Uomini e api

Quando leggo notizie del genere, peraltro assai frequenti negli ultimi anni (cliccate sull’immagine per leggerla e vedere il video), e a prescindere da fake quotes parecchio diffuse, mi viene sempre da pensare a una cosa assai banale tanto quanto evidente: che in un mondo senza più api tutti gli ecosistemi, dei quali fa parte anche l’uomo, subirebbero danni ingenti e profondi; in un mondo senza più l’uomo gli ecosistemi, dei quali anche le api fanno parte, non affronterebbero grandi alterazioni, godendo anzi di notevoli benefici.

E la questione “api” è solo una delle tante similari, inutile rimarcarlo.

Quindi: o l’uomo ritrova la necessaria armonia col mondo che abita insieme a tutte le altre creature viventi, oppure dovrà subire una sorte alquanto nefasta, suo malgrado o meno. Non ci sono ulteriori alternative.

Come dire che fa troppo caldo

[Foto di Free-Photos da Pixabay.]
Ieri pomeriggio, 2 febbraio, montagna, 1500 metri di quota.
12° di temperatura dell’aria ma, in pieno Sole, molti di più; niente neve su prati i quali, per giunta, ospitano i rottami di alcuni vecchi skilift di un’epoca nella quale qui si sciava. Sembra roba preistorica, invece accadeva fino a poco più di vent’anni fa.
Sarebbero i cosiddetti «giorni della merla», questi, ma fa caldo come ad aprile. D’altro canto lo «zero termico» dalle mie parti è a circa 2800 m, un dato tipico del periodo primaverile inoltrato, guarda caso.

Già.

O forse queste mie osservazioni sarebbero state più efficaci se le avessi riportate in una forma del tipo «Anche ieri pomeriggio, 2 febbraio, quelli che non credono al cambiamento climatico sono degli emeriti (CENSURA)!»?

Ecco.
E scusatemi per quella “censura” lì sopra, fosse per me non l’avrei certo messa.

P.S.: clic.

La pioggia

(Immagine tratta da https://pixabay.com/it/.)

Ribadisco (dacché l’ho già detto altre volte, qui): trovo che la pioggia sia bellissima.
Niente affatto triste, malinconica, deprimente – sono cose che può pensare solo chi le genera e le ha già nell’animo, a prescindere dalle condizioni meteo – e giammai fastidiosa, se non per le mammolette.
Lo è, bellissima, perché dopo tornerà il sereno e, quando di sereno ne ha fatto fin troppo, è bello vedere che si mette a piovere. D’altro canto, il ritorno del cielo sereno è ancor più gradevole dopo la pioggia, no?
Ecco.

Fa troppo caldo

Fa talmente caldo che, avete presente quella vecchia canzone di Umberto Balsamo che fa «Sciolgo le trecce e i cavalli corrono»?
Ecco: fa così caldo che si sono proprio sciolti i cavalli, altro che le trecce!

È un bel problema, già.

Il negazionismo climatico sia un crimine contro l’umanità

In tema di cambiamenti climatici e di conseguente drammatico stato di fatto nel quale ci ritroviamo, a fronte dei ripetuti appelli provenienti da più parti scientifiche, culturali e istituzionali (ultimo è quello dell’Istituto Superiore di Sanità) tutti quanti concordi nel sancire la massima urgenza d’intervento per evitare la catastrofe (sempre che il limite non lo si sia già superato, ovviamente), vi sono leader politici di nazioni sovente grandi – dunque assai impattanti sul clima mondiale – che ancora insistono nel non considerare grave la situazione in essere quando non negano che cambiamenti climatici tanto drammatici siano in atto: gli attuali USA, il Brasile col suo nuovo presidente, l’Australia, la sempre ambigua Cina, eccetera. Ciò, nonostante non siano in ballo meri interessi economici o politici ma la nostra stessa vita, ovvero il futuro della razza umana su questo nostro pianeta – l’unico che abbiamo a disposizione, è bene ricordarlo soprattutto a quelle opinioni pubbliche (italiana in testa) che invece sembrano abbastanza menefreghiste sul tema o, quanto meno, del tutto superficiali.

Posta tale drammatica realtà, io credo che se l’ONU fosse un’organizzazione seria e realmente dotata di capacità d’influenza sui governi che ne fanno parte e, in generale, sul presente del pianeta, per di più come organizzatrice delle conferenze COP sul clima (la numero 24 è in corso proprio in questi giorni a Katowice, in Polonia) dovrebbe necessariamente compiere due passi giuridici complementari e fondamentali:

  1. Istituire il reato internazionale di negazionismo climatico a carico dei poteri politici e istituzionali che se ne fanno portatori, per di più inserendolo tra quelli legati ai “crimini contro l’umanità” posto il danno che quelle posizioni politiche, e le azioni che sovente ne derivano, causano concretamente o potenzialmente all’intera popolazione mondiale.
  2. Mettere al bando con la massima risolutezza governi, leader politici e altri soggetti affini che, appunto, sostengano posizioni di negazionismo climatico e promuovano azioni concrete che ignorino i dati scientifici sul cambiamento climatico e sulle conseguenze in corso.

Ecco. Ribadisco: a mio parere queste dovrebbero non solo essere risoluzioni nodali da assumere ufficialmente a livello globale, dunque di ineluttabile competenza dell’ONU, ma pure azioni più che necessarie, direi indilazionabili, vista la situazione che ci troviamo e ci troveremo ad affrontare – e siamo solo all’inizio di essa, per giunta.

Oppure, continuare a fare spallucce, far finta di nulla, felicitarsi che nel bel mezzo dell’inverno vi siano 20° e, magari, pure dare credito e sostenere i suddetti leader politici negazionisti. Per poi finire tutti quanti malissimo, tra vent’anni suppergiù. Che sarebbe poi la sorte più equa e meritata, nel caso.