Cripple Bastards, 35 anni

Nell’anno in corso i Cripple Bastards, uno dei più importanti gruppi musicali italiani – e, nel loro genere, a livello mondiale – compiono 35 anni di carriera (proprio nel corso del mese di marzo, per la precisione). Tre decenni e mezzo di arte sonora estrema, di coerenza artistica e attitudinale, di lucidità espressiva, di potenza, veemenza, intensità, classe. Una pietra miliare del grindcore e una leggenda della musica contemporanea nonché, per il sottoscritto, a modo loro una notevole ispirazione spirituale.

Con l’augurio fervido che la leggenda possa continuare a lungo fino a trasformarsi in mito – sempre alla velocità della luce, ovviamente!

IN GRIND WE TRUST!

Luca Serianni

Secondo lei qual è il livello dell’alfabetizzazione oggi in Italia, soprattutto fra i giovani? E cosa si intende oggi per essere una persona alfabetizzata?
Dal punto di vista del mio bilancio personale di docente non posso dire di avere un’impressione negativa. Però – certo – è un bilancio particolare, legato ad una nicchia di studenti, oltretutto di una facoltà di Lettere. In generale, direi che per alfabetizzazione – oggi – si deve intendere la capacità di dominare un lessico abbastanza ampio, che – per capirci – è quello che si riconosce nel tradizionale articolo di fondo di un giornale. Allora bisogna chiedersi se – non solo i giovani ma, in generale, la popolazione avente un titolo di studio – è in grado di capire, non un impegnativo testo di filosofia o di scienza, ma un articolo di giornale in tutte quelle sue implicazioni che consistono nel dominare le parole meno comuni e nel cogliere l’eventuale ironia del giornalista, legata all’uso di una parola arcaica o letteraria. Questo è un gioco che lo scrivente o parlante colto fa abbastanza spesso: recuperare una parola della tradizione non usuale per dare a questa un senso ironico. L’alfabetizzazione, in accezione più larga, comprende anche questo. Insisto sull’esempio del giornale perché questa competenza deve esser misurata sulla base di un obiettivo tendenzialmente alla portata di tutti. Non sono molti quelli che leggono il giornale, ma questo è secondario, almeno da questo punto di vista; se non lo leggono perché preferiscono navigare in rete, è un conto; se non lo leggono perché non capiscono che cosa c’è scritto, vuol dire che siamo di fronte a dei veri e propri analfabeti, anche se sanno scrivere la propria firma.

[Intervista tratta da “Il Varco”, l’originale è qui.]

In una realtà linguistica così degradata come quella italiana – tale innanzi tutto per colpa di molti italiani – la scomparsa di un autentico faro per la nostra lingua come è stato il professor Serianni è quanto mai grave. Anche perché viene e verrà sottovalutata dai più: e ciò, per un paradosso che in realtà non è tale, denota ancor più la gravità della perdita. Certamente, l’italiano (soprav)vivrà ancora, ma da oggi sarà un poco più insicuro nel suo cammino tra la gente comune verso il futuro.

Esportare la democrazia

Sparatorie di massa. Razzismo. Terrorismo suprematista. Tentativi di golpe violento. Diritti civili negati.

Bisogna esportare la democrazia.

Sì, ma in America.

P.S.: ribadisco una volta ancora, se non l’avete mai fatto leggetevi Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood. Non è un romanzo distopico, come lo si definisce spesso, è l’America del prossimo futuro.

(L’immagine della bandiera della Repubblica di Gilead è di Marc Pasquin, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.)

Certezze e dubbi

Siamo stesi su un confortevole prato dopo l’energica ascesa lungo irte e perigliose balze alpestri (beh… più o meno) quando il segretario – personale a forma di cane: Loki, sì – mi guarda con quel tipico sguardo che assumono i cani che di mestiere fanno i segretari personali quando vogliano palesemente sottoporre una domanda ben precisa: «Ma cosa sono quei cosi che tieni davanti agli occhi?»

«Occhiali da sole, per proteggersi dai raggi solari», gli rispondo, certo come sono (vedi sopra) che Loki mi abbia posto esattamente quella domanda. Di rimando il peloso segretario assume un’aria che è la tipica aria che ti presentano i cani aventi specifiche mansioni professionali di segretariato quando, dopo la domanda di prima e la conseguente risposta, vogliono indubitabilmente ribattere: «Me li fai provare?»

«Ok, provali pure» gli dico:

Ecco: invece il gesto che fa dopo con la zampa destra non l’ho capito proprio:

Avrà voluto dirmi «Uuuh, che figata!» oppure «Bah, ma che schifezza!»? Qualcuno che sta leggendo ha maggiore esperienza al riguardo?

Fatto sta che poi il segretario ha rapidamente archiviato la questione assumendo una nuova espressione che è inequivocabilmente l’espressione con la quale i cani, non solo quelli che di mestiere fanno i segretari personali, vogliono rimarcare una cosa ben chiara: «Fame!» Il che mi ha inesorabilmente imposto di doverlo accontentare (accidenti, ma chi comanda qui? Io o lui?) e non mi ha permesso di dirimere il dubbio suddetto, già.

I piccoli grandi

[Immagine di Anja da Pixabay.]
Detto tra noi, a dover avere a che fare con la gente (in senso lato) per cose piacevoli o meno, sono sempre più convinto che i bambini siano molto più adulti negli adulti.

E che la migliore visione delle cose del mondo, e la più efficace per viverci al meglio, qualsiasi cosa ciò comporti, sia quella dei piccoli, non dei grandi. La fantasia più curiosa e bizzarra d’un bambino mostra di frequente più logica, a modo suo, del pensiero e delle intenzioni degli adulti, già.

Perché spesso sono proprio loro, i grandi, a essere “piccoli”, non viceversa. Me compreso, ovvio, che però cerco di imparare almeno qualcosa al riguardo, dai bambini – sperando di riuscirci, ecco.

P.S.: a proposito di quanto sopra, clic.