Come Marica Branchesi

Be’, se potessi ritornare piccolo, direi che da grande mi piacerebbe diventare una persona come Marica Branchesi.

Altro che tutte quelle mezze cartucce che i media ci propinano come “vip” (minuscolo sì) ma le cui “opere” quotidiane mi sembrano meno importanti di quelle del paracarro di granito in fondo alla mia via!
Come Marica Branchesi, invece. Ecco.

(Se non lo sapete già, cliccate sull’immagine per conoscere il perché.)

Finalmente una notizia “gravitazionale”!

“È stato fatto il primo passo in un’astronomia completamente nuova, confrontabile alla rivoluzione che Galileo Galilei inaugurò rivolgendo il suo cannocchiale verso il cielo.”

Ecco, quella della prima cattura (italiana) del segnale generato da onde gravitazionali sì che è una notizia!

Una notizia vera, importante, di quelle che realmente possono cambiare il mondo in cui viviamo ovvero la visione che abbiamo di esso, e aprirci nuove prospettive delle quali nemmeno sappiamo comprendere l’ampiezza! Una notizia che, per quanto mi riguarda, spazza via qualsiasi altra che quotidianamente ingolfa buona parte degli organi di informazione, a partire da quelle sulle varie e assortite buffonate dei politici. Un sacco di non notizie inutili e spesso pure stupide; il resto è mera cronaca o informazione pratica: necessaria e doverosa, assolutamente (soprattutto se vengono ben fatte e comunicate: cosa rara, ormai), ma quando ti comunicano che qualcosa che prima non conoscevamo e sapevamo può cambiare il mondo in cui tutti viviamo al punto da essere paragonata alla rivoluzione avviata da Galileo Galilei col proprio cannocchiale – come (vedi sopra) ha dichiarato Giovanni Losurdo, coordinatore del progetto Advanced Virgo al quale si deve la cattura – beh, è un evento fantastico, emozionante e – ribadisco – veramente importante.

Anche perché, come in altre occasioni, sono notizie che, pur indirettamente tanto quanto paradossalmente, ci rimettono coi piedi per terra, a noi terrestri mortali con le nostre stupide facezie quotidiane o con le malvagità d’ogni sorta che siamo da sempre così capaci di mettere in atto, ma pure solo con la nostra rozza piccolezza intellettuale, come quella del tizio che su uno dei siti d’informazione che fornisce la notizia ha commentato: “Altri miliardi da spendere per non vedere niente di utile…”, con un atteggiamento niente affatto raro nella cosiddetta “opinione pubblica” contemporanea. Eh, in effetti è un peccato non essere rimasti all’età della pietra per poter avere una solida clava tra le mani e palesare al tizio tutto il dissenso necessario in modo incontrovertibile!

P.S.: cliccate sull’immagine in testa al post per aprirla in un formato più grande, oppure leggete qui l’articolo di Focus dal quale è tratta.

“Intellettuali” o “pensatori”?

intellettualiConfesso che ogni volta odo proferito il termine “intellettuale” tendo sempre a inarcare il sopracciglio, quando non a percepire una specie di vago ancorché molesto bruciore di stomaco. Non certo per il termine in sé, semmai per l’uso che se ne fa sempre più spesso oggi ovvero per quell’accezione identificante piuttosto comune, e piuttosto comunemente usata a vanvera – dacché il senso originario del termine (“Nella concezione aristotelica erano definite intellettuali quelle virtù come scienza, sapienza, intelligenza e arte che consentivano all’anima intellettiva di raggiungere la verità”, per citare Wikipedia) mi pare assai svaporato nonché parecchio immeritato (si veda cosa già diceva Antonio Gramsci quasi un secolo fa al proposito!)

In ogni caso, da sempre a “intellettuale” preferisco pensatore. Perché tutti abbiamo un intelletto (“Intellettuale: che ha intelletto.”) e dunque, tutti siamo intellettuali? Potenzialmente sì, sostanzialmente giammai – in base al suddetto senso classico. Inoltre, tutti abbiamo un intelletto ma di frequente (e non dico di più) tale intelletto non genera pensieri.

Sia chiaro: la mia riflessione è meramente “umanistica”, per così dire, e svincolata da buona parte dei tanti dibattiti sull’intellettuale come esponente di una élite – il che, va da sé, è cosa sociologicamente inevitabile tanto quanto sostanzialmente sterile, a giudicare da come tale élite oggi agisca e dagli effetti che la sua azione intellettualistica consegue – o non consegue: ed è ciò che, nel caso, ne può generare un’accezione positiva o meno. Peraltro bisogna pure notare che la sussistenza di “élite intellettuali” è tipica di quelle società ove il livello di cultura diffuso – e dunque la capacità di pensare, per farla breve – sia scadente e/o decadente: sempre che un simile processo di letale contro-adattamento non venga manifestato pure dall’élite, in una sorta di situazione in cui è l’allievo ignorante, e non quello capace, che supera il maestro! (State pensando a quello – a quel paese – che penso io?)

D’altro canto, fu proprio l’intellettuale italiano moderno par excellence, Pier Paolo Pasolini, a rilevare come i rappresentanti della cultura alta e raffinata alla fine s’impegnassero in una critica sterile ed astratta chiudendosi in una sorta di casta – appunto – e assumendo un ruolo sostanzialmente conservatore (in verità non antitetico all’intellettualismo militante se culturalmente ben strutturato – cosa tuttavia oggi assai rara, in effetti), poiché vedevano nella società attuale solo connotazioni negative e lasciandosi andare al continuo rimpianto di una mitica “età dell’oro” ormai trascorsa (cito sempre da qui). Posto ciò, nonché quanto sopra detto, ove l’azione degli intellettuali, sia essa elitaria o meno, non porti almeno nel lungo periodo a una diffusa e virtuosa elevazione culturale della massa (anche partendo da una visione negativamente connotante, perché no, peraltro oggi ben più inevitabile di quanto già fosse 40 anni fa), a mio parere è da considerare fallimentare ovvero meramente e boriosamente autocelebrativa – che è in fondo quello che sosteneva Pasolini.

Insomma: “intellettuale” è termine di nobile origine ma di vita contemporanea via via alterata, per così dire. Meglio pensatore, ribadisco. Perché tutti possiamo pensare – dobbiamo pensare. Dovremmo essere – tutti, ribadisco – pensatori, ben più che “intellettuali”. Esattamente come il possedere un’auto non ci rende guidatori: dobbiamo guidarla, appunto, e guidarla bene, per esserlo veramente. Dunque, ci fossero meno intellettuali (vedi sopra, sempre) d’élite oppure no e più pensatori, ecco, credo che questo nostro mondo sarebbe un po’ meno storto – d’intelletto in primis – di quanto invece è.

Pianeti come la Terra? Vita extraterrestre? Alieni? Eh?!

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Voi credete agli UFO, agli extraterrestri? Beh, io no. Oddio, mi piacerebbe crederci, ma ho sempre pensato che se una razza aliena sia talmente più avanzata di noi da saper superare le distanze interstellari e giungere da queste parti, chissà, magari di saltare da un universo a un altro, da una dimensione all’altra, insomma, una razza che sia così tecnicamente e scientificamente onnisciente, possibile che scelga di scendere proprio qui, sulla Terra, così stoltamente da non rendersi conto della rozzezza della specie vivente che la domina e da qualche secolo la concia per le feste rendendola un postaccio meno raccomandabile delle strisce pedonali per un passante d’una qualsiasi città terrestre (appunto)?

Cop_LMRQP_taglio2(Tizio Tratanti in LA MIA RAGAZZA QUASI PERFETTA, Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2010, ISBN 978-88-96838-03-7, Pag.120, € 12,00.
Cliccate sulla copertina del libro qui accanto per conoscerne ogni altra informazione utile. Anche riguardo gli alieni, sì!)

Stars, stripes, ignorance (Isaac Asimov dixit)

16298376_1422993811052280_7174078086327934957_nUna sola aggiunta personale a quanto asserito da Isaac Asimov (nel 1980, mica ieri!): quantunque lì per vari motivi sia probabilmente più evidente, non solo negli Stati Uniti ciò sta accadendo, ahinoi.