Roma, “Barattolo” Book Bar

BARATTOLO1I book bar, locali gastro-letterari nati a New York – in buona sostanza un’evoluzione gastronomica dei classici caffè letterari -, cominciano a diffondersi sempre più anche in Italia.
Barattolo è uno dei più interessanti di Roma – “not ordinary library”, si può leggere nell’insegna: così chiamato per il fatto che presenta tutte le pietanze del suo menu in un barattolo di vetro, offre non solo da cibare lo stomaco ma pure la mente (e lo spirito), grazie alla ben fornita libreria e ai numerosi eventi letterari organizzati nel corso dell’anno, tra i quali presentazioni di libri e/o cd, reading, concerti ed altro del genere.
Beh, certamente, in un paese così allergico alla lettura come l’Italia, anche questa può rappresentare una buona (in tutti i sensi!) opportunità per invertire la tendenza, unendo l’utile al dilettevole – ma fate voi se la lettura sia da considerare “utile” o pure essa “dilettevole”, come io sarei del parere!

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare la pagina facebook del Barattolo.

Eppur si muovono! Le “formiche” della filiera editoriale indipendente accumulano (finalmente) provviste culturali per le prossime stagioni

Fronte-comune-libraiLo scorso febbraio fa pubblicavo qui su Cultora un articolo dei tanti che dedico alla situazione della filiera editoriale indipendente nazionale: era il periodo in cui la Legge Levi subiva l’attacco da parte della lobby dei grandi editori, e in esso incitavo editori e librai indipendenti (che definivo come formiche in lotta contro gli “elefanti” della grande editoria) a fare fronte comune e il più ampio possibile e incazzarsi, finalmente, invece di subire continuamente le pretese della grande editoria ed essere obbligati a una costante (rin)corsa ai ripari, come appunto è accaduto nella vicenda della tentata “revisione” (in verità era un’uccisione) della Legge Levi, fortunatamente conclusasi bene – ovvero senza alcun danno ulteriore. L’unione fa e farà sempre la forza, in buona sostanza era questo il messaggio di fondo di quell’articolo e degli altri dedicati al tema in questione, e a fronte di ciò in qualche modo criticavo l’editoria indipendente nazionale di essere troppo sfilacciata e poco coesa – paradossalmente, visti gli intenti inevitabilmente comuni e l’arroganza fin troppo palesata da parte della grande editoria contro di essi.
Bene: pare che finalmente i soggetti facenti parte della filiera editoriale, e fortunatamente non solo di quella indipendente, cerchino di mettere in pratica quello che qui, nel mio/nostro piccolo, si auspicava. Prima buona mossa è stata l’organizzazione del convegno “Librerie, futuro scontato? Rimanere indipendenti fra futuro e innovazione”, messo in atto lo scorso 8 giugno a Roma dal SIL-Sindacato Italiano Librai di Confesercenti cui hanno partecipato, tra gli altri, l’Onorevole Flavia Nardelli, Vice Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati, il Direttore di Confesercenti Nazionale Giuseppe Capanna, il Presidente di SIL Cristina Giussani, il Vice Presidente dell’ODEI – Organizzazione Editori Indipendenti – Andrea Palombi ed il vice presidente dell’Associazione Librai Italiani Confcommercio Aldo Addis. In esso si è evidenziato, da parte della filiera editoriale e al fine di rilanciare l’interesse nei libri ed il ruolo culturale dei librai, la necessità di un intervento di riforma e di rilancio del settore, a partire da una nuova Legge quadro che riduca o abolisca le percentuali di sconto massimo attualmente previste dalla Legge Levi, permetta di creare un rapporto più solido tra librerie e scuola e riveda la struttura dell’attuale rete. Dalla parte istituzionale rappresentata dall’Onorevole Nardelli, invece, è venuto l’auspicio che “la filiera del settore si presenti unita nelle sue proposte di rilancio e presenti un progetto comune”. Nemmeno avesse letto e fatto proprio il messaggio di quel mio articolo dello scorso febbraio!
Un altro buon passo nella formazione di un fronte editoriale – teorico e pratico – coeso, soprattutto ad interesse dei librai indipendenti, è stato compiuto all’inizio del corrente mese di luglio, quando nel corso di un incontro finalizzato alla creazione di un tavolo di confronto sulle problematiche del settore – in special modo riguardo i testi scolastici ma non solo – si sono confrontati il vicepresidente del SIL-Confesercenti, Antonio Terzi,  il presidente di ALI, Alberto Galla, ed il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti. Ne è uscita in primis la comune constatazione delle difficoltà e delle profonde rigidità nei rapporti commerciali con gli editori e con la filiera della distribuzione del libro – rigidità che non consentono alle librerie del territorio di competere con le offerte proposte, illegittimamente, dalla grande distribuzione. Posto ciò, i rappresentanti degli esercenti ed il Presidente della Federconsumatori hanno convenuto sulla necessità di mettere in campo iniziative per produrre interventi strutturali in grado di contenere le spese per l’istruzione nel rispetto delle normative vigenti e delle prerogative del ruolo del libraio.
Infine, è notizia proprio di questi ultimi giorni che, a fonte di quella sorta di investitura dell’On.Nardelli (nel frattempo nominata nuova Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati) a fare che la filiera editoriale porti alla politica una proposta comune, SIL-Confesercenti ed ALI-Confcommercio stanno organizzando una riunione a Milano per il mese di settembre con i principali rappresentanti degli editori, dei distributori, dei grossisti, per proporre una collaborazione finalizzata sia al rafforzamento della Legge Levi, attraverso la previsione di sanzioni a fronte delle numerose e crescenti violazioni della stessa legge che ogni anno registriamo, sia alla realizzazione, insieme alle Istituzioni, di un progetto onnicomprensivo per il settore che preveda, fra l’altro, il sostegno alle aziende impegnate nella promozione del libro, della lettura e della cultura. La proposta-invito all’incontro (che trovate qui) è già stata raccolta da numerosi soggetti della filiera non solo indipendente, come già accennato: da Messaggerie a Odei, da Giunti a Ibs a Mondadori e via discorrendo. Al momento, ma sono passati pochi giorni, manca la risposta dell’AIE ancora impegnata con la scelta del nuovo presidente. Tuttavia, sottolinea il vice presidente SIL-Confesercenti Antonio Terzi, “anche l’AIE non potrà sottrarsi.” Il tema è proprio quello che indicavo in quel mio articolo citato, come nota Terzi: “Capire che la barca affonda per tutti di questo passo e darsi nuove regole. Utopia? Vedremo. Fosse per me sarei per chiuderci tutti in una stanza e chiedere a chi sta fuori di gettare la chiave fino ad una fumata bianca. Intanto finalmente la commissione cultura ha fatto proprio un testo base per la legge Giordano sulla promozione alla lettura. Il testo comprende alcune proposte del SIL: sgravi sugli affitti per le librerie, qualche sforzo sul tema della detrazione degli acquisti di libri, finalmente una definizione di libreria indipendente e l’apertura verso un marchio di qualità che certifichi l’attivismo culturale delle librerie.”
Questo, per ora è quanto. Non ci si può non augurare che tutte queste buone premesse possano finalmente portare innanzi tutto a una nuova – o rinnovata, o conquistata – presa di coscienza da parte della filiera editoriale indipendente sulla necessità di fare corpo comune e voce singola, in modo da poter perseguire gli altrettanto comuni intenti propri del settore con adeguata forza, sia politica che d’opinione. Inoltre, conseguendo il necessario riequilibrio dell’intero comparto editoriale nazionale, grazie al quale la grande editoria e la filiera indipendente possano essere dotati di pari diritto e capacità di dialogo e d’azione, in considerazione di quell’obiettivo comune (di nuovo) che, è bene rimarcarlo, non è solo industriale e commerciale ma soprattutto culturale e di rimando sociale.
Che le notti estive, da qui a settembre, portino buon consiglio, insomma. In fondo è proprio nella bella stagione che le formiche lavorano sodo per accumulare provviste utili all’inverno seguente… E sono provviste culturali che potranno risultare preziose a tutti quanti, stavolta.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

L’Italia per la cultura è un inferno. L’ultimo rapporto di Federculture e il tacito “colpo di stato” istituzionale ai danni del comparto culturale

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Consideriamo la nostra scemenza:
fatti non saremmo a viver come bruti,
ma perseguitiamo virtute e canoscenza.

Di questo passo, a breve dovremo veramente pensare di rivedere quel celeberrimo passaggio del canto XXVI dell’Inferno di Dante, più o meno come ho fatto io lì sopra. Almeno, stando a quanto rivela il Rapporto 2015 di Federculture sui consumi culturali, pubblicato qualche giorno fa: un quinto degli italiani non partecipa ad alcuna attività culturale, e rispetto all’anno scorso ci sono 820 mila italiani in più che non hanno letto un libro né sono mai andati in un anno al cinema, a teatro, a una mostra o altre di culturalmente simile. Se nel 2010 erano il 15,2%, oggi l’astensione complessiva dalle attività culturali raggiunge il 19,3%, con picchi che al Sud arrivano ad un preoccupante 30% – se ne parla ad esempio qui.
Il rapporto d’altro canto segnala anche (fortunatamente!) qualche dato positivo, come ad esempio l’aumento, dopo parecchi anni di calo, della spesa per la cultura delle famiglie, che segna un +2% di cui +2,2% di spesa per concerti e teatro e +5,8% per siti archeologici e monumenti. Ma siccome noi italiani non possiamo troppo abituarci alle cose buone e positive (vedi la terzina dantesca remixata lì sopra), il dato sull’aumento della spesa per la cultura degli italiani viene drammaticamente controbilanciato dal calo sempre più terribile degli investimenti istituzionali, nel comparto culturale: il bilancio del Mibact rappresenta ancora solo lo 0,13% del PIL, le erogazioni liberali diminuiscono del 19% e gli interventi delle fondazioni bancarie del 12%. Sono in difficoltà anche le aziende culturali: tra il 2008 e il 2014 sono diminuiti del 28,3% i contributi pubblici e del 24,1% quelli privati ed è di conseguenza calata la produzione del 7,5% – se ne parla qui. E giusto per darci una bella mazzata finale, si può pure denotare che se il bilancio del Mibact rappresenta solo un desolante 0,13% del PIL, pari al 0,19% del bilancio dello stato, presso i cugini francesi arriva complessivamente a sfiorare il 20%. Venti-per-cento del bilancio statale: non è un caso, dunque, che la Francia sia visitata da un numero doppio di turisti rispetto all’Italia – la quale offrirebbe un’infinità di luoghi culturali e artistici in più rispetto ai cugini transalpini – e che parimenti il nostro paese è valutato soltanto al 79esimo posto per la misura con cui le sue istituzioni ritengono prioritaria l’industria turistica (vedi qui). In buona sostanza, siamo come un viandante disperso nel deserto che, pur essendo circondato da ricche e rigogliose oasi che lo farebbero non solo sopravvivere ma prosperare floridamente, continua a cibarsi di sola sabbia, soffocandosi inesorabilmente e segnandosi da sé la più infausta sorte, ecco.
Bene (si fa per dire!), posti i dati sopra esposti, non si può non considerare che una tale situazione non abbia pure ricadute socio-politiche, ancor più dacché stiamo parlando del paese con la maggior ricchezza culturale del mondo – un paese che di contro stenta a risollevarsi da una crisi che non è solo economica, finanziaria e industriale e che, per dirla tutta, dovremmo pure smettere di chiamare “crisi”: è la realtà, la nostra triste realtà attuale, punto. E non si può non congetturare – retoricamente, populisticamente, malignamente, dite ciò che volete ma per me è così – che dietro una così evidente e letale ottusità istituzionale nella (non) gestione della cultura non vi sia una precisa volontà di soffocamento dell’identità culturale nazionale, una strategia mirata – quantunque basata su una terrificante ignoranza delle classi dirigenti del paese, se vogliamo – per allontanare gli italiani dal loro patrimonio culturale per indirizzarli altrove – nei centri commerciali o davanti alle TV o chissà dove, fate voi.
Posto, lo ribadisco di nuovo, quanto l’Italia possiede in tesori culturali, e quanto tali tesori potrebbero tramutarsi in tesoro vero, in punti di PIL, in ricchezza diffusa, in floridezza economica a cascata, arrivo a pensare che quello in corso ai danni della cultura sia un vero e proprio colpo di stato, mosso da una élite di micidiali ignoranti crapuloni che, in unione ad altre azioni antisociali, ha sostanzialmente deciso di svendere il paese, deprimendolo fino a vanificare il valore di cultura, identità, creatività, sapere diffuso, senso civico, civiltà.
Non so altrimenti cos’altro pensare, di una così paradossale e sconcertante situazione culturale nazionale. Ma so che solo noi cittadini, singoli individui, comunità sociali, possiamo contrastare tale degrado. Dalla politica non possiamo più aspettarci nulla di buono, ergo dobbiamo fare da noi fin dalle più minime azioni – la prima che mi viene in mente? Beh, ad esempio spegnere la TV. Aziona minuscola tanto quanto sovversiva e devastante, per quei soggetti dominanti di cui ho detto poc’anzi. Non è certo un cambiamento che può avvenire dall’oggi al domani, purtroppo, quello di cui abbiamo un disperato bisogno, ma senza dubbio su di esso si fonda il futuro del paese e di noi tutti ovvero una scelta precisa: tra civiltà o imbarbarimento definitivo. Consideriamo la nostra sCemenza attuale, insomma, e vediamo di tornare quanto prima a seguir virtute e canoscenza, non a perseguitarle.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.