Chiara Ferragni – Unpost-logic

Inizi di settembre: Chiara Ferragni – Unposted, il docufilm su una delle più famose “influencer” in circolazione, viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Risultato: distrutto dalla critica, più o meno ferocemente ma senza distinzioni.

(Solo) due settimane dopo: Chiara Ferragni – Unposted esce nelle sale cinematografiche italiane, prima di andare in streaming su Amazon Video. Risultato: subito primo al botteghino, con mezzo milione di Euro incassato solo nel primo giorno.

Ha ragione il direttore de “Il PostLuca Sofri: siamo nell’era della post logica, del sempre più evidente trionfo di un bispensiero orwelliano all’italiota, e in effetti pure il successo di una pellicola come quella su Chiara Ferragni poco prima del tutto stroncata dalla critica parrebbe basato sullo stesso principio, ovvero su una illogicità apparentemente inspiegabile se non con l’ormai inesorabile ricorso al tema dell’analfabetismo funzionale pandemico.

Tuttavia, a pensarci bene, il successo di Chiara Ferragni – Unposted è invece una delle cose più logiche e lineari, a mio parere. Lo è perché si basa sullo stesso principio in base al quale Ferragni stessa è divenuta ciò che è. E non è affatto, questa, una forma di disprezzo di lei, del suo personaggio e di ciò che fa, anzi: sotto molti aspetti si rivela una persona estremamente intelligente e scaltra nell’aver intuito – forse “incidentalmente” ma tant’è – e poi sfruttato una strada per la gloria che si è rivelata innegabilmente efficace. Il problema, insomma, non è lei che ha percorso questa strada, semmai il problema è la strada e ciò che ha intorno. In altre parole, è un po’ come vi regalassero un pacco regalo ben confenzionato, con una carta bellissima e un gran fioccone rosso, dicendovi chiaramente che comunque è vuota, dentro di regali non ce ne sono e voi comunque ne gioite come bambini perché ciò che conta è la scatola, mentre il regalo, vabbé, chi se ne importa!
Ma come? E che “regalo” è, allora?
Ovvero: andare al cinema a vedere Chiara Ferragni – Unposted perché ciò che conta è andarci, non conta più ciò che si vede, nonostante – altra illogicità ma a suo modo sempre molto “logica”, vedi sopra – a breve sarà disponibile alla visione in streaming comodamente da casa propria. Non conta più nemmeno Chiara Ferragni in sé, in fondo, se non come input all’atto della visione.

È il solito e per molti aspetti complicato principio del contenitore che diventa contenuto, lo stesso poi sul quale si basano largamente anche i social network e tante altre cose della nostra epoca contemporanea. Della quale Chiara Ferragni è figlia assolutamente legittima, senza alcun dubbio.

Pericolo, Facebook!

«Penso che l’ascesa di un capitalismo della sorveglianza sia estremamente pericolosa e porta con sé il rischio dell’eliminazione della maggior parte delle nostre reali libertà individuali, se non addirittura tutte. Negli ultimi mesi è emerso più volte come Facebook abbia consentito ad altre società di violare la privacy dei propri utenti. È scandaloso, ma è solo una dimostrazione di come molte delle compagnie tecnologiche non abbiano assolutamente rispetto per la riservatezza di chi le utilizza. Non è minimamente tra i loro pensieri. Pertanto noi, come consumatori, dobbiamo essere più astuti nei confronti delle compagnie di cui abitualmente siamo clienti. Facebook, per esempio, è una società tanto disonesta quanto estremamente pericolosa. Ci sono molte alternative e gli utenti dovrebbero migrare su queste nuove piattaforme che rispettano veramente i diritti della persona».

(Dave Eggers, grande autore americano contemporaneo, in un’intervista di Federico Marconi su “L’Espresso” del 9 gennaio scorso, che potete leggere nella sua interezza qui. Mi ci riconosco molto, nelle sue parole, dacché rispecchiano bene il motivo – o uno dei quali – ho lasciato Facebook, senza che mi si generi alcun desiderio di ritornarci. Anzi!)

Forte Love! (?)

Eh no! Niente da fare, “caro” Grande Fratello che governi il web e profili tutti quelli che ci navigano… tranne lo scrivente!
Perché dopo avermi rifilato pubblicità di improbabili e ridicoli gadget religiosi, dopo averci provato con articoli riservati a persone di età ben maggiore della mia con relative “problematiche” di salute, come montascale a poltroncina e sospensori, dopo i numerosi inviti a eventi di sex dating, ora è la volta – nella mia casella email – di FORTE LOVE – Fail safe patogeno femminile (?).

“Femminile”, già.

Nulla da fare, appunto. Evidentemente non ce la fanno, quei profilatori a profilarmi.
Oppure, “esimio” Grande Fratello, potrebbe anche essere che abbiano bisogno di ferie, no?
Be’, intanto io attendo fiducioso nuove mirabolanti e dissonanti promozioni. Ecco.

P.S.: peccato, però! A metà prezzo, era una bella occasione.

Pubblicità mirata?!?

Dunque… in pochi giorni, nella casella di posta elettronica del sottoscritto (maschio, 47 anni), tra innumerevoli altre mail più o meno interessanti/utili/futili sono giunti:

  • Numerosi messaggi da mittenti femminili sconosciute, generalmente dall’estero, con oggetti (nel senso di titoli delle stesse) “ammiccanti”;
  • Diversi messaggi d’invito a siti in cui “esercitarsi” nel sex dating;
  • Un messaggio che pubblicizza il prodotto Gocce 7-Slim. Come districare il metabolismo e perdere peso;
  • Una mezza dozzina di messaggi pubblicitari di prodotti che “sostengono” e “favoriscono” le prestazioni sessuali (uno è lì sopra);
  • Un messaggio che pubblicizza sospensori;
  • Un messaggio da una società che produce montascale a poltroncina per persone con difficoltà di deambulazione.

Ora: caro, egregio, illustre (?!) Grande Fratello che governi il web e tutti noi che volenti o nolenti ci stiamo… forse che tu mi voglia dire qualcosa?

P.S.: comunque, posto quanto sopra, è un notevole sollievo constatare l’assenza tra le suddette mail di messaggi provenienti da onoranze funebri, produttori di casse mortuarie o monumenti cimiteriali. In tal senso forse non sono ancora così vecchio, per il web. Già.

Gli intellettuali voltagabbana

La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.

(George OrwellLibertà di stampa, in Romanzi e saggi, a cura di Guido Bulla, Mondadori, Milano, 1999; orig. The Freedom of the Press, 1945.)
Nota personale: l’intellettuale che volta le spalle non è solo quello che si venda ai potenti di turno, è pure quello che abdichi al proprio ruolo di patrocinatore della cultura e del buon senso relativo allineandosi alla squallida cacofonia imperante. Sperando così di salvaguardare quel suo presunto ruolo e il (presunto) prestigio della relativa immagine pubblica ma, in verità, diventando esso stesso squallido elemento antitetico alla cultura e alla libertà intellettuale. C’è pieno, di questi intellettuali-voltagabbana culturali, inutile rimarcarlo.