Excelsior!

cop_libro_CAI-1Questo che state per leggere è un brano tratto da “Sö e só dal Pass del Fó. In cammino da 75 anni sui sentieri del Resegone e della storia di Calolziocorte”, il volume che ho redatto e curato con il quale il Club Alpino Italiano di Calolziocorte – cittadina alle porte di Lecco – ha festeggiato i 75 anni dalla propria fondazione. nello specifico, è l’introduzione all’ultimo capitolo, quello che disquisisce degli itinerari che raggiungono la vetta massima del Resegone, una delle montagne più celebri delle Alpi – sì, quello citato dal Manzoni ne “I Promessi Sposi”! “Sö e só dal Pass del Fó” è edito dalla stessa sezione CAI di Calolziocorte, ed è in vendita al pubblico al costo di € 20,00. Per acquistarlo potete rivolgervi alla sezione, visitando il sito web per avere i contatti o la relativa pagina facebook, oppure direttamente a me, nei modi usuali. Oppure ancora, se siete soci CAI, potete richiederlo alla Vostra sezione di appartenenza.

0-COPERTINA_1-1Excelsior!

Bada agl’aridi pini, alla foresta | Già dirotta dal turbine, ti sia | Custode il ciel dalla valanga.” È questa | La buona notte che il villan gli invia. | Lontano in sulla cima | Una parola intìma: | Excelsior!

E’ parte del testo d’un componimento di Henry Wadsworth Longfellow [1], poeta americano dell’Ottocento tra i primi a dedicare i propri versi al paesaggio della sua terra con occhio quasi “ecologista” e spirito ispirato da quel Romanticismo che nel frattempo, qui in Europa, contribuiva a stimolare i primi alpinisti alla conquista delle vette alpine. E’ da lì che viene il motto del Club Alpino Italiano, quel “Excelsior!”, appunto, che letteralmente significa “più in alto!” e che rappresenta efficacemente l’anelito materiale e spirituale dell’uomo a salire fin dove la Terra, con le cime delle montagne, si avvicina maggiormente al cielo, ovvero verso dove la dimensione quotidiana e terrena può entrare in contatto con quella metafisica – qualsiasi cosa ciò possa significare. Una sfida di ardimento, di coraggio, di tecnica, di cuore, mente, polmoni, per affermare fondamentalmente la forza della propria vita, in primis a sé stessi: in su e in sé, per citare il titolo di un libro dedicato al rapporto tra alpinismo e psicologia di qualche tempo fa [2].

Ora, senza esagerare in sofismi cattedratici che apparirebbero probabilmente fuori luogo, è innegabile che per ogni appassionato di montagna la vetta rappresenta qualcosa di simbolicamente potente: il punto massimo raggiungibile, un apice assoluto sul quale si è al di sopra di ogni altra cosa nelle vicinanze, oltre che, ovviamente, pure un risultato “sportivo” – più o meno alpinistico che sia – del quale si può essere giustificatamente orgogliosi. Certo, i movimenti alpinistici alternativi di fine anni ’60, nati parallelamente ai fremiti studenteschi di protesta di quel tempo, cercarono di sancire la fine della cultura della vetta a tutti i costi considerando tale “sovversione” un anelito di libertà [3]; tuttavia, prima o poi quell’impulso a salire verso l’alto tipico di ogni appassionato di montagna non potrà non contemplare la vetta come coronamento della propria ascesa – tecnica e non solo, appunto – dacché solo in vetta, alla quota massima di un monte, l’ascensione si può dire veramente completata. Ma, lo si ribadisce, non si vuole qui esagerare con concetti e visioni troppo elucubrate: il Resegone non è certo montagna assimilabile a chissà quale gigante alpino dal prestigio alpinistico ben maggiore, e la sua quota a ben vedere modesta non è che possa ispirare chissà quale elevazione metafisica a toccare sfere celesti altrimenti irraggiungibili! Però, è comunque una montagna dal grande fascino, senza dubbio: la sua vicinanza alla pianura milanese e ai laghi, la sua morfologia, la spettacolarità dei suoi versanti, l’offerta di itinerari escursionistici e alpinistici per tutti i gusti, la rendono meta comunque apprezzata e ambita da molti, e crediamo sarebbe stato così anche senza il dono della notorietà letteraria conferitogli dal Manzoni. Poi, appunto, non è che ci si possa vantare della vetta del Resegone come del Monte Bianco o di chissà quale altra prestigiosa cima – anche se, come vedremo, per raggiungere la vetta non mancano certo sentieri di cui poter andare fieri: tuttavia, lo ribadiamo, ogni montagna con la propria sommità è un vertice assoluto, un punto supremo oltre cui vi è solo il cielo, che sia alta meno di duemila metri o più di ottomila, e per questo ciascun monte è certamente buon compimento di quell’anelito al salire verso l’alto che lo stesso CAI, sull’onda dei versi di Longfellow, ha reso proprio motto: excelsior!

[1] Henry Wadsworth Longfellow, poeta, traduttore ed educatore statunitense (1807-1882). Scrisse  diverse raccolte di poesia ispirate dal Romanticismo europeo, tra le quali “Voci nella notte” e “Ballate ed altre poesie”: è appunto in quest’ultima raccolta che è contenuta la poesia “Excelsior!”, nella quale il termine è ripetuto come un leitmotiv.

[2] Giuseppe Saglio, Cinzia Zola, “In su e in sé. Alpinismo e psicologia”, Priuli e Verlucca Editori, 2007.

[3] Ovviamente il pensiero va soprattutto al “Nuovo Mattino”, movimento nato agli inizi degli anni ’70 e ispirato da uno scritto di Gian Pietro Motti, che ne fu tra i principali “ideologi”, per il quale la “libertà” dal concetto della vetta a tutti i costi era soprattutto legato alla scoperta di nuovi luoghi sui quali arrampicare e superare i limiti di difficoltà a quel tempo raggiunti: l’arrampicata sulle falesie di fondovalle nacque così, ad esempio, la quale a sua volta fu la culla del contemporaneo free climbing.

Radio Alice, la storia di chi ha fatto la storia

(Quella che potete leggere qui sotto è la trascrizione di una delle tante presentazioni di “Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre”, tenute dallo scrivente nelle scorse settimane un po’ ovunque sul globo terracqueo.
Beh… quasi ovunque, ecco.
Per saperne di più sul libro, andate in fondo all’articolo e cliccate sull’immagine…)

Vorrei cominciare la presentazione di questo libro da lontano, anche per farvi capire quante cose la protagonista del libro ci sappia narrare…
1865: esce il libro di un diacono e matematico inglese che parla di una bambina curiosissima di scoprire un mondo sconosciuto e meraviglioso, un libro destinato a diventare un classico della letteratura: Alice nel paese delle meraviglie, che oltre ad essere un capolavoro linguistico, è anche metafora della possibilità di cambiare il mondo e di dare potere alla fantasia… Un libro dove il termine più presente nel testo è proprio curioso, non a caso.
Qualche decennio più avanti, ora. Primi del Novecento: in Russia Vladimir Majakovskij, poeta e drammaturgo, con accezione simile a quella scaturita dal Futurismo ritiene che l’arte debba essere messa al servizio della rivoluzione bolscevica al fine di eliminare ogni “vecchiume” artistico e letterario del passato, sostenendo la necessità di una propaganda creativa – poetica o quant’altro – che capovolgesse i valori sentimentali e ideologici del passato stesso per adattarli alle nuove istanze generate dalla Rivoluzione. Morì suicida nel 1930, demoralizzato dalla campagna condotta contro di lui dalla critica di partito.
Un altro passo avanti: anni ’20 del Novecento, nascono il movimento Dada e il Surrealismo. Esponente di quest’ultimo è Antonin Artaud, che propugna l’idea di un’arte totale nella quale confluiscano sullo stesso piano tutte le forme di linguaggio, fondendo gesto, movimento, luce, parola.
Poi vengono Baudrillard, tra i primi a capire che l’effetto della comunicazione sulla società dipende anche dal mezzo tecnologico con cui viene diffusa, McLuhan con la sua celebre teoria “il medium è il messaggio” e insieme Duchamp con la sua arte che è tale, ovvero diventa tale, solo se e quando viene dotata di un messaggio da trasmettere, quindi Gilles Deleuze e Felix Guattari con L’Antiedipo nel quale viene evidenziato il legame psicanalitico e sociologico esistente tra desideri sociali e potere.
E poi viene un decennio fondamentale nella storia del nostro paese, quello racchiuso tra il maggio del ’68, con i movimenti di contestazione socio-politica ben noti, e il maggio del ’78, quando viene ucciso Aldo Moro. Dieci anni che, appunto risultano fondamentali nel bene e nel male per il presente contemporaneo in quanto è proprio lì che nasce, che si determina, che il nostro presente forma la sua struttura, stabilisce i suoi valori, identifica gli ambiti politici, sociali e culturali che ancora oggi formano la realtà contemporanea in cui viviamo. Il Sessantotto ridà voce alla gente comune, prima sostanzialmente esclusa dal sistema di potere democratico istituzionale e svincola l’attivismo politico dalle classiche formazioni partitiche. Si avvia una stagione di rivendicazioni che la società trova finalmente la forza di reclamare – si pensi solo a quelle più note, al divorzio, al diritto all’aborto… – di contro, in politica, comincia a venir meno l’egemonia della DC, il PCI a sua volta comincia la propria crisi d’identità, si mette in atto il “compromesso storico”… – tutte cose che, noterete, oggi sono giunte a compimento e caratterizzano la realtà italiana contemporanea. Ma anche in altri campi, ad esempio quello tecnologico, si progettano e realizzano applicazioni tecnologiche che poi diventeranno di massa: nasce Arpanet, cioè la mamma di Internet, si inviano le prime mail, nasce il videotape, l’audiocassetta, la fotocopiatrice diventa d’uso comune, nascono i cellulari – e, per dirne un’altra, nel 1976, viene fondata in America da tre semplici tecnici elettronici allora piuttosto squattrinati una società destinata a rivoluzionare il mondo dell’informatica, che verrà denominata Apple.
Nel 1974, dunque più o meno a metà di questo decennio, in Italia succede pure che la Corte Costituzionale abolisce il monopolio RAI sulla comunicazione – perché prima di allora solo la RAI godeva del diritto di trasmettere al pubblico immagini televisive o trasmissioni radio. Ciò fa nascere le prime radio libere, e Bologna è – come accaduto per altre cose – l’avanguardia di questa evoluzione: “Radio Bologna per l’accesso pubblico” è il primo tentativo, ancora pirata, di creare un mezzo di comunicazione aperto alla gente comune. Perché, appunto, una delle cose fondamentali che questo nuovo mezzo di comunicazione libero consente è proprio la libertà di comunicazione virtualmente offerta a chiunque, proprio a seguito e in evoluzione alle istanze scaturite con il Sessantotto.
Nel 1974, sempre a Bologna, si mette all’opera anche un piccolo gruppo di creativi, che proprio in tema di possibilità comunicative libere e, dunque, di attivismo politico e sociale correlabile, si mettono a pensare a come creare un mezzo di comunicazione che possa efficacemente sfruttare queste nuove possibilità e, al contempo, possa proporre un nuovo tipo di comunicazione, che non sia quella istituzionalizzata e ideologicizzata scaturita dal Sessantotto, non quella rinchiusa in spazi pur autonomi ma comunque limitati e controllati, ma che veramente possa rivoluzionare la possibilità di comunicare, in senso pratico ma pure in senso creativo. Così nasce Radio Alice: Alice proprio come la ragazzina curiosa e desiderosa di cambiare il mondo con la forza della fantasia di Lewis Carroll, proprio con l’intento che Majakovskij aveva indicato ovvero di tentare di rivoluzionare il mondo con gli strumenti dell’arti e della creatività più che con quelli dell’azione politica, la quale invariabilmente finiva per essere regimentata dal sistema istituzionale. Un’arte, ovvero l’arte di fare radio in modo totalmente nuovo, che potesse comprendere qualsiasi cosa – come propugnava Artaud con la sua arte totale – , perché qualsiasi cosa può diventare arte ovvero qualsiasi cosa ha diritto di essere trasmessa per radio – come fece capire Duchamp… E così via.
Una radio totalmente rivoluzionaria e totalmente innovatrice – vorrei dirvi proprio perché ho voluto utilizzare questo termine nel titolo: non “la radio più libera e nuova” ma innovatrice cioè capace di proporre attivamente un nuovo modo di fare radio, di fare comunicazione e informazione, di dare voce a chiunque richiedesse il diritto di dire qualcosa. Un moto d’azione, insomma, qualcosa che non innovava staticamente, che inventava qualcosa di nuovo e lo lasciava lì, fermo in attesa di chissà che, ma che forniva a chiunque una via da seguire, un nuovo strumento filosofico, teorico e pratico da utilizzare, talmente rivoluzionario da far diventare di colpo superato qualsiasi altro esistente.
Una rivoluzione in forma radiofonica, insomma, che – leggo una definizione molto adatta al caso – “costituisce anzitutto un approccio filosofico alla rete di relazioni che connota la dimensione sociale, della condivisione, dell’autorialità rispetto alla mera fruizione: sebbene dal punto di vista tecnologico molti strumenti utilizzati in questo approccio possano apparire invariati, è proprio la modalità di utilizzo ad aprire nuovi scenari fondati sulla compresenza dell’utente nella possibilità di fruire e di creare/modificare i contenuti.» Ecco: questa ve la sto spacciando come una definizione della rivoluzione del linguaggio e della comunicazione di Radio Alice – si parla di dimensione sociale e dunque di relative istanze, di condivisione delle informazioni, di interazione piuttosto che di mera fruizione, e di modalità per ottenere tutto ciò… in realtà è una definizione di “social network” che si può trovare sul web. Capite ora la portata della rivoluzione di Radio Alice, che nel titolo di un capitolo del libro definisco “la social radio”… Con la sua innovazione del linguaggio, con la scelta precisa di “dare voce a chi non ha voce” e dunque di dare la possibilità a chiunque di parlare, dire, comunicare – anche con “invenzioni” che oggi ci appaiono cosa ovvia e normale ma che 40 anni fa erano realmente rivoluzionarie, come il fatto di mandare in diretta le telefonate degli ascoltatori senza alcun filtro – con la prerogativa di essere una sorta di server per chiunque volesse interagire con la radio stessa, con gli ascoltatori e con l’ambiente – ovvero la stessa città di Bologna – in cui la radio veniva ascoltata, con l’essere l’efficacissimo esempio pratico di quanto dicevano Baudrillard e McLuhan, ovvero che il messaggio prende forza anche e soprattutto grazie al mezzo che lo trasmette – ovvero, di contro: più acquisisce valore il mezzo, più acquisisce valore il messaggio trasmesso da quel mezzo, ed essendo Radio Alice un qualcosa di rivoluzionario, gli stessi messaggi trasmessi diventavano rivoluzionari… – ecco, con tutte queste cose, si può tranquillamente affermare che Radio Alice non solo ha rivoluzionato il modo di fare informazione e comunicazione di allora, ma ha praticamente profetizzato il web, i social network e i sistemi open source, ovvero quelli offerti a beneficio di chiunque li voglia utilizzare e sviluppare.
E scusate se è poco – in realtà è, veramente, qualcosa di fenomenale e unico. Qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima.
Per tutto questo, e per moltissimo altro, credo proprio di poter affermare che, in Alice, la voce di chi non ha voce, non ho solo narrato una storia, spero nel miglior modo possibile, ma di raccontare la storia di una radio (e dei suoi creatori) che ha fatto la storia.

Copertine_Radio-AliceLuca Rota
Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre.
Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2016
ISBN 9788867932214
Pag.100, € 10,00

In tutte le librerie e sul web
(Cliccate sull’immagine del libro per saperne di più!)

Routine (Un racconto inedito – per ora)

P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto al momento ancora inedito che tuttavia farà parte di una raccolta mooooolto particolare (a cominciare dalla brevità dei testi contenuti, come noterete), di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e presto potrete saperne di più…

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Per motivi che qui, ora, verrebbe troppo lungo spiegare, il cinquantaduenne Gregor B., sposato con due figli, entro ventiquattrore sarebbe morto. E la cosa era certa, niente di probabile o ipotetico: no, inevitabile e ineluttabile, al punto che, a parte l’ovvio sconcerto, a Gregor non venne nemmeno di disperarsi. In fondo non sarebbe servito a nulla, stante l’inesorabile realtà dei fatti.
Avrebbe dovuto avvisare la moglie e i due figli – erano entrambi già grandi, il trauma non sarebbe stato così tremendo, forse. Però aveva pure quell’importantissima riunione in ufficio – per questo si era alzato molto prima del solito e ancora dormivano tutti, a casa – e i suoi capi erano settimane che raccomandavano, a lui e ai colleghi, la buona riuscita di essa. In tutta sincerità, sentirsi responsabile di un eventuale fallimento solo perché avrebbe dovuto arrivare lì e dire a tutti, “ehi, ragazzi, sospendete tutto, tanto entro domani sarò morto!” gli chiudeva lo stomaco. Beh, poco male per un imminente defunto! – penserete voi; d’altro canto la diligenza sul lavoro era da sempre un suo vanto e sempre lo sarebbe stato, se lo ripeteva di continuo. Semmai avrebbe parlato a casa al ritorno, di tutto quanto. Prese l’auto e s’infilò nel caotico traffico mattutino.
Lungo la strada si ricordò della partita a tennis di giovedì sera con Fred. Beh, avrebbe dovuto disdire la prenotazione del campo. Però telefonare a Fred in quel momento significava dovergli spiegare tutta la situazione, e chissà quante domande gli avrebbe fatto, l’amico. Sarebbe di sicuro arrivato tardi in ufficio. Quindi… Oh, la spia della riserva! Doveva far benzina, altrimenti… Gli venne da sorridere, seppur amaramente: a cosa serviva fare rifornimento, ormai? Vide in fondo al viale l’insegna di una stazione di servizio. Beh, forse alla moglie l’auto sarebbe servita, si disse. E per causa sua, probabilmente. Svoltò a destra e si fermò alla pompa.
La riunione in ufficio andò benissimo, vennero firmati i contratti per due nuove grosse commesse. I suoi capi furono così contenti del risultato che prospettarono a Gregor qualche giorno-premio di ferie, magari già la prossima settimana. Avrebbe dovuto dir loro del suo destino incipiente? Forse sì… Ma accidenti, era la prima volta che sul lavoro si meritava un tale premio! Sarebbe stato come schiaffeggiare la fortuna, rovinando quel piccolo momento di gloria. Ringraziò, concluse la giornata lavorativa e tornò a casa, non prima però di essere passato dal lavasecco per ritirare le sue camicie. “Anche se non le indosserò mai più in una vacanza!” pensò.

Così (Radio) Alice “inventò” l’open source…

virgoletteRipensando a quanto hai e avete fatto con Radio Alice… non ti chiedo se rifareste tutto quanto perché sono certo sia una domanda retorica, ma c’è qualcosa che potevate e dovevate fare meglio, o che non avete fatto e volevate fare, oppure qualcosa che avete fatto e, con il senno di poi, non dovevate fare?
«Singole cose oggi, col senno di poi, probabilmente le farei in modo diverso rispetto a come le mettemmo in atto allora. Ad esempio, mi attrezzerei per registrare e creare una memoria di tutto quello che andrebbe in onda, ovvero per avere la possibilità di replicare i contenuti prodotti e farli sopravvivere. Al di la di queste singole cose, tuttavia, oggi come allora rimetterei in pratica uno dei concetti fondamentali che fu della radio, ovvero la scelta di non essere proprietari di un’idea, di un modello o invenzione che dir si voglia. Tutto ciò che facevamo era a disposizione di chiunque, e chiunque ne poteva fare ciò che voleva.»
Si può dire che avete inventato l’open source, in pratica.
«Sì, è così. Lo abbiamo inventato coscientemente, con consapevole logica e, ribadisco, ancora oggi questo concetto non lo cambierei di una virgola. Noi con Alice abbiamo veramente creato un essere vivente, che in quanto tale non si può “possedere” e che vive una sua vita con la quale ogni cosa può e deve interagire. Ci tengo molto a questa cosa.»

(Dall’intervista-chiacchierata-confessione con Valerio Minnella, uno dei padri di Radio Alice, ospitata nel mio ultimo libro Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre. Cliccate sulle immagini della copertina, qui sotto, per saperne di più.)

Copertine_Radio-AliceLuca Rota
Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre.
Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2016
ISBN 9788867932214
Pag.100, € 10,00

In tutte le librerie e sul web

“Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre”, in tutte le librerie e sul web!

Copertine_Radio-AliceE’ uscito e disponibile in tutte le librerie e sul web Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre, il mio nuovo libro pubblicato da Senso Inverso Edizioni nella collana ItaliaNascosta.

Alice, la voce di chi non ha voce esce – non a caso, ovviamente – a quarant’anni esatti dalla prima trasmissione (il 9 febbraio 1976 dai propri studi di Bologna) di quella che è stata la più libera, rivoluzionaria e innovativa – nonché leggendaria, per molti aspetti – tra le radio “libere” d’Italia e non solo: Radio Alice. Tuttavia non una semplice radio, non solo una delle prime emittenti nate dopo la liberalizzazione delle frequenze radiotelevisive dal pubblico monopolio RAI (e per questo di lì a breve definite anche private) e non soltanto un’esperienza comunicativa giovanile. No, una vera e propria rivoluzione, appunto, ovvero l’invenzione, la creazione di un nuovo modo di fare comunicazione e informazione, così innovativo e innovatore da divenire tanto amato dalla gente comune quanto odiato e avversato dalle istituzioni, incapaci di concepire una tale manifestazione di libertà comunicativa sfuggente a qualsiasi controllo superiore. Il tutto, in un periodo della storia recente d’Italia assai complesso e problematico, ma d’altro canto fondamentale – nel senso più pieno del termine – per le vicende degli anni successivi, fino ai giorni nostri.
Radio Alice fu l’emittente del Movimento del ’77 bolognese, tra i più attivi ed emblematici di quegli anni, ma soprattutto fu la voce di chi non aveva voce (come recitava il motto dell’emittente, che è stato reso titolo immediatamente significativo per il libro), ovvero di chiunque non vedesse riconosciuto il diritto di opinione e di parola da parte del sistema istituzionale – politico, sociale e non solo.

Partorita da un gruppo di creativi geniali – magari senza nemmeno saperlo di essere tali, ma di sicuro capaci di intuire genialmente ciò che mai prima nessuno aveva nemmeno immaginato – Radio Alice sconvolse e trasformò il linguaggio della comunicazione mediatica, con modalità del tutto nuove e sorprendentemente anticipatrici dell’attuale web 2.0 e dell’universo dei social network. Per tale motivo, ancora dopo 40 anni, la voce e l’esperienza di Radio Alice, con la sua storia così emblematica e tribolata, sanno ancora raccontare, rivelare, insegnare, illuminare moltissimo, sia in senso teorico che pratico ovvero – mi piace dire – sia in senso spirituale che culturale e formativo, a dimostrazione di una rivoluzione che, sotto certi aspetti, è ancora in corso e può essere tutt’oggi rilevata, studiata, conosciuta e apprezzata. Anzi, deve essere conosciuta e apprezzata.

In fondo, questi sono anche i motivi principali per i quali è nato Alice, la voce di chi non ha voce, un libro che vi racconterà con dovizia di particolari la storia, l’avventura, l’entusiasmo, l’energia creativa, l’utopia e la rivoluzione della radio in modo altrettanto creativo e rivoluzionario (se così posso dire, e capirete perché lo dico leggendo il libro) oltre che, mi auguro, estremamente interessante, grazie anche a testimonianze inedite (tra cui quella di Valerio Minnella, uno dei “padri” della radio) e a un corredo fotografico ricco e alquanto rappresentativo di quel periodo così intenso e ribollente, nel bene e nel male.
Molti hanno sentito parlare di Radio Alice e della sua affascinante aura leggendaria, ma pochi la conoscono veramente come merita di essere conosciuta. Spero proprio che questo mio libro possa sapervi affascinare, avvincere, entusiasmare, divertire e, magari, anche farvi meditare.

Un invito a non alzarvi stamattina, a stare a letto con qualcuno, a fabbricarvi strumenti musicali o macchine da guerra
Qui Radio Alice. Finalmente Radio Alice. Ci state ascoltando sulla frequenza di 100.6 megahertz e continuerete a sentirci a lungo, se non ci ammazza i crucchi.
Alice si è costruita una radio ma per parlare continua la sua battaglia quotidiana contro gli zombi e jabberwock. Radio Alice trasmette: musica, notizie, giardini fioriti, sproloqui, invenzioni, scoperte, ricette, oroscopi, filtri magici, amori, o bollettini di guerra, fotografie, messaggi, massaggi, bugie. Radio Alice fa parlare chi: ama le mimose e crede nel paradiso, chi odia la violenza e picchia i cattivi, chi crede di essere Napoleone ma sa che potrebbe benissimo essere un dopobarba, chi ride come i fiori e i regali d’amore non possono comprarlo, chi vuol volare e non salpare, i fumatori e i bevitori, i giocolieri e i moschettieri, i giullari e gli assenti, i matti e i bagatti…

(Dalla prima trasmissione di Radio Alice sui 100.6 MHz FM, la mattina del 9 febbraio 1976.)

Luca Rota
Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre.
Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2016
ISBN 9788867932214
Pag.100, € 10,00

In tutte le librerie e sul web