Della astrologia, cioè di quella che giudica le cose future, è pazzia parlare; o la scienza non è vera, o tutte le cose necessarie a quella non si possono sapere, o la capacità degli uomini non vi arriva; ma la conclusione è, che pensare di sapere el futuro per quella via è uno sogno. Non sanno gli astrologi quello dicono, non si appongono se non a caso; in modo che se tu pigli uno pronostico di qualunque astrologo, e di uno di un altro uomo fatto a ventura, non si verificherà manco di questo che di quello.
A volte, a vedere certe cose, ammetto di soffrire della “sindrome impulsiva da riabilitazione di Vanna Marchi e del Mago do Nascimento”, per la quale mi passa inopinatamente per la testa di non credere la figura in questione così bieca e dunque di ridarle qualche “credito”: ma non perché non fosse effettivamente tanto bieca e farabutta, quanto perché vi sono altri personaggi che si impegnano parecchio a imitarne le gesta, nel principio, e almeno la Marchi un po’ di galera e un certo sputtanamento pubblico li ha vissuti. Inoltre, è bene ricordare che, per riuscire a vendere rametti di edera spacciandoli per potenti amuleti magici, ci vogliono due cose fondamentali: una gran faccia tosta da una parte e un’altrettanta gran coglionaggine dall’altra (parte dello schermo, tra il suo pubblico, sì).
Ecco, probabilmente l’avrete visto girare sul web il video lì sopra, che ritrae uno dei più noti rappresentanti di quella categoria di ciarlatani che si spaccia per “astrologi”. Bene, pure al di là dell’episodio in questione, per certi aspetti quelli come lui sono anche peggio di Wanna Marchi, fosse solo per come occupino ignobilmente ampi spazi su canali televisivi pubblici o su giornali vari – spazi, peraltro, che qualsiasi altra persona senza fisime divinatorie ma con motivazioni serie potrebbe acquistare solo dietro cifre esorbitanti. Ed è inutile chiedersi il perché un tal “potente” e “celebrato” “astrologo” (virgolette ovunque, già) non abbia saputo prevedere la catastrofe del coronavirus nel fare le previsioni sull’anno in corso: semplicemente perché non ne è capace, di prevedere una cosa pur così grande né alcunché d’altro. Perché è un imbonitore la cui unica dote, evidentemente, è quella di vendere il fumo facendo credere che sia arrosto, e basta.
Al punto che lui e quelli come lui godono di pubblici di centinaia di migliaia di persone, nonostante siamo nell’anno 2020, terzo millennio d.C., e siamo (diciamo di essere) Sapiens – addirittura Sapiens Sapiens, per alcuni. Ma il principio valido per Wanna Marchi vale anche in questo caso e in ogni altro simile: ci vuole sì un imbroglione capace di dire delle grandi panzane facendole credere vere (e facendosi pagare per questo), ma soprattutto ci vuole un pubblico talmente idiota da pendere dalle sue labbra e avere fede nelle sue “divinazioni”, giustificandogli così pure i soldi guadagnati. E, appunto, il principio sarebbe lo stesso anche nelle conseguenze: solo che a Wanna Marchi il sigillo della truffatrice farabutta glielo hanno attaccato addosso, giustamente, a certi altri no. Ingiustamente, a mio parere.
Posto che, sia chiaro, non sto assolutamente dicendo che l’astrologia non sia una materia a cui si possa dare credito, se si vuole dargliene (io no, non voglio, almeno nei termini in cui viene elaborata comunemente, ma è la mia opinione), tuttavia che sia un ambito evidentemente fin troppo attrattivo – con alcuni altri affini – per certi clamorosi imbroglioni, e che sia tale in primis per colpa di chi vi dà credito in modi ridicolmente stupidi (grazie ai quali i primi fanno pure parecchi soldi, ribadisco), questo sì, li dico e lo ripeto. Ecco.
[Claude Monet, “La pioggia”, 1886-87, olio su tela, collezione privata.]A volte, piove così bene e con la pioggia tutto così bene si bagna e si lustra, illuminandosi e riprendendo colore o assumendone di così vividi, che a uscire con l’ombrello sembra quasi una cosa brutta, da maleducati, negligenti o da menefreghisti, già.
Tutto intorno è bagnato, le strade gli alberi le siepi i prati le pietre le case gli animali l’aria… e noi no? Almeno un po’ di quella bella pioggia noi non ce la prendiamo, e senza che ci sia alcun bisogno di lamentarsi? Va bene, se è in corso un gran nubifragio no, ma se invece la pioggia cade così bene che sembra di essere in un quadro di Monet…
Ma, forse, sono “di parte”, per così dire. Nel senso che non sopporto gli ombrelli e, in certi casi, come le persone li utilizzano, ecco.
[Foto di 272447 da Pixabay ]In effetti verrebbe proprio da pensare che in questi giorni la Natura – o qualsiasi altra “entità” con la quale vi venga di poterla identificare – si stia prendendo gioco degli umani, costretti a restare reclusi tra le mura domestiche per colpa di un virus terribile. Nel pieno d’una tale pandemia, che peraltro cade nel mezzo della fremente esplosione di vita che dona la primavera, e in corrispondenza del ponte pasquale, per il quale di norma buona parte delle persone non resterebbero in casa nemmeno sotto minaccia, la suddetta Natura, almeno dalle mie parti, sta inanellando una serie notevole di giornate splendide, dalla meteo favorevole come non mai. I monti ancora innevati, i boschi coloratissimi, i prati fioriti, l’aria già tiepida e le giornate che s’allungano, il cielo da giorni sereno senza nuvole… e gli umani chiusi in casa. Tiè!
Una gran presa in giro “naturale”, appunto, come se la Natura si divertisse a rigirare il coltello nella piaga (termine peraltro correlato a una situazione di calamità) e volesse sbeffeggiare l’umana caducità e la palese fragilità del sempre tanto borioso Homo Sapiens così chiaramente palesate dall’invisibile, imperante e invadente coronavirus!
E poi, quando l’emergenza finirà e torneremo liberi di muoverci a piacimento, magari pioverà per settimane. Perché la Natura di sicuro le Leggi di Murphy le conosce bene, tant’è che, come recita la Settima variante di Zymurgy alla legge di Murphy:
Inoltre, se posso dire, anche questa cosa del chiudere le scuole per “maltempo”, nemmeno dovessero arrivare spaventose tempeste polari, cicloni tropicali o chissà quali altri cataclismi meteo ma solo perché potrebbe nevicare – eh, tu guarda, nevicare a dicembre! Ma che roba assurda! – la trovo una vera e propria cialtronata.
Oggi le scuole sono chiuse a Roma e Napoli, ad esempio. Ecco, infatti guardate un po’, cliccando li sopra, quale terribile nevicata stia avvenendo a Roma. Metri e metri di neve al suolo, freddo artico, ghiaccio ovunque… eh già!
Una cialtronata, ribadisco.
La scuola è un servizio pubblico di importanza educativa, culturale e sociale fondamentale che deve restare sempre aperta, quando lo debba essere, anche e soprattutto in momenti “difficili” che poi tali non sono quasi mai. Arrivasse in aula un solo alunno, magari perché abita da parte alla scuola e della meteo non gli importa granché mentre gli importa di dover e voler studiare, la scuola avrebbe assolto il suo imprescindibile compito. Tutto il resto sono fregnacce, proprio come dicono a Roma. Punto.