Un’autentica “dinner in the sky”, a Dervio

Ecco, mi permetto di denotare a coloro i quali vorranno spendere (liberamente e legittimamente, sia chiaro) tra i 139 e i 198 Euro (!) per recarsi a Dervio e vivere «un’esperienza indimenticabile a 50 metri di altezza» (!!) cenando in una  «location unica e romantica» (?) che consiste in un’autogru da cantiere piazzata in un parcheggio alla quale essere appesi come salami umani – solo non insaccati per fortuna (!!!) – peraltro esposti al pubblico ludibrio di quelli di sotto, e in tale stato lasciarsi «sorprendere dalla bellezza del paesaggio e dai sapori della nostra cucina» (?!) – dicevo, mi permetto di denotare che per vivere un’autentica “dinner in the sky” sulle alture sovrastanti queste rive dell’alto Lago di Como ci sono numerosi ottimi agriturismi e suggestive trattorie che rappresentano location uniche e romantiche presso le quali si possono degustare i sapori tipici e genuini del territorio lariano immersi (ma veramente!) nella bellezza del paesaggio, per vivere un’esperienza indimenticabile non a soli 50 ma a 500 metri e oltre sopra il Lago di Como, dunque ben più “in the sky” di quanto consentano altre amenità gruistiche e così assai meglio ammirando e godendo i suoi meravigliosi panorami.

Tutto ciò, spendendo molti meno Euro e senza rischiare di non poter andare in bagno se ve ne sia il bisogno impellente o che lo smartphone con il quale scattare le immagini che testimonieranno l’esperienza non vi scivoli dalla mano e finisca nel lago dopo un bel volo di 50 metri dalla cima di un’autogru da cantiere. Per di più, sostenendo l’economia locale e gli esercizi commerciali che garantiscono l’ospitalità in loco e non una società «esercente attività di giostra con piattaforma rotante orientabile» (tipo luna park, esatto) che, per carità, fa (giustamente) il suo mero interesse ma inevitabilmente non quello del territorio.

Ecco, volevo denotarvelo, a voi che magari starete pensando (liberamente, sia chiaro) di farvi appendere alla suddetta pseudo-giostra pensando di fare qualcosa di “bello” sul Lago di Como. Che d’altro canto non è un luna park, non vi pare?

Alle 17, su Radio Gwen

Vi ricordo l’appuntamento di oggi, dalle 17 alle 18.30, con la puntata numero 5 di “Edizione Straordinaria” su Radio Gwen, dedicata al tema del riscaldamento globale in montagna e a tutto quanto ne consegue. In onda con me ci saranno Marco Gaia di MeteoSvizzera, Stephan Romer, direttore marketing di Monte Tamaro, e Maurizio Dematteis, autore del libro Inverno liquido.

Per saperne di più sul programma date un occhio qui; per ascoltarlo, cliccate sul pulsante lì sopra.

Ci sentiamo più tardi, dunque!

La “casa nel bosco” di Guido Airoldi

Riguardo una delle sue più recenti opere, La casa nel bosco. Inverno (collage e carta da manifesto su legno, la vedete qui sopra), Guido Airoldi mi scrive che nel crearla ha pensato anche alle cose che a volte scrivo e osservo, qui, in merito ai boschi e alla nostra relazione possibile con il mondo silvestre.

Non so quanto possa veramente meritarmi la considerazione di Guido, artista di rara raffinatezza e profondità espressive, ed è inutile rimarcare che trovo la sua attenzione un dono assolutamente prezioso. Anche per l’opera protagonista di queste considerazioni: sorprendente e affascinante nella sua semplicità solo apparente, frutto di un minimalismo metafisico che invero racconta tantissime cose, sia materiali che immateriali e che elabora un’idea di connessione profonda, di relazione che va oltre l’evidenza e può diventare simbolica.

Glielo denoto e Guido mi risponde che «L’immagine della casa nel bosco per me è ancestrale». È vero, lo è – fate caso a quante case nel bosco si trovano nelle fiabe, sia come luoghi di protezione che come posti inquietanti – perché è ancestrale la relazione dell’uomo con il bosco: civiltà con natura, urbano e selvatico, conoscenza e mistero. La casa nel bosco può rappresentare il punto di unione tra queste antitesi ma anche la raffigurazione massima di una delle due tesi in contrapposizione all’altra. Siamo Sapiens supertecnologici e iperurbanizzati ma in fin dei conti alla base del nostro essere al mondo c’è ancora quella relazione primordiale con la Natura; stiamo per andare a conquistare altri pianeti ma la “casa” nella quale viviamo è quella nel bosco, il segno antropico nel regno selvatico e, si spera, il più armonico possibile con esso.

La casa nel bosco. Inverno fa parte della serie “Heimat (nome azzeccatissimo, anche per ciò che ho appena scritto) rispetto ai cui altri lavori Guido mi rivela che «È una sorta di “passo di lato”, in questo periodo dove sento particolarmente il bisogno di allontanarmi dal mercato del mondo per stare ancor più a contatto con la natura. Sono sempre più spesso nel bosco: medito, faccio legna e mi imbatto in animali e in loro ossa. Mi sento un po’ profeta inascoltato e come diceva Giovannino Guareschi in Mondo piccolo, «quando il fiume travolge gli argini e i campi, bisogna salvare il seme». Ovvero la vita nella sua essenza più profonda e importante: un seme che ci scordiamo spesso di portare appresso fino a che, appunto, entriamo in un bosco, ritroviamo la relazione con quella dimensione naturale, ancestrale e atemporale quale autentica Heimat originale, lasciando al di fuori del perimetro silvestre – se ne siamo capaci – buona parte della nostra più pesante e travolgente quotidianità. A questo punto allora probabilmente sì, sentiremo di nuovo tra le mani, nel cuore e nell’animo la presenza benefica e vitale di quel seme e capiremo che noi siamo il terreno nel quale può germogliare, tanto più se protetti dal bosco e dalla primordiale salvaguardia che sa offrirci.

«É difficile fare cose semplici» ha scritto Guido sulla sua pagina Facebook nel pubblicare l’immagine dell’opera. Ci rifletto sopra e penso che, forse, la semplicità che noi pensiamo di vedere in realtà è il frutto dell’incapacità di osservare e comprendere la complessità del mondo che ci circonda. D’altro canto, penso anche che se la sappiamo rendere capacità, dote, attitudine, è l’unico modo attraverso il quale possiamo capire semplicemente le cose difficili e far infine germogliare i nostri semi.

Ringrazio di cuore Guido per avermi reso in qualche modo partecipe, nei modi che vi ho qui raccontato, del suo prezioso e importante lavoro artistico e dell’illuminante visione che ne ricava e materializza nelle sue opere per chiunque ne sappia e voglia beneficiare.

Domani 24/02, live su Radio Gwen

Domani, venerdì 24 febbraio dalle ore 17 alle 18.30 su Radio Gwen, avrò l’onore e il piacere di essere tra gli ospiti della puntata #5 di “Edizione Straordinaria”, la trasmissione dell’emittente svizzera dedicata all’attualità curata e condotta da Andrea Palamara e Laura Donato, che questa volta si occuperà del riscaldamento globale in montagna, delle conseguenze sulle nostre abitudini e sulla frequentazione dei monti, e sulle prospettive future al riguardo. Insieme a me interverranno Marco Gaia, capo settore analisi e previsioni del Centro di Meteorologia e Climatologia di MeteoSvizzera, Stephan Romer, direttore marketing di Monte Tamaro, e Maurizio Dematteis, scrittore, giornalista e autore del libro Inverno liquido.

Per saperne di più e ascoltare Radio Gwen, cliccate qui. Ci sentiamo domani on the air!

Comunicare la “Montagna Sacra”

Il progetto “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso”, dopo la presentazione pubblica ufficiale avvenuta lo scorso 26 novembre presso il Museo Nazionale della Montagna di Torino e la conseguente, necessaria “metabolizzazione” dei suoi contenuti – in corso da tempo, a dire il vero, ma certamente divenuta più compiuta dopo la suddetta presentazione, anche rispetto ad alcuni fraintendimenti al riguardo – sta programmando le prossime iniziative attraverso cui il Comitato promotore – del quale mi onoro di far parte, spero motivatamente – vuole accrescere la presa di coscienza intorno ai temi basilari del progetto e concretizzarne nella realtà la valenza.

D’altro canto sono temi fondamentali, questi, non solo per il Monveso di Forzo ma per tutte le nostre montagne, la loro realtà e il futuro che le aspetta e aspetta tutti i frequentatori di qualsiasi vetta. Per questo siamo ben consci che il progetto de “La Montagna Sacra” debba essere raccontato il più possibile e con crescente diffusione, stante la sua potente valenza emblematica e le innumerevoli possibili e proficue ricadute concrete nei territori montani in merito alla loro salvaguardia – potenzialmente in ogni territorio che subisca “turistificazioni” aggressive e invasive, ed è inutile rimarcare quanti ve ne siano un po’ ovunque, soggiogati a tali pratiche degeneranti non solo dal punto di vista ambientale. In tal senso il progetto ha tutti i crismi per diventare “iconico” e rappresentare un nuovo o differente modus operandi  facilmente applicabile con la sua filosofia concreta e pragmatica alla sostanza della gestione (politica e non solo) dei territori naturali di pregio e alla necessaria ricostruzione di una cultura ambientale consapevole, base indispensabile per qualsiasi buon sviluppo futuro delle montagne e non solo.

Queste sue caratteristiche, dunque, richiedono una comunicazione conseguentemente innovativa e efficace, che si affianchi a quella più classicamente “istituzionale” e che possa ampliare la possibilità di informazione al riguardo senza con ciò pretendere di imporre verità dogmatiche, anzi, agevolando il dibattito sempre necessario (e necessariamente costruttivo). Una comunicazione come quella offerta dal contributo sulla “Montagna Sacra” di Elena Gogna per “Lifegate”, che a quanto si può constatare dai riscontri social funziona veramente bene: