La bellezza del “brutto tempo”

Ormai io considero quelli che si fanno influenzare dalle previsioni del tempo – che buona parte dei sedicenti “meteorologi” sbagliano regolarmente – un po’ come quelli che seguono gli oroscopi dei rotocalchi di costume. Non solo perché determinano la loro vita reale quotidiana, e l’atteggiamento con il quale l’affrontano, su mere congetture che spesso non sanno nemmeno ben interpretare (ma ciò non sia una difesa per quei meteorologi incapaci, sia chiaro: la mia opinione su di loro è chiara e già nettamente espressa – qui, ad esempio), ma anche perché comportandosi in tal modo si perdono spettacoli di fascino raro e prezioso.

Così, sia il venerdì che il sabato del trascorso, piovoso fine settimana, io e il mio “segretario personale a forma di cane” (di nome Loki, per la cronaca) ce ne siamo andati sui monti sopra casa per boschi e radure, nella quiete pressoché assoluta data dall’assenza di altri umani (vedi sopra, appunto) e nel fantasmagorico paesaggio del bosco autunnale velato da nebbie e nubi basse e profumato dagli effluvi del terreno bagnato dalla pioggia.
Uno spettacolo assoluto.
Nonostante le strade forestali fossero piene di pozzanghere, i sentieri fossero fangosi, la vegetazione bagnata al punto che bastava sfiorarla per restare inzuppati, e nonostante la bellezza del luogo e dei suoi ampi panorami fosse relegata al ricordo di altri passaggi e alla fantasia, restando celata nella nebbia più o meno fitta.

Ma il paesaggio, qualsiasi paesaggio, che non esiste se non nella nostra mente ove si forma in base alla visione del territorio e dei luoghi, alla percezione e alla sensibilità relative, alle emozioni del momento e al bagaglio cultura che ci portiamo appresso, è ogni volta sempre diverso e sempre unico. In fondo, e per conseguenza, non esiste il “bel paesaggio” che tale più non è senza le condizioni giuste: questo è un giudizio basate su mere convenzioni estetiche e su convinzioni indotte, esattamente come non esiste il “brutto tempo” (nel senso di condizione meteorologica), semmai esiste un tempo che crediamo essere più funzionale ai nostri comodi e uno che lo può essere meno, ma spesso perché non vogliamo e non sappiamo considerarlo diversamente. La bellezza del paesaggio e dei luoghi è sempre lì, bisogna solo adattare ogni volta la sua percezione ed è in fondo ciò che, anche, la rende qualcosa di affascinante e comunque unica.

Insomma: io e il mio “segretario personale a forma di cane” siamo tornati alla base che era quasi buio e ci siamo divertiti un sacco. Anche se eravamo fradici, infangati e non avevamo visto quasi nulla. Uno spettacolo assoluto, ribadisco, ma solo per chi ne sa godere.

INTERVALLO – Las Vegas (Nevada, USA), “Time Changes Everything”

(Photo credit: Justkids, https://www.justkidsofficial.com/)

Una citazione poetica sulla facciata di un edificio che in base alla luce solare compare, si “muove” e poi scompare al calar del buio. È l’installazione letteraria Times changes everything dello street artist indiano DAKU, realizzata nell’ambito dell’annuale festival “Life is Beautiful” curato da JustKids a Las Vegas. Autore di altre installazioni artistiche di matrice letteraria e poetica, DAKU ha posizionato sulla facciata dell’edificio, che ospita (non a caso, ovvio) un negozio di libri, le lettere sporgenti che canalizzano la luce solare e proiettano ombre per formare il testo della citazione.

Una creazione poetica e parecchio suggestiva, insomma. E una bella idea promozionale, per giunta: chissà che altre librerie non la riproducano, con citazioni proprie del luogo in cui si trovano ovvero altrettanto letterariamente significative!

N.B.: di nuovo, lo spunto per questo post viene dal blog – sempre super interessante! – dell’artista Barbara Picci (che, pur indirettamente, ringrazio di cuore), nel quale troverete numerose immagini dell’installazione di DAKU a Las Vegas e di altre sue opere. Barbara über alles!

Appello agli amici umbri

Cari amici umbri, voi che domani andrete a votare per le elezioni regionali, mettetevi il cuore in pace:

comunque vada, sarà un disastro.

Perché oggi in Italia non esiste da nessuna parte una “politica” che sappia essere tale nel senso vero e virtuoso del termine, quand’essa sia (come è ormai da tempo) prodotto ed espressione del sistema vigente e a questo vi si assoggetti. Spiace dirlo per qualsiasi figura che si presenti reclamando di essere eletta e, magari, abbia sincere buone intenzioni ma, ribadisco, la politica italiana ha ormai da tempo abdicato al suo ruolo di “buon governo” della cosa pubblica, divenendo puro teatro rappresentato su un palcoscenico ove recitano meri tornaconti e interessi di parte, vestiti con costumi propagandistici tanto colorati (e coloriti) quanto illusori se non menzogneri – e a volte pure indegni di una società democratica e avanzata.

Non curatevi di loro, amici umbri, abbiate invece cura della vostra terra e della sua bellezza, della sua cultura, dei suoi Genius Loci, e sfuggite dall’eterno presente nel quale la politica vi vuole impantanare a suo mero vantaggio puntando lo sguardo verso il futuro vostro e del territorio in cui vivete. Questo conta innanzi tutto e, forse, come niente altro può contare. Anche da voi in Umbria come altrove, è la bellezza che salverà il vostro mondo, ben più che la politica: perché, ribadisco, non è più politica, quella offerta dai partiti di oggi, ma pura recitazione, peraltro fatta molto male. E che non c’entra assolutamente nulla con voi, la vostra quotidianità, con l’identità culturale peculiare della vostra terra, con il vostro futuro.

Ecco, fine appello.

(Le immagini sono tratte da pixabay.com, autori: Tonixjesse, Fausto Manasse, Chatst2, Cnippato78.)

Salisburgo, per me

Lo scorso mese di agosto ho passato qualche giorno a Salisburgo, città dalla quale sono sempre transitato per andare oltre, verso altre mete, e che dunque non conoscevo se non per quanto letto o visto sui media ovvero sentito da conoscenti che c’erano stati.

Be’, potrei scrivere molto al riguardo, moltissimo, rischiando però di dirvi cose già lette altrove; preferisco restare coerente a una delle sue peculiarità principali, cioè l’essere una città la cui estensione urbana, soprattutto del centro storico, è inversamente proporzionale al fascino che racchiude: tantissimo in poco o pochissimo, insomma, in confronto ad altre città e, più direttamente, in relazione alla meta verso la quale molti viaggiano transitando da Salisburgo senza sostarvi, come ho fatto io fino a ora, ovviamente Vienna. Non una “sorella minore”, non una “capitale austriaca bis”, non una “Viennetta” come ho letto da qualche parte. No: Salisburgo è una città dal fascino denso e intenso, peculiare e personale, austriaca più che austroungarica, mitteleuropea ma assolutamente cosmopolita al punto da non sentir solo le sublimi arie di Mozart aleggiare tra le sue vie ma anche le geniali intuizioni di Von Humboldt. È una città salotto, ma di quei salotti eleganti senza essere fastosi, nei quali ti ci accomodi e ti senti bene, mai a disagio, coi suoi bei soprammobili tuttavia gradevoli, ordinati, spesso preziosi e mai kitsch, un salotto di cui riconosci gli agi e ancor più la fortuna di poterne godere in tutta tranquillità.

Ma, ribadisco, non voglio scrivere troppo, lasciando invece parlare le immagini, stavolta, che compongono un personale, succinto, certamente dozzinale (non sono un fotografo) ma altrettanto appassionato “reportage”. Buona visione.

Let’s visit Bergamo!

Attenzione, post leggermente campanilista.
Sì, perché da bergamasco, pure al di là del recente articolo assai elogiativo che le ha dedicato il “Daily Mail” (e che, detto tra noi, mi suona un po’ di marchetta reciproca con British Airways, che da poco ha inaugurato dei voli diretti sull’aeroporto locale), non posso che rimarcare quanto Bergamo, soprattutto la Città Alta, sia un vero e proprio gioiello. Bellissima, affascinante, accogliente; non più bella di altre città – non è una banale questione di graduatorie, ogni città ha la propria bellezza così come ha il proprio Genius Loci – semmai a suo modo unica.

Ecco: al di là del personale campanilismo, che vale quel che vale ovvero forse nulla, vi consiglio di visitare Bergamo, se non ci siete mai stati. Merita, ve lo assicuro.

P.S.: qui il sito “BergamoNews” ha riferito dell’articolo del “Daily Mail” e ne offre la traduzione, per chi non conosca l’inglese. L’immagine in testa al post è mia, sì.