Ettore Castiglioni, 24/25 agosto, Val di Non

Ettore Castiglioni non è stato solo uno dei più grandi alpinisti italiani di sempre, decorato della medaglia d’oro al merito alpinistico, ma pure un uomo di grandissimi e nobilissimi valori, al punto da essere riconosciuto Giusto tra le nazioni per la sua attività di salvataggio di centinaia di antifascisti, tra i quali Luigi Einaudi, ed ebrei perseguitati dalle leggi razziali fasciste, che egli accompagnava oltre confine, in primis verso la Svizzera, proprio grazie alla sua esperienza di montagna.

Di Castiglioni ho scritto qualche tempo fa qui sul blog in merito a una brutta vicenda a suo danno, perpetrata da individui di specie del tutto opposta a quella del grande alpinista milanese, tuttavia poi “risoltasi” in maniera tanto fortunosa quanto significativa e, in fondo, positiva. Scrivo “milanese” perché Castiglioni era di famiglia meneghina ma in verità egli nacque in Val di Non, a Ruffré: e proprio la “sua” valle natia, anche in seguito a quando accaduto e da me riferito nell’articolo del blog sopra citato (per questo mi viene in fondo di parlare di “risoluzione positiva” della vicenda), renderà omaggio a Ettore Castiglioni il 24 e 25 agosto prossimi, come indicato nella locandina in testa al post. È un ottima occasione per conoscere ovvero approfondire la conoscenza – e l’ammirazione intellettuale e umana, ne sono certo – di Castiglioni, personaggio tutt’oggi emblematico e capace di suscitare emozioni e sentimenti di grandissima, preziosa umanità, quanto mai necessari nel presente che viviamo.

P.S.: ringrazio di cuore Paolo Vita, nònese grande estimatore di Castiglioni e promotore della posa di un cippo commemorativo del legame del grande alpinista con la Val di Non, che mi ha dato notizia delle iniziative di cui vi ho detto.

Viva M49!

Forza M49, sei tutti noi!

P.S.: anche perché stare dalla parte di quel (censura) dell’attuale Presidente della Provincia di Trento è roba insensata e terribilmente ottusa.

(Cliccate sull’immagine – quello non è M49, la foto è puramente indicativa – per saperne di più.)

Il grande Ettore Castiglioni e un “piccolissimo” sindaco

Mi ha lasciato a dir poco sconcertato la lettura della notizia che a Ruffré, in provincia di Trento, è stata negata la posa di un monumento commemorativo a Ettore Castiglioni, uno dei più grandi alpinisti italiani di sempre nonché personaggio di grandissime doti intellettive e umane, nativo proprio della piccola località trentina. Ciò perché Castiglioni, che durante la guerra fu sottotenente degli Alpini, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì al movimento partigiano e contribuii attivamente a mettere in salvo centinaia di ebrei perseguitati dalle leggi razziali e di antifascisti (tra i quali il futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi), mentre il sindaco del suo paese natale, protagonista del diniego, è membro attivo di un gruppuscolo neofascista attivo in Trentino/Sud Tirolo. Questo è quanto.

Mi ha lasciato sconcertato, appunto, e disgustato, constatare che nella nostra società civile ci siano individui come siffatto sindaco (!), così palesemente al di fuori da qualsivoglia margine democratico e di libertà d’espressione, e così pervicacemente sguazzanti in un passato fatto di disgustoso fango (e magnanimamente scrivo “fango”, non altri termini più turpi che tuttavia sarebbe perfettamente giustificati) che rifiuta di vivere il presente rendendosi antitesi di qualsiasi futuro – un elemento che qualsiasi società realmente civile dovrebbe rigettare, non certo eleggere a cariche istituzionali. Ognuno può sostenere qualsivoglia ideologia politica, anche la più sovversiva, ma nessuno può farlo negando e infangando la storia attraverso atteggiamenti ipocriti, retrivi e anticulturali. La presenza di individui come il suddetto sindaco è innegabilmente d’intralcio a qualsiasi buon progresso della società di cui tutti facciamo parte e della civiltà che ne deve animare la vita quotidiana – al di là, ribadisco, di qualsiasi ideologia e posizione politica: siamo al di là di ciò, appunto, oltre ogni pensabile margine di tolleranza civica.

D’altro canto, una personalità così alta e luminosa come quella di Castiglioni non subisce certo la bieca meschinità di certi personaggi dalle azioni tanti significative circa la loro reale natura, della quale peraltro finiranno per soccombere inesorabilmente. Per Ettore Castiglioni, invece, continuano a parlare le grandi imprese alpinistiche e la sua esemplare avventura umana, eternate nella storia e nel tempo a beneficio degli spiriti più grandi e liberi.

P.S.: qui potete vedere il trailer del film Oltre il Confine – La Storia di Ettore Castiglioni. Cliccando sull’immagine in testa al post potrete invece leggere l’articolo di Andrea Tognina Ettore Castiglioni, un alpinista in cerca di libertà, uscito su swissinfo.ch

Di Mauro Corona, o della parodia della parodia

Non so se il buon Mauro Corona, scrittore assai suggestivo e personaggio mediatico ben più grottesco che sovente si erge a nobile (e apprezzabile, e ammirevole) paladino della Montagna e della sua cultura, sia concorde ovvero abbia da ridire riguardo l’immagine sopra pubblicata (cliccateci sopra per conoscerne la fonte e il contesto), che palesemente mette in relazione il diavolo e l’acquasanta, ovvero la fragile e (si spera) incontaminata bellezza della Natura montana e un SUV, autoveicolo che di “incontaminato” e incontaminante ha ben poco (assieme a tutto il resto che gli va dietro), con lo scrittore di Erto a fare da – consapevole o meno (spero vivamente la seconda) – testimonial. Assai significativa, nell’incipit dell’articolo dal quale l’immagine è tratta, leggere l’alquanto tragicomica affermazione “Mete raggiunte, spesso esplorate (laddove possibile, rispettosamente), in auto e in moto”: e dove non fosse possibile raggiungere tali mete “rispettosamente” – ovvero, inutile dirlo, quasi sempre? Domanda retorica, ovvio: si raggiungono comunque, fanc**o la Natura montana e la sua fragilità! Pecunia non olet autem corrumpit…*

Ma, giusto a proposito di tragicomico, torniamo a Mauro Corona, il quale ormai sta compiendo definitivamente la metamorfosi in parodia del “Corona” di Maurizio Crozza – una parodia della parodia o “controautoparodia”, insomma. Per carità, ognuno è libero di mostrarsi e atteggiarsi pubblicamente a ciò che vuole, seppur ciò vada a indebolire notevolmente il valore dei nobili messaggi e dei buoni propositi altrimenti proferiti (ed è proprio questa la cosa più discutibile della questione). Fatto sta che, appunto, resta ormai solo una piccola differenza tra i due “Corona”: che l’uno è un comico e l’altro no. E non è detto che di questo passo il comico sia Crozza.

*: “Il denaro non puzza, ma distrugge”.

P.S.: ringrazio per l’indiretta ispirazione alla scrittura di questo post Michele Comi, grande guida alpina malenca e, lui sì senza alcun paradosso, custode delle proprie montagne di grande cultura, concreta operosità e inestimabile importanza.

Quando un orso fa l’orso e l’uomo fa l’uomo

Sono ormai passati un tot di giorni da quanto accaduto a KJ2 e dunque la gran maggioranza della cosiddetta “opinione pubblica” se ne sarà già dimenticata (attratta nel frattempo da mille altre polemiche che la “cara” nostra ItaGlietta sa produrre come nessun altro paese riesce a fare), però io in quei giorni stavo nel mio esilio vacanziero (quasi) dewebizzato e dunque posso dirne solo ora.

Ma faccio presto, tranquilli. Vorrei solo rimarcare qualcosa di cui sono convinto da tempo (con autorevoli riprove, peraltro) riguardo il ritorno dell’orso in molti territori alpini, ovvero di come tali programmi di reintroduzione siano palesemente sbagliati, o quanto meno estremamente superficiali. Insomma, non è possibile pensare che creature così intelligenti come gli orsi possano nuovamente convivere con esseri tanto crudeli e imbarbariti come gli umani senza che si generi alcun problema! Era palese che per i plantigradi alpini sarebbero sorte notevoli complicazioni, considerando l’evidenza storica che l’orso, quando fa l’orso, è perfettamente “naturale” ed ecologico in ciò mentre l’uomo, quando fa l’uomo, diventa spesso un elemento nocivo per l’ecologia e distruttivo per la Natura – la sua natura inclusa! E infatti puntualmente la barbarie umana non ha tardato granché a saltar fuori, insieme a tutta la sua drammatica illogicità, nel caso suddetto come lungo tutto il corso della storia – quella recente soprattutto, segno che la crudeltà e l’imbarbarimento umani non stanno affatto regredendo a livelli più… umani, anzi. Al pari dell’incapacità di interazione e dialogo con le altre creature che popolano il pianeta ovvero di autentica cultura ecologica, d’altronde!

Insomma: gli orsi reintrodotti (spendendo soldi pubblici) vengono uccisi (spendendo altri soldi pubblici) dacché colpevoli di fare gli orsi e dunque venendo giudicati “pericolosi”. E se si applicasse lo stesso principio (evidentemente del tutto “logico” per qualcuno) agli umani? Che ne risulterebbe?
Ecco, appunto.

E non ditemi che sostenga quanto sopra solo perché sarei un orso pure io, perché tanto non vi risponderei dacché è vero.

P.S.: cliccate sull’immagine per leggere un altro illuminante approfondimento al riguardo.