Vi ricordate quando sui monti c’era la neve? E adesso che non c’è (quasi) più, che si fa? Ne parliamo domani 12 aprile a Carenno!

Le grandi nevicate del passato, le tradizioni e le feste dell’inverno, le sfide di chi doveva lavorare anche al gelo, l’adattamento oppure l’emigrazione, poi il turismo, quello dei villeggianti e quindi quello dello sci, le funivie, gli alberghi, le seconde case e le settimane bianche, quando sulle montagne c’era la neve… Oggi che invece ce n’è sempre meno e quando c’è resta poco al suolo cosa possiamo fare? Quale può essere il futuro di chi in montagna ci abita stanzialmente e di chi ci sale saltuariamente da turista? Come cambia la nostra relazione con i monti in balìa degli effetti della crisi climatica? Si può abitare il cambiamento epocale che le montagne stanno affrontando, magari elaborando nuove o rinnovate pratiche di resilienza e di restanza che possano costruire un buon futuro per i territori montani e le comunità che li abitano?

Ne parlerò domenica 12/04 dalle ore 15.00 a Carenno (Lecco) in “C’era la neve. Abitare il cambiamento”, insieme a Nicola Pigazzini, geologo e grande conoscitore delle montagne, in un incontro organizzato da Ca’ Martì – Il Museo e la Valle dei Muratori presso la sede del Museo (Via Fontana n.3) nell’ambito della campagna “ConoSCIamo” e dei Giochi della Cultura 2026. L’ingresso all’incontro è ovviamente libero e non necessita di prenotazione; in chiusura ai presenti sarà offerto un rinfresco a base di prodotti locali.

Nell’occasione sarà inaugurata la mostra fotografica “C’era la neve – Immagini e racconti” a cura dell’Associazione Gruppo Muratori e Amici di Ca’ Martì: allestita con le fotografie di abitanti, villeggianti e turisti che hanno vissuto e testimoniato gli anni in cui sulle nostre montagne di neve ce n’era tanta o rispetto alla realtà attuale e in divenire che sta cambiando non solo l’aspetto invernale dei monti ma pure la nostra relazione culturale con essi.

[Valcava, inverno 2018. Foto ©Alessia Scaglia.]
Per saperne di più sull’incontro date un occhio qui. Mi auguro di cuore che lo possiate trovare interessante (anche per la possibilità di visitare l’esposizione museale di Ca’ Martì, relativamente piccola ma ricca di suggestioni affascinanti) e dunque vorrete essere presenti: in tal caso, sarà un piacere vederci!

Vi ricordate quando c’era la neve? Ci “sarà” ancora, domenica 12 aprile a Carenno!

[I campi da sci di Valcava, inverno 1957.]
Quando c‘era la neve (ricordate?), le montagne erano ben diverse da cosa sono oggi che di neve ce n’è sempre meno e quando c’è resta poco al suolo. Ma, a fronte di un tale profondo e per molti versi ancora sottovalutato cambiamento, cosa possiamo fare? Quale può essere il futuro di chi in montagna ci abita stanzialmente e di chi ci sale saltuariamente da turista?

Domenica 12/04 dalle ore 15.00 sarò a Carenno (Lecco) per parlare dei «bei tempi» in cui “C’era la neve”, cioè di quando sulle nostre montagne si poteva sciare ovunque e il turismo ha trasformato la vita dei montanari del tempo, e di come oggi si possa “Abitare il cambiamento” indotto dalla crisi climatica, che rende lo sci sempre più insostenibile, e dalle nuove sensibilità diffuse tra chi frequenta le montagne che puntano a una fruizione turistica più dolce e consapevole. Dialogherò con Nicola Pigazzini, geologo e grande conoscitore delle montagne, in un incontro organizzato da Ca’ Martì – Il Museo e la Valle dei Muratori nell’ambito della campagna “ConoSCIamo” e dei Giochi della Cultura 2026.

Nell’occasione sarà inaugurata la mostra fotografica “C’era la neve – Immagini e racconti” a cura dell’Associazione Gruppo Muratori e Amici di Ca’ Martì: le grandi nevicate del passato, le tradizioni e le feste dell’inverno, le sfide di chi doveva lavorare anche al gelo: tutte le sfumature che la Val San Martino, ove si trova Carenno (e sui cui monti si trova Valcava, una delle prime stazioni sciistiche della Lombardia), assumeva quando c’era la neve e che rivivranno nell’allestimento di fotografie di abitanti, villeggianti e turisti che abbiano nel loro archivio immagini del passato a tema “Neve” e “Inverno”. Per ciò l’Associazione chiede di contribuire a chiunque abbia immagini del genere: gli interessati possono contattare gli organizzatori e inviare i propri scatti ad amicicamarti@gmail.com.

Da quando è stata abitata stanzialmente e fino a poco più di mezzo secolo fa, la montagna ha rappresentato – salvo rarissime eccezioni – un contesto di vita dura, sussistenziale, priva di agi e ricca di problemi, nel quale la Natura l’ha sempre fatta da padrona. Eppure, tali condizioni difficili hanno pure contribuito a elaborare culture, saperi, cognizioni e consapevolezze che non solo hanno consentito all’uomo di vivere in quota ma di farlo spesso in equilibrata armonia con l’ambiente naturale – al netto di quelli che emigravano per lavorare altrove ma quasi sempre, durante o dopo la vita lavorativa, tornavano alle loro montagne.

Poi è arrivata l’industrializzazione, il primo turismo, quindi – con il tragico intervallo di due conflitti mondiali – il boom economico e quel turismo, diventato di massa, è salito sui monti a far vacanza, portandovi un’economia improvvisa e florida che ha svoltato la vita di molti montanari. Ma lo ha fatto sia in bene che in male, cioè consentendo a molti di loro un benessere impensabile ma pure alienandoli dalla loro storia, dalla cultura e dai saperi che arricchivano la loro stanzialità abitativa in quota e corrompendo la relazione culturale e antropologica che li legava alle loro montagne, le quali per questo, nel frattempo, venivano sempre più turistificate e sfruttate, soprattutto dall’industria monoculturale dello sci.

[Un’altra veduta dei campi da sci di Valcava nel 1963. Immagine tratta da qui.]
Quindi, con un’ennesima svolta nel corso della storia, è arrivata la crisi climatica con le sue drammatiche conseguenze in costante divenire: in tanti luoghi lo sci è diventato insostenibile, tanto climaticamente quanto economicamente e comunque non più in grado di garantire il benessere di prima. Non solo: ove si tenti di preservarne il business a suon di soldi pubblici, si ottiene soprattutto un ulteriore degrado ambientale e sociale. I dati demografici delle località sciistiche, anche quelle apparentemente ancora floride, lo dimostrano bene: dalla montagna si fugge come se non più di prima del turismo di massa e della sua invero illusoria ricchezza, e gli indici strutturali rimarcano la grave crisi demografica, dunque pure economica e sociale, che sta attraversando la montagna italiana. Ciò, nonostante le terre alte rappresentino in potenza il miglior laboratorio di innovazione sociale e di resilienza climatica che abbiamo a disposizione: infatti si assiste da qualche anno a dinamiche di restanza e a un crescente movimento di ritorno, ma si tratta ancora di numeri bassi e, anche per questo, di fenomeni pressoché ignorati dalla politica che se ne guarda bene dal sostenerli concretamente.

Posta tale situazione, e visti i citati cambiamenti in atto sia nel clima che nelle dinamiche socioeconomiche, diventa sempre più importante chiedersi: come possiamo tornare ad abitare la montagna in modo responsabile? Il turismo è sempre dannoso per i nostri territori montani, oppure può diventarvi solidale? Hanno senso i progetti di valorizzazione delle zone sciistiche in un paese che chiude, anno dopo anno, i propri impianti sciistici, o le ingenti risorse pubbliche investite sarebbero da spendere in modi più consoni alla realtà attuale e ai bisogni delle comunità di montagna?

[Il Grande Albergo del Pertüs, sopra Carenno, nei primi anni del Novecento.]
Potrebbe anche essere che qualche buona risposta a queste domande possa scaturire proprio dalle azioni che i nostri avi svolgevano sui monti in inverno, quando di neve ne cadeva a metri dall’autunno fino alla primavera inoltrata: azioni che affrontavano i cicli della Natura senza volerli modificare ma, in un certo senso, assecondandoli nel rispetto della loro dominanza oltre che dei paesaggi nei quali si viveva. Una dominanza che tutt’oggi nemmeno noi Sapiens iper tecnologici sappiamo realmente (e fortunatamente) contrastare.

Vi aspettiamo dunque a Carenno, domenica 12 aprile, per un viaggio affascinante fatto di immagini, narrazioni, considerazioni e riflessioni sulla realtà della montagna contemporanea e su chiunque come noi ci viva e la frequenti con autentica passione e consapevole sensibilità. E rinnovo l’invito a contribuire con le vostre immagini, se ne avete, alla mostra: inviatele a amicicamarti@gmail.com. Grazie di cuore a tutti!

Di quale turismo hanno bisogno le montagne, e di quale no? Ne parliamo domani sera ad Almenno San Bartolomeo

Vi ricordo l’appuntamento di domani sera, venerdì 20 marzo, ad Almenno San Bartolomeo (Bergamo), presso la Sala Convegni dell’Antenna Europea del Romanico nei pressi della nota Rotonda di San Tomè, dove ospite del primo dei cinque incontri della Rassegna “Sistemi sociali antagonisti o solidali” promossa dal Centro Studi Valle Imagna in collaborazione con Molte fedi sotto lo stesso cielo, Noesis, Associazione Dorainpoi e la Bibliosteria di Cà Berizzi. Una rassegna che vuole approfondire e riflettere sulle trasformazioni più significative della società contemporanea — tra conflitti globali, mutamenti delle democrazie, nuove forme di individualismo e futuro delle comunità.

Parlerò di “Montagne di Turismi” ovvero dei territori montani sottoposti ai flussi turistici contemporanei spesso ingenti e sovente poco o nulla gestiti, tra opportunità preziose, equilibri necessari e rischi potenziali per le comunità residenti. Temi sulla cui evoluzione si fonda molto del futuro prossimo delle nostre montagne, per i quali il turismo è senza alcun dubbio una delle economie più importanti e potenzialmente vantaggiose ma solo se resa organica a ogni altra attiva negli ambiti locali e i suoi aspetti economici non prevaricano quelli ecologici, non solo dal punto di vista ambientale ma, soprattutto, da quelli sociali e culturali.

Sono temi che, inutile rimarcarlo, coinvolgono un po’ tutti: residenti, villeggianti, turisti, operatori economici, appassionati di montagna, società civile. Per ciò mi auguro possiate e vogliate partecipare all’incontro (l’ingresso è libero), e così contribuire alla discussione e al dibattito che ne scaturirà. A domani sera!

Per saperne di più sull’incontro cliccate qui; ringrazio di cuore Andrea Taietti e “L’Eco di Bergamo” per l’ottimo articolo dedicato all’appuntamento e alla rassegna.

I territori alpini in trasformazione tra speranze e incertezze: ne parliamo sabato prossimo 21 marzo a Palazzo Besta di Teglio

Sabato 21 marzo alle 14.30 sarò a Teglio, in Valtellina, nel meraviglioso contesto di Palazzo Besta, per partecipare all’incontro I territori alpini, tra grandi trasformazioni e incerte prospettive e dialogare al riguardo con Anna Maria Giorgi, direttrice del Polo UNIMONT/Università della Montagna di Edolo, sede d’eccellenza dell’Università degli Studi di Milano specializzato nella formazione, ricerca e valorizzazione dei territori montani.

Parleremo e rifletteremo sulle sfide e le prospettive per i territori e le comunità alpine di fronte alle grandi trasformazioni legate al cambiamento climatico, alla ricerca di nuovi paradigmi di sviluppo e nuove forme di turismo: argomenti tanto importanti per le montagne quanto ancora poco approfonditi eppure ormai imprescindibili, posta la realtà in divenire che pone le comunità residenti nei territori montani di fronte a scelte ormai inevitabili e alle conseguenti decisioni da prendere per il proprio futuro, prossimo e più lontano. Quali adattamenti e quali resilienze attuare in forza delle trasformazioni in corso? Come conciliare economia e ecologia, entrambi elementi necessari e essenziali per le terre alte? Quali forme di turismo possono essere contemplate e quali invece è giunta l’ora di abbandonare? Di che futuro hanno bisogno le nostre montagne per poter continuare a vivere e, magari, diventare quei laboratori di innovazione sociale speso invocati ma ancora molto poco considerati?

A queste domande, e a molte altre, cercheremo di fornire delle valide risposte sulla base di argomentazioni concrete e articolate: sono veramente felice e onorato di poterlo fare con una figura di assoluto prestigio e dalle competenze impareggiabili come Anna Giorgi, e in un luogo come Palazzo Besta di Teglio, località che, proprio grazie a un articolato progetto – denominato “Prato Valentino 2050 – supportato tra gli altri dall’UNIMONT di Edolo sta cercando di ripensare il proprio futuro turistico post-sciistico e, di conseguenza, socioeconomico, ottenendo già ora un successo e un gradimento notevoli nell’ottica del turismo sostenibile e, come detto, della elaborazione di una frequentazione del proprio territorio più consona alla realtà in divenire, ai cambiamenti socioculturali in atto nonché ai bisogni e alle prospettive della comunità locale.

Dunque, se siete di/in zona e potete partecipare, speso proprio di potervi incontrare e costruire con voi una bella chiacchierata sul presente e il futuro delle nostre montagne, e ringrazio di cuore Silvia Anna Biagi, direttrice di Palazzo Besta, per l’invito a partecipare all’incontro.

Il turismo sulle montagne: un elemento solidale ai territori o antagonista ad essi? Ne parliamo venerdì 20 ad Almenno San Bartolomeo in “Montagne di turismi”

Venerdì 20 marzo prossimo sarò ad Almenno San Bartolomeo (Bergamo), presso la Sala Convegni dell’Antenna Europea del Romanico nei pressi della nota Rotonda di San Tomè, ospite del primo dei cinque incontri della Rassegna “Sistemi sociali antagonisti o solidali” promossa dal Centro Studi Valle Imagna in collaborazione con Molte fedi sotto lo stesso cielo, Noesis, Associazione Dorainpoi e la Bibliosteria di Cà Berizzi. Una rassegna che vuole approfondire e riflettere sulle trasformazioni più significative della società contemporanea — tra conflitti globali, mutamenti delle democrazie, nuove forme di individualismo e futuro delle comunità.

Il mio incontro si intitola “Montagne di turismi. I territori montani sottoposti ai flussi turistici tra opportunità preziose, equilibri necessari e rischi potenziali per le comunità residenti” e, come già chiarisce bene il titolo, vuole indagare i fenomeni turistici contemporanei nei territori montani proprio prendendo spunto dal titolo della rassegna e cercando di capire se il turismo, che è anche un «sistema sociale» e dei più potenti e influenti, per come si manifesta oggi si debba considerare solidale o antagonista nei confronti dei territori che coinvolge e, soprattutto, delle comunità che li abitano. Per ragionare sui fatti concreti e dare sostanza alle riflessioni presenterò i dati più recenti sui flussi turistici in provincia di Bergamo e poi, nello specifico, in Valle Imagna, territorio per molti versi emblematico rispetto alla geografia montana lombarda e al tema del turismo nelle terre alte, in modo da capire concretamente quale turismo frequenta le nostre montagne.

Sulla scia di questi dati, verrà analizzata la natura multiforme del turismo odierno, delle sue principali fenomenologie (che non di rado appaiono vicendevolmente antagoniste), e di come si debba parlare di “turismi”, al plurale, per evitare di generalizzare troppo la realtà sottovalutandone il portato concreto e, di contro, per focalizzarne le specificità proprio rispetto ai territori che ne vengono coinvolti.

Infine, riportando e rifocalizzando il discorso sul più peculiare ambito montano, si rifletterà su quali forme di frequentazione turistica risultano ad oggi più consone ai nostri ambiti e su quali siano gli strumenti principali per la loro miglior gestione, così anche da elaborare una risposta più compiuta, in conclusione dell’incontro, alla domanda iniziale sulla natura “antagonista” o “solidale” del turismo come sistema sociale nei contesti nostri locali.

Sono temi sulla cui evoluzione, come capirete bene, si fonda molto del futuro prossimo dei nostri territori montani, per i quali il turismo è senza alcun dubbio una delle economie più importanti e potenzialmente vantaggiose ma solo se resa organica a ogni altra attiva negli ambiti locali e i suoi aspetti economici non prevaricano quelli ecologici, non solo dal punto di vista ambientale ma, soprattutto, da quelli sociali e culturali direttamente afferenti alle specificità dei territori coinvolti e alla imprescindibile centralità delle comunità residenti. Temi, dunque, che toccano chiunque abiti in montagna, la frequenti e sia sensibile alla sua realtà: per questo mi auguro possiate e vogliate partecipare all’incontro, e contribuire alla discussione e al dibattito che ne scaturirà.

Come accennato, “Sistemi sociali antagonisti o solidali” è una rassegna di incontri per approfondire alcune delle questioni sociali dirompenti del nostro tempo e delle società attuali, nelle quali imperversano i conflitti a tutti i livelli, le culture forti hanno il sopravvento e schiacciano quelle deboli, i rapporti di forza vincono sul diritto, le comunità territoriali faticano a stare al passo dei cambiamenti sociali e le tensioni o fughe individuali hanno il sopravvento sulla dimensione collettiva, che fino a tutta la seconda metà del Novecento ha caratterizzato le politiche sociali.

Si tratta di fenomeni sociali che caratterizzano la contemporaneità e introducono vistosi elementi di cambiamento mai visti nè ipotizzati finora, tanto sono d’impatto e dirompenti sulla vita quotidiana, poiché mettono in discussione valori e principi che ritenevamo acquisiti e consolidati: dalla pace alla guerra, dalle democrazie alle autocrazie, dal pensiero orientato alla costruzione di sistemi collettivi e pubblici a quello diretto invece verso approdi individuali e di natura privatistica.

I cinque incontri, a ingresso libero, si terranno in altrettanti distinti luoghi in Valle Imagna, che sono stati messi a disposizione dal Comune di Almenno San Bartolomeo, dalle parrocchie di Selino Basso, Berbenno, Costa Valle lmagna e dalla Bibliosteria di Cà Berizzi.