Imparare a fotografare bene con uno bravo

Anche quest’anno collaboro con la Pro Loco di Carenno (Lecco) nell’allestimento della rassegna cultura Una Montagna di Eventi, dedicata alla valorizzazione del territorio montano locale e delle sue notevoli peculiarità attraverso le arti e la cultura – anche con iniziative di valore particolare contestualizzate al luogo e agli scopi suddetti e, per questo, certamente originali ed esclusive.
La prima di queste iniziative, emblematica al riguardo, è quella di cui potete leggere qui sotto, che si fa forza di una presenza assolutamente prestigiosa. Se ne siete interessati, nell’articolo troverete anche come parteciparvi.

Le nostre montagne offrono a chi le esplora innumerevoli scorci meravigliosi, la cui bellezza cerchiamo di fissare e rendere ricordo attraverso la fotografia. Ma l’immagine fotografica può essere uno strumento in grado di fare molto di più che riprendere un bel panorama: può riuscire a raccontare il territorio, a rappresentarne il paesaggio, a cogliere l’armonia tra morfologie naturali e interventi antropici giungendo a fissare in uno scatto la presenza e l’essenza del Genius Loci del luogo, della sua anima profonda. Quando ciò accade, la fotografia è come un libro da leggere, uno storytelling visivo nelle cui immagini ogni elemento è come una pagina di quel libro, un dispositivo di autentica relazione col territorio e di conoscenza di esso per il quale conta certamente l’amenità dei luoghi ma, ugualmente, conta la sensibilità del fotografo. Come ha scritto Fernando Pessoa, «È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo», ed è in ciò che la fotografia di paesaggio trova la sua maggiore e più preziosa poesia.

Su tali principi nasce il Workshop di fotografia outdoor con cui la Pro Loco di Carenno inaugura l’edizione 2019 de “Una montagna di eventi”, la rassegna culturale con cui l’associazione si propone di mettere in luce e valorizzare la bellezza e le peculiarità uniche del territorio montano di Carenno attraverso iniziative di grande pregio che fanno della cultura e delle arti gli strumenti per tale valorizzazione. In forza di ciò, il workshop è stato affidato a uno dei migliori fotografi italiani del settore, Umberto Isman, professionista dal 1992, giornalista pubblicista, attivo in maniera preponderante nella fotografia di paesaggio, architettura, reportage, collaboratore delle migliori testate nazionali tra le quali Bell’Italia, Airone, Gente Viaggi, Tuttoturismo, Meridiani, Traveller, QuiTouring, I Viaggi di Repubblica e, nel settore dell’outdoor, Meridiani Montagne, Sci, Ski-alper, Cycle e molte altre.

Umberto Isman.
Il workshop, aperto a tutti, prenderà in considerazione sia gli aspetti tecnici che quelli artistici e comunicativi. Il corso si svolgerà nelle due giornate di sabato 15 e domenica 16 giugno con base a Carenno e uscite sui monti circostanti, durante le quali si alterneranno fasi teoriche e di esercitazione pratica oltre che di condivisione della grande esperienza maturata da Umberto Isman nella sua pluridecennale carriera. Il costo è contenuto a soli 40 Euro e vi sarà possibilità di pranzi a 10 Euro e di pernottamento su richiesta. Le iscrizioni (al numero 339/860.18.38 o alla mail procarenno@gmail.com) si chiuderanno il 10 giugno e, in considerazione dei posti limitati nonché del notevole valore del workshop, è consigliabile non indugiare troppo con l’adesione.

Dunque, anche per l’edizione 2019 de “Una Montagna di Eventi” la Pro Loco di Carenno ha messo in cantiere una serie di iniziative di grande spessore che, dopo il prestigioso workshop di Isman, proseguirà con altri importanti e spettacolari eventi, tutti quanti con denominatori comuni la montagna carennese, la sua straordinaria bellezza e la valorizzazione dei numerosi tesori culturali che sa offrire.

N.B.: cliccate sull’immagine della locandina per scaricarla in versione pdf.

Un viaggio letterario con 11 Cavalieri – e Alberto Boni, questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 6 febbraio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 9a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE!
Una puntata intitolata Un viaggio letterario con 11 cavalieri: cavalieri di un antico cenacolo posto a difesa del più grande segreto del cristianesimo, insieme a un arcano ordine monastico che custodisce un vecchio manoscritto con – nuovamente – 11 profezie… e poi una serie di omicidi in alcuni dei luoghi di culto più affascinanti e misteriosi d’Europa, un’indagine che rapidamente vira verso l’ignoto e che diviene paradigmatica dell’atavica lotta tra il bene e il male, hqdefaultfornendo una particolare chiave di lettura di alcuni eventi che hanno caratterizzato i primi anni di questo nuovo secolo… Sono questi alcuni degli ingredienti de Il Ciclo degli 11, il thriller storico-esoterico appena pubblicato per Senso Inverso Edizioni dallo scrittore bolognese Alberto Boni e già alquanto apprezzato da critica e pubblico. Boni, prestigioso ospite di questa puntata, ci accompagnerà alla scoperta del suo romanzo, della sua scrittura e del proprio studio delle tematiche storico-religiose, in una chiacchierata che sarà come compiere un viaggio nello spazio, nel tempo e nella letteratura contemporanea…

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Mirella Tenderini, “Le nevi dell’Equatore”

cop_nevi_equatoreCredo che se tutt’oggi si raccontasse a molta gente comune (definizione qui con accezione del tutto letterale e neutra, sia chiaro) che nel bel mezzo dell’Africa, lungo la linea dell’Equatore e dunque in una zona del mondo che immediatamente richiama alla mente caldo infernale, zone desertiche e savane, leoni, giraffe, elefanti e quant’altro di affine, vi siano montagne con cime innevate e ampi ghiacciai, in tanti storcerebbero il naso e non ci crederebbero granché.
In fondo, da questo punto di vista, la situazione non è cambiata molto da quasi 170 fa, quando i primi esploratori europei presero a raccontare di altissime montagne scintillanti di ghiacci eterni al centro del “continente nero”, venendo presi per visionari in preda ad allucinazioni da febbre malarica o cose del genere. D’altro canto, un po’ per lo stesso motivo, l’aura leggendaria che allora circondava le tre grandi montagne africane, Kilimanjaro, Kenya e Ruwenzori, resiste ancora adesso, continuando ad affascinare gli alpinisti contemporanei che decidono di calcarne le vette massime e nonostante anche lì sia in atto un regresso delle superfici glaciali che la collocazione geografica non rende meno drammatico di quello in corso sulle Alpi o ai Poli.
E’ un’aura leggendaria che affascina anche a distanza, anche chi legga della sua essenza seduto su una comoda poltrona a migliaia di chilometri di distanza dacché scaturente da una storia altrettanto leggendaria, nel bene e nel male, che Mirella Tenderini – una delle migliori scrittrici di alpinismo ed esplorazione in circolazione – narra ne Le nevi dell’Equatore (Alpine Studio, 2012; 1a ediz. CDA&Vivalda Editori, 2000).
In effetti la storia della conquista delle più alte montagne africane è assolutamente emblematica della parallela conquista – dovrei usare il termine “colonizzazione”, ma il primo credo renda meglio l’idea – della parte interna dell’Africa da parte degli europei, ovvero è assai significativa di quello storico travaglio che ha caratterizzato il continente tra Settecento e Novecento (e che continua tutt’ora)… (continua)

mirella-tenderini(Leggete la recensione completa di Le nevi dell’Equatore cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, l’8a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 26 gennaio duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #8 dell’anno XI di RADIO THULE. Puntata molto affascinante e intensa, intitolata Montagne di umanità e con un ospite prestigioso: Mirco Riccardo, alpinista e viaggiatore “seriale”, esploratore di innumerevoli paesi e luoghi del pianeta sovente assai particolari e interprete della “pratica” del viaggio nel modo più autentico e significativo. Mirco ci racconterà delle sue numerose esperienze tra genti e civiltà lontane e in particolare del suo recente viaggio-spedizione in Himalaya, un’avventura non solo alpinistica ma pure culturale e ancor di più umana, nonché di quale possa e debba essere oggi il senso del viaggiare e dell’incontro-conoscenza con chi e con ciò che non è parte del nostro solito mondo quotidiano. In fondo, come disse la scrittrice ed esploratrice Alexandra David-Néel, “Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia, si sposta”.

10395826_10204359463020882_4777648018168835722_nSe volete sottoporre a Mirco domande, osservazioni, curiosità, sensazioni e/o qualsiasi altra cosa, potete farlo direttamente qui oppure su luca@lucarota.it.
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso (e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Pete Fromm, “Indian Creek”

cop_Indian_CreekSicuramente tutti noi avremo letto, in età giovanile, almeno un libro d’avventura (qualsiasi essa fosse) che ci abbia infervorato al punto da sognare, ingenuamente tanto quanto intensamente, di vivere a nostra volta le vicende in esso narrate. Avremo letto con passione una storia per la quale saremo voluti diventare alpinisti, esploratori artici, avventurieri in deserti sconfinati o foreste impenetrabili, astronauti o che altro… Poi, in un modo o nell’altro, forse la vita ci offre la possibilità di conoscere meglio l’avventura, magari proprio quella letta e agognata, con tutto il suo fascino ma pure, inesorabilmente, con tutta il lungo elenco di sacrifici, fatiche, rischi, stenti, sofferenze, abbattimenti morali e fisici che, nella maggior parte dei casi, l’avventura autentica comporta, e non è difficile immaginare che, insomma, va bene il fascino, va bene la figura mitica dell’avventuriero, dell’esploratore intrepido, va bene la disfida all’ignoto e alla Natura selvaggia, ma anche no! Ovvero, non è tutto oro quello che luccica, e l’audacia necessaria ad affrontare l’avventura più vera non può non contrastare e non conciliarsi con la vita quotidiana nella civiltà e nei suoi agi, uscendone facilmente ridimensionata!
Però il fascino di quelle letture giovanili resta senza dubbio immutabile e, senza finire in capo al mondo, l’eventuale occasione di poter vivere un’esperienza come quella di cui si è letto rende quel fascino inopinatamente raggiungibile, e dunque parecchio allettante. Rinuncereste voi, ad esempio, dopo aver letto e amato all’inverosimile le cronache delle avventure dei più leggendari esploratori polari, ad un viaggio in Antartide, pur sapendo che laggiù degli agi e dei confort quotidiani dovrete scordarvi o che potreste provare un freddo tale da nemmeno riuscire a concepirlo? Probabilmente no, anzi, proprio tali difficoltà finirebbero per aumentare il fascino d’una possibilità e di una relativa avventura del genere.
Ecco: Pete Fromm, giovane studente universitario al primo anno del corso di laurea in biologia della fauna selvatica, ha invece letto molte storie dei grandi, mitici cacciatori delle Montagne Rocciose, gente tutta d’un pezzo in grado di sopravvivere a ogni difficoltà in una continua sfida con la Natura più selvaggia e dura, illuminandosi di tali eroiche figure al punto da assumere, lui e i suoi compagni di corso, alcune delle abitudini di esse – ma per gioco, ovviamente, come non può che essere quando si è semplici e un po’ ridicoli avventurieri di città. Finché un giorno Fromm viene a sapere che il Servizio Forestale dello stato dell’Idaho sta cercando qualcuno che sia disposto a passare sette mesi – ovvero l’intera stagione fredda – tra le montagne della regione del Selway-Bitterroot, tra le più remote dello stato, in qualità di custode di un bacino di incubazione e schiusa delle uova di salmone. Attività da svolgere: controllare che tutto vada bene e rompere la crosta di ghiaccio che si dovesse formare sulla superficie del bacino. Stop, tutto qui. Controindicazioni: alloggio in una tenda, solitudine assoluta, villaggio più vicino a 100 km., nessun collegamento col resto del mondo (l’unico telefono di emergenza presente è guasto). E neve, ghiaccio, freddo intenso, esposizione agli elementi naturali totale; il tutto per una paga irrisoria. Una follia, insomma, ma Fromm, con nella mente le avventure lette sui libri e una abbondantissima dose di leggerezza ma in verità senza nemmeno capire esattamente perché, accetta.
Questo è Indian Creek (Keller Editore, collana “Passi”, traduzione di Tatiana Moroni: orig. Indian Creek Chronicles: A Winter in the Wilderness, 1993), il diario di quell’avventura redatto direttamente da Fromm – divenuto poi apprezzato scrittore – ovvero di quel suo ritorno alla Natura selvaggia…

Leggete la recensione completa di Indian Creek cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!