Pale eoliche in montagna: siete favorevoli o contrari?

[Il parco eolico del Passo del Gottardo. Immagine tratta da aet.ch.]
Solo pochi giorni fa in Svizzera ha fatto discutere la presa di posizione di Pro Natura, una delle principali associazioni di tutela ambientale del paese, che si è detta a favore degli impianti eolici giustificando la propria posizione per il fatto che «I vantaggi per la transizione energetica superano gli svantaggi in termini di conservazione del paesaggio» (si veda qui). Il tema sarà oggetto di un referendum relativo alla nuova Legge federale sulle energie rinnovabili sulla quale gli svizzeri si pronunceranno il prossimo 9 giugno. Altre importanti associazioni ambientaliste invece hanno già espresso il loro dissenso al riguardo, palesando la differenza di vedute nei soggetti che si occupano di salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio. Fatto sta che alcuni impianti particolarmente impattanti dal punto di vista paesaggistico sono già stati realizzati: il più emblematico è probabilmente quello del Passo del Gottardo, realizzato in uno dei luoghi geograficamente e storicamente più identitari della Svizzera. Ne scrissi qui.

Anche in Italia si manifesta tale differenza di vedute tra associazioni ambientaliste: Legambiente da tempo si è proclamata favorevole alle pale eoliche e anche WWF e FAI si dichiarano favorevoli; altri soggetti sono invece nettamente contrari, innanzi tutto in relazione agli impianti che si prevede di realizzare sui crinali montani e in altre zone di particolare pregio paesaggistico, più che per gli impianti off shore realizzati in mare.

[Rendering del parco eolico del Monte Giogo, in Toscana. Immagine tratta da radiomugello.it, che qui offre un’articolata ricostruzione del caso in questione.]
In ogni caso il tema è particolarmente interessante, da un lato per l’evidente necessità di accelerare la transizione ecologica verso le energie rinnovabili per abbandonare i combustibili fossili e evitare il ritorno del nucleare, e dall’altro per la sempre più diffusa sensibilità nei confronti dell’ambiente, dei paesaggi naturali e della tutela delle aree non antropizzate, che in Italia come in Svizzera significano soprattutto montagne. Sensibilità diffusa che d’altro canto è la stessa che spinge per abbandonare al più presto i suddetti combustibili fossili, al fine di mitigare le conseguenze già pesanti del cambiamento climatico in corso. Un cul-de-sac, verrebbe da ritenere.

Posto quanto sopra, vi pongo l’ovvia domanda (che può valere come sondaggio informale ma comunque significativo): che ne pensate al riguardo? Ritenete come l’elvetica Pro Natura che siano maggiori i vantaggi rispetto agli svantaggi, oppure la pensate all’opposto come altri?

Grazie a chiunque vorrà esprimere un parere!

P.S.: del tema dell’eolico in montagna mi sono già occupato varie volte in passato, si veda qui.

Montagne di energia da sfruttare (oppure no?)

[Un parco eolico e solare nella Lachtal, Alpi dei Tauri orientali, Austria. Foto di Boris Salak, fonte www.wsl.ch.]
Turbine eoliche, impianti fotovoltaici o linee ad alta tensione in montagna: qualche tempo fa mi sono occupato (qui) di alcuni progetti di aziende private svizzere che vorrebbero installare centrali solari in aree montane non antropizzate per sfruttare le caratteristiche ottimali al riguardo che offrono le alte quote alpine. È una questione ancora poco considerata ma che già presenta alcuni casi emblematici (le turbine eoliche al Passo del San Gottardo, ad esempio, sulle quali ho scritto qui) e che potrebbe presto diventare dibattuta anche nel resto delle Alpi, dunque pure sul versante mediterraneo. Mentre in Italia siamo stati abituati a una politica che affronta questioni del genere in maniera sconsiderata – ovvero non considerando tutte le implicazioni che ne derivano o facendolo solo parzialmente e funzionalmente ai propri interessi – e quindi, nel caso, di questo tema se ne parlerà diffusamente quando ormai si paleserà come un problema ovvero una “emergenza” (in perfetto stile italico, già), in Svizzera nel dicembre 2022 l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) ha pubblicato i risultati di un sondaggio rappresentativo sui paesaggi energetici nella Confederazione Elvetica, che appaiono molto interessanti.

Nonostante le prime pagine dei giornali anche oltralpe dedicati ai problemi di approvvigionamento e all’aumento dei prezzi dell’energia, gli intervistati di tutta la Svizzera sono chiaramente contrari allo sfruttamento a fini energetici delle regioni montane marginali. In generale, si registra una posizione favorevole alla produzione di energia nelle aree di insediamento e nelle regioni montane già utilizzate in modo intensivo – a questo proposito il tasso di approvazione è notevolmente aumentato negli ultimi tempi. Queste aree offrono un potenziale sufficiente per un’efficace transizione energetica, ad esempio con impianti fotovoltaici installati in stazioni sciistiche e centrali idroelettriche dove esiste già l’infrastruttura necessaria. Trovate il report completo sul sondaggio del WSL qui, e una relativa analisi ad opera della Cipra, la Commissione internazionale per la protezione delle regioni alpine, qui.

Peraltro ciò denota indirettamente ma non troppo un ulteriore elemento collegato al tema, ovvero la necessità che, nella inderogabile sostenibilità ambientale che i comprensori sciistici dovrebbero (devono) sviluppare per poter continuare la propria attività senza diventare un elemento di degrado delle montagne sulle quali insistono e dunque un danno sostanziale per chi le abita, andrebbe considerata anche la sostenibilità energetica, ancor più se in forma di neutralità: produrre in proprio tutta l’energia che viene consumata, insomma. Ciò dovrebbe rappresentare un obbligo anche in forza delle esigenze energivore di molte infrastrutture contemporanee al servizio dello sci, innanzi tutto gli impianti di innevamento artificiale, che il cambiamento climatico rende sempre più potenti e, inevitabilmente, più bisognosi di energia.

È un tema assolutamente importante, dunque, che d’altronde è parte fondante della storia dei territori montani i quali da sempre producono risorse per il progresso umano – acqua, legno, pietra, eccetera – e da più di un secolo a questa parte anche molta energia, grazie agli sbarramenti idroelettrici eretti tra i monti al fine di sfruttarne le acque. Sapremo considerarlo a dovere, questo tema, così da ricavarci con la sua gestione pratica i migliori vantaggi possibili senza invece subirne le potenziali conseguenze negative?

Realizzare centrali fotovoltaiche in alta montagna: giusto o sbagliato?

In Svizzera stanno creando un certo dibattito le ipotesi di installare delle centrali fotovoltaiche in alta montagna, in particolare riguardo l’installazione di parchi solari anche su pascoli finora intonsi. I progetti in esame al momento sono due, entrambi nel canton Vallese, nel sud della Svizzera: uno sopra la frazione di Gondo, poco lontano da passo Sempione, l’altro, più grande, a Grengiols, nel nord. Secondo alcune ricerche, l’installazione di pannelli solari sulle cime delle Alpi svizzere potrebbe generare almeno 16 terawattora (TWh) di elettricità all’anno, pari a circa metà dell’energia solare che le autorità locali sperano di produrre annualmente entro il 2050. I soggetti che sostengono i progetti stimano che queste centrali sarebbero in grado di produrre il doppio dell’elettricità per metro quadro rispetto a un impianto delle stesse dimensioni in pianura. Di contro, vari gruppi ambientalisti hanno contestato la realizzazione degli impianti in programma, soprattutto ove sfruttino aree naturali in quota al momento non infrastrutturate: Maren Kern, direttrice di Mountain Wilderness Svizzera, ha dichiarato che «Riconosciamo il potenziale dell’energia solare, ma riteniamo che si debba sfruttare appieno quello degli edifici e delle infrastrutture già esistenti. Non vediamo la necessità di violare questi siti ancora vergini prima di aver attinto al potenziale di ciò che già c’è»; a tali parole fanno eco quelle della Franz Weber Foundation (associazione fondata dall’omonimo celebre ecologista svizzero nel 1975 per promuovere la protezione degli animali, della natura e del patrimonio), che ha definito il supporto della Confederazione ai parchi fotovoltaici alpini «irresponsabile», aggiungendo che la proposta dovrebbe essere oggetto di referendum.

Trovate un ottimo articolo di approfondimento sulla questione su “Swissinfo.ch” qui, dal quale ho tratto alcune delle informazioni che avete appena letto.

Dunque, che ne pensate voi al riguardo?

Personalmente, lo sfruttamento in tal senso di aree naturali a 2000 m e più di quota, a fronte dei vantaggi energetici a quanto pare effettivi tanto quanto dell’ancor scarso utilizzo di superfici potenzialmente utili come quelle dei tetti degli edifici esistenti, mi lascia alquanto perplesso, non fosse altro per il fatto che tali opere generano un paradosso evidente: una fonte di produzione energetica rinnovabile e ecosostenibile come quella solare diventa un elemento di deperimento e, forse, di “non rinnovabilità biologica” di uno spazio naturalmente ecologico come il pascolo alpino. Ciò senza contare l’impatto sul paesaggio, magari non così devastante ma comunque importante e inoltre privo di reciprocità come ad esempio accade per gli sbarramenti idroelettrici, a loro volta alquanto impattanti ma che in contropartita creano un elemento geografico vitale e di molteplice utilità come un lago. In generale, insomma, il timore è che il gioco non valga la candela, e che le variabili rischiose da considerare siano troppe e troppo sfuggenti da poter essere determinate preventivamente con certezza, anche se la produzione di energia solare in alta montagna è certamente una possibilità da esaminare ma seguendo altre strade – come l’installazione di pannelli fotovoltaici proprio sulle dighe, che già sta avvenendo in alcuni impianti: in Albigna, ad esempio.

Insomma, fatemi sapere il vostro pensiero, dato che, se effettivamente gli impianti previsti in Svizzera saranno realizzati, è pressoché certo che anche al di qua delle Alpi, cioè sul loro versante più solatio ergo più consono a tali progetti, qualcuno nei prossimi anni li proporrà. Meglio rifletterci sopra prima, no?

N.B.: le immagini (di rendering, per la cronaca) qui presenti sono tratte dal sito gondosolar.ch, che presenta uno dei progetti in questione.

Un ringraziamento

[Foto di Tommaso Urli su Unsplash.]
Ringrazio molto Vittorio Sgarbi per avermi citato e per aver riprodotto un brano del mio articolo La manifestazione del “sacro” autentico, nel paesaggio, pubblicato qui sul blog, nel suo editoriale “Transizione ecologica” nuovo scempio italiano su “Il Giornale” del 23 maggio scorso.

Sgarbi ricontestualizza, a suo distintivo modo, le mie riflessioni nelle proprie, rigidamente critiche nei confronti della costruzione di grandi impianti di produzione di energie “alternative” – eolico e solare in primis – in territori paesaggisticamente pregiati e delicati: un tema certamente importante tanto quanto spinoso per il quale ogni contributo costruttivo credo sia ad oggi ancora fondamentale al fine di costruire una teoria sostenibile, equilibrata rispetto ai fattori in gioco (alcuni dei quali formalmente antitetici) e condivisa, visto come, sostanzialmente, al riguardo si sia tuttora in una situazione troppo poco definita e non adeguatamente meditata – e posto il particolare pregio del paesaggio italiano, appunto.

Poi, per quanto mi riguarda, sono molto d’accordo con alcune cose scritte da Vittorio Sgarbi nel suo articolo e poco o nulla con altre, ma conta poco rispetto a quello che – l’essere stato citato, intendo dire – considero a prescindere un grande onore così come il tentare, nel mio nulla, a dare un piccolo buon contributo alla considerazione e alla comprensione dell’imprescindibile valore del (e di qualsiasi) paesaggio, senza le quali, ribadisco, non esisterebbe nemmeno la civiltà umana.

P.S.: comunque, il Capra Store è una gran genialata. Chapeau!