Ogni libro ha il suo “carattere”… (Leo Longanesi dixit)

Gli scrittori si debbono dividere in due schiere: quella alla quale debbonsi stampare gli scritti in elzeviro, e quella alla quale debbonsi stampare in bodoniano. Se dovessi dirti a quale schiera farei appartenete diversi scrittori, mi troverei sinceramente imbarazzato, ma ti posso assicurare che ben pochi reggerebbero al Bodoni e molti si troverebbero a loro agio nell’elzeviro e ancora meglio nei caratteri meno austeri e perfetti. (…) Non bisogna mai che la bellezza dei caratteri, o per meglio dire della carta stampata, prenda la mano alla prosa che dentro vi si trova; ed io credo che il peggior servizio che si possa fare a uno scrittore, sia quello di stampargli un libro con un carattere che non sappia intonarsi allo scritto.

(Leo Longanesi, citato in Francesco Giubilei, Leo Longanesi, il borghese conservatore, Casa Editrice Odoya, Bologna, 2015, pag.132)

Leo_Longanesi_1956Ovvero: quando la scrittura, e la conseguente attività tipografica ed editoriale, era anche una questione estetica. E lo sarebbe ancora, ma mi pare che la cosa si sia piuttosto dimenticata, col tempo.
(Per la cronaca: questo è il carattere Elzeviro, e questo è il Bodoni.)

Per scrivere un romanzo occorre qualcosa da dire (Leo Longanesi dixit)

Si parla di romanzo e non si è ancora ben capito che per scrivere un romanzo occorre qualcosa da dire, da dire nel senso sociale, politico o per usare una parola più ardente e più sonora, umano.

(Leo Longanesi, citato in Francesco Giubilei, Leo Longanesi, il borghese conservatore, Casa Editrice Odoya, Bologna, 2015, pag.146)

longanesi_h_partbLonganesi denotava sagacemente quanto sopra già sessant’anni fa… ecco, fate conto che da allora la situazione non ha fatto che peggiorare. Anzi, di più: guai se oggi scrivere romanzi debba essere un esercizio letterario di senso sociale, politico ovvero culturale e, perché no, artistico. E’ il metodo più veloce per non farsi pubblicare, questo!
(P.S.: cliccate qui per leggere la recensione del libro di Francesco Giubilei da cui è tratta la citazione.)

Solo i bambini possono comprendere verità e bellezza (Albert Einstein dixit)

Lo studio e la ricerca della verità e della bellezza rappresentano una sfera di attività in cui è permesso di rimanere bambini per tutta la vita.

(Albert Einstein, messaggio manoscritto, firmato e inviato ad Adriana Enriques, ottobre 1921.)

albert-einstein-trolls-665x385Einstein, da quel genio assoluto che fu, capì perfettamente e seppe perfettamente mettere in pratica l’evidenza che se si è capaci di mantenere viva e attiva la curiosità che solo i bambini hanno, allora molte cose del mondo altrimenti sfuggenti, ignorate o nascoste potranno venire alla luce, ed essere scoperte, studiate, comprese. Che si tratti di scienza, filosofia (la verità, appunto), o arte e tutto quanto ad essa riferibile (la bellezza).
Perché non si finisce mai di imparare a questo mondo, nel quale c’è d’altro canto sempre qualcosa di scoprire di vero e di bello. Peccato che l’uomo, da adulto, spesso non se ne renda più conto come quando è bambino.

Camus, Silone e la mancanza di una autentica cultura “europea”

camus-siloneSovente sui media ci capita di sentire parlare in modo critico di “Europa”, da parte di coloro i quali, per parte politica, interesse, convinzione più o meno giustificata e giustificabile o altro,  ne avversano concetto, forma e sostanza.
Certamente tali pulsioni anti-europeiste pescano nella (spesso più bieca e vuota) politicaggine partitica, pugnace in quel senso solo per mera convenienza di potere – o di relativa opposizione ad esso nel tentativo di ribaltare la situazione a proprio favore, ovvio. Tuttavia non posso non vedere un serio pericolo in questo anti-europeismo populista, per come in esso e con esso si finisca per confondere l’Europa in quanto istituzione politica e l’Europa in quanto territorio di storia, cultura e tradizioni comuni, oltre che di valori condivisibili per genesi antropologica e sociologica comune. Sia chiaro, il pericolo (ugualmente di carattere populista) esiste anche in senso opposto, ove l’Europa sia identificata meramente come entità politica e non come compendio comunitario dei caratteri sopra esposti. Il tutto, poi, scivola inesorabilmente o nel provincialismo campanilista più retrivo e antistorico ovvero, dall’altra parte, nel globalismo ideologico più massificante e culturalmente omologante.
Su tale questione, ho letto di recente una citazione di Albert Camus che a sua volta cita Ignazio Silone – due grandi della letteratura del Novecento, inutile rimarcarlo. Citazione tratta dal mensile Montagne360 di ottobre 2015, inserita in un articolo che presenta il sentiero di recente realizzazione dedicato allo scrittore abruzzese attorno a Pescina, suo borgo natale, e che in poche parole svela cosa significhi essere veramente europei (prima che europeisti così come anti-, naturalmente) ovvero cosa manchi a livello culturale, purtroppo, nel distorto concetto oggi diffusosi di “Europa”:
Così dunque scrisse Camus – nel 1957, tenetelo ben conto:

E’ perché amo il mio paese che mi sento europeo. Guardate Silone, che parla a tutta Europa. Se io mi sento legato a lui è perché egli è nello stesso tempo incredibilmente radicato nella sua tradizione.

E si tenga conto come da parte sua Silone, nell’introduzione a Fontamara, confermasse questa visione glocalista (per usare un termine tanto brutto quanto modaiolo) della propria letteratura:

Tutto quello che m’è avvenuto di scrivere, e probabilmente tutto quello che ancora scriverò, benché io abbia viaggiato e vissuto a lungo all’estero, si riferisce unicamente a quella parte della contrada che con lo sguardo si poteva abbracciare dalla casa in cui nacqui.

Ecco: brevemente tanto quanto profondamente Camus, già quasi 60 anni fa e prendendo a modello tale visione nostranamente cosmopolita (mi si passi l’ossimoro, opinabile ma è per fini di sintesi) di Silone circa la propria scrittura, ha saputo spiegare quale forma e sostanza possa e debba avere un’Europa autenticamente comunitaria e identificante per chiunque vi faccia parte, dal Circolo Polare Artico al Mar Mediterraneo. Un concetto massimamente culturale che contiene l’identità locale e l’identificazione continentale, questa seconda come logica e inevitabile somma delle prime. Un concetto antropologico, semplicissimo eppure ignorato da tanti, volutamente o meno, se non proprio rifiutato, combattuto, oltraggiato: per egoismo, anacronismo, ottusità, ignoranza, follia.
Un concetto che finché non sarà finalmente compreso nel modo più ampio possibile, non consentirà alcuna effettiva unità europea, ne dal punto di vista politico-istituzionale, ne (cosa per certi aspetti pure più grave) da quello culturale, civico e antropologico. Con le conseguenze che abbiamo già da tempo sotto gli occhi.

Scrivere bene, tutto qui. (Iosif Brodskij dixit)

A.M.B.: “Qual è secondo lei il compito dell’artista?”
I.B.: “Il ruolo dell’artista, il suo compito, be’, se parliamo di poesia, di letteratura, è scrivere bene, tutto qui.”

(Anne-Marie Brumm, La musa in esilio, conversazione con il poeta russo Iosif Brodskij, in Iosif Brodskij, Conversazioni, a cura di Cynthia L. Haven, traduzione di Matteo Campagnoli, Milano, Adelphi 2015, p. 46. Tratto dal sito di Paolo Nori, qui.)

brodskijScrivere bene, se si vuole essere (veri) scrittori. E basta.
Non serve aggiungere altro alle parole di Brodskij, converrete.