Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 12a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 23 marzo duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #12 dell’anno XI di RADIO THULE. Puntata molto affascinante e intensa, intitolata A 8000 metri e oltre e con un ospite altrettanto intenso e affascinante: Annalisa Fioretti, “la dottoressa degli 8000”! Mamma, moglie, medico e fortissima alpinista, Annalisa è in procinto di partire per un progetto alpinistico a dir poco ragguardevole, la “Lhotse-Everest Expedition 2015” durante il quale tenterà la salita di entrambi i colossi himalayani. Ma vi sono altre due vette altrettanto fondamentali da salire, per Annalisa: attivare il dispensario medico di Seduwa, nella regione del Makalu (Nepal) e formare personale sanitario locale che possa gestirlo con continuità nel futuro. Dunque, in questa puntata di RADIO THULE, preparatevi a salire molto in alto – su montagne di roccia, di ghiaccio e di umanità!

10301966_647351415333641_115402245867972686_nSe volete sottoporre ad Annalisa domande, osservazioni, curiosità, sensazioni e/o qualsiasi altra cosa, potete farlo direttamente qui oppure su luca@lucarota.it.
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso (e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
http://myradiostream.com/rciradio (128 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus).
– Player Android: Google Play

Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

La prima neve

Ero qui che stavo pensando e decidendo quale fosse il post per oggi, nel blog, che d’un tratto lo sguardo si è spostato sulla finestra che s’apre sul cortile per constatare che sta nevicando, ora, in modo deciso. Anche prima nevicava ma in modo meno deciso, un po’ svogliato, tant’é che nemmeno attaccava sul terreno e sulle strade, mentre ora sì, attacca eccome. E siccome la neve è sempre la neve – su questo non ci piove, infatti – ed è sempre qualcosa che, nonostante tutti i disagi, ti mette di buon umore e agghinda il paesaggio in modo indubbiamente piacevole – e siccome ancora questa è sostanzialmente la prima vera nevicata dell’inverno in corso (e probabilmente sarà anche l’ultima, vera nevicata, dato che siamo già ben dentro Febbraio), alla fine il post per oggi sarà quello che leggerete di seguito: un raccontino tratto da una raccolta inedita che forse tale rimarrà per sempre, ma non perché non la ritenga meritevole d’essere pubblicata, anzi! Solo che non è ancora giunta la sua ora, e considerando che si tratta di testi ormai vecchi di qualche anno, potrebbe anche essere che quell’ora epifanico-editoriale non giunga nemmeno mai. O magari invece verrà molto presto, chissà.
Insomma, buona lettura, eh!

10868111_663262473795301_1058747476183485206_nLa prima neve

Quando la prima neve cade sui tetti del villaggio ai piedi delle montagne, tutti i bambini corrono verso le finestre rivolte alle più alte vette del massiccio nella speranza che i bianchi nembi carichi dell’algido dono, magari sulla spinta d’un poco di vento, s’aprano a mostrare la cima più alta: lassù certamente essi potrebbero intravedere il Re Gigante della Grande Montagna, intento a spargere nel cielo intorno con ampi movimenti delle colossali mani i fiocchi nevosi. Egli osserva dalla sua dimora di ghiaccio sita sulla più alta vetta l’andamento stagionale, il cambio delle tonalità naturali dei boschi e dei prati, lo scomparire delle corolle floreali sugli alpeggi, il rientro delle mandrie nelle stalle, le prime gelate notturne; inoltre, suoi falchi messaggeri per l’ultima volta nell’anno salgono fino alla più alta vetta e riferiscono dei cambiamenti avvenuti al Gigante. Egli sa che tutto quanto sta accadendo non è che il richiamo perentorio della Natura, per far che la prima neve scenda ad indurire il terreno così da predisporlo al letargo invernale ed ammanti l’intero paesaggio del suo prezioso silenzio, che all’uomo lenisce i turbamenti dell’animo e fa sentire prossimo il tempo di ritornare al riparo nel calore della propria casa per proteggersi dalle ormai imminenti intemperie invernali.
Ma anche gli adulti, che richiamano prima o poi i propri figli dal gelido incanto del paesaggio imbiancato, guardano anche solo un attimo verso l’alto, verso la più alta vetta pur nascosta dalle basse nuvole: essi sanno bene che il Re Gigante della Grande Montagna vive e persevera sostentandosi dei loro sogni e dei loro aneliti, che sugli arditi fianchi del monte acquisiscono la necessaria energia e purezza per potersi slanciare verso l’alto e raggiungere il cielo.

Su film ancora realmente capaci di narrare storie. Dal Film Festival della Lessinia 2014…

Tra i vari eventi dedicati al cinema indipendente che si svolgono in Italia, alcuni di indubbio livello, a mio parere uno dei migliori è il Film Festival della Lessinia, capace come pochi altri di dare spazio a opere filmiche che narrano storie, nel senso più alto e pieno di tale “definizione” e con la forza che altrimenti solo le grandi narrazioni letterarie sanno dimostrare, in un’epoca nella quale buona parte della produzione cinematografica di più ampia diffusione si è ridotta a fare mero show, intrattenimento da pancia e non da intelletto. Esattamente come è accaduto in letteratura, d’altronde.
Il FFdL è, in Italia, l’unico concorso cinematografico internazionale esclusivamente dedicato a cortometraggi, documentari, lungometraggi e film di animazione sulla vita, la storia e le tradizioni in montagna. Nato nel 1995 su iniziativa dell’associazione Cimbri della Lessinia come rassegna videografica dedicata alle montagne veronesi, il Film Festival ha col tempo allargato il suo interesse alle montagne di tutto il mondo e non solo ad esse, escludendo per regolamento le opere dedicate allo sport e all’alpinismo vero e proprio.

Dall’edizione di quest’anno vorrei segnalarvi, tra quelle premiate, due narrazioni cinematografiche di diversa forma e sostanza ma, entrambi, di grande suggestione e bellezza.
Una è Søsken til evig tid (Fratelli per sempre, 2013) del regista norvegese Frode Fimland, il quale racconta la storia dei settantenni Magnar e Oddny, fratello e sorella che vivono serenamente tra le montagne norvegesi, accudendo il proprio bestiame, ignari e volutamente distanti dal fermento delle città nordiche. Dalla loro quotidianità traspare un senso di profonda gioia e armonia, che li porta a prendersi amorevolmente cura l’uno dell’altra con gli stessi gesti attenti e affettuosi con i quali accudiscono e coccolano i loro animali. Le loro giornate sono scandite da gesti consueti, interrotti da saltuarie visite in paese o dalla visita di lontani parenti da oltre oceano che non sconvolgerà per nulla le loro consuetudini. QUI altre informazioni sull’opera.

(Siblings are forever from Frode Fimland on Vimeo).

L’altra è il corto animato Vigia (2013), dello svizzero Marcel Barelli, che basa la propria narrazione su una insolita e suggestiva domanda: e se le api, per sfuggire allo sterminio che stanno soffrendo a causa del feroce inquinamento, trovassero un rifugio e del prelibato nettare in alta montagna, al riparo da insetticidi e da fumi tossici? Da qui nasce la storia di una piccola ape il cui viaggio in montagna è ispirato dalla fiaba di un nonno, un racconto animato che affronta, con leggerezza e ironia, il gravoso tema dell’inquinamento ambientale e della conseguente moria degli insetti pronubi, indispensabili alla vita di tutti. QUI altre informazioni sull’opera.

Entrambe meritano senza dubbio di essere viste, se mai ne avrete l’occasione in qualche evento pubblico oppure per merito di un gestore di sala di proiezione particolarmente illuminato – sperando che nel frattempo non si estinguano del tutto, queste sale, soffocate dall’avanzata dei multisala da consumismo (pseudo)cinematografico sfrenato. Esattamente come sta accadendo con le librerie indipendenti, d’altronde.

Le “Regole”: la gestione del paesaggio a regola d’arte

Il paesaggio è un elemento culturale, dunque la sua salvaguardia rappresenta pienamente un’azione culturale: sostengo ciò ad ogni buona occasione, qui e altrove, e non mi stancherò mai di farlo.
Posto ciò, resto sempre assolutamente incantato nonché stupito – nel bene e nel male – ogni qualvolta abbia modo di constatare cosa fossero (e in parte cosa sono tutt’oggi) le Regole, il sistema di gestione autonomo della proprietà rurale collettiva diffuso nelle zone dolomitiche di Veneto, Trentino e Friuli (nonché in minima parte, ovvero con forme parzialmente assimilabili, in altre zone delle Alpi).
Fin dal XIII secolo, quando le prime Regole nacquero, hanno permesso un’ottimale amministrazione collettiva di quasi tutto il patrimonio agro-silvo-pastorale di proprietà comune delle famiglie originarie e destinato sia al godimento diretto sia al finanziamento delle opere di pubblica utilità, il tutto caratterizzato da inalienabilità e da indivisibilità. Non solo, ma anche grazie a queste ultime peculiarità citate, le Regole hanno permesso l’ideale conservazione delle caratteristiche del territorio, con indubbi vantaggi dal punto di vista ecologico oltre che, ovviamente, paesaggistico.

masi-la-valTale regime tradizionale non era esente da pecche – come, ad esempio in alcune (ma non in tutte), il divieto per le donne di partecipare alla gestione di esse nonché alla trasmissione dei diritti regolieri, prescrizione eliminata solo in tempi recenti – tuttavia, nella pratica, per secoli è stato uno dei migliori esempi sulle Alpi di rapporto armonico tra la Natura e le attività antropiche sussistenti in essa, al punto che i regolieri ancora oggi – ove le Regole conservino una qualche valenza giuridica – difendono la loro autonomia dall’amministrazione pubblica di matrice statale, che più volte ha manifestato la tendenza a cercare di assimilare queste terre comuni a quelle di un demanio comunale: a ciò i regolieri hanno tenacemente opposto il principio che invece la Regola si tratti di una proprietà privata esclusiva degli abitanti originari.

1885___SourceUna sorta di antico senso civico rurale a salvaguardia di un territorio inalienabile e indivisibile, il tutto difeso da un forte reclamo di autonomia – se non autodeterminazione – e libertà consapevole, come quella di chi vive e conosce un paesaggio da secoli. Una cosa stupefacente, appunto, nel bene – per i mirabili risultati ottenuti e da tutti visibili – e nel male, per tutte le innumerevoli volte nelle quali viceversa si può constatare come il paesaggio naturale, messo invece nelle mani di amministratori incompetenti, incapaci, menefreghisti, truffaldini quando non criminali, venga puntualmente distrutto, sia nelle sue forme naturali che nella sua essenza culturale e antropologica, con i risultati che poi abbiamo di fronte sempre più frequentemente: sfruttamenti impropri e rovinosi delle risorse naturali, scempi ambientali, dissesti idrogeologici, frane e alluvioni, eccetera eccetera eccetera.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAEppure, di metodi, sistemi, principi e idee per fare bene qualcosa, soprattutto se qualcosa di interesse collettivo, e dunque dai vantaggi dei quali tutti possiamo/potremmo usufruire, la storia antica e recente, ma pure la realtà contemporanea, ne offre a iosa. Basta (ri)prenderli e (ri)metterli in pratica: una cosa estremamente semplice e lampante. Probabilmente troppo, per chi invece mira ad ottenere tornaconti personali o lobbistici cercando di tenere nascosto il tutto. In fondo, la cultura diffusa in una società si soffoca anche così: corrompendo e/o eliminando gli elementi primari e alla portata di tutti che la possono agevolare – anche perché, poi, serve almeno un poco di cultura per comprendere che è in atto un tale scellerato meccanismo… Sarebbe finalmente il caso di capirlo, una volta per tutte!

Cliccate sulle immagini per saperne di più.