“God bless America”, oppure “God damn America”?

Inutile sconcertarsi per l’ennesima volta. L’America è questa: quella che ha portato il primo uomo sulla Luna e quella di Nixon e Trump, quella del rock’n’roll, di Harvard e della Silicon Valley ma pure di quasi ogni guerra combattuta sul pianeta negli ultimi settant’anni, quella del chewing gum, dei panini finti di McDonald’s e delle continue stragi nelle scuole e luoghi pubblici. È quella del massacro di Las Vegas e della gente che ad esso reagisce follemente acquistando ancora più armi per paura di restrizioni alla vendita (che non arrivano mai). Tra qualche tempo gli USA probabilmente porteranno un uomo su Marte o ci regaleranno qualche nuovo e fenomenale status symbol tecnologico ma, per ora, il “sogno” americano sta diventando sempre più paradossale e folle.

Dunque, God bless America? No. Semmai God damn America*.

*: damn, “dannare”, “maledire”. Peraltro, sulla vera origine e sul senso ben poco nobile e tanto meno devozionale di quanto si pensi della celebre e abusata (negli USA) espressione “God bless America”, date un occhio qui.

Una “crema catalana” uscita (molto) male

(Vignetta di Gava | Marco Gavagnin – http://www.gavavenezia.it/)

Da un lato, la Catalogna con le proprie ambizioni indipendentiste e secessioniste con forti basi storico-culturali, e le assai stupide quando non scellerate scelte politiche attuate per perseguirle; dall’altro la Spagna con le proprie indubbie ragioni costituzionali e le altrettanto stupide quando non squadriste reazioni politiche messe in atto per impedire gli intenti catalani. In mezzo, cittadini comuni assolutamente liberi di esprimere le proprie scelte pro o contro l’indipendenza invocata ma liberamente manganellati e sottoposti a ignobili violenze per ordine governativo.

Assenti ingiustificati, invece: il diritto alla libertà d’opinione e alle libere scelte politiche di ogni singolo individuo, il dialogo culturale (prima che politico) necessario in una società veramente “civile”, la democrazia per come ci vogliono far credere che esista, l’Europa in quanto parte del mondo realmente avanzata ed emancipatasi rispetto a una certa propria tragica storia novecentesca, una “politica” che sia veramente tale e non il solito, secolare camuffamento di un potere il cui solo scopo è quello di soffocare qualsiasi autentica libertà politica e democratica dei cittadini ad esso sottoposti.

Con tali elementi in gioco, o assenti da esso, la barbarie di qualsiasi segno avrà sempre vita facile. Alla faccia della nostra “civiltà” occidentale e del nostro crederci sempre e comunque i migliori del mondo senza comprendere cosa ciò significhi realmente, e cosa debba comportare al fine di ricavare realtà autenticamente virtuose da parole altrimenti sempre belle tanto quanto vuote.

Finalmente una notizia “gravitazionale”!

“È stato fatto il primo passo in un’astronomia completamente nuova, confrontabile alla rivoluzione che Galileo Galilei inaugurò rivolgendo il suo cannocchiale verso il cielo.”

Ecco, quella della prima cattura (italiana) del segnale generato da onde gravitazionali sì che è una notizia!

Una notizia vera, importante, di quelle che realmente possono cambiare il mondo in cui viviamo ovvero la visione che abbiamo di esso, e aprirci nuove prospettive delle quali nemmeno sappiamo comprendere l’ampiezza! Una notizia che, per quanto mi riguarda, spazza via qualsiasi altra che quotidianamente ingolfa buona parte degli organi di informazione, a partire da quelle sulle varie e assortite buffonate dei politici. Un sacco di non notizie inutili e spesso pure stupide; il resto è mera cronaca o informazione pratica: necessaria e doverosa, assolutamente (soprattutto se vengono ben fatte e comunicate: cosa rara, ormai), ma quando ti comunicano che qualcosa che prima non conoscevamo e sapevamo può cambiare il mondo in cui tutti viviamo al punto da essere paragonata alla rivoluzione avviata da Galileo Galilei col proprio cannocchiale – come (vedi sopra) ha dichiarato Giovanni Losurdo, coordinatore del progetto Advanced Virgo al quale si deve la cattura – beh, è un evento fantastico, emozionante e – ribadisco – veramente importante.

Anche perché, come in altre occasioni, sono notizie che, pur indirettamente tanto quanto paradossalmente, ci rimettono coi piedi per terra, a noi terrestri mortali con le nostre stupide facezie quotidiane o con le malvagità d’ogni sorta che siamo da sempre così capaci di mettere in atto, ma pure solo con la nostra rozza piccolezza intellettuale, come quella del tizio che su uno dei siti d’informazione che fornisce la notizia ha commentato: “Altri miliardi da spendere per non vedere niente di utile…”, con un atteggiamento niente affatto raro nella cosiddetta “opinione pubblica” contemporanea. Eh, in effetti è un peccato non essere rimasti all’età della pietra per poter avere una solida clava tra le mani e palesare al tizio tutto il dissenso necessario in modo incontrovertibile!

P.S.: cliccate sull’immagine in testa al post per aprirla in un formato più grande, oppure leggete qui l’articolo di Focus dal quale è tratta.

Il paese delle seconde “possibilità” – e delle terze, delle quarte…

Tranquilli!
State pure tranquilli, voi politici, voi funzionari pubblici e pure voi, docenti universitari imbroglioni e corrotti! Ora si sta alzando un certo polverone sulle vostre malefatte ma presto, vedrete, le notizie spariranno dai media, la gente si dimenticherà e voi avrete tutto il tempo di aggiustare al meglio indagini e processi e uscire dai vostri guai sostanzialmente puliti, prescritti o, tutt’al più, con condanne irrisorie. Perché lo sapete: l’ItaGlia è quel “grande” paese ove viene sempre offerta una seconda possibilità – di compiere reati impunemente. E una terza, una quarta, una quinta… senza contare che, se si mette proprio male, c’è il Parlamento sempre pronto ad accogliervi.
Amen.

Gli stolti

Immaginatevi il proprietario di un terreno arido ma nel quale si trovi una miniera d’oro e che, a fronte di cotanta ricchezza bell’e pronta, continui a coltivare magre patate… Come lo giudichereste?
Oppure immaginatevi un emiro mediorientale il cui regno abbia il sottosuolo imbevuto di petrolio che, nonostante questa fortuna, si ostini a vendere solo cammelli, o un povero tapino a cui venga lasciato in eredità un patrimonio in denaro di miliardi e miliardi e lui lo tenga nascosto sottoterra per non saper cosa farsene, di tutti questi soldi…

Oppure ancora… immaginatevi una nazione che abbia sul proprio territorio uno dei più grandi e preziosi patrimoni artistici e culturali del mondo e, piuttosto di essere consapevole del suo valore e di come potrebbe renderla tra le più ricche in assoluto, passi il tempo nei centri commercia…

Ah no, un attimo. Questi non serve immaginarseli, esistono davvero.

Può sembrare un paradosso per il Paese che vanta la più alta concentrazione di beni artistici del mondo, eppure gli italiani sono fra i più pigri frequentatori di siti culturali in Europa. Lo dice l’ultima statistica Eurostat: mentre il turismo culturale, anche mordi e fuggi, ha avuto negli ultimi dieci anni un sensibile incremento un po’ dappertutto, in Italia siamo rimasti al palo. Alla domanda «Avete visitato almeno un monumento storico, un museo, una galleria d’arte o un sito archeologico nell’ultimo anno?», solo un italiano su 4 (il 26,1 per cento) risponde di sì, contro una media europea del 43,4 per cento.

(Tratto da questo articolo de Il Corriere.it.)

Amen.