Odio

In questo articoletto parlerò di odio.
Ma non è come state pensando. No, niente riflessioni sull’odio o incitamenti relativi.
Parlerò proprio di “odio”: ho conosciuto un tale che fa proprio così di cognome, Odio. “C. Odio”.
E ho scoperto che è un cognome di origine ispanica, dotato anche d’una storia secolare e ancora piuttosto diffuso in quelle terre, tant’è che ci fu pure una (lì) nota poetessa, Eunice Odio (la vedete raffigurata nell’immagine lì sopra), famosa per la sua bellezza ma pure per un cognome così “antitetico” a qualsivoglia poetica avvenenza.
Però voi pensate, per dire, ad essere una persona di bontà e tolleranza verso il prossimo più uniche che rare, e di contro a dovervi presentare a quel prossimo con un tale cognome… be’, con tutto il rispetto, che bizzarro scherzo del destino sarebbe!
Certo, meglio così, d’altronde, che rispettare un qui poco auspicabile nomen omen! Già.

La Sardegna salverà la lettura (speriamo!)

Da tempo, nel mondo dei libri e della lettura italiano, la Sardegna si contraddistingue per la sua vitalità e per la resilienza, forzata ma qui sempre attiva e creativa, che la congiuntura del settore gioco forza impone. Basti pensare a Liberos, la sublime associazione culturale + circuito etico e solidale + comunità di lettori della quale ho più volte già scritto e che rappresenta un modello assolutamente virtuoso di promozione della lettura, di organizzazione di eventi correlati e di sostegno di qualsiasi soggetto che in un modo o nell’altro vi sia collegato.

Di recente un’altra realtà locale, l’AES – Associazione Editori Sardi, ha pubblicato un documento o manifesto sullo stato della lettura e dell’editoria in Sardegna che, nonostante la naturale “geolocalizzazione”, rappresenta un’analisi puntuale della situazione – inquietante, tanto per (non) cambiare – non solo in loco ma pure nel resto del paese, nel quale peraltro vengono presentate alcune proposte concrete per sostenere e rilanciare il settore che, di nuovo e al di là dei riferimenti alla realtà locale, appaiono interessanti per l’intero comprato nazionale. Le vedete elencate nell’estratto lì sopra, mentre il manifesto nella sua interezza è pubblicato qui sotto – non l’ho trovato in risoluzioni migliori, ma se ci cliccate sopra e lo ingrandite risulta comunque tranquillamente leggibile.

Ci si può e si deve ben riflettere sopra. Una volta ancora la Sardegna potrebbe indicare una via da seguire, se non risolutiva quanto meno efficacemente resilienzale. Anche perché, posto lo stato della realtà, non che ve ne siano molte altre, di strade da intraprendere per salvaguardare la lettura in Italia – o per “salvarla”, ormai.

La rivalsa (della poesia)

Christian Schloe, “The poet”

Già me lo notasti –
Volevi andare via,
Già me lo dicesti:
«E’ giunta l’ora, e così sia!»

Ma non capisti che dagli altri ero diverso –
Tu pensasti «egli crede che io sia la sua dimora!»,
Io succube vassallo, tu mia signora
A comandare il gioco sì perverso.

Ma in fondo che sei tu – semplice candida lacchè del tempo!
Conosco il tuo segreto, il trucco della tua bellezza:
Non io che vivo in te ma tu in me – perpetuamente!

Che dici? Ora insisti, vuoi restare, non mi dai scampo?
Prego, resta pure – orsù, non ti rinfaccio niente,
O dolce, ingenua giovinezza!

(Un tempo ne scrivevo anch’io parecchia, di poesia – questa sopra riportata si intitola La Rivalsa, appunto -, e a volte me la pubblicavano pure. Poi qualcuno, a fronte di ciò, un giorno mi disse: «Ah, ma allora tu sei un poeta!» “Poeta”, io? – chiesi a me stesso rimanendo sconcertato e intimorito da tale evenienza. Poeta no, poeta è troppo, una cosa troppo grande, troppo alta, e la poesia una materia troppo preziosa e delicata da maneggiare con autentico merito, quantunque l’abbia studiata a fondo per anni… no, è troppo difficile essere un vero “poeta”, i veri poeti sono grandissimi letterati che hanno acquisito la dote di maneggiare la forma più nobile e sublime di letteratura, non posso esserlo, io, non ne sono in grado.
Ora, non dico che per tali riflessioni di poesia non ne abbia più scritta, ma quasi.)

Quelli che la lettura dei libri li annoia

Leggo l’ennesima indagine statistica sullo stato della lettura in Italia (qui ne trovate un ottimo report) e, una volta ancora, tra le note riguardanti l’ampia parte di popolazione che dei libri se ne frega beatamente (più di un terzo del totale: dato estremamente significativo, vista poi la situazione culturale e sociale del paese!) leggo dei tanti che non leggono perché i libri danno loro noia.

La lettura li annoia. Già.

Be’, per quanto mi riguarda, questo è un chiaro segno di infermità mentale. Sì, perché puoi dire che leggere non ti piace, che preferisci svagarti con altro, che oggi non ti va di farlo perché hai la mente impegnata in altri pensieri ma tra un po’ ti andrà, che non hai tempo di farlo (ma, questa, è una scusa totalmente falsa nella gran parte dei casi per cui viene citata)… Ma se mi dici che la lettura ti annoia, dunque che non ti suscita nessuna emozione, nessuna immagine mentale, nessuna suggestione, mi stai dicendo che il tuo cervello non funziona, che è fermo, scollegato, inerte se non per controllare le funzioni vitali basilari. Punto.

D’altro canto – leggo più avanti nell’articolo linkato lì sopra – in base all’opinione degli stessi editori nostrani, tra i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura nel nostro Paese c’è «il basso livello culturale della popolazione.» Cosa apparentemente paradossale, viste le infinite possibilità di accrescere il proprio bagaglio culturale grazie alle nuove tecnologie e al web – a meno che non si sia in presenza di menomati mentali in sembianze di “persone normali”.

Ecco, appunto, cerchio chiuso.

Offerte di lavoro

Mmm… Vediamo…
Ecco qua, “OFFERTE DI LAVORO”. Ho comprato un quotidiano, stamattina, per constatare cosa ci sia in giro di interessante sul tema.
Dunque… «Cooperativa di Boscaioli Etici ricerca taglialegna per ampliamento personale, no uso macchinari meccanici (motoseghe ecc.), richiesta buona esperienza nella pratica di arti marziali» (no, mai praticate arti marziali. Però, se un giorno potrò essere tra i primi colonizzatori di Marte, quando lassù l’uomo sarà sbarcato, mi piacerebbe fare il pittore, imprimere su tela i bellissimi orizzonti del pianeta… Praticherò arti marziane! Aahahah, eheh… Ehm… Vabé, nulla.)
«L’Infiammato, casa di produzione di film a luci rosse, ricerca attori per ruoli di secondo piano; richiesta massima professionalità, minima propensione alla lamentela» (“ruoli di secondo piano”… Dunque non si potrà certo intervenire nell’ideazione delle sceneggiature… No, allora no!)
«Consorzio di ditte di costruzioni tradizionali in legno d’arredamento d’interni ricerca personale particolarmente sballato e con esperienza nella lavorazione industriale e artistica dei legnami. Rivolgersi a Stube-Facenti Spa» (no, mai lavorato il legno).
«Avete serissimi problemi di natura finanziaria, legale, giudiziaria, e non sapete come risolverli? Primario ente di ricerca astronautica assume personale per pionieristiche missioni interplanetarie; esperienza di volo non necessaria, possibilità di ritorno pressoché nulle; corresponsione dello stipendio a partenza avvenuta» (eh, sì, bello, interessante! Ma non dicono quanto pagano! No, non c’è da fidarsi.)
«Massima serietà, minimo impegno, alti guadagni, difensore d’ufficio garantito» (uh, troppo facile così! No, non mi fido nemmeno di questo.)
«Cercate un lavoro non troppo faticoso e che vi possa lasciare molto tempo libero a disposizione? Importante società in profonda crisi finanziaria assume figure di vario genere e professionalità per immediato conferimento in cassa integrazione a tempo indeterminato» (Mmm, non male questo… Però temo non sia così… sostentante come lavoro, ecco.)
Be’, accidenti… Credo che non sarà proprio facile trovare un qualche impiego di soddisfazione.

(Tratto da La mia ragazza quasi perfetta, uno dei libri più importanti e maggiormente apprezzati da critica e pubblico di questa prima parte di XXI secolo – ovviamente eccetto Bella Belén, la biografia fotografica di Belén Rodriguez, il cui spessore filosofico-letterario d’altro canto è di raro valore, difficilmente eguagliabile. Credo.)