Sempre i migliori che se ne vanno, sempre meno “bellezza umana” per chi resta…

Avrete certamente saputo, dai social in primis e poi grazie a tutti gli altri media, della morte di Virna Lisi, una delle più brave, celebrate e affascinanti attrici italiane.
10500566_775142389222173_3781655257600196389_n (1)
Non apprezzo il consueto rincorrersi di tanti, sul web, in occasione della dipartita di qualche personaggio famoso, nel postare foto e citazioni varie dello stesso: mi pare espressione di un compianto assai artificioso, figlio ennesimo del costume diffuso nella vanesia opinione pubblica contemporanea per la quale, peraltro, quello pseudo-compianto trova forza soprattutto nel numero di “mi piace” raccolto, più che in una autentica comprensione e considerazione dell’evento, o nella conoscenza effettiva del personaggio.
Ma non è questo il punto. Voglio infatti qui esprimere una riflessione di diversa specie che mi sono ritrovato a elaborare dopo quest’ennesima partenza verso altri lidi di un bel personaggio, e intendo bello non solo dal punto di vista estetico quanto sociale e culturale, per aver rappresentato, lei come tanti altri che non ci sono più, un’epoca novecentesca sicuramente controversa per certe cose, ma capace di valorizzare la grandezza di alcuni personaggi – grandezza artistica, intellettuale, scientifica eccetera ma anche, e soprattutto, umana. Penso a quei tanti immensi personaggi che nei decenni scorsi, nel pieno dell’evoluzione e dell’espansione delle arti e dei media contemporanei, hanno reso celebre e celebrata la cultura italiana di ogni genere, in modo alto ma pure popolare; uomini e donne dal notevole carisma e dallo spessore personale incomparabile, la cui morte non ha solo privato il nostro paese della loro presenza, ma ha pure indebolito l’intera struttura socio-culturale nazionale, anche per come poi il loro posto è stato preso da altri – i “personaggi” VIP di oggi – sovente dal discutibile talento, dallo spessore umano risibile e dalla capacità di lasciare qualcosa di buono nella storia della cultura e del costume italiani quasi nullo.
E’ cambiato tutto, senza dubbio, nel giro di soli pochi anni. Tutto si adegua, inevitabilmente, al presente e alle sue realtà, e la riflessione che vi sto sottoponendo non vuole certamente essere indiscutibile – anzi, sono io il primo a sperare di stare solo esagerando; tuttavia veramente, di fronte alla scomparsa di personaggi come la Lisi ovvero tanti altri, mi chiedo: dove sono oggi altre Virna Lisi, altre donne di simile fascino (non artefatto) e relativa eleganza nonché bravura artistica? Dove sono altri Sordi, De Sica, Visconti, Fellini, Calvino, Buzzati, De Chirico, Fontana…? – inutile dirlo, l’elenco potrebbe continuare a lungo e toccare qualsiasi disciplina di interesse popolare, ho solo messo in fila i primi nomi che mi sono balzati in mente.

Nel 1965 il pittore americano Mel Ramos ritrasse Virna Lisi anche come regina pop, nell’opera “Virnaburger”.
Nel 1965 il pittore americano Mel Ramos ritrasse Virna Lisi anche come regina pop, nell’opera “Virnaburger”.

Ribadisco: certamente alcuni grandi personaggi ci sono anche oggi, magari anche più grandi di tanti del passato, tuttavia l’impressione personale – o il timore, fate voi – è che non ci sia più la dimensione giusta affinché ne nascano come un tempo e, d’altro canto, ancor meno vi sia la capacità e la volontà diffuse di comprenderne il valore. Temo appunto che ci si stia terribilmente impoverendo, che nella situazione socio-culturale attuale, per le cause che voi stessi conoscete bene – certi grandi personaggi che se ne vanno lascino vuoti sostanzialmente incolmabili, i quali per inesorabile effetto collaterale non facciano che abbruttire sempre più la società nella quale viviamo. D’altronde, molto banalmente, basta vedere – magari su qualche canale satellitare che ritrasmette vecchi programmi – gli show televisivi RAI di un tempo e i personaggi che li presentavano e animavano, e fare un rapido confronto con gli epigoni attuali. “Sono sempre i migliori che se ne vanno”, recita quel noto motteggio: beh, grazie, fatto sta che così ci ritroviamo in mezzo a quelli peggiori, la cui specie non se ne va affatto, anzi, pare in costante e irrefrenabile aumento! E la lotta tra diffusione culturale di valore, anche quando popolare (ad esempio gli show televisivi di un tempo, appunto) e l’incultura imposta anche strategicamente dal sistema (quello i cui massimi esponenti dichiarano pubblicamente che “con la cultura non si mangia”, per capirci) pare sempre più appannaggio di questa seconda, con i risultati sopra esposti.
Insomma: la scomparsa di tali grandi personaggi non sta solo facendo svanire un’intera epoca recente e fondamentale della nostra storia dentro le fumose spire del tempo, tra le quali ormai abbiamo perso la capacità di vedere, noi popolo cronicamente senza memoria, ma sta privandoci di una bellezza umana autentica e piena che oggi, ripeto, personalmente faccio fatica a ritrovare. A meno di fermarsi a considerare la mera esteriorità di quanto abbiamo a disposizione: ma sarebbe come credersi lettori soltanto ammirando le copertine dei libri.

“‘O vedi che semo coijoni!” (Onofrio del Grillo dixit)

Gasperino: …Ma che li tieni tu li conti?
Amministratore: Sono il suo umilissimo amministratore signor Marchese…
Gasperino: E fammeli vedé ‘sti conti. Quanto spennemo dentro ‘sta casa?
Amministratore: Ma perché? Non si fida di me? Sono generazioni che amministriamo la sua famiglia… prima mio nonno, poi mio padre e adesso io…
Gasperino: Ma che t’offenni? Per esempio, quanto ‘o pagamo er carbone? Famme sapè.
Amministratore: Mmmh il carbone…
Gasperino: Il carbone! Quanto ‘o pagamo?
Amministratore: E che possiamo pagare…
Gasperino: E che possiamo pagare? Quanto ‘o pagamo?
Amministratore: Sette paoli il quintale.
Gasperino: E ‘a carbonella?
Amministratore: Quattro.
Gasperino: E le fascine, pe’ accenne er foco?
Amministratore: Cinque a dozzina.
Gasperino: E ‘a legna?
Amministratore: E quella non la compriamo, viene dai nostri boschi… la vendiamo.
Gasperino: E quanto ce famo?
Amministratore: Dieci al quintale.
Gasperino: ‘O vedi che semo coijoni! Ma come, compramo tutto a tre volte il prezzo corente e solo ‘a legna ‘a vennemo alla metà?! Dice nun me fido… Ho fatto bene a vedé i conti… artro che. Se tu me freghi qui, me freghi su tutto! Perciò sei un ladro; sei ladro tu, tu padre e tu nonno e io ve licenzio a tutti e tre. Aspetta ‘n pò, prima da fa’ fagotto dimme na cosa… Ma quer vinello che se semo bevuti giù a tavola, ma che ‘o famo noi?
Amministratore: Si signore, viene dalle vigne del Mascherone…
Gasperino: Siii?!? E quanto ce n’avemo?
Amministratore: Parecchie botti di quello nuovo più quello vecchio imbottigliato.
Gasperino: E ‘ndo stanno tutte ste botti e ste bottije… ortre che a casa tua?
Amministratore: Giù in cantina.
Gasperino: Allora io vado in cantina e tu te ne vai affanculo, brutto ladro.

Della serie: vizi atavici di un paese senza speranza (con possibile soluzione, ad aver gli attributi di praticarla. Ad averli, già – altro vizio, anzi, altra pecca…).

(Ovviamente lo spezzone è tratto da Il marchese del Grillo, film del 1981 diretto da Mario Monicelli.)

Questa sera, ore 21, live su RCI Radio in FM e streaming: torna RADIO THULE (con un ospite prestigioso…)!

Radio_Thule_blog_image
Una ospite a dir poco prestigiosa per la prossima puntata di RADIO THULE, che andrà in onda questa sera 1 dicembre alle ore 21.00, live su RCI Radio: PAOLA NESSI, regista e filmmaker di successo con la RAI fin dal 1989 -collaborando tra gli altri con Enzo Biagi per il quale ha girato diversi Speciali e Reportages in 971534_4922919873418_1165823174_nItalia e nel resto del mondo – nonché autrice di numerose opere filmiche, ultima delle quali è W di Walter, il docufilm sulla vita del grande Walter Bonatti raccontata dalla compagna Rossana Podestà. Con Paola Nessi andremo alla scoperta della sua nutrita e variegata produzione filmica e, grazie alla sua esperienza, esploreremo il mestiere contemporaneo del narrare storie attraverso immagini nonché di come si possano raccontare grandi personaggi e grandi vicende umane nel modo più suggestivo, consono e umano possibile. E faremo pure un po’ di cinema in radio
Fin d’ora poi, cliccando sull’immagine qui sopra, potrete visitare il sito web di Paola e conoscere lei e le sue opere più dettagliatamente.

Se avete domande da fare su tali argomenti a Paola Nessi potete farle qui, a commento di questo post, oppure a luca@lucarota.it. Grazie fin d’ora per la vostra partecipazione, e appuntamento a questa sera, ore 21.00, RCI Radio!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
http://myradiostream.com/rciradio (128 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus).
– Player Android: Google Play

Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Nessun vocabolario conterrà mai tutta la lingua italiana! (Giacomo Leopardi dixit)

1987-giacomo-leopardi

Perché del resto nessuna lingua viva ha, né può avere un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre (finch’ella vive) all’arbitrio dello scrittore. E ciò tanto più nell’italiana (per indole sua). La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch’ella è più vasta di tutte le viventi […].

(Giacomo Leopardi, Zibaldone, 22882398, 29 marzo 1822; 1898, Vol. IV, pp. 216-217)

Sarebbe ora, una volta per tutte, di togliere di dosso da Leopardi quell’immagine convenzionale di uomo ammalato, triste e perennemente depresso che quasi sempre ci hanno tratteggiato e insegnato ai tempi della scuola, dacché certo il conte Giacomo da Recanati – era anche nobile, già – fu ben più persona coltissima, pensatore assai raffinato, sagace e molto avanti rispetto ai suoi tempi nonché dotato di grande sense of humor a dispetto delle proprie sofferenze fisiche, appunto. Due altre citazioni – oltre a quella in testa al post che sarebbe da tatuare sulla fronte di molti utilizzatori della lingua italiana, sempre più ridotta a una manciata di parole per di più spesso scritte in modo errato! – giusto per provare quanto appena affermato:

Gl’italiani non hanno costumi: essi hanno delle usanze. Così tutti i popoli civili che non sono nazioni.

(Zibaldone, 2923, 9 luglio 1823; 1898, Vol. V, p. 80)

Ovvero: aveva già perfettamente compreso uno dei grandi mali sociali dell’Italia, le cui conseguenze stiamo vivendo in modo sempre più drammatico; oppure:

Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.

(Pensieri, LXXVIII)

Riflessione che allo scrivente ricorda un sacco quel celeberrimo aforisma di presumibile origine bakuniniana sulle capacità di seppellimento della risata…

Nei giorni in cui scrivo queste cose esce nelle sale cinematografiche Il giovane favoloso, il film di Mario Martone dedicato a Leopardi del quale si dice parecchio bene. Che anche grazie ad esso scocchi veramente l’ora, dunque, per dare a Giacomo ciò che è di Giacomo, e per considerarlo senza alcun dubbio (e senza più distorcenti reminiscenze scolastiche) uno dei più grandi intellettuali italiani di sempre.

Woody Allen, “Pura anarchia”

Woody-Allen-photo-new
cop_Allen-PURAANARCHIANon sarebbe la prima volta che mi accosto all’opera scritta di qualche bel personaggio cinematografico o televisivo dei più celebrati per le conclamate qualità d’intrattenimento e, non tanto in base a chissà quali artificiose aspettative ma più facilmente perché, come da un grande artista ci si aspetta che sappia mostrare il suo talento non solo nella pittura ma anche in altre arti, faccio conto che le suddette amene qualità non debbano limitarsi al solo mezzo espressivo pubblicamente più noto e osannato, da quell’opera scritta ne vengo deluso. Così è capitato ad esempio –  giusto per fare un nome – con Luciana Littizzetto, che trovo meravigliosa e spassosa in TV ma che di contro ho giudicato fin troppo scialba nei suoi libri. Non è affatto una mancanza di talento, o che questo sia in qualche modo zoppo; credo sia più una questione meramente espressiva, relativa a testi che privati d’un media umano particolarmente accattivante rivelano tutta la loro reale debolezza letteraria – e certo, in effetti “letteratura” spesso non lo sono, ma tentativi di adattamento letterario di testi concepiti per altri fini. L’artista dell’esempio prima citato potrebbe anche avere un talento smisurato in tutte le arti visive, ma se poi esponesse le sue opere in un luogo inadatto alla loro valorizzazione, inevitabilmente quelle perderebbero gran parte del loro appeal sul pubblico.
Detto ciò, se c’è un personaggio che il proprio talento l’ha mostrato e alla grande, con relativi grandi riconoscimenti di pubblico e critica, quello è certamente Woody Allen. Basta contare le nomination all’Oscar collezionate (e quelli vinti, ben 4 ad oggi), più numerose di quelle d’una intera generazione di attori. Da tempo volevo capire se anche nella scrittura egli sapesse essere così brillante e accattivante, ma quel timore di incappare in un’altra delusione, come accennavo poco fa, mi ha fatto tenere questo Pura anarchia (Bompiani Tascabili, 2007, traduzione di Carlo Prosperi; orig. Mere anarchy) fermo per parecchi mesi sugli scaffali della mia libreria. Tuttavia, ora, voglio subito dire che quei timori in tal caso si sono rivelati infondati, e questo libretto di meno di 200 pagine, composto da 18 racconti brevi, è assolutamente degno della fama e della riconosciuta genia del suo autore…

Leggete la recensione completa di Pura anarchia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!