Luciano Bolzoni, “La vita degli aeroporti. Piccoli atterraggi in un mondo sospeso”

Credo di non sbagliare troppo se affermo che molti di noi uomini contemporanei, al netto di chi soffre di aerofobia o di pochi altri, siamo stati almeno una volta in un aeroporto: per prendere un volo diretto verso mete lavorative o vacanziere oppure per portarvi o recuperare qualche familiare partente o tornante. E anche al di fuori di tali circostanze, penso che numerose persone percepiscano il particolare fascino di questo luogo così speciale dal quale partono e nel quale arrivano le uniche macchine d’uso comune costruite dall’uomo che abbiano realmente vinto le leggi della fisica che governano il nostro pianeta – di certo uno dei motivi fondanti di quel fascino ma non il solo. Perché in effetti gli aeroporti sono luoghi speciali per molti altri aspetti che quasi mai chi li frequenta da viaggiatore – una condizione a sua volta speciale in forza dell’atteggiamento che suscita in chi la sta vivendo – riesce a cogliere, almeno in modo sufficientemente determinato. Ma gli aeroporti, poi, sono “luoghi”? Si possono definire con questo termine così impegnativo?

Luciano Bolzoni è uno che gli aeroporti li frequenta da decenni in primis per professione – oltre a essere architetto, scrittore e curatore d’arte, cultore di svariate arti del fare e del pensare nonché direttore dell’Officina Culturale Alpes, con la quale anche lo scrivente collabora da tempo – e ne La vita degli aeroporti. Piccoli atterraggi in un mondo sospeso (Ediciclo Editore, 2024) accompagna il lettore alla scoperta di quell’anima degli aeroporti invero evidente e referenziale ma solo a chi la sa cogliere e comprendere, altrimenti nascosta o ignorata dai più che vedono e percepiscono l’aeroporto come un mero spazio di servizio, funzionale a fare altro: imbarcarsi su un aereo e partire o sbarcare per tornare e andare altrove, appunto.

Bolzoni racconta gli aeroporti attraverso una narrazione che si compone di tante “istantanee letterarie” del luogo che ne offrono una visione sempre profonda, perspicace, attenta alle suggestioni e al contempo sensibile ai dettagli, anche i più minimi []

(Potete leggere la recensione completa di La vita degli aeroporti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Un libro assolutamente consigliato

In questo periodo, se c’è un libro che mi sento di potervi tranquillamente tanto quanto caldamente consigliare è La vita degli aeroporti. Piccoli atterraggi in un mondo sospeso di Luciano Bolzoni, pubblicato pochi giorni fa da Ediciclo Editore nella nota collana della “Piccola filosofia di viaggio”.

Ve lo consiglio perché conosco l’autore da ormai parecchi anni – in quanto cofondatore e direttore dell’Officina Culturale Alpes, con la quale collaboro per le cose di montagna, ma non solo per questo – e parimenti conosco le sue notevoli doti narrative, manifestazione attraente del suo essere «cultore di svariate arti del fare e del pensare», come recita la biografia dell’editore con formula quanto mai azzeccata. E Luciano sa esserlo, un tale cultore, con rara capacità di dare al termine un senso pienamente compiuto tanto quanto assolutamente “didattico”, per come personalmente trovi sempre moltissimo da imparare dalle cose che propone.

Di mestiere poi Bolzoni lavora negli aeroporti – di Milano nello specifico, per i quali è responsabile del patrimonio artistico e culturale  – e dunque sa osservarne la peculiare realtà con uno sguardo che scaturisce e acquisisce forza e sagacia dalle doti suddette per offrine una narrazione che – non ho ancora letto il libro e lo farò a breve ma, appunto, già ora ne sono più che certo – saprà affascinare una gran varietà di lettori.

In effetti un aeroporto è uno degli spazi più emblematici del nostro mondo contemporaneo pur essendo allo stesso tempo uno dei più straniati e stranianti. Non luogo per eccellenza, ovvero come pochissimi altri, è tuttavia pure quello che lascia nel viaggiatore aereo l’ultima immagine del paese di partenza e gli fornisce la prima del paese d’arrivo, dunque a suo modo identificante senza detenere un’identità propria. È uno spazio che non è “luogo” e il cui «materiale costituente principale è il tempo», come si legge nella presentazione del libro, «quello della partenza, quello dell’arrivo o del transito ma è anche quello del vivere e abitare questa grande piazza della città». D’altro canto il “tempo” non esiste, come insegna la fisica, è solo una manifestazione del moto alla quale è stata data una interpretazione funzionale alle cose umane e al mondo nel quale viviamo: e quale ambito più di un aeroporto può rappresentare meglio il moto attraverso il mondo se non quello da cui partono e arrivano i mezzi che più di ogni altro ci consentono di viaggiarlo e di raggiungerne qualsiasi “luogo” – qui nel senso pieno del termine?

Insomma, un libro assai consigliato e che leggerò presto, scrivendovene subito dopo. Per saperne fin d’ora di più, cliccate sull’immagine in testa al post, e sappiate che la prima presentazione del libro – che si preannuncia come un evento intrigante e da non perdere – sarà questa:

 

Le Corbusier, Venezia, le grandi navi

«Venezia […] è un miracolo. Organizzate il turismo, ma un turismo adorabile, ammirevole, umano, fraterno, per la povera gente come per gli aristocratici e i miliardari […]. Voi avete un tesoro a scala umana che sarebbe atrocemente criminale trasgredire, saccheggiare! È presto fatto! Fate dei regolamenti precisi sugli aspetti biologici dell’architettura: “aprire”, “aerare”, “ventilare”. E bisogna ancora vincere le zanzare (io ho ottenuto dei risultati in un clima difficile!)»

Quanto sopra lo scriveva Le Corbusier (Charles-Édouard Jeanneret-Gris) in una lettera datata 5 ottobre 1962 – ma in questo passaggio ancora assolutamente contemporanea, in tema di turismo e non solo – e inviata all’allora sindaco di Venezia Giovanni Favaretto Fisca, nella quale invocava attenzione per il patrimonio artistico e per la fragilità della città lagunare. La citazione l’ho tratta da Alessandra Dolci, Un uomo dalla personalità poliedrica, sul “Notiziario della Banca Popolare di Sondrio” nr.142, aprile 2020. Per la cronaca, Favaretto Fisca nel 1962 aveva contattato, con propria personale (e controversa) iniziativa, Le Corbusier per affidargli l’incarico di sviluppare un progetto per il nuovo ospedale civile cittadino, nell’area del dismesso vecchio macello comunale. L’architetto elvetico accettò ma il suo progetto, pur arrivando allo stadio esecutivo, rimase irrealizzato, anche a seguito della sua morte avvenuta nel 1965.

Nelle immagini: Piazza San Marco a Venezia a fine Ottocento, tratta da qui, e oggi, tratta da qui. Ecco, a proposito di attenzione per la città lagunare: e le “grandi navi” dentro Venezia? Terminata la pandemia che ne ha bloccato il transito, torneranno a passare, a “trasgredire” e “saccheggiare” la bellezza tanto inimitabile quanto fragile della città, nonostante le tante belle parole, le promesse, le assicurazioni di altrettanti amministratori pubblici che quanto sopra non avverrà più?

Si accettano scommesse, eh!

P.S.: della questione “grandi navi a Venezia” nel mio piccolo ne scrivevo già più di sei anni fa, qui sul blog. Inutilmente, ovvio.

Italiani che “fanno” cose (a Venezia)

Be’, suvvia: sull’Italia si può dire tutto, ma bisogna ammettere che, quando qui dicono che c’è da fare una cosa, soprattutto se d’una certa importanza e gravità anche in merito alla salvaguardia dell’immagine del paese e ancor più se in un luogo di valore artistico e culturale fondamentale, quella cosa viene fatta senza tante chiacchiere. Eh già!

La questione delle grandi navi a Venezia, ad esempio: è da anni che si dice che non saranno più fatte passare davanti a San Marco, perché è una follia che ciò venga permesso e perché è tremendamente pericoloso; poi, qualche settimana fa (il 2 giugno), è accaduto l’incidente nel Canale della Giudecca nel quale per puro caso non c’è scappato il morto e allora lì tutti quanti, nessuno escluso, finalmente hanno detto con austera determinazione e fiero cipiglio: «Ok, ora basta, non accadrà mai più!» – il senso delle dichiarazioni era questo, suppergiù.

Ecco. Domenica 7 luglio:

A questo punto, forse si farà molto prima a promuovere un’iniziativa istituzionale che possa variare quella nota espressione proverbiale popolare in questa nuova versione: tra il dire e il fare c’è di mezzo un canale. Perché è importante pure la coerenza, oltre al fare le cose. Senza troppe chiacchiere, appunto.

P.S.: cliccate sull’immagine fotografica di Gianni Berengo Gardin per saperne di più al riguardo.

INTERVALLO – Fiumicino, “Lìbrati”, il bookcrossing in aeroporto

Una delle poltrone/libreria che da qualche giorno sono presenti nei terminal dell’Aeroporto di Fiumicino per il progetto Lìbrati. Non solo postazioni di lettura e di scambio di libri, ma pure di animazione e intrattenimento culturale, presentazioni letterarie, scambio di opinioni tra viaggiatori-lettori (o viceversa) e molto altro. Nonché, come ribadisco sempre in tali occasioni, piccole pratiche di grandissima efficacia culturale, per come possano e sappiano diffondersi capillarmente rimarcando quanto sia bella la cultura, e quanto sia fondamentale nei rapporti tra le persone.

Cliccate sull’immagine per saperne di più. E leggete libri, che così camperete molto meglio e molto più a lungo!