Un nuovo libro #3

Eccovi un ennesimo indizio fotografico, ovvero uno scorcio della città che fa da scenografia vivida e “attrice” assolutamente protagonista del mio prossimo libro, che uscirà suppergiù tra un mese.

Esatto, il mio nuovo libro, dopo Lucerna, il cuore della SvizzeraDel quale rappresenta – se mi è concesso di dire – un’evoluzione tanto naturale quanto originale. Salvo imprevisti, o rapimenti alieni che nelle prossime settimane dovessero far sparire il personale della tipografia dell’editore, sarà in vendita nei primi giorni di ottobre.

Questa volta l’indizio è talmente facile che mi potrei quasi autodenunciare per eccesso di magnanimità! Ribadisco: se intuite ovvero indovinate di che città si tratta (mi riferisco a chi invece non ci sia già arrivato con i precedenti indizi, ovvio!), avete già scoperto una parte importante della storia narrata; se ancora non ci riuscite… be’, continuate a seguire il blog, tanto lo intuirete che prima o poi mi toccherà rivelarlo quel nome, no?

La poesia è una cosa seria! (reload)

poesia

(Ogni tanto mi ritorna sotto gli occhi questo vecchio articolo, così che ogni volta lo rileggo e mi dico: be’, lo devo ripubblicare. Non ha perso nulla del suo valore, anzi, e ciò perché nel frattempo i sempre troppi pseudo-poetucoli in circolazione con le loro “non poesie” non hanno guadagnato nessun valore, anche minimo. Nulla. E temo mi toccherà ripubblicarlo ancora, in futuro, almeno finché non verrà inserito nell’ordinamento giuridico il reato di attentato all’arte poetica. Ecco.)

La poesia è una cosa seria!
(Adversum versus et poetastrus da strapazzum)

Fatemelo dire con la massima forza,
Sì che penetri pur ne la più dura scorza:
La poesia è una cosa alquanto seria,
porcaccia di quella lurida miseria!
Non è un mero scribacchiare versi
Per sommi e gran poeti credersi!
Non è un infilar solo parole amene
Disposte lì come viene viene…
La poesia è dell’animo l’essenza,
La più pura voce della coscienza…
E’ la scrittura che si tramuta in magia,
Tra mente e cuore la massima armonia.
La via più retta che porta alla bellezza,
Di un sogno avveratosi l’ebbrezza.
E’ l’immenso illuminarsi d’un mattino,
Ed è un dolce naufragar marino…
E’ il continuo uscir a le stelle rivedere,
Di parole altro che pur umana voce il risuonare.
E’ pioggia che cade su la solinga verzura,
Ma pure sulla faccia una ferita dura…
E’ la quintessenza della vita fatta lemma,
Giammai di bella scrittura una mera summa!
Ordunque basta, poetucoli da strapazzo,
Col vostro verseggiare vacuo e rozzo
Che è soltanto un’abbellita prosa! –
Una gora lessicale acquitrinosa…
A voi un impiego nelle miniere di Sardegna
Auspico, o quanto meno come taglialegna
Nelle foreste della taiga Siberiana
A raggelar tal vostra fregola kafkiana!
Poesia è suono, tecnica, struttura,
Serve studio denso, di un’arte così pura,
E dell’essenza d’essa consapevolezza,
Per evitar di travisarne la bellezza.
Poeti non ci improvvisa, poeti non ci si crede,
Umili cultori semmai, di tale intensa fede.
E’ una cosa seria la poesia, assolutamente.
Se non sapete farla non fatela, definitivamente.

Avete capito?
Bene, ho finito.

 

Posto riservato ai lettori

Calorosi applausi alle Autolinee Baire di Capoterra, Cagliari, che hanno messo in atto l’iniziativa a favore di chi legge della quale racconta l’articolo sopra riportato.

Certo, è emblematico che si debbano fare cose del genere per mettere in evidenza l’importanza della lettura in un paese che si considera “avanzato” – cose che magari qualcuno considererà pure “contro ghettizzanti”, se così posso dire – ma la realtà è questa, di un paese nel quale quasi due terzi della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno e che mi viene da definire “emergenziale”, vista la gravità, dunque ogni iniziativa che possa andare contro, in modo più o meno deciso a tale “emergenza” è non solo ben gradita ma pure necessaria. Vitale direi, per il bene stesso della società e per il suo futuro.

Mi auguro vivamente che quelle delle Autolinee Baire non resti un esempio isolato, e che tante altre simili iniziative possano essere messe in atto e adeguatamente rese visibili dai media. Ribadisco: è una cosa indispensabile, esattamente come lo è leggere libri – anche sui mezzi pubblici seduti comodamente, appunto, alla faccia di chi non legge e gli tocchi dunque di starsene in piedi a ballonzolare in precario equilibrio a ogni sconnessione della strada, ecco!

Un nuovo libro #2

Eccovi un altro indizio fotografico, ovvero uno scorcio della città che fa da scenografia vivida e “attrice” assolutamente protagonista del mio prossimo libro, che uscirà molto presto.

Esatto, il mio nuovo libro, dopo Lucerna, il cuore della Svizzera. Del quale rappresenta – se mi è concesso di dire – un’evoluzione tanto naturale quanto originale. Salvo imprevisti, o meteoriti che nelle prossime settimane dovessero distruggere la tipografia dell’editore, sarà in vendita a breve.

È già più facilitante questo nuovo indizio, anche se forse a molti non sembrerà così, ma vi assicuro che raffigura un angolo assai caratteristico del luogo in questione – è uno dei tipici e più fotografati cortiletti del suo centro storico. Se intuite ovvero indovinate di che città si tratta (mi riferisco a chi invece non ci sia già arrivato, ovvio!), avete già scoperto una parte importante della storia narrata, altrimenti… seguite il blog e nei prossimi giorni avrete ulteriori indizi!

Un paese di lettori, o una città

Leggo di questo simpatico scambio di battute avvenuto ieri al Festivaletteratura di Mantova, sul profilo Twitter di Einaudi:

Marcello Fois: «A vedere il pubblico di Mantova pare che l’Italia sia un paese di lettori.»
Ian McEwan: «Ma lo è, Marcello, l’Italia è un paese di lettori.»
Marcello Fois: «Sì, ma sono tutti qui al Festivaletteratura!»

Lo scambio è divertente tanto quanto emblematico, tuttavia mi permetto di dire che entrambi gli interlocutori esagerano: McEwan pecca di calorosa ingenuità, Fois di desolante ottimismo.

Io qui, invece, pecco di pessimismo, lo so. In Russia si usa dire che «un ottimista è un pessimista male informato», per il principio uguale e opposto io spero proprio di essere un ottimista incompetente. Ecco.