Il bello di certi posti, quando non sono soltanto meri territori abitati ma luoghi vissuti (in verità di tutti, ma alcuni con maggior evidenza), è che a volte puoi essere tu a raccontare ciò che sono avendo la fortuna che qualcuno ti ascolti, e altre volte invece sono loro a raccontarsi richiedendo che sia tu ad “ascoltarli”.
A me questo è successo a Torre de’ Busi: qualche giorno fa ho avuto il piacere di essere ospite insieme all’editore Paolo Canton della nuova Biblioteca Comunale nel giorno dell’inaugurazione, raccontando il territorio grazie a Montagne, l’atlante geografico dei monti che ho curato per Topipittori; pochi giorni dopo è invece stato il territorio a raccontarsi a me attraverso le narrazioni “impresse” sulle sue montagne, che ho avuto il piacere di “ascoltare” e anche leggere percorrendo alcune delle antiche e mirabili mulattiere selciate che lo attraversano.
D’altro canto la migliore e più compiuta relazione che possiamo intessere con i territori e i loro paesaggi è sempre biunivoca: per conoscerli, comprenderli e poi magari raccontarli bisogna osservarli, ascoltarli e saper leggere le pagine sulle quali nel tempo la natura e gli uomini hanno “scritto” le loro storie. È un do ut des antropologico e culturale sul quale si basa il nostro stare nel mondo e lo starci bene sia per noi che per il mondo stesso, la garanzia per entrambi di armonia, equilibrio e salvaguardia reciproca. E se non c’è, questo vicendevole scambio virtuoso, è sempre colpa nostra che non sappiamo più ascoltare e leggere quel “libro” fondamentale.


