L’Inferno è vuoto, e tutti i diavoli sono qui (Terry Pratchett & Neil Gaiman dixit #1)

Crowley aveva sempre saputo che, nel momento in cui il mondo fosse finito, lui ci sarebbe stato, visto che erra immortale e non aveva alternative. Ma sperava che quel momento giungesse il più tardi possibile.
Perché, in fondo, gli uomini gli piacevano. Difetto non da poco, essendo un diavolo.
Certo, aveva sempre fatto del suo meglio per rovinare le loro vite, dal momento che era il suo lavoro, ma nessuna delle sue diavolerie aveva mai retto il confronto con quelle escogitate dagli uomini stessi. Sembrava un loro talento naturale. Forse era una specie di difetto di costruzione. Nascevano in un mondo ostile, e spendevano tutte le energie a loro disposizione per renderlo ancora peggiore. Col passare degli anni, Crowley si era trovato sempre più in difficoltà a inventare atti diabolici che spiccassero nel desolante panorama di una cattiveria generalizzata. Più di una volta nell’ultimo millennio gli era venuta voglia di inviare Laggiù un messaggio, dicendo: “Sentite un po’, forse è il caso che lasciamo perdere, chiudete pure Dite, Pandemonium e tutto il resto, e trasferiamoci addirittura quassù, tanto qui ormai mettono in pratica tutto ciò che vorremmo architettare noi, e sono persino in grado di compiere gesta a cui noi non avremmo nemmeno pensato, anche con l’aiuto di elettrodi. Hanno tutto ciò che manca a noi. Hanno l’immaginazione. E l’elettricità, ovviamente”. Uno di loro l’aveva anche scritto, no? “L’Inferno è vuoto, e tutti i diavoli sono qui”.

(Terry Pratchett, Neil Gaiman, Buona Apocalisse a tutti!, pag.43, Arnoldo Mondadori Editore 2007, collana “Strade Blu”, traduzione di Luca Fusari; orig. Good Omens, 1990.)

Eh già… Lo sostengo da sempre che Satana dovrebbe chiederci i danni, morali e materiali!
E comunque a breve, qui nel blog, la recensione del libro suddetto…

REMINDER! “Lucerna, il cuore della Svizzera”, Historica Edizioni, collana “Cahier di Viaggio”. In tutte le librerie e sul web.

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E costa solo 5 Euro, eh!
Cliccate sulle immagini per saperne di più…

E molto presto qualcosa di completamente diverso! I Monty Python stanno tornando!

Proprio così: manca poco al ritorno del gruppo comico che ha reinventato il modo di ridere dell’epoca contemporanea, gli insuperabili Monty Python! Un ritorno che andrà in scena con dodici spettacoli a Londra i cui biglietti sono inesorabilmente spariti nel giro di pochi minuti (quelli della prima serata in 43,5 secondi: un record assoluto!)
Ok, bene, bello! – direte voi, aggiungendo appena dopo: ma cosa c’entrano i Monty Python con un blog che tratta di letteratura?

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Beh, c’entrano totalmente. I Monty Python sono stati per la comicità in senso generale – anche per quella letteraria, alla quale sono legati a multiplo filo – ciò che i Beatles sono stati per il pop: un’autentica rivoluzione. Dissacranti e senza rispetto, geniali e insieme ferocissimi, hanno attaccato le idiosincrasie britanniche e rivoltato come un calzino il linguaggio e la sintassi della risata via tubo catodico in modo assolutamente magistrale. Se oggi l’umorismo lo si fa in un certo modo, anche in ambito letterario – e parlo di autentico umorismo, non di cabaret, sia chiaro: i libri dei vari comici di Zelig, tanto per fare un nome, sono altra cosa! Rispettabile, ma altra! – è soprattutto grazie a loro. Chiunque voglia creare qualcosa di comunicativo e voglia in esso metterci un quid di umorismo, in quantità più o meno importante, inevitabilmente (ancorché magari indirettamente o inconsapevolmente) farà riferimento a Pythons.
Ergo, se per chi come me, in qualità di autore di romanzi umoristici e cultore del genere, i Monty Python sono qualcosa come Thor per i Vichinghi in battaglia, ineluttabilmente per chiunque che su questo pianeta ha e avrà di che ridere per qualcosa di umoristico, su carta, in video, sul grande schermo o altrove, deve e dovrà qualcosa (se non tutto) ai Pythons.

E comunque un qualcosa di letterario su di loro ve lo voglio segnalare – o ricordare: la bella autobiografia pubblicata qualche tempo fa da Sagoma Editore. John CleeseTerry GilliamEric IdleMichael PalinTerry Jones e l’indimenticato Graham Chapman raccontano da protagonisti la genesi di un mito: i desideri e le aspirazioni della loro infanzia, gli anni di formazione nelle più prestigiose università monty-python-bigdel mondo, i retroscena del debutto televisivo e della nascita di film che hanno fatto ridere il mondo ma anche incavolare parecchia gente. Il tutto arricchito da numerose foto d’archivio, illustrazioni inedite e succulenti aneddoti raccontati direttamente da chi ha letteralmente stravolto la comicità cinematografica e televisiva mondiali.
Cliccate sulla copertina a lato per saperne di più oppure QUI, e prepariamoci, che già si dice che vista la febbrile attesa per gli spettacoli di Londra e il successo della prevendita dei biglietti, i Pythons starebbero pure pensando a tornare in tournee in giro per il pianeta… e allora sì, se così veramente fosse, il mondo non sarebbe più quello di prima, ma qualcosa di completamente diverso!

“Scrittori. Grandi autori visti da grandi fotografi”. Quando la fotografia narra la letteratura, e i suoi protagonisti.

E’ un libro in circolazione già da qualche tempo, ma l’incontro che offre nelle sue pagine tra due arti così popolari – letteratura e fotografia – è quanto mai intenso e illuminante, oltre che certamente atemporale – visti anche i nomi che ne sono protagonisti. Scrittori. Grandi autori visti da grandi fotografi, edito sul finire dello scorso anno da Contrasto, fissa negli scatti di alcuni grandi maestri della fotografia altrettanti grandi personaggi della letteratura del Novecento fino ai giorni nostri: ovvero permette di osservare con lo sguardo penetrante che l’obiettivo sa conseguire quegli individui solitamente impegnati nell’azione contraria, cioè nell’osservazione del mondo dalla quale trarre gli spunti per le proprie storie. Questa volta, appunto, la contro-narrazione è affidata all’immagine Scrittori_copfotografica, e alla capacità del fotografo di cogliere simili spunti visivi attraverso i quali la storia di cui lo scrittore è protagonista diventi ben leggibile e affascinante.
Scrive Goffredo Fofi (curatore principale dell’opera e autore della scelta dei 250 ritratti inclusi in essa) nella presentazione del libro:“Per Henri Cartier-Bresson ritrarre uno scrittore significa cogliere del soggetto che ha davanti il silenzio interiore, tradurre in fotografia “la personalità e non un’espressione”. Per altri, ritrarre un grande scrittore può voler dire riprendere un amico in una pausa di una battuta di caccia (Robert Capa con Ernest Hemigway) o al contrario, cogliere l’essenza trasgressiva di un giovane talento o la malinconia di un grande vecchio (Richard Avedon con Truman Capote e con W.H. Auden). In ogni caso, è sempre il risultato di un’alchimia complessa e affascinante in cui giocano attrazione, curiosità, capacità di introspezione psicologica, possibili affinità esistenziali.
Per ogni ritratto, intenso, penetrante, spesso celebre o magari insolito, i testi relativi (i cui autori sono Maria Baiocchi, Guia Boni, Goffredo Fofi, Alessandra Mauro, Carlo Mazza Galanti, Isabella Pedicini, Alessia Tagliaventi, Anna Tagliavini) spiegano i perché della scelta, ricordano alcuni capolavori che hanno reso lo scrittore immortale e, quando possibile, raccontano la storia dell’immagine, di quell’incontro unico e irripetibile che è, appunto, il ritratto.
Nei casi più belli,” continua Fofi nella presentazione, “è accaduto che gli scrittori – ma non solo loro, è ovvio – abbiano scoperto qualcosa di sé che ignoravano, o su cui non avevano abbastanza riflettuto, nell’immagine che di loro ha dato un fotografo che sapeva vedere. Per questo, molte delle fotografie del volume ci permettono di capire meglio e di più non solo chi era uno scrittore che ci è caro (o che detestiamo, perché no?) ma anche la misura delle sue opere, quanto dei suoi rovelli vi si è trasferito. Quanti grandi scrittori – o scrittori che hanno lasciato il segno! E quanti grandi fotografi – che hanno saputo guardarli, capirli, e consegnarli alla storia o, più semplicemente, alla nostra curiosità e al nostro ricordo.
Un’opera molto interessante, che mette bene in luce in modo diretto ed eloquente quanto attigue siano (oggi ancora di più) letteratura e fotografia, e quanto inopinatamente simile possa essere la narrazione della realtà fatta da parole ovvero da immagini. Senza dimenticare che la grandezza degli autori ritratti non è nell’immagine stessa, ma resta sempre in ciò che sono stati capaci di fare (e scrivere), allo stesso modo per cui la bellezza degli scatti non è in chi li ha fatti o in cosa ritraggono, ma in ciò che sanno raccontare; e solo se dall’incontro tra letteratura e fotografia (o tra qualsiasi altra arte) la forza narrativa di entrambe si somma e si acuisce il risultato ottenuto sarà buono e interessante, e non un mero esercizio (auto)referenziale. Come invece sovente accade.

Cliccate sulla copertina del libro per visitare il sito web di Contrastobooks e saperne di più.

P.S.: nella foto in testa all’articolo: Italo Calvino, Roma, 1984; immagine di Gianni Giansanti. Cliccando QUI potete vedere, dal sito di Panorama, una piccola galleria di immagini tratte dal libro.

Russell Chapman, “Syria, refugees & rebels”: un libro-testimonianza per immagini sul conflitto in Siria

Russell-Syriabook-copPer parecchio tempo sulla Siria, e sul dramma del suo conflitto, si è detto di tutto e il contrario di tutto. Si è detto che i buoni erano i cattivi e viceversa, che gli uni erano ormai sconfitti ma poi lo erano gli altri, che le colpe del conflitto erano di questo e di quest’altro con la complicità di quella o quell’altra superpotenza… Parole, tante parole – con pochissimi fatti per troppo tempo, purtroppo – sovente dichiarate e sostenute senza alcuna testimonianza concreta sul campo, laggiù, in Siria.
Da qualche tempo, invece, della Siria non si parla ormai quasi più; le cronache della sua guerra evidentemente non interessano più TG e quotidiani – salvo sporadiche eccezioni – quasi che laggiù la situazione si sia calmata e normalizzata, quasi che la “mirabile” diplomazia internazionale abbia conseguito il risultato di sistemare la questione. Per tutto ciò noi, comuni cittadini e fruitori (sovente nostro malgrado) dell’informazione mediatica contemporanea, sia prima che dopo e tutt’ora continuiamo a vagare in una sostanziale ignoranza circa la questione siriana, ovvero ignorando quale sia l’effettiva realtà dei fatti e quanto grave ad oggi permanga.

Russell Chapman, mirabile fotografo d’arte britannico residente in Svizzera, in Siria ci è stato, ed ha preferito far “parlare” ciò che ben difficilmente può mentire: la realtà, e l’immagine di essa raccolta dal suo obiettivo rivolto soprattutto verso le persone comuni, prime vittime del conflitto nonché, con la loro sconvolta e difficile quotidianità, primi testimoni della più probabile verità su di esso.
Da qualche settimana è in vendita il libro fotografico nato dalla sua esperienza in prima linea, Syria, refugees & rebels: la narrazione per immagini di una storia umana e della sua tragedia, prima che di ogni altra cosa. Perché come sempre, chiunque sarà il vincitore – se poi ve ne sarà uno – o il perdente, la guerra colpisce e uccide la gente comune, non certo i potenti ben protetti dentro i loro palazzi fortificati nei quali nemmeno penetra il rumore delle esplosioni e le urla dei feriti…

Syria, refugees & rebels è acquistabile QUI, direttamente dal blog di Russell Chapman, oppure su Amazon. Ve lo consiglio caldamente: credo sia, oltre che un libro di valore eccelso, uno dei migliori ausili editoriali oggi in circolazione per capire cosa è successo laggiù, e cosa potrà ancora succedere in futuro. Ben più efficace di tante belle e inutili parole, appunto.