Dicono, dei politici, ma poi…

Dicono che sono incapaci, i politici, che sono falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni…

Ma poi danno loro parola ovunque, sui giornali, nei tiggì, nei talk show della TV, nei convegni d’ogni sorta, bramando e riverendo le loro falsità, ipocrisie, fanfaronate, ciarlatanerie, ignoranze, arroganze, populismi, infidezze, corruzioni, indegnità… così giustificando tutto ciò, come fosse cosa buona, dovuta e gradita.

Dunque?

Dunque forse no, ma forse è inevitabile che il paese venga governato da politici falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni, dal momento che, evidentemente, la sua “società civile” non sa produrre altro di meglio da ascoltare e riverire.

Che i giornalisti facciano ciò che vogliono, ma non i giornalisti! (Sergej Dovlatov dixit)

Nel giornalismo, ad ognuno è concesso fare una cosa, ma che sia una sola. In quella e solo in quella violare i principi della morale socialista. Per esempio a uno è concesso bere. Ad un altro fare il delinquente. Ad un terzo raccontare barzellette politiche. Ad un altro essere ebreo. Ad un altro non essere iscritto al partito o, per esempio, condurre una vita immorale. Eccetera. Ma ad ognuno, ripeto, è concessa una cosa sola. Non si può essere contemporaneamente ebreo e ubriacone, Delinquente e non iscritto al partito…

(Sergej DovlatovCompromessoSellerio Editore, Palermo, 1996, traduzione dal russo e cura di Laura Salmon, pag.140.)

Badate bene: Dovlatov fa riferimento alla sua esperienza di giornalista nella Tallinn sovietica di metà anni Settanta e lo fa con la sua celeberrima, pungente ironia. Ovvero, egli sottintende: ai giornalisti servitori (volenti o più spesso nolenti) dell’ideologia di regime era concessa una di quelle cose elencate, ma assolutamente non fare giornalismo, non raccontare la realtà dei fatti ai lettori dei giornali del tempo o agli spettatori dei canali TV di Stato, non ci provare nemmeno a fare autentica informazione. Allora sì, era concesso loro un qualche tipo di “sfogo” alla vita altrimenti rigidamente avviluppata nelle maglie del regime e ai suoi voleri asservita. Ma non fare i veri giornalisti, giammai.

Beh, almeno allora una “motivazione” – la bieca, coercitiva e opprimente morale socialista – per tale sorta di condizione professionale c’era. Oggi no, anzi. Eppure non mi pare che dalle nostre parti, nella sostanza, la situazione sia diversa dall’Estonia sovietica di allora – almeno non per quanto riguarda la qualità dell’”informazione” di tanta stampa e altrettanti media, se ancora tale termine sia corretto utilizzare.

P.S.: cliccate sull’immagine di Dovlatov per leggere la mia recensione a Compromesso.

L’analfabetismo funzionale funziona sempre più (ahinoi!)

L’analfabetismo funzionale, esercizio socioculturale nel quale un’ampia parte della popolazione nostrana eccelle (!), sta raggiungendo apici sempre più emblematici – quantunque “didatticamente” inutili, per come già da tempo dalla vasta casistica si possono rilevare evidenze che assimilare a indubbie verità, ormai, non rappresenta più una forzatura.

Dailybest, nell’articolo che potete leggere cliccando sull’immagine in testa al post, ce ne presenta un esempio nuovamente definitivo il quale, ovvio, in base alla stessa “legge” per la quale si manifesta, definitivo non sarà soltanto per chi ne viene rappresentato. Come scrissero Fruttero & Lucentini ne La prevalenza del cretino, “Per lo stupido il cretino è sempre l’altro.”

A dire il vero, Dailybest dimostra col suo articolo uno “stato dell’arte” al riguardo anche più grave. Non siamo più solo in presenza di analfabetismo funzionale, ma di un mix di questo con grave dissonanza cognitiva e psicopatie maniacali di genere persecutorio. E’ la condizione di quello che si trova di fronte a un muro con una porta che permetta di passarvi oltre, ma quello continua pervicacemente a cercare di sfondare il muro, arrecandosi sonore craniate, perché lo hanno convinto che la porta sia chiusa a chiave – anche se non ha nemmeno una toppa. E se glielo fai notare, ovviamente ti dà del cretino.

Scrive bene al riguardo (e come sempre) Claudio Vercelli, uno dei più illuminanti storici dell’età contemporanea italiani, in un commento all’articolo di Dailybest (commento che potete leggere nella sua interezza qui):

La forza dell’analfabetismo, soprattutto quello virtuale, riposa, tra gli altri, sia nell’effetto gregge che nell’effetto branco: l’effetto gregge indica il senso di protezione e di impunità che deriva dal ripetere una modalità argomentativa senza alcun fondamento, in presenza di altri soggetti che si comportano nel medesimo modo; l’effetto branco è invece il risultato della finta “posizione di attacco”, ossia la percezione di gratificazione che deriva dalla convinzione di avere efficacemente contrastato l’altrui argomentazione con una frase brevissima, banale, in genere decontestualizzata ma che ribadisce un’effimera autocognizione di superiorità o di identità (che è la ragione per cui le competenze, sul web, vengono trascinate nell’abisso dell’altrui pulsionalità, rafforzando la percezione di un conflitto in corso tra “chi-parla-come-mangia”, ossia il buono perché autentico, e “chi-si-fa-seghe-intellettuali”, il cattivo poiché artefatto e manipolatorio).

È bene che, chi ancora sia in grado di farlo, la tenga aperta quella porta nel muro suddetto. Non vorrei che in breve tempo venga murata pure essa perché l’aggravarsi ulteriore dell’analfabetismo funzionale diffuso, rendendo chi ne è affetto incapace di rispondersi alla domanda “ma se è una porta, dove porta?”, la faccia ritenere inutile, isolando definitivamente l’intera società dal quel buon senso che ancora c’è, oltre il muro.

 

Se l’informazione fornita dai giornali è ormai come “Il Trono di Spade”…

Applausi (amari, e capirete a breve perché, ma pure forieri di gratitudine) a Paolo Ferrucci, che sulla propria pagina facebook riporta alcuni degli interventi che ha pescato sul Corriere della Sera di oggi, a pagina 21, nell’articolo che riporta del “vertice” di alcune delle testate più importanti del mondo per i 150 anni de La Stampa. Ad esempio:

«Il rapporto tra i nostri media, Facebook e Google? Loro sono i padroni di casa, noi siamo gli inquilini. Ci stanno alzando l’affitto.»
«Abbiamo il dovere civico di rendere le notizie interessanti.»
«Nei giornali dobbiamo ricreare ogni giorno “Il Trono di Spade”: una storia così interessante che non possiamo restare fuori.»
«Le redazioni saranno più piccole, agili, non formate necessariamente da soli giornalisti.»
«L’indipendenza editoriale è fondamentale, ma giornalisti e aziende devono imparare a lavorare insieme.»

Dunque, gli affittuari di Facebook e Google (?) avrebbero il dovere civico di rendere le notizie interessanti. Attenzione: non obiettive o attendibili, “interessanti”. Ricreando storie di stampo televisivo, scritte da redazione ove i giornalisti non siano più necessari che mettano da parte l’indipendenza editoriale per lavorare (gratis, vero?) con le aziende.

Bene (si fa per dire): posto che negli ultimi anni i giornali italiani non hanno certo brillato, nel fornire notizie, per rigore, obiettività e completezza d’informazione – non hanno più fatto bene il loro mestiere, insomma – e posto che la crisi dell’editoria giornalistica è sempre più grave e profonda, cosa dichiarano di voler fare, le redazioni? Non solo di continuare lungo l’assai sconnessa strada intrapresa, ma pure di accelerare il passo. E dichiarare piuttosto di voler offrire in primis – molto semplicemente tanto quanto “naturalmente” ovvero secondo natura – una corretta informazione? Giammai, ci mancherebbe.

Ecco, ora capite l’amarezza.

No: credo proprio che, ahinoi, non ci sia speranza nemmeno per il futuro dell’informazione, qui.

P.S.: non ho mai visto Il Trono di Spade. Magari è una gran bella serie, eh, ma non guardo la TV…

Il complotto del complotto


Comincio seriamente a pensare che dietro tutta questa proliferazione di complottisti ovvero sostenitori del “complotto” in senso assoluto, non possa che esserci un complotto.
Dunque, credo che prima o poi tali complottisti complotteranno su sé stessi e in tal modo, non essendoci in verità alcun autentico complotto da essi sostenuto, quando ciò avverrà spariranno di colpo, un po’ come materia e antimateria.
Ecco.

P.S.: cliccate sull’immagine per ingrandirla e scoprire inequivocabilmente che la “teoria del complotto” è tutta un complotto, e che dunque i “complotti” esistono. Eccome se esistono!