Lucerna, e quella sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto, sempre.

12088253_10153748525925854_1673698267206737407_nvirgoletteLucerna è un prodigio, a sua volta.
Una città piccola, minuscola in buona parte del resto del pianeta, eppure grandissima. Capace di rendere nuovamente l’aggettivo urbano un sinonimo di “civile”, non solo di “cittadino”.
E’ una metropoli in miniatura e insieme un villaggio esteso, un congegno generatore di energia civica che corre a pieni giri eppure resta silenzioso, senza scuotimenti, senza vibrazioni fastidiose.
E’ la sensazione strana e oltremodo piacevole di essere, se così posso dire, nel posto giusto al momento giusto – in uno dei pochi posti “giusti” rimasti a questo mondo. E fa nulla se non si capisce e capirà il perché di ciò, il motivo, e il tutto rimarrà allo stato di effimera e vuota percezione – in fondo, potrebbe anche solo essere il frutto della reiterata buona predisposizione d’animo prima citata e indotta pure dal mero stare, in questo posto giusto… Fa niente, appunto: si è, qui, ed è già una cosa bella.
Lucerna è una formula matematica trovata da una mente geniale, creativa e fantasiosa, che non solo risolve un problema ma svela la possibilità di ulteriori e sorprendenti rivelazioni.
E’ un raggio di luce solare che sempre trova il modo di bucare anche la coltre nuvolosa più densa, cadendo a illuminare terreni floridi e fecondi, non brulle praterie incolte.
E’ una creatura avvenente e affascinante, elegante e sensuale, mai sfacciata, mai pacchiana o troppo appariscente. Ti conquista dal primo istante in cui l’hai davanti ma non ti stordisce, non ti frastorna infidamente, anzi, ti impone in qualche modo di prestare ad essa fin da subito la massima attenzione e la più grande considerazione, e tu subitamente lo fai perché capisci che è la cosa più inevitabile da fare. E non ti genera nemmeno soggezione, o eccessivo ritegno perché, ugualmente dal primo istante, ti offre la sua mirabile avvenenza e tu ne puoi godere subito, provando dentro la sensazione piacevole di non essere in un luogo sconosciuto e per questo oscuro, ma al contrario comprensibile, cristallino, per certi versi domestico. Aristocraticamente affabile, e pronto da subito conferirti in animo la stessa sua nobiltà – la sua stessa preziosa, pregiata, insigne bellezza.
E’ un luogo generatore di speranza, o forse custode di essa, uno dei pochi rimasti di quelli in cui l’uomo sia stato presente e lo sia ancora in modo rilevante. Speranza che ancora la bellezza non si sia del tutto guastata, che ancora resista nella sua essenza salvifica – la dostoevskijana bellezza che salverà il mondo, o la dannunziana difesa della bellezza che è in noi – che è parte fondamentale di una buona vita da vivere. Speranza che l’armonia riscontrabile qui sia rintracciabile anche altrove, o in qualche riproducibile. Speranza di poter tornare ancora qui, sperando che nulla, ancora per lungo tempo, possa intervenire a guastare questa armoniosa bellezza cittadina. (…)

Lucerna-libro-cut_750Un breve estratto da Lucerna, il cuore della Svizzera, la mia piccola “guida di viaggio emozionale” sulla e nella città elvetica, luogo molto meno noto di quanto meriti ma – anche per questo – molto più capace di stupire qualsiasi suo visitatore. Il libro è disponibile presso tutte le librerie (anche su ordinazione, nel caso non sia presente) e negli stores on line (ad esempio qui, qui, qui o direttamente nell’eshop dell’editore) peraltro ad un prezzo assolutamente popolare: solo 5 Euro. Per avere qualsiasi ulteriore informazione sul libro cliccate sull’immagine lì sopra, oppure potete contattare me (anche lasciando un commento a questo articolo), o direttamente l’editore.
Pronti dunque a partire e viaggiare tra le pagine (e magari non solo) per scoprire Lucerna? Se sarà così, buona lettura!

Luca Rota
Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni 2013
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-96656-85-3
Pag.52, € 5,00

INTERVALLO – Tambre d’Alpago (Belluno), la “Casa dei Libri” di Livio De Marchi

casadeilibri2Una sorta di visione onirica, o scaturente direttamente da una fantasia letteraria (nel senso più pieno del termine), che è divenuta realtà nelle foreste dell’Alpago
E’ la Casa dei Libri di Tambre, il singolare edificio che il noto scultore Livio De Marchi ha scolpito interamente nel legno, facendo del libro il protagonista assoluto. Le pareti esterne sono composte da centinaia di libri scolpiti ed incastonati uno ad uno, la staccionata che la circonda è una lunga fila di matite con la punta colorata, mentre il cancello è un paio di occhiali sorretto da due penne stilografiche. Ed anche all’interno si ripete la magia della favola con la stufa economica scolpita in legno, il caminetto sorretto da due libri di marmo e la biancheria stesa ad asciugare in bagno, naturalmente sempre scolpita nel legno.

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Un posto che sembra veramente fuoriuscito da una fiaba, che tuttavia lancia un messaggio a favore del libro (e della magia dei libri) assolutamente concreto e reale.
Cliccate qui per saperne di più.

P.S.: grazie a Stefania Comi per la segnalazione.

Più c’hai culo, più vinci! Il “quiz” Tv contemporaneo come metafora della decadente bassezza del nostro mondo

11535809_851954494892166_8554946868459883076_nNon guardo quasi mai la TV – lo rimarco spesso, ci tengo – e qualche giorno fa, in casa altrui con televisore acceso, ho potuto constatare che, ancora, intorno all’ora di cena va in onda tutta quella messe di quiz di idiozia stratosferica il cui concetto fondamentale, riassumendo in modo succinto tanto quanto pragmatico, è “più c’hai culo, più vinci”.
E se la prima sensazione è quella di un’ira funesta che al confronto quella del pelide Achille è roba da torneo di scopa in un ospizio, la seconda, appena dopo, è quella di un frustrante sconforto, per come tali quiz sappiano rappresentare perfettamente la decadente e letale pochezza della nostra società contemporanea.
Porca miseria, nei quiz mikebongiorneschi di un tempo – tipo Lascia o Raddoppia, per dire – partecipava gente del calibro di John Cage, uno dei più grandi geni del Novecento, e alla stesura delle domande contribuivano intellettuali come Umberto Eco Secondo alcuni rappresentavano i primi esempi di trasformazione in valore monetario del sapere (in senso negativo, s’intende), ma certamente quelli che vincevano, allora – dacché si presuppone pure che in quegli anni non vi fossero sospetti di brogli e intrallazzi ad’uso d’audience come oggi – erano veri e propri pozzi di scienza nelle materie per le quali si presentavano. Era una forma evidente di meritocrazia, in buona sostanza. Mediatizzata quanto si vuole – e quanto potesse esserlo allora – ma lo era.

John Cage a “Lascia o raddoppia?” con Mike Bongiorno, nel febbraio del 1959.
Oggi, invece? “Cosa lava l’orsetto lavatore?” Cioè, si vincono decine di migliaia di Euro con domande che offenderebbero l’intelligenza di un bambino di seconda elementare? Per di più alle quali spesso i concorrenti nemmeno sanno rispondere ma, in un modo o nell’altro – a botte di culo, appunto! – riescono comunque a portarsi a casa una somma che, nel peggiore dei casi, vale un anno di lavoro in fabbrica! Ovvero, negando totalmente la meritocrazia e invece sancendo, una volta di più, la regola assolutamente italiota per la quale meno si merita, o meno doti si hanno, più si può ottenere, più si può arrivare in alto. E ci spacciano ‘sta cosa orribile come “la bella possibilità di poter ottenere qualcosa anche quando non si saprebbe come poterla ottenere”: esattamente come accade in sempre politica, sovente nello spettacolo, spesso in ambiti sociali e istituzionali e altrove.
Non so cosa abbia risposto la tizia che appare nell’immagine in testa al post alla domanda su cosa lava l’orsetto lavatore, ma mi auguro che seguendo l’indicazione apparente delle lettere abbia effettivamente risposto il culo. Perché in questo modo avrebbe ovviamente sbagliato la risposta, ma sarebbe di sicuro apparsa più onesta e coerente, con sé stessa e con quelli che (con tutto il rispetto) hanno il coraggio di guardare queste divertenti tanto quanto ignobili produzioni televisive contemporanee.

INTERVALLO – Kenya, The Camel Library

phoca_thumb_l_knls camel library 9Paese che vai, biblioteca mobile che trovi! – mi viene da dire… E quale mezzo più tipico poteva utilizzare il Sistema Bibliotecario Nazionale del Kenya per portare i libri nelle località del paese sprovviste di biblioteche, se non il cammello?
The Camel Library è un’innovativa iniziativa del Kenya National Library Service per promuovere l’alfabetizzazione, la lettura di libri e la diffusione culturale nelle regioni più aride e lontane del Nord Est del paese. I cammelli trasportano i libri in grosse scatole specificatamente realizzate per il progetto e li portano ai bambini nelle scuole e agli adulti nei villaggi, insieme a tende e materassini da campo per agevolare la consultazione dei testi e la lettura direttamente sul posto. L’uso di cammelli come mezzi di trasporto per i libri è iniziato nel 1985, guadagnando da subito un sacco di interesse nella comunità raggiunte ma non solo, risultando infatti vincitore di numerosi premi e riconoscimenti anche all’estero e ricevendo frequenti donazioni di testi da tutto il mondo.

phoca_thumb_l_knls camel library  0phoca_thumb_l_knls camel library  4phoca_thumb_l_knls camel library  3Cliccate sulle immagini per visitare il sito web del KNLS e saperne di più (in inglese).

Passi (una poesia da “The City of Simulation | La Città della Simulazione”)

Passipassi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi che passan via sui sassi e sui selciati della via in forza del far due passi o quattro passi o mille passi in compagnia a mo’ di contrappassi di gaie passeggiate sì per dir “facciam due passi” o di afflitte processioni per drammatici trapassi ma comunque passi avanti a oltrepassare transitorie impasse e non dover tornar sui propri passi o peggio non cadere in passi falsi come sono i tuoi che ora passi come se t’illuminassi dei fari fissi d’una scena e l’ego tuo sorpassi con passi da gigante che fracassi ogni cosa col suo passare assai pesante ma che con gli stessi passi non andasse certo molto avanti e per ciò sappi che non passi tanto tu oltre i momenti di alti e bassi entro cui qualsiasi vita pare appassire come le vie in questa città tra sovrappassi e sottopassi ove si passa sui propri passi tra il gran fracasso quotidiano e il denso chiasso d’un mondo urbano alquanto scosso da grossi e bassi formalismi che paion fossi entro cui inciampasse anche il passo più sicuro e s’intoppasse e s’incagliasse la passione che ancor reagisse o almen tentasse all’inevitabile anafilassi verso un presente spesso fesso ossia incrinato tra indefesse fesserie ed illogiche ossessioni quali Beckett altresì narrò nel proprio “Passi” ossia il collasso del consesso quotidiano che s’inscena sull’indiscussa messinscena che esibisce questa città ove io passo e anche tu passi e tutti passan coi propri passi ed i pensieri più o meno fissi verso i nessi della propria vita e l’incessante speme che tutto passi come il tempo passa e nulla si fissi o s’affossi o si sconquassi nell’essenza dell’esistenza entro cui passiamo per il mondo con la prassi dei nostri assidui ed incessanti passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi passi

Passi (cliccate sull’immagine in testa al post per vederlo nella sua versione originale) è uno dei componimenti di The City of Simulation | La Città della Simulazione: 14 poesie audio-visuali su CDr, un progetto di Luca Rota – io, sì! – e Tiziano Milani – da pochissimo uscito con il nuovo lavoro Materia (storie da ciò che rimane) – prodotto da Setola di Maiale e pubblicato nel 2010, ma assolutamente attuale nelle sue tematiche e nelle visioni offerte, siano esse in forma sonora o letteraria.

14 poemi audio-visual, intorno e dentro il concetto di città. 14 Mp3 e 14 Jpeg, che vanno a formare un tutt’uno, suono/testo. Oltre tre ore di musica, ed infinite letture/riletture che s’interrogano sulla valenza della forma città odierna.(…) Opera coraggiosissima, di elevata qualità, e inusuale concezione. Potrebbe esser additata da esempio nel futuro.

(Marco Carcasi, Kathodic, 07/12/2010)

Potete leggere QUI tutte le informazioni in merito, oppure visitare il sito del progetto e, se lo ritenete meritevole, acquistare il CD direttamente dal sito di Setola di Maiale, una delle migliori etichette indipendenti italiane, in campo artistico/musicale e non solo.