Accendere la TV

Ieri sera ho acceso la TV.
Era da un po’ che lo volevo fare, poi ero indeciso, titubavo… Ma, appunto, ieri sera l’ho fatto.
Eh, però non brucia molto bene! E puzza parecchio, da bruciata.
Beh, volete un consiglio? Non accendetela.

(Dagli appunti compresi in una cartella che forse, un domani, se messa adeguatamente in ordine, potrebbe pure diventare un nuovo libro da ridere. Già: non “comico”, da ridere. Credo renda meglio l’idea.)

INTERVALLO – Cesena, Libreria “I Libri di Elena”

I Libri di Elena, da poco aperta a Cesena dalla libraia Elena Baldini, è per propria stessa definizione una “piccola libreria indipendente alla ricerca di progetti editoriali di qualità” che, in più, presenta e offre i libri come fossero degli oggetti preziosi, ricercati, dal valore estetico che accresce ed esalta quello letterario. Il che rende la libreria stessa una sorta di boutique del libro, in antitesi di senso e di forma alle grandi e impersonali librerie di catena ove trionfa la produzione più mainstream mentre quella di pregio, sovente prodotta dagli editori indipendenti, non vi trova alcuno spazio.

Trovo che quella di Elena Baldini a Cesena sia una proposta molto interessante ed emblematica. Con la personale speranza che sia compresa, che abbia buona fortuna e che tali luoghi di potenziale valore culturale così elevato si diffondano sempre più: ai libri e alla lettura ciò non potrà che fare bene, molto di più qualsiasi altro “supermarket del libro” culturalmente (e non solo questo) assai più sterile.

Per saperne di più cliccate qui, oppure visitate la pagina facebook della libreria.

Se oggi le ideologie uccidono le idee

Osservando e ascoltando il mondo d’intorno, con le sue cose buone e le altrettante storture, mi sembra sempre più evidente il fatto che, se in passato dalle idee sono nate le ideologie, oggi dalle “ideologie” viene sempre più spesso la morte delle idee.

In fondo non conta che ciò accada perché le ideologie (classiche) siano morte ovvero perché si siano trasfigurate in qualcosa che non rappresenti più la “visione del mondo” di un determinato gruppo sociale più o meno ampio, dotata d’una certa propria logica (scientifica o no), ma una mera manifestazione propagandistica e mistificatoria nella quale la costruzione del pensiero, condivisa e condivisibile, è stata messa da parte per far posto all’affermazione di intenti esclusivi sostanzialmente privi di logica sociale – qualcosa che per generarsi e affermarsi, insomma, non abbisogna di idee ma dell’esatto opposto, della mancanza di esse.

Non conta ciò, appunto, perché se le ideologie muoiono, ed è naturale che avvenga (oltre che sovente giusto), di contro le idee non possono morire, almeno finché vi sia qualche mente ancora in grado di formulare pensieri nel modo più libero possibile, il che significa ricercare e formulare sapienza e conoscenza. Dunque, sarebbe bene tornare all’origine, alle idee senza ideologie. Che magari rinasceranno, inedite, singolari, innovative, più o meno rivoluzionarie ma solo, finalmente di nuovo, con le idee alla base e non altre cose molto più infide e bieche.

Gene Gnocchi, “Il signor Leprotti è sensibile”

Lo dico subito, a scanso di successivi equivoci: a mio modo di vedere Gene Gnocchi è un genio comico, dotato d’una sagacia umoristica rara che la TV, ambito nel quale e per il quale è maggiormente conosciuto, non ha quasi mai saputo sfruttare al meglio, relegandolo a ruoli di mera comparsa comica, o di spalla d’altri personaggi, fin troppo limitanti.
La scrittura letteraria rende ben altra giustizia alla vis comica di Gnocchi, forse anche perché sovente dotata di peculiarità surreali e di non sense più affini a certo british humor che alla “casereccia comicità” mediterranea – cosa dalla quale dipende anche, io credo, la non sempre ben sfruttata presenza di Gnocchi in TV. Delle sue capacità sulle pagine scritte ne avevo già avuto prova con L’invenzione del balcone, libro del 2011, mentre ora ci riprovo con un testo più vecchio, Il signor Leprotti è sensibile (Einaudi, 1995) ovvero con un’opera che in buona sostanza risale agli anni immediatamente successivi al suo debutto in pubblico – prima allo Zelig e poi nel varietà TV Emilio.
Leprotti, il protagonista di questo racconto lungo – o romanzo breve, stante le poco più di 100 pagine – è la classica “persona normale” uguale a infinite altre ma che, proprio in quanto tale, nasconde dietro la propria “normalità” alcune quotidiane bizzarrie […]

(Leggete la recensione completa de Il signor Leprotti è sensibile cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)