Domenica a Carenno “C’era la neve” (e ci sarà fino a ottobre!)

L’inaugurazione della mostra “C’era la neve – Immagini e racconti” e l’incontro “Abitare il cambiamento” nel quale sono intervenuto insieme a Nicola Pigazzini, domenica scorsa a Carenno presso il Museo Ca’ Martì, ha richiamato moltissima gente, ben oltre le più rosee previsioni come si dice in questi casi. Ne fa un bel resoconto sulle proprie pagine social la rivista “Orobie” (lo potete vedere cliccando lì sopra), che è media partner dell’iniziativa, nel quale rimarca come la realizzazione della mostra è stata un processo condiviso che ha coinvolto gli abitanti e i frequentatori della Val San Martino, chiamati a scovare nei propri album le fotografie degli inverni passati e a metterle a disposizione degli organizzatori. Ne è scaturito un archivio della memoria collettiva riguardo questo lembo prealpino lombardo, importante sotto molti punti di vista, dal quale i curatori della mostra Cristina Melazzi e Simone Mancini hanno elaborato un percorso affascinante e suggestivo fatto di immagini, documenti, depliant che raccontano la vita della Val San Martino quando «c’era la neve» e la peculiare storia degli sport invernali su queste montagne.

Esposti nei locali di Ca’ Martì ci sono anche una preziosa brochure d’epoca della funivia di Valcava e il commento del direttore editorialista di “Orobie” Pino Capellini, che è molto legato alla Val San Martino.

Come accennato, in occasione dell’apertura della mostra – padrone di casa il presidente dell’Associazione Gruppo Muratori e Amici di Ca’ Martì, Daniele Vanoli – si è tenuto l’incontro dal titolo “Abitare il cambiamento” nel quale con il geologo e vicesindaco di Carenno Nicola Pigazzini e con il folto pubblico presente abbiamo cercato di riflettere su come stanno cambiando – e devono cambiare – le montagne in forza della crisi climatica in divenire che non solo ha ormai reso la neve su molte montagne una cosa rara, ma sta imponendo la necessità di cambiare molti dei paradigmi attraverso i quali si è sviluppata la nostra relazione con i territori montani, sia da abitanti stanziali e sia da visitatori e turisti occasionali.

La mostra fotografica è visitabile fino al 4 ottobre – negli orari di apertura di Ca’ Martì, la domenica dalle 15 alle 17 – e peraltro resta un work in progress, nel senso che potrà essere integrata da altri materiali interessanti riguardo i temi affrontati che nel frattempo perverranno al Museo, così che l’archivio di memoria collettiva che la mostra rappresenta possa diventare sempre più significativo e emblematico non solo in ottica passata ma anche, se non soprattutto, presente e futura.

Un grazie di cuore va a “Orobie” per il prezioso supporto dedicato all’iniziativa.

Vi ricordate quando sui monti c’era la neve? E adesso che non c’è (quasi) più, che si fa? Ne parliamo domani 12 aprile a Carenno!

Le grandi nevicate del passato, le tradizioni e le feste dell’inverno, le sfide di chi doveva lavorare anche al gelo, l’adattamento oppure l’emigrazione, poi il turismo, quello dei villeggianti e quindi quello dello sci, le funivie, gli alberghi, le seconde case e le settimane bianche, quando sulle montagne c’era la neve… Oggi che invece ce n’è sempre meno e quando c’è resta poco al suolo cosa possiamo fare? Quale può essere il futuro di chi in montagna ci abita stanzialmente e di chi ci sale saltuariamente da turista? Come cambia la nostra relazione con i monti in balìa degli effetti della crisi climatica? Si può abitare il cambiamento epocale che le montagne stanno affrontando, magari elaborando nuove o rinnovate pratiche di resilienza e di restanza che possano costruire un buon futuro per i territori montani e le comunità che li abitano?

Ne parlerò domenica 12/04 dalle ore 15.00 a Carenno (Lecco) in “C’era la neve. Abitare il cambiamento”, insieme a Nicola Pigazzini, geologo e grande conoscitore delle montagne, in un incontro organizzato da Ca’ Martì – Il Museo e la Valle dei Muratori presso la sede del Museo (Via Fontana n.3) nell’ambito della campagna “ConoSCIamo” e dei Giochi della Cultura 2026. L’ingresso all’incontro è ovviamente libero e non necessita di prenotazione; in chiusura ai presenti sarà offerto un rinfresco a base di prodotti locali.

Nell’occasione sarà inaugurata la mostra fotografica “C’era la neve – Immagini e racconti” a cura dell’Associazione Gruppo Muratori e Amici di Ca’ Martì: allestita con le fotografie di abitanti, villeggianti e turisti che hanno vissuto e testimoniato gli anni in cui sulle nostre montagne di neve ce n’era tanta o rispetto alla realtà attuale e in divenire che sta cambiando non solo l’aspetto invernale dei monti ma pure la nostra relazione culturale con essi.

[Valcava, inverno 2018. Foto ©Alessia Scaglia.]
Per saperne di più sull’incontro date un occhio qui. Mi auguro di cuore che lo possiate trovare interessante (anche per la possibilità di visitare l’esposizione museale di Ca’ Martì, relativamente piccola ma ricca di suggestioni affascinanti) e dunque vorrete essere presenti: in tal caso, sarà un piacere vederci!

MONTAG/NEWS #22, la rassegna stampa di alcune delle più interessanti e utili notizie recenti dalle montagne

Il 2025 anno nero degli incidenti in montagna, un sondaggio sulla percezione delle Olimpiadi invernali, una ricerca che rivela chi sono i frequentatori dei rifugi del Trentino, il cibo alpino candidato a “Patrimonio Unesco”, un ottimo e completo resoconto del dossier “Nevediversa 2026“… queste sono solo alcune delle notizie che compongono la rassegna stampa n°22 di “MONTAG/NEWS”, che torna dopo una pausa forzata a proporvi alcuni dei fatti di montagna più interessanti sui quali si è scritto in rete e sulla stampa nei giorni scorsi, con i link diretti alle fonti originarie così da poterle approfondire a piacimento. Le notizie più recenti le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra, costantemente aggiornata; qui invece trovate il loro archivio permanente.

Come sempre, buone letture e buoni approfondimenti!


TRENTINO: PIANI REGOLATORI AGGIRATI PER FAVORIRE IL TURISMO INDUSTRIALE

Il Trentino viene spesso raccontato come un “territorio-modello”: efficienza amministrativa, equilibrio tra sviluppo e tutela, una montagna che avrebbe saputo trovare la propria misura nel tempo della crisi climatica. Ma sotto questa superficie ordinata e rassicurante si muove una realtà ben diversa, fatta di deroghe sistematiche, accelerazioni silenziose e trasformazioni profonde del territorio. È qui, nelle pieghe meno visibili delle scelte politiche e urbanistiche, che emerge un’altra storia: quella di una montagna progressivamente adattata alle logiche della crescita, più che ai suoi limiti, e sostanzialmente svenduta alla turistificazione più esasperata. Ne scrive con la consueta esemplare chiarezza Luigi Casanova, Presidente di Mountain Wilderness Italiaqui.


2025, MAI COSÌ TANTI INCIDENTI IN MONTAGNA

Spiacevole da dire, ma evidentemente sempre più persone frequentano la montagna senza averne la dovuta conoscenza e consapevolezza. Ecco dunque che il 2025 è stato l’anno con il più alto numero di interventi di sempre in montagna da parte del soccorso alpino. Le missioni del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico sono state 13mila, con un aumento dell’8% rispetto al 2024. In aumento anche i decessi: +13% ovvero ben 528, oltre a 9.624 feriti. Maggiormente coinvolti gli escursionisti: il 43,6% degli interventi del Soccorso è per loro, seguiti da chi pratica mtb e sci con rispettivamente il 7,6% e il 7,4% del totale. Il quadro complessivo conferma la necessità di investire in prevenzione, sensibilizzazione e formazione, contrastando qualsiasi narrazione fuorviante e banalizzante sulla montagna e la sua frequentazione.


IL CIBO ALPINO CANDIDATO A PATRIMONIO DELL’UNESCO

È stata depositata ieri la candidatura multinazionale “Patrimonio alimentare alpino: programmi culturali di salvaguardia promossi dalle comunità” al Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. La candidatura, coordinata dalla Svizzera e presentata con Francia, Italia e Slovenia, non chiede il riconoscimento di singole tradizioni, ma valida programmi di salvaguardia gestiti direttamente dalle comunità alpine: dai Parchi naturali regionali francesi delle Bauges alla Valchiusella in Piemonte con la cultura delle erbe selvatiche, dalla cucina tradizionale slovena nell’Alta Carniola al modello Valposchiavo Smart Valley Bio. La decisione dell’Unesco al riguardo arriverà non prima del dicembre 2027.


CHI FREQUENTA I RIFUGI ALPINI DEL TRENTINO (“MERENDEROS” A PARTE)?

La ricerca “I frequentatori dei rifugi del Trentino”, realizzata da TSM-Accademia della Montagna, ha analizzato il profilo di quanti pernottano nei rifugi, approfondendone le caratteristiche sociodemografiche, le modalità di fruizione della montagna e le aspettative nei confronti dei servizi e dei gestori, nonché il livello di consapevolezza rispetto alle tematiche ambientali e alla sostenibilità. Ne scaturisce il profilo di un frequentatore “maturo”, dal punto di vista anagrafico ma anche in relazione all’esperienza e alle modalità di frequentazione della montagna, con un alto livello di istruzione, che ricerca consapevolmente un’esperienza di immersione e distacco. E poi ci sarebbero i “merenderos”: ma sono altra cosa, per fortuna.


DEIMPERMEABILIZZARE I SUOLI ALPINI È UNA PRIORITÀ

Anche nelle Alpi il suolo rappresenta una risorsa spesso trascurata: i terreni alpini immagazzinano acqua, raffreddano l’ambiente circostante e offrono habitat a innumerevoli specie, ma spesso vengono cementificati, impermeabilizzati o danneggiati. Con il progetto “Ground:breaking” la CIPRA – Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi ha mostrato perché è urgente procedere alla deimpermeabilizzazione e come farlo con successo: quattro comuni pilota in Austria, Germania, Italia e Slovenia hanno posto al centro dell’attenzione i temi della deimpermeabilizzazione e del miglioramento del suolo con approcci adeguati alle realtà locali.


REGIO RETICA, COLLABORAZIONE ALPINA TRA ITALIA E SVIZZERA

A poco meno di un anno dal lancio, il progetto Interreg Regio Retica è entrato nella fase operativa. Il comitato che pilota l’iniziativa di cooperazione transfrontaliera fra Bregaglia, Valposchiavo, Engadina e Valtellina ha definito gli indirizzi strategici e operativi. L’obiettivo del progetto è sviluppare strategie condivise per migliorare la qualità di vita dei cittadini e delle imprese su entrambi i lati del confine. Si tratta di circa 200’000 persone fra la Provincia di Sondrio e le Regioni Maloja e Bernina. Un territorio di oltre 4.000 chilometri quadrati che condivide cultura e storia, ma anche incognite e problemi.


UN SONDAGGIO SULLA CONSIDERAZIONE DELLE OLIMPIADI

Anche la Sezione CAI di Bergamo ha prodotto un questionario aperto a tutti riguardante le ultime Olimpiadi invernali appena terminate, che vuole essere un modello base per analizzare a livello centrale il meccanismo proposto come “sostenibile” che avrebbe caratterizzato i Giochi. In concreto, il sondaggio vuole capire quanto i Soci hanno seguito l’evento, dal suo annuncio fino alla conclusione dei giochi; in che proporzione conoscono la posizione espressa in merito dal CAI Centrale; conoscerne l’opinione sulla realizzazione delle infrastrutture necessarie allo svolgimento dei giochi e sul loro impatto sui territori montani; capire in che proporzione i Soci sono a conoscenza delle linee guida contenute nel Bidecalogo. Il sondaggio lo trovate qui.


UN PREMIO A CHI CREA VALORE AGGIUNTO IN MONTAGNA

Dal 2011 in Svizzera il Prix Montagne/Premio Montagna viene assegnato a progetti di aziende, cooperative o associazioni che contribuiscono direttamente alla diversificazione economica e alla creazione di valore aggiunto nelle regioni di montagna. La condizione è che le iniziative abbiano successo economico da almeno tre anni. Insieme al Prix Montagne, dal 2017 viene conferito un ulteriore premio di 20’000 franchi stabilito da una giuria popolare. Per l’edizione 2026 le candidature possono essere inoltrate da subito al sito prixmontagne.ch. Il termine di invio è il 30 aprile prossimo, dopodiché la giuria sceglierà i sei finalisti. I nomi dei vincitori saranno resi noti in occasione della cerimonia di premiazione il 3 settembre a Berna.


IL DOSSIER “NEVE DIVERSA 2026” RACCONTATO BENE

Con un articolato editoriale su “Fatti di Montagna”, Luca Serenthà offre uno dei più completi resoconti sulla presentazione del dossier “Nevediversa 2026”, avvenuta mercoledì 11 scorso a Milano. Scrive Serenthà: «Se si considerano i dati non per difendere il “business as usual”, se si ragiona con le comunità, se ci si confronta con chi fa impresa in montagna, se la politica non guardasse solo all’orizzonte elettorale, allora si raccoglieranno elementi che possono aiutare a tracciare strade nuove che portino a migliorare la vita nelle terre alte, per chi già c’è e per chi vorrebbe tornare o arrivare. Oppure possiamo rimanere ancorati al “si è sempre fatto così”, pensare ostinatamente che all’industria dello sci non c’è alternativa e vedere che succede.»


UN SITO PREISTORICO A OLTRE TREMILA METRI DI QUOTA

Nel 2017, durante un’ordinaria escursione in quota, un escursionista che si trovava a camminare ai piedi del ghiacciaio del Pizzo Tresero, in comune di Valfurva nel Parco Nazionale dello Stelvio, notò qualcosa di insolito sulla superficie di una roccia levigata dal ghiaccio. Non si trattava di una semplice frattura o di un segno naturale: erano figure antropomorfe, zoomorfe e di genere rituale di chiara fattura umana. Fu scoperto così il sito di incisioni rupestri del Pizzo Tresero, la cui quota di oltre 3000 metri lo rende il più elevato d’Europa mai identificato, ufficialmente reso pubblico solo nel novembre 2024 dopo sette anni di studi, analisi e verifiche scientifiche che lo hanno datato a circa 3500 anni fa attestandone tanto l’eccezionalità quanto i numerosi “misteri”.

Vi ricordate quando c’era la neve? Ci “sarà” ancora, domenica 12 aprile a Carenno!

[I campi da sci di Valcava, inverno 1957.]
Quando c‘era la neve (ricordate?), le montagne erano ben diverse da cosa sono oggi che di neve ce n’è sempre meno e quando c’è resta poco al suolo. Ma, a fronte di un tale profondo e per molti versi ancora sottovalutato cambiamento, cosa possiamo fare? Quale può essere il futuro di chi in montagna ci abita stanzialmente e di chi ci sale saltuariamente da turista?

Domenica 12/04 dalle ore 15.00 sarò a Carenno (Lecco) per parlare dei «bei tempi» in cui “C’era la neve”, cioè di quando sulle nostre montagne si poteva sciare ovunque e il turismo ha trasformato la vita dei montanari del tempo, e di come oggi si possa “Abitare il cambiamento” indotto dalla crisi climatica, che rende lo sci sempre più insostenibile, e dalle nuove sensibilità diffuse tra chi frequenta le montagne che puntano a una fruizione turistica più dolce e consapevole. Dialogherò con Nicola Pigazzini, geologo e grande conoscitore delle montagne, in un incontro organizzato da Ca’ Martì – Il Museo e la Valle dei Muratori nell’ambito della campagna “ConoSCIamo” e dei Giochi della Cultura 2026.

Nell’occasione sarà inaugurata la mostra fotografica “C’era la neve – Immagini e racconti” a cura dell’Associazione Gruppo Muratori e Amici di Ca’ Martì: le grandi nevicate del passato, le tradizioni e le feste dell’inverno, le sfide di chi doveva lavorare anche al gelo: tutte le sfumature che la Val San Martino, ove si trova Carenno (e sui cui monti si trova Valcava, una delle prime stazioni sciistiche della Lombardia), assumeva quando c’era la neve e che rivivranno nell’allestimento di fotografie di abitanti, villeggianti e turisti che abbiano nel loro archivio immagini del passato a tema “Neve” e “Inverno”. Per ciò l’Associazione chiede di contribuire a chiunque abbia immagini del genere: gli interessati possono contattare gli organizzatori e inviare i propri scatti ad amicicamarti@gmail.com.

Da quando è stata abitata stanzialmente e fino a poco più di mezzo secolo fa, la montagna ha rappresentato – salvo rarissime eccezioni – un contesto di vita dura, sussistenziale, priva di agi e ricca di problemi, nel quale la Natura l’ha sempre fatta da padrona. Eppure, tali condizioni difficili hanno pure contribuito a elaborare culture, saperi, cognizioni e consapevolezze che non solo hanno consentito all’uomo di vivere in quota ma di farlo spesso in equilibrata armonia con l’ambiente naturale – al netto di quelli che emigravano per lavorare altrove ma quasi sempre, durante o dopo la vita lavorativa, tornavano alle loro montagne.

Poi è arrivata l’industrializzazione, il primo turismo, quindi – con il tragico intervallo di due conflitti mondiali – il boom economico e quel turismo, diventato di massa, è salito sui monti a far vacanza, portandovi un’economia improvvisa e florida che ha svoltato la vita di molti montanari. Ma lo ha fatto sia in bene che in male, cioè consentendo a molti di loro un benessere impensabile ma pure alienandoli dalla loro storia, dalla cultura e dai saperi che arricchivano la loro stanzialità abitativa in quota e corrompendo la relazione culturale e antropologica che li legava alle loro montagne, le quali per questo, nel frattempo, venivano sempre più turistificate e sfruttate, soprattutto dall’industria monoculturale dello sci.

[Un’altra veduta dei campi da sci di Valcava nel 1963. Immagine tratta da qui.]
Quindi, con un’ennesima svolta nel corso della storia, è arrivata la crisi climatica con le sue drammatiche conseguenze in costante divenire: in tanti luoghi lo sci è diventato insostenibile, tanto climaticamente quanto economicamente e comunque non più in grado di garantire il benessere di prima. Non solo: ove si tenti di preservarne il business a suon di soldi pubblici, si ottiene soprattutto un ulteriore degrado ambientale e sociale. I dati demografici delle località sciistiche, anche quelle apparentemente ancora floride, lo dimostrano bene: dalla montagna si fugge come se non più di prima del turismo di massa e della sua invero illusoria ricchezza, e gli indici strutturali rimarcano la grave crisi demografica, dunque pure economica e sociale, che sta attraversando la montagna italiana. Ciò, nonostante le terre alte rappresentino in potenza il miglior laboratorio di innovazione sociale e di resilienza climatica che abbiamo a disposizione: infatti si assiste da qualche anno a dinamiche di restanza e a un crescente movimento di ritorno, ma si tratta ancora di numeri bassi e, anche per questo, di fenomeni pressoché ignorati dalla politica che se ne guarda bene dal sostenerli concretamente.

Posta tale situazione, e visti i citati cambiamenti in atto sia nel clima che nelle dinamiche socioeconomiche, diventa sempre più importante chiedersi: come possiamo tornare ad abitare la montagna in modo responsabile? Il turismo è sempre dannoso per i nostri territori montani, oppure può diventarvi solidale? Hanno senso i progetti di valorizzazione delle zone sciistiche in un paese che chiude, anno dopo anno, i propri impianti sciistici, o le ingenti risorse pubbliche investite sarebbero da spendere in modi più consoni alla realtà attuale e ai bisogni delle comunità di montagna?

[Il Grande Albergo del Pertüs, sopra Carenno, nei primi anni del Novecento.]
Potrebbe anche essere che qualche buona risposta a queste domande possa scaturire proprio dalle azioni che i nostri avi svolgevano sui monti in inverno, quando di neve ne cadeva a metri dall’autunno fino alla primavera inoltrata: azioni che affrontavano i cicli della Natura senza volerli modificare ma, in un certo senso, assecondandoli nel rispetto della loro dominanza oltre che dei paesaggi nei quali si viveva. Una dominanza che tutt’oggi nemmeno noi Sapiens iper tecnologici sappiamo realmente (e fortunatamente) contrastare.

Vi aspettiamo dunque a Carenno, domenica 12 aprile, per un viaggio affascinante fatto di immagini, narrazioni, considerazioni e riflessioni sulla realtà della montagna contemporanea e su chiunque come noi ci viva e la frequenti con autentica passione e consapevole sensibilità. E rinnovo l’invito a contribuire con le vostre immagini, se ne avete, alla mostra: inviatele a amicicamarti@gmail.com. Grazie di cuore a tutti!