La civiltà umana è già su Marte (a modo suo)

Bisogna ammettere che il genere umano riesce a essere sempre sorprendente, sotto tutti i punti di vista. E pure fuori dalla Terra: su Marte, ad esempio. L’uomo non ci ha ancora messo piede eppure ha già cominciato a spargerci i propri rifiuti. Sbalorditivo, vero?

P.S.: fermi lì, voi col sopracciglio già inarcato. Lo so bene com’è andata (cliccate sull’immagine per saperne di più anche voi): ci sto ironizzando sopra, ovvio, ma non del tutto. Conoscendo il genere umano, infatti, il rischio che colonizzi altri mondi col meglio della propria tecnologia portandovi il peggio della propria civiltà esiste assolutamente (clic). Lo ha fatto ovunque sul pianeta d’origine, figuriamoci sugli altri. Dite di no, se ne avete il coraggio.

Schizofrenie montane

[Prato Nevoso (Cuneo), non esattamente tra gli esempi più virtuosi di urbanizzazione dei territori montani. Foto di Mizardellorsa, opera propria, CC BY 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]

Le comunità alpine, spesso colonizzate mentalmente attraverso forme di persuasione subliminale a opera dell’immaginario urbano e metropolitano, corrono il rischio di non riuscire a prevedere e programmare sensatamente gli scenari futuri dei loro territori. Se viene meno la capacità, da parte delle comunità, di potersi identificare con i luoghi da esse abitati e costruiti, l’identità rimarrà una mera petizione di principio vuota, sterile, persino controproducente. Senza un continuo processo di identificazione comunitaria con i territori, il rapporto fra popolazione e spazio vissuto rischia di diventare schizofrenico.

(Annibale Salsa, I paesaggi delle AlpiUn viaggio nelle terre alte tra filosofia, natura e storiaDonzelli Editore, 2019, pagg.91-92.)