[Immagini delle copertine – entrambe di oggi 7 aprile, ovviamente – tratte da qui.]Aaaah, che meraviglia la tradizionale chiarezza, precisione, coerenza e lucida attinenza alla realtà dei fatti dei giornali italiani, vero? Doti peraltro ampiamente riconosciute loro, come attestano bene i dati di vendita nelle edicole!
Be’, in ogni caso, se vi capitasse di vedere lungo una strada un’auto che va a colpi – va veloce, rallenta, va di nuovo veloce, rallenta ancora… -, probabilmente ci sarà alla guida un giornalista italiano. Fategli i complimenti da parte di tutti, eh!
Una volta ha detto che i libri di oggi non li pubblicherebbe mai. Lo pensa ancora?
«Era una provocazione, ma credo che il livello medio degli autori italiani sia assolutamente migliorabile. Cercare solo titoli che seguono un certo filone di successo non è proprio il massimo della novità».
(Giulio Milani, editore di Transeuropa, da questa intervista con Riccardo De Palo uscita su “Il Messaggero” lo scorso 4 agosto, che pur nella sua concisione offre alcuni interessanti e “consapevoli” punti di vista sullo stato del panorama editoriale italiano contemporaneo, indipendente e non. Potete leggere l’intervista nella sua interezza qui, oppure cliccare sull’immagine per visitare il sito web di Transeuropa.)
Due postille personali riguardo la topica apparsa sulla copertina de Il Messaggero dello scorso 5 gennaio, sulla quale in numerosi hanno inesorabilmente ironizzato e polemizzato (qui il sito Butac.it riassume bene la vicenda, inclusa la smentita assai ambigua diffusa dal quotidiano il giorno dopo):
Tra gli innumerevoli figli che la madre dei cretini sforma a getto continuo e, a quanto pare, con crescente frequenza, qualcuno è stato assunto come titolista nelle redazioni dei quotidiani italiani;
Che una tale scempiaggine possa apparire sulla prima pagina di un quotidiano nazionale, senza che nessuno si renda conto della sua tragicomicità, è uno di quegli episodi che, insieme a troppi altri, mi rende assai pessimista sulla reale capacità di comprensione, da parte di molte persone e dell’opinione pubblica in generale, della situazione di cambiamento climatico-ambientale in essere e della portata concreta delle sue conseguenze.
Insomma, non solo non si “allontanano” per nulla i timori per il riscaldamento globale, ma si avvicinano sempre più quelli per il raffreddamento cerebrale di certi individui ovvero per l’ignoranza in diffusione pandemica dacché ben coltivata in tal senso – scientemente o meno.