Il gesto (inconsulto) del cuore


Vi dirò, in tutta sincerità – e chiedo scusa fin da ora per la franchezza: insieme a quelli che con le dita fanno il segno delle virgolette, sto cominciando ad aborrire pure quelli che con le dita fanno il gesto del cuore, o qualcosa di simile alla sua forma. Indicano (credono/pretendono di indicare) amore, passione, affetto – ok, va bene, apprezzabilissimo, per carità. Ma quando una cosa imposta sostanzialmente per moda e marketing diventa reiterata al punto da risultare spesso stucchevole e pure fuori luogo, perdendo il suo significato originario per divenire mera gestualità conformista buona per selfie o altro di così banale, beh… dateci un taglio, ecco. Non alle mani, eh, ma al gesto sì – che peraltro, se usato con parsimonia e coerenza, accresce notevolmente il suo significato. Perché se è vero che “Il corpo è uno dei mezzi con cui noi ci esprimiamo quando esauriamo le parole” (David Batchelor), è pure vero che se il “parlare” utilizzando sempre le stesse parole (vocali o gestuali) è inesorabile segno di scarsa brillantezza mentale.

P.S.: che poi lo stesso gesto, capovolto come nell’immagine lì sopra, in verità ricorda più… beh, meglio non dire cosa.

P.S.#2: sono troppo acido, dite? Evabbé, sarà l’età che avanza…

La vera rivoluzione

Si parla così spesso, un po’ ovunque oggi, di “cambiamento”, di “innovazione”, pure di “rivoluzione”. Ma non si potrà mai cambiare nulla finché il campo d’azione resterà sempre quello: varrà sempre il gattopardiano tutto cambi affinché nulla cambi, e quanto ritenuto “nuovo” non sarà altro che il vecchio visto da un’altra parte. Ovvero un mero plagio, come sostenne al riguardo Paul Gauguin.

Piuttosto, la vera rivoluzione non è quella che cambia le regole del gioco ma quella che cambia il gioco stesso. Altrimenti, qualsiasi preteso “cambiamento” non può che risultare una squallida e meschina pantomima.

(Immagina tratta dalla pagina facebook Humanity.)