COP 27?

In Egitto, paese noto tanto per la difesa dell’ambiente quanto dei diritti umani, è in corso la COP 27, l’ennesima conferenza sul clima nella quale si sta discutendo come non superare un certo aumento delle temperature sul pianeta oltre il quale formalmente siamo già andati da tempo e che tutto sommato resta l’appuntamento principale, a livello globale, per poterci illudere che si stia realmente facendo qualcosa, per i cambiamenti climatici – se a favore o contro non si capisce ancora bene.
In ogni caso forse molti si chiederanno: ma l’acronimo “COP” che significa?
Provo a suggerire qualche ipotesi:

Conferenza
Obiettivamente
Puerile

Circostanza (per)
Ostentare
Pochezza

Club (di)
Oltranzisti (delle)
Perversioni

Combutta (per)
Oltraggiare (il)
Pianeta

Congresso (degli)
Oppressori
Paludati

Convegno
Organizzato
Pernulla
(licenza lessicale)

Cassœula
Oss büs
Panetùn
(ipotesi tuttavia valida non per quella in corso ma per una futura edizione milanese della conferenza)

Crapula,
Orge (e)
Porcherie

Magari anche voi avete ipotesi da suggerire al riguardo?

La Scala e Giulio Regeni

[Foto tratta da www.teatroallascala.org, l’originale è qui.]
Rivolgo un personale e sentito applauso all’orchestra e ai lavoratori della Scala di Milano per aver rinunciato alla tournée in Egitto a seguito del caso di Giulio Regeni e del comportamento ignobile del potere egiziano al riguardo. Le parole con le quali la famiglia Regeni ha ringraziato il personale della Scala, «Vorremmo che tutti i rappresentanti politici italiani ed europei, gli artisti, gli imprenditori e i turisti seguissero il loro esempio lodevole», esprimono lo stesso principio che ho manifestato a mia volta in diversi articoli, qui sul blog: un esempio che, vista la sostanziale inerzia dello stato italiano nei confronti di quello egiziano – che “nasconde” le solite bieche motivazioni, ad esempio che l’Egitto è uno dei principali clienti dei produttori di armi da guerra prodotte in Italia – risulta quanto mai necessario da seguire non solo per qualsiasi soggetto istituzionale italiano ma pure per ciascun individuo dotato di senso civico. Spiace solo che ciò può generare conseguenze alla parte di società civile egiziana che non si riconosce nel modo di agire dei suoi governanti, ma a fronte di tali comportamenti inaccettabili non si può fare altro, e occorre farlo dal basso. Ecco.

L’unica certezza, tra Israele e Palestina

Finita l’ennesima messinscena bellica – il termine è duro e forse irrispettoso per i poveri morti, ma io la penso così, come ribadisco, – tra Israele e Hamas, il cui solito copione è stato anche questa volta rispettato senza alcuna modifica (proteste, prime scaramucce, scambio di accuse, razzi da Gaza su Israele, bombardamenti di Israele su Gaza, diplomazia che lentamente si muove, cessate il fuoco, tregua, pace armata e amen), noto sui media internazionali una foto tra le tante (in Italia è sulla prima pagina de “la Repubblica” del 22 maggio, come vedete – cliccateci sopra per ingrandire l’immagine) che, a mio parere, rappresenta bene l’unica e concreta certezza della realtà storica del Medio Oriente israelo-palestinese. Quei bambini che con il padre (suppongo) fanno il segno della vittoria tra le macerie dei bombardamenti, palestinesi o israeliani che siano, non stanno facendo altro – loro malgrado – che introiettare nella propria interiorità la guerra, ovvero la possibilità e la “normalità” di una condizione di violenza e di morte che, facilmente, riporteranno fuori da adulti perpetuandola come qualcosa di naturale e, dal loro punto di vista, di “giusto”. Sono bambini ai quali lo stato di scontro generale e costante tra i due stati insegna la guerra, praticamente: vengono “educati” ai suoni, ai rumori, alle visioni di morte e distruzione in un modo che, ripeto, inevitabilmente diverrà per loro “cultura” – distorta, barbarica, devastante ma tale, antropologicamente parlando. Nessuno lì, e nessuno altrove, insegna loro la pace, la possibilità del dialogo, del confronto moderato e pacifico: ciò significa che anche nei prossimi anni, cioè nel futuro di quei bambini che diventeranno adulti e di quella parte del mondo che essi abiteranno, la presenza della guerra sarà garantita.

Tutto questo a meno che non vi sia un ribaltamento totale della situazione tra Israele e Palestina, della percezione di essa, delle idee e delle ideologie, dei comportamenti e degli atteggiamenti, della cultura, nonché una reale, autentica volontà politica locale, regionale e internazionale di conseguire una altrettanto reale pace tra i due popoli e, finalmente, un equilibrio geopolitico accettabile e condiviso. Ovvero, cose che a me pare non siano per nulla in vista, nemmeno verso il più lontano orizzonte, e che palesemente nessuno tra i “potenti” in gioco desidera. È una guerra funzionale, come ho affermato nel mio precedente post sul tema, verso la quale nessuno mostra la volontà di non renderla perenne. Con “buona pace” dei bambini della Striscia di Gaza, del Sud di Israele e del mondo che vivranno – e vivremo noi tutti.

 

Alla fine è sempre la Natura che comanda!

Bene: a riprova di quanto scrivevo (con tutta l’ironia del caso) qui, sulla questione della Ever Given incagliata nel Canale di Suez per colpa anche, se non fondamentalmente, di un colpo di vento, alla faccia della nostra umana boria di (presunti) semidei dominatori su tutto ma invero dominati e messi a tacere da una mera e naturalissima raffica di vento, ecco che finalmente il colosso oggi ha ricominciato a muoversi. Questo grazie all’azione di numerosi escavatori, di rimorchiatori superpotenti, di tecnici del settore convenuti lungo il Canale da tutto il mondo con le loro senza dubbio notevoli tecnologie ma soprattutto, e in modo determinante, «grazie all’arrivo dell’alta marea con la Luna Piena». Come a ribadire, nuovamente: cari umani, ricordatevi che alla Natura non si comanda e senza la Natura non si fa nulla. Nonostante tutto il nostro progresso ipertecnologico, già.

Insomma: per il momento, a vantarci di essere i dominatori del mondo, invincibili e indiscutibili, si finisce per fare delle gran figure di… melma. Come quella sul fondo del Canale di Suez nella quale s’è infilata la prua della Ever Given fino a che la Luna e il mare non hanno deciso di dare una mano a quegli umani disperati e pressoché impotenti consentendo alla meganave di sbloccarsi. Ecco.

Un colpo di vento e siamo “sistemati”!

[Immagine tratta da “Il Post“, cliccateci sopra per leggere l’articolo da cui proviene.]
A pensarci bene, e al netto dei disagi generati dall’evento in sé, la cosa più sorprendente e a suo modo affascinante della vicenda della Ever Given incagliata nel Canale di Suez è che la gigantesca nave, una delle più grandi al mondo, è finita per incastrarsi in quel modo – come asserisce la stessa compagnia proprietaria della nave – «a causa di una improvvisa raffica di vento che l’ha fatta mettere di traverso». Ovvero: un colosso lungo come 4 campi da calcio, largo come le ali di un Airbus A330, pesante più di 220.000 tonnellate (come quasi 1.100 Statue della Libertà!), con a bordo 20.000 container stipati di merci e… wooof! Un colpo di vento ben assestato – non un uragano o altro di così catastrofico, si badi bene – e il colosso ha sbandato come un fuscello e s’è intraversato come qualsiasi minuscola barchetta.

Il che, se permettete l’interpretazione sarcastica, a me suona un po’ come una specie di ammonimento nei confronti della solita vanagloriosa “grandeur” dell’Homo Supersapiens contemporaneo: siamo ipertecnologici, ultraprogrediti, quasi pronti a sbarcare su Marte, capaci di costruire navi gigantesche, aerei ipersonici, grattacieli che arrivano alle nuvole, sempre pronti a crederci semidei dominanti indiscutibilmente su ogni cosa e poi, wooof! – basta una improvvisa raffica di vento a rimetterci al nostro posto, di nuovo chini e sottomessi alla potenza insuperabile della Natura – e per giunta ci stiamo pure rimettendo un sacco di soldi!

No, mi spiace: noi umani non siamo (ancora, e forse non lo saremo mai) quegli invincibili “dominatori” del pianeta che pensiamo di essere. Per fortuna, aggiungo.