Gente schifosa

[Immagine tratta da www.lav.it.]
Credo che chiunque abbandoni un animale sia una delle persone più schifose che esista.

Ora che arriva l’estate tale crimine tornerà ad aumentare: non esistono stime ufficiali sull’abbandono di animali ma si stima che lo scorso anno nel nostro Paese siano stati abbandonati circa 80mila cani, oltre a tutti gli altri animali domestici. Un atto che per giunta ha causato più di duemila incidenti stradali, con conseguenze spesso drammatiche sia per gli animali sia per gli automobilisti. E se è vero che il numero degli abbandoni è in diminuzione rispetto a qualche tempo fa, è di contro aumentata l’informazione e la sensibilizzazione al riguardo: per questo chi ancora oggi abbandona un animale è un individuo se possibile ancora più infame di prima.

Dunque, augurando tutto il male possibile a chi si macchia di questo ignobile reato (per il quale le pene previste non saranno mai sufficienti a sancire un’autentica retribuzione, tanto giuridica quanto civica, morale ed etica), spero che ogni altra persona di ben altro valore umano, se sia testimone di un abbandono, lo denunci immediatamente alle autorità competenti. Contribuire alla condanna e alla punizione di una persona così indegna è un’azione bellissima e penso sia uno dei più grandi e soddisfacenti piaceri che si possano vivere, oltre che un modo sicuro di fare del bene al nostro mondo – e a noi stessi. Ecco.

La crudeltà nei confronti degli animali non è conciliabile né con una vera cultura né con una vera erudizione. Essa è una dei vizi caratteristici di un popolo rozzo e ignobile.

[Alexander von Humboldt]

Chi chiamare per segnalare/denunciare un abbandono:

  • Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, segnalazione di emergenze legate ad abbandoni o maltrattamenti di animali: 800-253608, email cctass@carabinieri.it;
  • Numeri di emergenza nazionale: 112, 113, 115 e 118;
  • Le Polizie Locali.

Non “Zone 30” in città ma “Zone 0”!

[Foto di Pexels da Pixabay.]
Nelle città in cui viviamo, posta la realtà di fatto che presentano e ciò che ci aspetta nei prossimi anni, tra nuove strade per velocizzare il traffico veicolare e “Zone 30” per rallentarlo, tra la libertà dell’auto privata e il privilegio dei trasporti pubblici, tra un passato che vuol farsi futuro e un futuro che vuol tornare al passato, tra slogan che dicono cose e altri slogan che dicono cose opposte, io credo che per la salvezza delle città e di chiunque le abiti e le frequenti, stanzialmente o saltuariamente, la soluzione sia una sola:

Cioè niente auto, già.

Solo mobilità dolce e trasporti pubblici capillari e efficienti.

La città costruita attorno alle strade e ai mezzi che le percorrono è un controsenso assoluto, un paradosso derivato da uno sviluppo distorto – più o meno conscio, più o meno dettato da affarismi vari e assortiti – delle aree metropolitane. La città va camminata e va pedalata per poterla dire viva così come altrettanto vivi i suoi abitanti in relazione ad essa. Di contro il traffico motorizzato non solo ne ammorba l’aria ma pure l’anima urbana: pensare ancora, oggi, che possa essere l’auto il mezzo principale per attraversarla è una delle più grandi stupidaggini della nostra epoca ed è inquietante che così tanti amministratori pubblici se ne facciano megafono (per giunta definendola assurdamente una “libertà”).

Le “Zone 30” non sono soluzioni ma solo palliativi, utili al momento e solo se si punta rapidamente allo step successivo: la “Zona 0” appunto. Finché le vie urbane non torneranno a poter essere completamente camminabili e dunque vivibili da chiunque, i cittadini in primis, le nostre città saranno solo delle sceneggiate di urbanesimo e dei simulacri di civicità. Diventeranno preda da un lato della gentrificazione più bieca e dall’altro di una slumizzazione degradante. Un mega nonluogo destinato a decadere presto, inevitabilmente.

Il codice della Strada è veramente un “Codice della strage”

[Immagine tratta da qui.]
In questi giorni ho letto diversi documenti riguardanti la riforma del Codice della Strada, approvata di recente alla Camera (mercoledì 27 marzo), e do ragione piena alle numerose associazioni che lo hanno ridenominato «Codice della strage». A tutti gli effetti vi si legge un pensiero retrogrado, una visione miope e parecchio alienata dalla realtà urbana contemporanea, un atteggiamento tracotante che sembra inseguire fini ben diversi, per non dire opposti, rispetto all’obiettivo sbandierato di aumentare la sicurezza e diminuire il numero dei morti, chissà per quali altri interessi – propagandistici, elettorali, lobbistici… comunque nessuno che vada a vantaggio dei cittadini. Per come verrà aggiornato è un Codice della Strada che sembra scritto a metà Novecento o forse prima, non nel 2024. Trovate tali aggiornamenti ottimamente spiegati qui (cliccateci sopra):

Sconcertante è soprattutto il profondo disprezzo che traspare verso chi usa la bicicletta, la cui mobilità viene in diversi modi limitata e resa ben più pericolosa di prima. Con questo nuovo Codice muoversi in bici, soprattutto nelle città, diventa veramente una roulette russa: le piste ciclopedonali vengono sostanzialmente annullate e rimesse nel pieno dominio dei mezzi a motore, cioè nella condizione dalla quale scaturisce la maggioranza dei morti tra gli “utenti deboli” della strada, ciclisti e pedoni. Una vergogna assoluta.

A questo punto a me, ancor più di quanto già accadesse prima, sbigottisce profondamente leggere che fine stanno per fare le piste ciclopedonali urbane con questo nuovo e scriteriato Codice della Strada e di contro constatare la proliferazione di ciclovie in ambiente naturale – sulle montagne soprattutto – molte delle quali ecologicamente e culturalmente devastanti per i territori che ne restano sfregiati, per le quali si spendono decine di milioni di soldi pubblici, come ho già denunciato più volte. In buona sostanza, mentre in città chi usa la bicicletta abitualmente si vede cancellare le ciclovie e viene messo in pericolo sempre più grave, in montagna a chi usa la usa saltuariamente per mero diletto turistico (e spesso senza alcuna educazione e rispetto) vengono costruire vere e proprie strade ben livellate.

Be’, solo degli amministratori pubblici e/o dei politici mentalmente deviati (dunque deleteri per la società civile e il bene comune) possono consentire una situazione del genere, non c’è altro da aggiungere.

 

Lo «scettiscismo salutare» verso certe cose che avvengono (anche sulle montagne)

Moto-sentieri
[Immagine tratta da www.valbrembanaweb.com.]

Si, ci credo. Nella ragione, nella libertà e nella giustizia. Credo si possa realizzare, anche se non perfettamente, un mondo di libertà e di giustizia. Ma la storia italiana è tutta una storia di sconfitte: sconfitte della ragione, sconfitte degli uomini ragionevoli. Da ciò lo scetticismo, che è salutare. E’ il miglior antidoto contro il fanatismo. Impedisce cioè di assumere credenze e idee con quella certezza che finisce con l’uccidere l’altrui libertà e la nostra.

(Leonardo Sciascia, La Sicilia come metafora. Intervista di Marcelle Padovani, Mondadori Editore, 1979.)

Quando scrivo (parlo in prima persona, ma credo di poter interpretare la posizione di altri come me) di cose, opere, iniziative, eventi, progetti che riguardano i territori di montagna, dei quali mi occupo per passione e per lavoro, e che mi sembrano qualcosa di variamente e francamente sbagliato, a volte vengo accusato (ovviamente da chi non la pensa come me) di disquisire di cose che non so, in maniera preventiva se non prevenuta, per illazioni infondate, di parlare a vanvera quando dovrei starmene zitto. In tal caso ripasso tutta la documentazione “storica” riguardante le cronache al riguardo e poi ripenso a questa intensa citazione di Sciascia (del quale ieri si è ricordato il 102° anniversario della nascita) e a quel passaggio dove si parla di «scetticismo salutare». Le montagne sono la mia metafora della realtà e del mondo (almeno di quella parte dove vivo) così come lo era la Sicilia per Sciascia e so bene quante sconfitte abbiano subito, continuino a subire e con esse gli uomini ragionevoli che stavano e stanno dalla loro parte in forza di certo “fanatismo” politico, commerciale, imprenditoriale, turistico: per questi motivi trovo fondamentale il pensiero di Sciascia e la necessità inderogabile dello scetticismo, del dubbio da manifestare, del problema da denunciare prima che diventi danno materiale e magari irreparabile evitando che il diritto preteso e imposto da alcuni cagioni svantaggi a tutti gli altri.

A tal proposito, e in tema di montagne come metafora, mi viene in mente un’altra grandissima figura di intellettuale, Antonio Cederna: lo scetticismo che già negli anni Sessanta del secolo scorso manifestava nel denunciare «l’aggressione alla montagna con il cemento e la ferraglia di impianti di risalita costruiti rovinando paesaggi di millenario splendore. Pochi capivano e ascoltavano allora, ma oggi che sensibilità e conoscenza sono assai più diffuse, l’assalto continua. Per arricchire pochi, stiamo perdendo un patrimonio naturale, quello delle Alpi, unico al mondo» era forse esagerato, prevenuto, infondato?

Purtroppo no, come la storia insegna ampiamente.

[Immagine tratta da https://altrispazi.sherpa-gate.com.]
Ecco, in questo nostro paese per troppi versi sbandato la cui storia «è tutta di sconfitte: sconfitte della ragione, sconfitte degli uomini ragionevoli», sconfitte che ancora oggi purtroppo le cronache registrano in gran numero nei più diversi ambiti, incluso quello della gestione dei territori di pregio e dei loro paesaggi culturali, lo scetticismo e il dubbio diventano non solo salutari ma vitali. Per tutti.

P.S.: l’immagine in testa al post ovviamente non è affatto casuale.

“Maiella Treffen”: sembra un brutto scherzo e invece è tutto vero

[Un scorcio dei territori intorno alla Maiella. Immagine tratta da www.facebook.com/itineraridabruzzo.associazione.]

Nel cuore del Parco Nazionale della Majella si prepara ad accogliere un evento unico nel suo genere: il Majella Treffen. Questo motoraduno, che si svolgerà dal 5 al 7 gennaio 2024, promette di essere un appuntamento imperdibile per gli amanti delle due ruote e della natura.
Un’occasione per esplorare la bellezza selvaggia e incontaminata della Majella e godere di un’esperienza unica all’insegna dell’avventura e della scoperta.
Gli appassionati di moto avranno l’opportunità di condividere esperienze, esplorare sentieri e strade panoramiche della Majella, il tutto immerso nel verde rigoglioso del Parco Nazionale della Majella. Un equilibrio perfetto tra avventura e comodità, per un’esperienza piacevole e senza pensieri.
Il Majella Treffen sarà animato non solo dal rombo dei motori, ma anche dalla musica e dal divertimento. La serata si accenderà con musica dal vivo, DJ set e intrattenimenti vari, creando un’atmosfera festiva e coinvolgente. Un modo perfetto per concludere le giornate di esplorazione e condivisione, celebrando la passione comune per le moto e la bellezza della natura.

Lo so, è così assurdo e grottesco che sembra un testo appositamente inventato per risultare eccessivo e provocatorio, il frutto di una fantasia malata oppure di uno scherzo fin troppo grossolano nelle esagerazioni che esprime.

Invece no, è tutto vero, come si può leggere qui.

Be’, in verità a me non spaventa tanto l’evento in sé, certamente non l’unico di questo genere, ma il messaggio che con esso si vuole imporre: esplorare l’ambiente naturale e le montagne a bordo di un mezzo motorizzato. Un messaggio che troppo spesso nei fatti si trasforma in devastazione dei territori interessati. Bellezza selvaggia, verde rigoglioso, amore della natura con rumore, puzza, inquinamento, deterioramento del terreno. Sarebbe questo l’«equilibrio perfetto» di tali iniziative?

E, domanda inevitabile a questo punto: ma dunque, i parchi nazionali e le aree di tutela ambientale, A COSA C**ZO SERVONO?

 Ecco. E scusate la rudezza espressiva.

P.S.: del grave problema delle moto sui sentieri mi sono occupato più volte, trovate qui i vari articoli al riguardo.