La più vecchia della valle è la gelosia

Cosa c’è di nuovo in paese, chiede a sua volta il Luis. Nuot, niente di niente e, quel ch’è peggio, è rimasto tutto uguale. Spetta un attimo, dice il Luis, e va nella stalla. Guarda cos’ho qui. Porge un bicchiere pieno al bovaio. Non hai tutti i torti, dice sorridendo tra la barba grigia di tre giorni. Giù in paese la vicina ha tagliato le teste dei girasoli di mia moglie, zac, dice. La sua bisnonna diceva sempre che la valle è stretta e che la più vecchia della valle è la gelosia. Riaccende il Rössli che si è spento. Suo nonno però diceva che contro la gelosia c’è solo un rimedio, ed è spaccar legna. Contro la gelosia non c’è che da spaccar legna.

(Arno Camenisch, Sez Ner, Edizioni Casagrande, 2009, pag.48.)

Come se la politica non fosse mai esistita

Ecco, a me, devo dire, piacerebbe moltissimo che qualche politico, di governo o di opposizione, facesse un discorso simile a quello che il poeta Iosif Brodskij ha fatto in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree all’università del Michigan nel 1988, quando ha detto: «La sola cosa che di sicuro capiterà al mondo é di diventare più grande, vale a dire più popolato senza crescere di dimensioni. Non conta con quanta onesta l’uomo che avete eletto prometterà di suddividere la torta, questa non crescerà di dimensioni; in effetti, le porzioni sono destinate a diventare più piccole. Alla luce – o, piuttosto, all’oscurità – di ciò, dovreste far conto sulla cucina di casa vostra, vale a dire prendervi cura voi del mondo».
Sembra incredibile, ma è come se la profezia di Brodskij si fosse avverata: il mondo è diventato più popolato e, indipendentemente dall’onestà di quelli che abbiamo eletto, è ora che ce ne prendiamo cura noi, forse, come se la politica non fosse mai esistita.

(Paolo Nori, La grande Russia portatile, Salani Editore, 2018, pag.160.)

P.S.: ecco, questo indicato da Brodskij e citato da Nori sarebbe un ottimo proposito da realizzare nell’anno appena iniziato, prenderci finalmente cura noi del nostro mondo, mandando al diavolo tutti (e ribadisco, tutti) questi ignobili politicanti, come se la loro bieca politica non possa e non debba più esistere. Già.

 

Zingari e sigari

Viktor Šklovskij ricorda che nel taccuino di Cechov si trova la storia di un tale che aveva percorso per quindici o per vent’anni la stessa strada, aveva letto ogni giorno un’insegna con la scritta ‘grande scelta di zingari’, e si era chiesto «Ma chi può aver bisogno di una grande scelta di zingari?» Quando, un giorno, l’insegna era stata tolta e appoggiata al muro quel tale aveva letto finalmente: ‘grande scelta di sigari’. Il poeta, secondo Šklovskij, è quello che sposta le insegne, è quello che istiga la rivolta delle cose.

(Paolo Nori, La grande Russia portatile, Salani Editore, 2018, pagg.94-95.)

L’allegro Natale bollito in pentola

[A Christmas Carol. In Prose. Being a Ghost Story of Christmas. Con illustrazioni di John Leech. Londra, Chapman & Hall, 1843. 1a edizione.]

Se potessi fare a modo mio, ogni idiota che se ne va attorno con cotesto “allegro Natale” in bocca, avrebbe a esser bollito nella propria pentola e sotterrato con uno stecco di agrifoglio nel cuore. Sì, proprio!

(Charles Dickens, Cantico di Natale, prima strofa, traduzione di Federigo Verdinois, Hoepli, 1a ed. 1888. Cliccate sull’immagine per leggere e scaricare il testo del Cantico di Natale in versione completa e in vari formati digitali.)

Massì, auguri!

Natale (s.m.). Giorno speciale, consacrato allo scambio di doni, all’ingordigia, all’ubriachezza, al sentimentalismo più melenso, alla noia generale e a domestiche virtù.

(Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, scelta e introduzione di Guido Almansi, traduzione di Daniela Fink, TEA, 1988, pag.123.)

[Photo credit: https://www.thrillist.com/culture/make-christmas-drunk-again%5D
Auguri a tutti!

Sì, perché in fin dei conti sono avverso alla festa in sé, non certo a chi festeggia e, soprattutto, a chi ne approfitti per rilassarsi almeno per qualche giorno lontano – spiritualmente più che materialmente – dalle ordinarie follie quotidiane. Che sembrano generate apposta per giustificare “festività” altrimenti del tutto insulse, nella forma e nella sostanza, ecco.