Gian Paolo Serino recensisce su SATISFICTION “Alice, la voce di chi non ha voce”

La storia di “Radio Alice” è adesso ripercorsa dallo scrittore Luca Rota che ha il grande merito di raccontarla con una visione oggettiva, con lo sguardo di chi non ha vissuto quegli anni ma ne ha captato le potenzialità. Non è uno dei tanti libri su “Radio Alice” che sono stati pubblicati in questi anni, ma “Alice, la voce di chi non ha voce” (SensoInverso Edizioni, pagg.90, euro 10) nel titolo ci fa già comprendere come Luca Rota abbia “scavato” con gli occhi della memoria attraverso una cronistoria che ha il passo di un romanzo. Ed è un passaggio fondamentale l’appeal narrativo, senza mistificazioni ma con un’attenta e accurata ricerca: per far sì che i tanti, soprattutto giovani, che non conoscono cosa sia stata “Radio Alice” e la sua importanza, comprendano. Comprendano che un tempo le radio non erano solo “playlist” e pubblicità, ma la vera antesignana di Internet. “Alice, la voce di chi non ha voce”. Mai come in questo caso, il titolo racchiude quello che troverete in queste pagine.

logo-SatisfictionE nell’articolo su SATISFICTION trovate anche, per gentile concessione dell’autore – sì, mia! Ovvio, no? – l’intervista-chiacchierata-confessione con/di Valerio Minnella che chiude il libro.
Ringrazio di gran cuore Gian Paolo Serino per l’attenzione e la considerazione che ha voluto dedicare al mio libro. D’altro canto lo scrivevo già mesi fain tempi non sospetti, come si usa dire in questi casi – che Serino è colui a cui mi viene da pensare se devo pensare a qualcuno che di libri ne capisca e anche tanto, no?
E ciò a prescindere dal mio libro e dalle sue considerazioni, chiaramente!

Cliccate sul logo di SATISFICTION, lì sopra, per leggere la recensione completa. Cliccate invece sulle copertine del libro, qui sotto, per conoscere ogni cosa su Alice, la voce di chi non ha voce.

Copertine_Radio-Alice

Modus Legendi: la “rivoluzione gentile” s’è compiuta!

logo_modus-legendiIl piccolo/grande miracolo di Modus Legendi, iniziativa della quale già vi raccontavo qui, ovvero la rivoluzione gentile dei lettori, come l’ha definita Loredana Lipperini, è riuscita: un libro pubblicato da un editore indipendente, Il posto di Annie Ernaux (edito da L’Orma) è entrato nella classifica dei libri più venduti in Italia soltanto grazie alla scelta dei lettori che hanno partecipato a Modus Legendi, senza alcun supporto promozionale (di cui i piccoli editori non godono da parte dei lucranti media, 13087440_1573722166261547_923893955661501395_nè cosa risaputa) e nonostante lo stato di corruzione del mercato editoriale nazionale, controllato dall’oligarchia dei grandi editori – “grandi” di forma ma sovente non di sostanza, ci tengo a precisarlo. Più precisamente, è al 3° posto della classifica italiana di vendita dei libri di narrativa straniera (e all’11° di quella assoluta), ben circondato da titoli che, in certi casi, chissà quanti denari in pubblicità saranno costati ai loro editori – nonché, ve ne renderete conto scorrendo la classifica con le sue 35 posizioni, unico libro di un editore indipendente presente.

Ha ragione Loredana Lipperini a definirla una rivoluzione gentile, questa; ma, mi viene da pensare, a volte le rivoluzione più destabilizzanti e innovatrici sono proprio quelle che iniziano adagio, con calma, pure con gentilezza, appunto, tanto da essere sottovalutate, probabilmente, ma che poi col tempo ottengono inesorabilmente grandi risultati.

Beh, mi auguro che finisca veramente così. Perché in un ambito così corrotto (ribadisco) nel suo valore e nella sostanza come è quello editoriale italiano, se c’è un modo per risollevarne le sorti e svincolarle dal volere e dalle pretese di chi ora lo controlla – con risultati pessimi, appunto – è quello di ridare potere ai lettori. Giusto il motto di Modus Legendi!

“Alice, la voce di chi non ha voce” ha voce anche su facebook!

Questa è la pagina facebook di Alice, la voce di chi non ha voce, il mio ultimo libro per Senso Inverso Edizioni. Vi troverete tutte le informazioni sul libro e su come acquistarlo, gli appuntamenti per le presentazioni in pubblico, gli eventi correlati, la rassegna stampa oltre a estratti dal testo, storie, testimonianze e aneddoti su Radio Alice e la sua rivoluzione e molto molto mooooooolto altro:

Copertina-facebook-libro-AliceInsomma: cliccate sull’immagine e mipiacete la pagina, che non ve ne pentirete, perché sennò a breve vi pentirete di non averla mipiaciuta. Ecco.
Cliccate sul titolo del libro lì sopra, invece, per conoscerne ogni dettaglio.

The Towner. Una (nuova, ma non “ennesima”) rivista da leggere

The-TownerSono un Homo Silvanus, l’ho scritto più volte, ma ciò non mi impedisce di considerare la città come l’ambito sociologico e antropologico (e non solo) per eccellenza della civiltà umana, e ancor più in tempi moderni e contemporanei – non è un caso infatti che vi abbia anche riflettuto sopra e poi scritto (in versi) con The City of Simulation | La Città della Simulazione.

Posto ciò, se già non conoscete The Towner vi dico di conoscerla quanto prima.
The Towner è una rivista online di città e cultura, appunto, fondata a Milano nel 2016.
La redazione di The Towner scrive romanzi, saggi e articoli di cultura contemporanea, dalla letteratura all’arte, dalla musica al cinema, dall’architettura alla storia, che ruotano intorno alla città contemporanea e alle sue realtà. La redazione di The Towner è itinerante: viaggia e prende appunti per strada, sulle panchine, in treno… appunti che poi potete leggere nel sito della rivista (cliccate sul logo lì sopra o sull’immagine della home page qui sotto e lo potrete visitare), oltre che sui vari social ove è presente.

the-towner-home-pageMerita, ve l’assicuro. Anche se credete che la vostra “città ideale” sia un bosco, come il sottoscritto.

La lettura dei contenuti web sta ammazzando (alle spalle) quella dei libri?

491453484In un articolo uscito giusto qualche giorno fa in occasione della appena conclusa Bologna Children’s Book Fair 2016 – o Fiera del Libro per Ragazzi, se vogliamo essere meno esterofili/esterofoni – il presidente del Centro per il Libro e la Lettura Romano Montroni ha lanciato l’ennesimo grido d’allarme sullo stato della lettura nel nostro paese, più specificatamente riguardo il pubblico più giovane, appunto:

In Italia il 19,5% degli alunni di 15 anni ha scarsi risultati in lettura. Vuol dire che 1 ragazzo su 5 non è in grado di comprendere quello che legge. Nello specifico, il 48,4% dei minori tra i 6 e i 17 anni non ha letto neppure un libro nell’ultimo anno. Questi dati dimostrano come in Italia non ci siamo mai preoccupati di attuare in maniera incisiva una politica del libro e una strategia comune per la promozione della lettura.

Al di là delle implicazioni politiche citate da Montroni, di questi temi parlavo proprio di recente con alcuni amici ricavandone certe osservazioni che reputo interessanti. Innanzi tutto una precisazione: non è vero che i giovani di oggi non leggono; semmai leggono di tutto ma non leggono libri. Non è una distinzione da poco: non è l’esercizio della lettura a mancare, solo che è sempre più deviato verso cose che si leggono ma che non hanno (o hanno raramente, o in misura assai scarsa) valenza prettamente culturale. I giovani di oggi leggono moltissimo i contenuti del web, dei social network, delle live chat o di altro del genere: credo che se si potessero conteggiare le parole lette da un sedicenne di oggi rispetto a uno di 30 anni fa, il primo facilmente vincerebbe. Peccato che – inutile dirlo – quei contenuti non abbiano pressoché nulla di culturale, anzi, verso la fruizione culturale rappresentino non di rado un ostacolo.
Ecco, altra considerazione in tal senso: il web contemporaneo, in particolare i social così frequentati dall’utenza più giovane, con la loro offerta di contenuti di rapido e veloce consumo, i testi ridotti all’osso, il conseguente adattamento al ribasso (sempre di più) della qualità della scrittura (dunque della relativa lettura) l’affidarsi sempre più a immagini (frequentemente copia-incollate), ho l’impressione che stiano sancendo la disabitudine alla lettura di testi lunghi e, generalmente, più strutturati e linguisticamente complessi. Quelli dei (buoni) libri, insomma. E le storie – le grandi, belle, emblematiche, emozionanti storie letterarie – a loro volta offerte dai libri, per lo stesso motivo vengono sostituite da quella specie di “reality-telling della porta accanto”, pervasivo, illimitato e irrefrenato, che i social offrono – sul modello della TV contemporanea.
Non solo il web toglierebbe tempo libero dedicabile alla lettura dei libri ai ragazzi (e non solo), dunque, ma li starebbe pure abituando ad un esercizio della lettura (o pseudo tale) sempre più antitetico alla fruizione di contenuti culturali di pregio scritti. Per di più accentuando il fenomeno dell’analfabetismo funzionale, come lo stesso articolo citato in principio rimarca:

A questo si deve aggiungere che il 47% degli italiani, secondo dati Ocse, è vittima dell’analfabetismo funzionale o di ritorno, ossia formalmente in grado di leggere e scrivere ma incapace di capire quello che legge.

Ulteriore ostacolo alla lettura e alla comprensione del valore culturale (e sociale) dei buoni libri, insomma.
Posto tutto ciò – questione che, se appurata in tale gravità, è parecchio preoccupante – che si può fare? Forse nulla, nel senso che potrebbe risolversi da sé: non pochi ritengono infatti che i social network abbiano gli anni contati, e che tra non molto decadranno rapidamente – almeno nella forma che oggi assumono e nei contenuti offerti – sostituiti probabilmente da una comunicazione ancora più profondamente legata all’immagine in movimento di matrice televisiva, sempre più live, sempre più in streaming, fors’anche sempre più invadente nelle nostre sfere personali. E che dunque l’estinzione quasi completa del testo web scritto e della lettura conseguente riporterà in auge il testo letterario dei libri – anche perché una comunicazione così ampiamente legata alla creazione personale di immagini immediatamente fruibili potrebbe finire per avviare pure il declino della TV come oggi la conosciamo.
Volendo essere meno speculativi e più pragmatici, invece, è ovvio che tocca ritornare a quanto asserito da Montroni, ovvero alla mancanza di politiche e strategie efficaci per la promozione non solo della lettura in sé ma pure, e soprattutto, dell’importanza di leggere contenuti di pregio. Tuttavia non si può legare il tutto a mere se pur necessarie e ben congeniate iniziative di natura politica: i libri sono cultura al massimo grado, e dunque la lettura/non lettura è questione in primis culturale. Lo è anche il web, certamente, in tutte le sue fenomenologie contemporanee: si dovrebbe lavorare proprio in tal senso, dunque, non sulla contrapposizione tra lettura culturale (dei libri) e lettura superficiale (del web), ma sul senso di due ambiti che si possono coltivare in parallelo e, io credo, possono persino incrociarsi, correlarsi, sovrapporsi pur mantenendo le proprie specificità. Perché la situazione è seria, se tra i 6 e i 17 anni quasi un ragazzo su due non ha letto neppure un libro nell’ultimo anno: non ne va solo della preparazione culturale del ragazzo stesso, ma del futuro della nostra società tutta. Perché per metà il futuro è loro, di quei ragazzi non lettori, ma il mondo è di tutti quanti.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.