Nuvole

Adoro i cieli “popolati” di nuvole. Lungi dall’essere qualcosa di ostile, dacché ritenute foriere di possibile maltempo, quando non “spaventevole” se particolarmente cupe, trovo invece che siano un’entità aerea sinonimo di vita e di vitalità, di dinamismo, di vigoria ambientale – dell’ambiente inteso come sistema complesso di relazioni tra qualsiasi elemento (vivente e non vivente) componente la biosfera, dunque pure di e per gli esseri umani. Danno sublime vivacità al cielo e a noi che vi stiamo sotto (soprattutto se sappiamo ancora levare verso l’alto lo sguardo e farci affascinare da tale visione).

Credo semmai che un cielo costantemente sereno e azzurro, senza traccia di nuvole per lungo tempo, così monotonamente “pieno” di nulla, questo sì sarebbe parecchio inquietante, più di qualsiasi cumulonembo carico di pioggia a spasso per la troposfera. Sarebbe troppo bello per essere vero così a lungo, ci sarebbe qualcosa che non va – e non solo meteorologicamente.

Inoltre, al solito, se possiamo gioire per la bellezza e la purezza di certe giornate dal cielo azzurro e limpido, è anche grazie a quelle altre giornate dal cielo ingombro e ribollente di nubi. A volte, e non me ne voglia il buon Leopardi, piuttosto della quiete dopo la tempesta può essere più affascinante la tempesta prima della quiete!

Tanti piccoli frammenti di cielo

Le montagne si elevano verso l’alto e con le loro vette permettono alla Terra di toccare il cielo, così che a volte capita che tanti piccoli frammenti di cielo cadano sui monti e ne facciano un unico, fantastico paesaggio fatto di eterea, luminosa, delicata bellezza. Che prima o poi svanisce, ma solo per mantenere il più vivo possibile il desiderio che nuovamente si manifesti.

La bellezza, e la salvezza

C’è così tanta bellezza assoluta nel mondo, nei suoi vari ambienti, nelle sue forme naturali – nei monti, tra le colline, nei mari, nei deserti roventi e nelle distese ghiacciate, nella volta del cielo stellato – e nel paesaggio che noi vi concepiamo ma che, io temo, troppo spesso non comprendiamo veramente e giudichiamo soltanto per meri “valori” superficiali – bello, non bello, piacevole o meno, caldo, freddo eccetera – che sarebbero ammissibili solo se poi si sapesse andare oltre – e non si fa quasi mai, appunto – insomma, c’è così tanta bellezza al mondo, dicevo, che se avessimo la facoltà e la volontà di comprenderla e di scaturirne una paritetica bellezza emotiva, culturale, intellettuale, antropologica, umana, da introiettarci nel profondo dell’animo e dello spirito rendendola la nostra (cioè di tutti) “psico-biosfera” fondamentale e imprescindibile, be’, credo che buona parte dei mali del mondo svanirebbero di colpo.

Già, subitamente.

Invece no, non ne siamo capaci. Non lo siamo ancora pur dopo millenni di evoluzione anche intellettuale ergo culturale. Continuiamo a restare indifferenti a questa bellezza così infinita, continuiamo a sottovalutarla, a osservarla come fosse qualsiasi altra “cosa” ordinaria, a ignorarla quando, non di rado, a disprezzarla e oltraggiarla. Come fossimo in un meraviglioso museo colmo di preziose, inestimabili opere d’arte e utilizzassimo i suoi spazi per giocare a pallone, con la palla che immancabilmente colpirà e rovinerà di continuo quei capolavori. Alla fine, o di fronte ai danni ormai irreparabili ci renderemo finalmente conto della nostra colossale stupidità ma, appunto, sarà ormai troppo tardi, oppure, per la nota Teoria delle finestre rotte, tutte quelle macerie ci spingeranno irrefrenabilmente a produrne sempre di più, riducendo in macerie anche la nostra essenza umana e condannandoci alla sorte più nefasta.

Ma non voglio affatto essere così catastrofista. Anche perché, affinché con la bellezza del mondo ci succeda quanto ho scritto poco sopra, ci vuole veramente pochissimo. La bellezza potrà veramente salvare il mondo, ma solo se il mondo saprà salvare – e finalmente comprendere – la (sua) bellezza. Un’azione per la cui messa in atto, ribadisco, non occorre quasi nulla: solo un po’ di occhi aperti e intelletto attivo, tutto qui.

L’infinito a portata di sguardo

Spero proprio che gli esseri umani non perdano mai la preziosa capacità di restare incantati ad osservare il cielo stellato. Probabilmente alcuni la stanno già smarrendo, forse in certi casi non è colpa loro ma di mancanze altrui. Fatto sta che da sempre la volta celeste dona la più potente visione che l’occhio umano possa cogliere, una visione la cui intensa, soverchiante bellezza sa rimetterci al nostro posto – noi uomini sovente troppo dissennati e arroganti qui, su questo granello di roccia sperso nello spazio – e al contempo sa regalarci un’irresistibile, esaltante, incommensurabile sensazione di immensità, che possiamo percepire e sentire spandersi direttamente nel cuore, nell’animo e nello spirito. Null’altro sa darci tutto ciò e, ne sono convinto, niente altro è ugualmente prezioso e utile.

Incantatevi, a osservare le stelle, regalatevi questa emozione insuperabile. Sintonizzatevi sull’infinito, e vedrete che accadrà una sorta di prodigio: resterete coi pieni ben saldi a terra ma nella testa avrete la luce delle stelle.

Attrazione (super)lunare

fullmoon2010Stasera è la notte della SuperLuna, la più grande e luminosa da decenni e per lungo tempo ancora. Al di là della mera suggestione dell’evento – al solito sciattamente superficializzata da alcuni media che ne riferiscono quasi fosse una specie di nuovo show TV – sarebbe bello che questa notte, mettendoci col naso all’insù a osservare la Luna e il cielo, sapessimo (nuovamente) intercettare l’ancestrale e ineluttabile legame che ci unisce al Cosmo, alla sua vastità spaziale, alla sua valenza culturale, ai suoi misteri, alla sua inarrivabile bellezza, ricavandone la relativa, altrettanto preziosa saggezza. Quella che – pare un’ovvietà rimarcarlo tanto quanto è una verità inesorabile – rimette ogni cosa terrena nella prospettiva giusta e ci può far sentire parte proficua di quel “tutto” infinito dal quale, in fondo, vediamo e apparteniamo ovvero, in caso contrario, ci dimostra quanto con le nostre piccole, terrene e spesso meschine azioni finiamo con l’essere il nulla più assoluto e insignificante.

In fondo cosmo è parola di origine greca – κόσμος kósmos – dal significato di “ordine” e dal concetto opposto a quello di caos: in buona sostanza l’uomo della notte dei tempi, semplicemente ammirando la meravigliosa vastità stellare, ha ricevuto la prima nozione culturale di ordine. Un concetto fondamentale, allora come oggi e come sempre, sul quale basare il nostro sviluppo intellettuale e sociale, il cui valore sarebbe bene rinnovare e rinvigorire a partire da questa sera, ammirando la Luna e le stelle d’intorno.
Perdete quanto più possibile il vostro sguardo nel cielo stellato, dunque: non potrà che farvi un gran bene.

P.S.: per avere ogni informazione utile sull’osservazione, cliccate sull’immagine e potrete visitare il sito della UAI – Unione Astrofili Italiani, ove troverete tutto quanto di utile al proposito. http://www.uai.it/