Una assurdità dura (a morire) come il marmo. Quello delle ormai sfigurate Alpi Apuane.

Il Picco Falcovaia nel 1960.
Il Picco Falcovaia nel 1960.
Il Picco Falcovaia nel 2014 con le cave Cervaiole.
Il Picco Falcovaia nel 2014 con le cave Cervaiole.
Quando il mondo non va come dovrebbe e il buon senso non viene più utilizzato per la sua gestione, può capitare che una certa “cultura”, da elemento di valore e importanza assoluti, diventi incredibilmente l’opposto, un deleterio fattore di degrado e di distruzione del valore di ulteriore cultura ancora buona e utile, e altrettanto importante (se non di più).
Perché sto disquisendo di cultura anche ora, qui, nonostante le fotografie lì sopra vi potrebbe far pensare diversamente.
E disquisisco della questione dell’escavazione di marmo nelle Alpi Apuane, che rappresenta un perfetto esempio di ciò, nonché di come l’insensato interesse di pochi possa arrecare danni gravissimi a tutti quanti – le foto suddette credo siano assolutamente eloquenti. Sviluppatasi (soprattutto negli ultimi anni) in base a una incredibile ristrettezza di vedute strategiche industriali e imprenditoriali, sostenuta da motivazioni ormai puerili e del tutto confutata dall’effettiva ricaduta economica sul territorio – assente, se non per pochissimi, appunto – che anzi è stato definitivamente impoverito, spaventosamente sfregiato oltre che gravemente inquinato (con gli scarichi degli impianti di escavazione, ad esempio), l’escavazione del marmo apuano è una pratica che sarebbe finalmente l’ora di fermare definitivamente, per come si configuri senza più alcun dubbio quale scempio terribilmente irrazionale e dannoso, non solo in senso ambientale.
Perché, io credo, seppur essa sia portatrice d’una cultura industriale secolare – con tutte le risapute ricadute artistiche, poi – mi pare una vera e propria assurdità che al fine di continuarla pervicacemente, nonostante le palesi sconvenienze d’ogni sorta, si giunga a distruggere una cultura innegabilmente e inevitabilmente più importante, qual è quella ecologica, ambientale e dell’estetica del paesaggio i cui benefici sono per tutti, non solo per pochi.
Una incredibile, inaudita, folle assurdità.
Purtroppo, ahinoi, siamo nel paese dei piccoli e meschini egoismi, dei cinici tornaconti materiali, dei privilegi tanto più concessi a chi meno ne sarebbe degno,che con la complicità di politicanti ottusi (e non solo) diventano diritti inalienabili, obblighi, vincoli e prescrizioni imposte a tutti, anche se, ribadisco, fanno guadagnare ben pochi a scapito di tutti gli altri.

Visitate il sito http://www.salviamoleapuane.org/, è il miglior strumento sul web per conoscere nel dettaglio la questione e per comprenderne tutta l’importanza, nonché l’attuale drammaticità. Nella pagina facebook Alpi Apuane: le montagne che scompaiono, invece, troverete altre immagini significative sullo stato dell’estrazione di marmo nelle Alpi Apuane (da lì vengono anche quelle che vedete in testa al post).

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 2a puntata della stagione 2015/2016 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, diciannove ottobre duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #2 dell’anno XII di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Lo sconosciuto che salvò la Terra dall’Armageddon”.
A volte dalle pieghe più nascoste della storia riemergono fatti a dir poco incredibili e assolutamente fondamentali, che tuttavia restano sconosciuti alla stragrande maggioranza delle persone.
Ad esempio: vi dice niente il nome di Stanislav Evgrafovič Petrov? Beh, è un signore russo, oggi settantaseienne, ex ufficiale dell’Armata Rossa, che vive in un piccolo appartamento alla periferia di Mosca. Ed è colui grazie al quale noi tutti – o almeno noi di una bella fetta di pianeta – siamo ancora vivi. RADIO THULE in questa puntata vi racconterà una storia incredibile, che pare uscita da un film eppure assolutamente vera, nella quale un uomo del tutto normale si è trasformato in colui che ha salvato la Terra dall’Armageddon nucleare.

worldcitizenawardDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
http://myradiostream.com/rciradio (128 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus).
– Player Android: Google Play

Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

“Sö e só dal Pass del Fó” sul nr.3 del trimestrale “SALIRE”

cop_Salire_set2015SALIRE, il notiziario trimestrale del CAI – Club Alpino Italiano di Lombardia, dedica nel numero 3 appena uscito ben due pagine (vedi sotto – cliccateci sopra per un formato più grande) a Sö e só dal Pass del Fó, il volume che ho scritto e curato per la sezione CAI di Calolziocorte in occasione del 75° di fondazione e pubblicato lo scorso anno.
Potete scaricare SALIRE cliccando qui (oppure sulla copertina del numero qui accanto), mentre per saperne di più sul volume cliccate qui.
Per chi ne fosse interessato, il libro è in vendita al costo di € 20,00. Per ulteriori informazioni, visitate la pagina facebook del CAI Calolziocorte o il sito web della sezione, oppure chiedete pure a me, ovvio!

Di ascensioni alpine, incontri casuali ed “elevazioni” antropologiche – ma non solo…

valdirezzalo_001Dei numerosi e a volte stupendi incontri che ho avuto durante le mie avventure solitarie sui monti (il perché spesso me ne vada da solo dove tanti consigliano di non andare da soli l’ho già spiegato qui, e comunque ho constatato che tale stato di solingo vagabondaggio rende le persone che si incontrano – soprattutto gli indigeni dei posti visitati – molto più inclini al’attaccar cordialissimo e affabile bottone, forse perché fin da subito una persona sola risulta meno invasiva, per così dire, di un gruppo pur piccolo e vociante), ricordo in modo particolare quello con un uomo in Val di Rezzalo, parecchi anni fa, un abitante (credo saltuario) d’una baita in un piccolo gruppo di case… Tornavo dal Corno di Boero, cima soprastante la valle e prospiciente le vette dell’Ortles-Cevedale: ci mettemmo a chiacchierare sulla salita che avevo fatto, e si dimostrò sorpreso tanto quanto felice di come – io forestiero – conoscessi quelle sue zone. Fu forse questa la chiave che (mi) permise l’apertura d’una sorta di intimo archivio della sua memoria: mi raccontò della valle, di quel piccolo gruppo di case nel quale stavamo e che, a parte la sua e poche altre, stavano ormai andando alla rovina, dell’abbandono di quelle terre, dell’incapacità persino tra i nativi locali di riconoscere quanta bellezza e armonia vi fosse lassù, di come la maggior parte dei turisti puntasse unicamente verso le località sciistiche o che offrivano agi, comodità, servizi tipicamente “cittadini”…

swisstopo_rezzaloNelle sue parole, pronunciate con un tono sempre calmo, mai infervorato, piuttosto malinconico e forse rassegnato eppure assai orgoglioso, che ascoltavo come si potrebbe ascoltare un’elocuzione teosofica, vi trovai condensata storia, cultura, fierezza, dignità, socialità, civiltà e senso civico di una montagna che, come altre zone non sviluppatesi (ovvero non sfruttate) nel secondo Novecento grazie all’antropizzazione industriale e dal (reale o presunto) benessere relativo, è stata pressoché dimenticata dalle istituzioni, quasi fosse un territorio inutile, molesto per così dire, fuori dalla dimensione di tempo e dallo spazio. Con le conseguenze sociali poi oggi denunciate da più parti.
Ma vi trovai anche un senso della vita, e per la vita, a dir poco affascinante, quasi epico pur nella sua sostanziale sconfitta – almeno in relazione a quell’ambito in cui stavamo – e nonostante questo lontanissimo, ovvero posto molto più in alto, molto superiore, di tanti altri (pseudo) “sensi vitali” ben più vuoti, privi di qualsiasi autentica umanità, boriosamente “superiori” per proprio autoconvincimento e in realtà sconfitti, sottomessi – anzi, del tutto sgominati dall’aver scelto, coscientemente o meno, di esistere, non di vivere.

03fumeroMi capitano non di rado incontri del genere, durante le mie uscite in quota. Sempre cordiali e gradevoli, a volte sono particolarmente illuminanti – come quello qui descritto – mentre altre volte più semplici ed essenziali, per così dire. Tuttavia in un modo o nell’altro, e posso dire sempre, mi hanno insegnato qualcosa, e al proposito mi torna in mente una citazione letta di recente di Sandro Fontana (piuttosto antitetica rispetto a ciò che egli fu, ma tant’è), che in fondo rivela perché tali incontri siano così interessanti:
Il montanaro sa, per esperienza secolare, che la vera forza consiste nel controllo della forza stessa e che la natura può essere signoreggiata solo da chi ne conosce le regole, ne asseconda i ritmi, ne interiorizza le cadenze. Il rispetto sapiente delle leggi naturali e dei rapporti di forza è stato perciò interpretato come sordida sottomissione o come resa impotente e magica alla fatalità. L’abbaglio è grossolano.
Ora, provate a sostituire “natura” con “società” e “leggi naturali” con “ordinamento giuridico” e capirete meglio tutto quanto.

INTERVALLO – Ridgefield (USA), The Walker Library of the History of Human Imagination

jay-walker-library1Una delle più bizzarre biblioteche esistenti al mondo, senza dubbio – peraltro intendendo il termine “biblioteca” in modo alquanto ampio…
La Walker Library of the History of Human Immagination – ovvero la “Biblioteca della Storia dell’Immaginazione Umana”, un titolo che è tutto un programma! – è stata fondata nel 2002 ed è di proprietà di Jay Walker, della cui abitazione occupa un’ala (!). Walker, inventore, imprenditore e presidente della Walker Digital (un laboratorio di ricerca e di sviluppo privato focalizzato sull’utilizzo di reti digitali per creare nuovi sistemi di business) ha voluto creare una sorta di wunderkammer contemporanea ricolma non solo di libri (ve ne sono custoditi circa 30.000) ma pure di oggetti in un modo o nell’altro iconici per la storia della civiltà umana: ad esempio una pagina da un originale della Bibbia di Gutenberg, uno scheletro completo di un sauro di circa 45 milioni di anni fa, un dispositivo di Enigma per la comunicazione crittografata nazista, un manuale di istruzioni per il razzo Saturn V della NASA e persino uno Sputnik originale. Il tutto conservato in un ambiente unico che di per sé è già un’opera d’arte architettonica e di interior design.

library_walker3jay-walker-library4jay-walker-library3jay-walker-library2Cliccate sulle immagini per saperne di più, oppure qui (in inglese).