Sì, ok, Oscar Wilde disse che «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio», e aveva ragione. Tuttavia, se posso dire, altre volte è meglio che certa gente parli, così da capire quanto sia indubbiamente stupida e invitarla caldamente a restare zitta.
Ecco.
Categoria: Minuzie
Le facce dei candidati
Comunque nei giorni scorsi mi sono ritrovato tra le mani parecchie locandine di liste che si presentavano alle elezioni comunali nella mia zona e mi è sembrato che, salvo pochi casi, i visi dei vari componenti di queste liste raffigurati sulle locandine avessero un’espressione desolata.
Sì, proprio così, come di chi sia stato obbligato a fare qualcosa che non avesse così voglia di fare, e (anche) per questo scegliendo come propria immagine identificativa una fotografia particolarmente significativa al riguardo. Col risultato che, da quelle locandine, scaturiva una mestizia non indifferente, ecco.
Certo ora qualcuno di quelli sarà (forse) un po’ più contento, nel caso abbia vinto. Ma quelli che hanno perso? Che espressione inopinatamente affranta avranno assunto?
“Problem solving” de che?
Le doti di problem solving di certi individui che lavorano in realtà professionali anche importanti con la specifica mansione di “problem solver”, ovvero essendo pagati per supposte specifiche “competenze” al riguardo, sono pari a quella del tennista principiante che, dopo aver vinto la sua prima partita (contro uno ancora più scarso di lui), è convinto di poter respingere un asteroide che stia precipitando sulla Terra, e così salvarla da una altrimenti sicura distruzione, con la propria racchetta da tennis. Ecco.
Ma il problema forse ancora maggiore, per giunta, è che ci sono altri individui intorno a lui che gli danno fiducia, e osservano l’asteroide ormai prossimo all’impatto con l’espressione tranquilla e un po’ strafottente di chi dice «tanto non ci fai un c…!»
La “risoluzione” è certa, senza dubbio, ma non nel modo che quelli credono.
Gente dallo stile climaticamente confuso
Ecco, lo sapevo.
In tre giorni (di maggio, si noti bene) siamo passati dalla fine di febbraio alla metà di luglio, dalle nevicate a bassa quota al caldo subtropicale, sicché la gente – già confusa di suo per mille motivi – sta andando ancora più in confusione e non di rado mi capita di vedere uno accanto all’altro, ad esempio sul marciapiede ad attendere che un semaforo pedonale diventi verde o alla fermata dei bus, tizi agghindati come se stessero per raggiungere il Polo Sud e altri che sembrano appena tornati dalla spiaggia di Ibiza.
Eppoi dicono che il cambiamento climatico non è un problema: lo è eccome, invece, e pure per quanto riguarda lo “stile” (il look, direbbero quelli “avanti”) della gente comune. Il quale, peraltro, è già confuso di suo: sia chiaro, ognuno è libero di vestirsi come vuole ma, in tali circostanze, l’abito fa il monaco, altroché!
Piccola metaletteratura di strada
“Letteratura” di genere, be’… non giallo, nemmeno noir o rosa… rosso o bianco, ecco!
(Per chi non lo conoscesse, Carlo Porta è lui.)