La difesa della razza

Noto un certo assembramento fuori dalla sala conferenze. Evidentemente è in programma qualche seminario o simposio… magari è qualcosa di interessante. Mi avvicino per saperne di più e, infilandomi tra i presenti, mi affaccio nella sala.
«Dobbiamo restare uniti, esprimerci con una sola voce, rivendicare la nostra forza associativa!»
Un tizio sul palco sta parlando al pubblico con un certo ardore.
«Siamo qui per difendere la nostra razza! La nostra cara, amata razza! La più bella, la più intelligente, lo sappiamo tutti che è così!» (Applausi.)
«Altre razze vorrebbero rubare il nostro spazio, vorrebbero diventare la maggioranza e ottenere l’egemonia. Ma noi non lasceremo loro questo nostro spazio a cui teniamo tanto, noi difenderemo sempre e comunque la nostra razza, le sue qualità, i suoi pregi! Siamo qui per affermarlo con forza, per ribadire che la nostra razza era ed è la migliore, e anche se già tantissime persone ne sono consapevoli e ce lo dicono ad ogni buona occasione, faremo di tutto per rivendicare ciò e per garantire alla nostra razza un grande futuro!»
Applausoni scroscianti, mentre io rimango esterrefatto. Incredibile, non avrei mai pensato che ancora oggi, e in modo così apertamente pubblico, si potessero proferire parole di siffatta natura.
«Insomma, ma che dite? Come potete sostenere queste cose?» dico con impeto ad un tizio che ho accanto. Mi guarda storto – ovviamente.
«Sì, dico a voi, biechi suprematisti reazionari che non siete altro!» aggiungo con decisione.
«Supremat… reazionari?!?» fa il tizio.
«Già! Questo siete.»
«Ma che dice, scusi? Come si permette?! Siamo tutti quanti brava gente, noi dell’Associazione Allevatori di Myliobatis Aquila
«Milobis-che?»
«Myliobatis Aquila. Alleviamo aquile di mare, una razza tra le più belle che ci siano nei mari del pianeta. Ha presente?»
«Razza… il pesce?»
«Certo! Che pensava lei?»
«Ehm…»
«Sa, nella vasca che ho nel giardino di casa ne allevo tre. Si chiamano Rosellina, Chiaruccia e Angelina. Sapesse quanto sono belle, e intelligenti pure. E come mi sono affezionate! Si fanno accarezzare a lungo e poi scodinzolano con la coda…»
«Aehm… Mm-m.»
«E invece quelli che allevano la Leucoraja erinacea pretendono che sia la loro la razza più bella da allevare. Ma le pare giusto?»
«N-no…»

(È un raccontino inedito, sì, un estratto di un testo umoristico che prima o poi forse farò pubblicare, credo. Insomma: chi vivrà riderà! 😉 )

Mario Rigoni Stern, “Uomini, boschi e api”

Qualche tempo fa Roberto Mantovani – uno dei massimi esperti italiani di cose di montagna – pubblicava sul magazine “In Movimento” un articolo intitolato Ridateci Rigoni Stern con quale rimarcava come, a fronte della notevole produzione editoriale contemporanea dedicata alla montagna e alla Natura in generale, nella quale non mancano buoni scrittori e libri, sostanzialmente non c’è nessuno che sappia scrivere di tali temi come sapeva farlo Mario Rigoni Stern, ribadendone non solo l’unicità di stile nel panorama letterario italiano del Novecento ma pure l’insuperata dote di narrazione pura del mondo naturale e del rapporto dell’uomo con esso. “Pura” perché cristallina, genuina, obiettiva, priva di fronzoli letterari eppure profondamente poetica, sovente intima e intimistica, sublime compendio di pensieri ed emozioni messi nero su bianco dalle giuste parole – ne una di più ne una di meno, nessuna al di sopra delle righe e nemmeno al di sotto – nell’insieme di testi che si potrebbero pensare quasi minimali, asciutti o laconici ma che sanno raccontare molto di più di quanto si recepisca dalla loro lettura, proprio perché in grado attivare tanto la mente quanto il cuore e l’animo. E sempre, lo ripeto, raccontando la nuda verità, ovvero facendo scaturire da essa la poesia e la narrazione letteraria ma senza mai distaccarsi dalla visione dello sguardo e dai conseguenti moti dello spirito.
Uomini, boschi e api (Einaudi, 1a ed.1980) è uno dei titoli di Rigoni Stern specificatamente dedicati alla Natura e ciò, con il grande scrittore dell’Altopiano di Asiago, significa sempre “Natura” nell’accezione più ampia possibile del termine: quella in cui ogni elemento variamente vivente – piante, fiori, animali, insetti, rocce, acque eccetera nonché, ultimi ma non ultimi, uomini – è parte egualitaria dell’insieme naturale, in relazione reciproca dal punto di vista tanto biologico quanto spirituale []

(Leggete la recensione completa di Uomini, boschi e api cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Oggi, 14 febbraio, si festeggia…

Suvvia, inutile girarci intorno o fare finta di nulla, quando tutto il mondo festeggia una ben precisa ricorrenza, oggi 14 febbraio! Non si può fare gli gnorri, fare quelli a cui non frega nulla, i superiori, gli snob o che altro, perché è qualcosa che interessa chiunque e tutti accomuna, con rarissime eccezioni.
Insomma: oggi, 14 febbraio, si festeggia il deposito della prima domanda in assoluto di brevetto del telefono da parte di Alexander Graham Bell, nel 1876 a Boston. Già.

Senza il qual deposito magari oggi non potremmo inviare i messaggi ricolmi di cuoricini rossi all’amato o all’amata con i nostri scintillanti smartphone – i bis-bis-bis-nipoti de «l’apparato per trasmettere la voce o altri suoni telegraficamente per mezzo di ondulazioni elettriche, simili, in forma, a quelle che accompagnano l’emissione della voce e dei suoni nell’aria» che Bell così descrisse e brevettò. Ecco.

Altro che “San Valentino”! Tsk!

INTERVALLO – Saint-Pierre-de-Clages (Vallese, Svizzera), Swiss Book Village / Village Suisse du Livre

Anche la Svizzera ha il suo suggestivo “villaggio dei libri”: è Saint-Pierre-de-Clages, piccolo e antico paesino del Canton Vallese nel comune di Chamoson, a quasi 600 m di quota immerso tra bellissimi vigneti – i più estesi del Vallese – che, a fronte di poche centinaia di abitanti, conta ben sei librai attivi più altri temporanei. Qui ha sede il Swiss Book Village / Village Suisse du Livre: per tutto l’anno bancarelle e stand di vendita di libri animano la piazza centrale e le vie tra le case seicentesche, e si susseguono eventi, iniziative a tema e rassegne letterarie che culminano nel Festival di fine agosto, capace di attirare nel piccolo villaggio ben 15.000 visitatori, il tutto gestito da un’associazione a base volontaria alla quale partecipa l’intera popolazione del borgo.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web del Villaggio Svizzero dei libri (è in francese, ma facilmente traducibile) ove troverete tutte le informazioni per la visita e il calendario degli eventi proposti, oppure cliccate qui per avere ulteriori informazioni turistiche.

L’artista è un equilibrista

La carriera di un artista è proprio come il filo di un equilibrista. Solo che questo filo è lunghissimo. Si sa da dove si parte, ma non si sa dove arriva. L’artista ci cammina sopra e sa che una volta partito non può tornate indietro. Sa che può arrivare e sa che può cadere. Non sa però quanto alto è questo filo da terra. Meglio non guardare mai giù. Meglio per due ragioni. Primo, perché il baratro potrebbe essere troppo profondo. Secondo, perché invece il filo potrebbe essere teso a soli pochi centimetri da terra, e questa sarebbe la dimostrazione che il destino che ci aspetta è molto limitato. Quando l’artista rimane troppo vicino alla terra è molto ma molto difficile che riesca a toccare il cielo con un dito.

(Maurizio Cattelan con Francesco BonamiMaurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzataMondadori, collezione “Strade Blu”, 1° ediz.2011, pag.67.)