Questa sera, 9 gennaio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 7a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE!
Una puntata intitolata “Hardcore punk über alles”, nella quale RADIO THULE torna alle origini del media da cui trasmette ovvero ridiventando un programma di musica – quella musica che ha riscritto la storia facendo dei suoi protagonisti una pietra miliare del rock: i fenomenali Dead Kennedys del giullaresco (e coltissimo) leader Jello Biafra. Rivoluzionari, anarchici, geniali, irriverenti, musicalmente sublimi, socio-politicamente impegnati, padri fondatori dell’hardcore-punk americano – ovvero di quell’evoluzione del punk rock che ne ha garantito il successo in America, a differenza dell’Europa – ma non solo: una band talmente innovativa che nel 1980 stava già facendo quello che altri gruppi avrebbero fatto ancora 15 o 20 anni dopo spacciandolo per “novità”… No, l’avevano già fatto loro, i DK, con brani che oggi sono la storia della musica alternativa e che hanno fatto della Bay Area di San Francisco e della California (il titolo della puntata ricorda infatti quello di uno dei brani più famosi dei DK, California über alles) una delle zone fondamentali per la musica degli ultimi 40 anni. Una storia che merita di essere conosciuta, e RADIO THULE in questa puntata ve ne darà l’occasione.
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!
Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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– Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!


Il Löwendenkmal. Soltanto la bella scultura d’un leone in una falesia rocciosa, verrebbe da dire. Ovvero, con meno superficialità, il monumento creato dallo scultore danese Bertel Thorvaldsen in memoria dei soldati svizzeri caduti in difesa del Re di Francia nella battaglia delle Tuileres, nel 1792. Comunque una sorta di mausoleo all’aperto come se ne possono trovare tanti, in giro per il mondo… Invece vi è di più. Un di più che non è da vedere e cogliere nello sguardo, ma da percepire e comprendere con lo spirito fin da quando ci si avvicina al minuscolo parco che cinge il monumento, e che quasi inaspettatamente ci si ritrova davanti, in mezzo al traffico e ai palazzi cittadini. (…) Mi reco al suo cospetto ogni volta che arrivo qui, entrando nel piccolo parco con passi lenti e leggeri, cercando di ignorare il vociare troppo rumoroso delle consuete comitive presenti che vi si approcciano come ad un’altra delle tante attrattive turistiche della città. Osservo la roccia scolpita in silenzio, scatto fotografie già scattate altre volte e ne sono consapevole, ma è come se cercassi ogni volta di catturare, attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, almeno un poco della sacralità che questo luogo emana, la quale non ha nulla di “religioso” – non in senso classico e ovvio – e che va oltre la sua precipua natura commemorativa per diventare qualcosa di più ampio, di più intenso e universale. Come se l’espressione triste e struggente del leone di roccia, realmente commovente alla massima potenza, raffigurasse ed esternasse in qualche modo tutta la malinconia del nostro mondo moderno, l’afflizione per quanto vi è in esso di deleterio, di sventurato, e lo sapesse fare – in ogni modo lo si osservi – senza alcuna vuota retorica qui, in una delle città più belle ovvero meno tristi, dacché dotata di così grande avvenenza urbana per ogni visitatore, dell’intera Europa.
