Questa diminuzione di sensibilità

Questa diminuzione di sensibilità va diffondendosi dappertutto. Quelli che fanno andare a tutto volume radio e televisori e si portano la radio portatile in spiaggia, che mangiano solo i formaggini più reclamizzati, usano la vaniglina invece dei baccelli di vaniglia, buttano le cicche sui binari della metropolitana, non sanno mettersi in coda, dedicano il loro ultimo romanzo «A mia moglie, che ha battuto a macchina con amore il manoscritto», si vergognano se il nonno si annoda il tovagliolo intorno al collo, hanno voluto che secondini, spazzini, pompieri, ciechi e sordi si chiamassero agenti di custodia, netturbini o, peggio, operatori ecologici, vigili del fuoco, non vedenti e non udenti, dicono zola invece di gorgonzola e sisma invece di terremoto, augurano ai colleghi d’ufficio «buon lavoro», sono ancora quelli che nelle gite aziendali sul Lago di Como si raccolgono in circolo compatto intorno a una chitarra scordata, magari sottoponte, e fanno il percorso Como Bellagio e ritorno senza dare una sola occhiata all’acqua, alle rive, alle ville, alle montagne, al cielo. La sera, uscendo dalla stazione, comprano un chilo di prugne all’acetone e la gita è finita.

(Aldo Buzzi, L’uovo alla kok, Adelphi Edizioni, 1979-2002, pagg.89-90.)

L’incompetenza

[Foto di brn2flyjets da Pixabay.]
Se l’incompetenza fosse considerata una valuta monetaria, in questo paese circolerebbero innumerevoli Ferrari, Lamborghini, Rolls Royce, senza contare i jet privati che solcherebbero i cieli.

Be’, meno male che non è così, e che l’incompetenza serve solo per acquisire prestigio sociale o per fare carriera politica. Sennò chissà che traffico terribile per aria e sulle strade!