Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 7a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, dodici gennaio duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #7 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Vita e opere di un dandy alieno”.
Giovedì scorso 8 gennaio, infatti, si è celebrato il 68° compleanno di David Robert Jones, in arte David Bowie: un’occasione propizia per raccontare la storia di uno tra i più poliedrici artisti della storia contemporanea, capace di ispirare con il proprio grande carisma la musica, il cinema, il teatro, il costume, lo stile nonché la cultura del nostro tempo influenzandola in modo indelebile – ovviamente con l’accompagnamento musicale di alcune delle sue canzoni più celeberrime.
tis-a-pityDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Edward Abbey, “I sabotatori”

cop_i-sabotatoriOk, è scientificamente provato che la razza umana, dopo aver ingannato chiunque capovolgendo la classifica che la metteva all’ultimo posto tra quelle viventi sulla Terra in quanto a intelligenza e con ciò arrogandosi il diritto di comandare su tutto e su tutti, sta distruggendo il pianeta sul quale vive. Dunque, che fare? Discutere con i personaggi fautori di questa distruzione? Come parlare ad un muro. Cercare con azioni politiche di fermare lo scempio? Propugnabile, se non fosse che molto spesso i politici si fanno corrompere da quelli. Quindi?
Beh, un altro sistema ci sarebbe ma non si può dire, pena l’accusa certa di sovversione, dunque piuttosto che dirlo meglio scriverlo: forse ha pensato questo Edward Abbey quando mise per iscritto il testo de I sabotatori (Meridiano Zero, 2001, traduzione di Stefano Viviani, prefazione di Franco La Polla; orig, The Monkey Wrench gang, 1975), romanzo che potrebbe pure passare per manuale d’azione, per così dire, sulla questione; e non sto affatto esagerando, visto come questo testo, e l’influenza intellettuale di Abbey stesso, almeno in parte, effettivamente influenzò alcuni movimenti piuttosto oltranzisti dell’ambiente ecologista angloamericano, Earth Firts! in primis.
Appunto, ecologia, difesa dell’ambiente “attiva”. I sabotatori – anche il titolo è fin da subito programmatico – è la storia di una piccola e raffazzonata banda di “ecologisti radicali” la quale un bel giorno decide che l’uomo lì intorno alle loro terre sta veramente esagerando con la sua totalitaria antropizzazione, cancellando la bellezza e l’anima di un territorio tra i più selvaggi e incontaminati di tutta l’America…
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Leggete la recensione completa de I sabotatori cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

INTERVALLO – Québec City, “Moby Dick” snow book sculpture

Annualmente a Québec City, in Canada, si svolge il cosiddetto Winter Carnival, che tra i suoi eventi annovera un concorso di sculture di neve. Qualche anno fa, tra le sculture presentate, una delle più apprezzate è stata quella di Horacio Castrejón Galván, Luis Alberto Campomanes Martinez and Hermann Seedorf de Colombres, dal Messico, che hanno voluto raffigurare nella loro opera il celeberrimo Moby Dick, romanzo di Hermann Melville nonché, in senso lato, rappresentare tutti i grandi capolavori della letteratura e le loro indimenticabili storie.
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Così è stata presentata l’opera: “Scolpire la neve è un’occasione per raccontare una storia, è uno spazio per dire qualcosa. In questo caso, la storia di Moby Dick è un pretesto per gli artisti per creare forme dinamiche e cercare di realizzare una “immagine” piena di vita e di movimento.”
In fondo tutti i libri sono pieni di vita e di movimento, e con questo fatto di neve, dunque assolutamente consono al periodo, auguro a tutti un buon 2015!

Oreste Forno, “Guardiano di dighe. Il lavoro più bello del mondo”

GUARDIANO_DI_DIGHE-cop libroLo confesso, c’ho messo non poco tempo a prendere in mano questo libro. Avevo il timore che potesse risvegliare in me desideri professionali (o pseudo-tali) mai sopiti, frequentemente affioranti sulla superficie del mio animo in certi momenti non del tutto allegri, conscio del fatto che quel sottotitolo, “Il lavoro più bello del mondo”, già lo sapevo quanto per il sottoscritto potesse essere veritiero, e non solo per le ragione più ovviamente immaginabili.
Alla fine poi l’ho letto questo nuovo libro di Oreste Forno, Guardiano di dighe. Il lavoro più bello del mondo (Bellavite Editore, Missaglia, 2012), ultimo di una lunga serie di testi della più varia natura che l’alpinista valtellinese ha scritto in due decenni abbondanti. Non poteva non attrarmi, d’altronde, a me appassionato di sbarramenti idraulici in quota (dighe, appunto) soprattutto dal punto di vista ingegneristico. Quando da ventenne andavo con gli amici ad affrontare le prime salite escursionistiche e alpinistiche impegnative in montagna, li facevo diventar matti per il tempo perso nel fotografare in ogni modo le dighe che incontravamo lungo i tragitti percorsi. Mi ha sempre affascinato questa sfida umana alla Natura, in forma di enormi e massicci manufatti di cemento armato che osavano bloccare quanto di meno bloccabile si possa immaginare, l’acqua; e ciò per formare laghi in alta montagna sovente bellissimi, che parevano studiati apposta per starsene lì nei valloni ove venivano formati, il tutto per generare energia elettrica a beneficio di noi “cittadini”. Una sorta di dovere unito al piacere, insomma, per il quale alla fine mi pareva che pure la Natura concedesse il suo assenso: io ti permetto di bloccare la mia acqua e di creare energia, tu uomo non mi sfrutti in modo ben più inquinante, invasivo e devastante per i tuoi scopi energetici…
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Leggete la recensione completa di Guardiano di dighe. Il lavoro più bello del mondo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Ma cosa acquistiamo veramente quando compriamo un e-book?

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La recente parificazione di legge dell’IVA tra libri cartacei e e-book ha rimesso in luce – seppur indirettamente, per così dire – la differenza di genere che inevitabilmente esiste tra l’una e l’altra foggia libraria. No, non intendo banalmente che l’una sia fatta di carta l’altra sia in forma digitale; in verità c’è di più, ed è un aspetto che viene pressoché ignorato, sul merito. Ah, faccio subito presente che non esprimo giudizi sulla questione, di alcun genere. La presento per come sostanzialmente è, stop.
Dunque: cosa acquistate veramente quando comprate un e-book sul web? Un libro? No, certo. Un’opera editoriale in formato digitale? Sì, ma in verità no. Comprate – compriamo un servizio o, per meglio dire, un diritto d’uso limitato. Come riporta Dario Bonacina – esperto di tematiche relative al mondo digitale – sul suo blog, “”acquistare un e-book” significa in realtà ottenere una licenza per leggerlo. Non si acquista un libro, ma un diritto, tra l’altro anche piuttosto limitato: l’utente non ha infatti alcun diritto di proprietà sull’e-book, bensì il diritto ad utilizzarlo a vita, senza però poterlo cedere o prestare. E, a dire il vero, anche quel “a vita” è improprio, perché non corrisponde alla vita dell’utente, ma alla vita dell’account.”
Niente di segreto, peraltro: è tutto indicato, ad esempio, su Amazon, nelle Condizioni d’uso Amazon Kindle Store:
“Con il download del Contenuto Kindle e con il pagamento dei relativi corrispettivi (comprese le tasse applicabili), il Fornitore di Contenuti ti concede il diritto non esclusivo di vedere, usare e visualizzare tale Contenuto Kindle per un illimitato numero di volte, esclusivamente sul dispositivo Kindle o sull’Applicazione di Lettura, oppure con le diverse modalità previste per il tipo di Servizio, unicamente sul numero di dispositivi Kindle o di Dispositivi Supportati specificati nel Kindle Store ed esclusivamente per tuo uso personale e non commerciale. Il Contenuto Kindle ti viene concesso in licenza d’uso e non è venduto dal Fornitore di Contenuti.”
La cosa è pressoché identica anche per gli altri rivenditori, sia chiaro.
Dunque, comunque andrà a finire la questione IVA – e al di là del fatto che non è certamente un’aliquota fiscale differente a sancire la natura di un media letterario – la stessa rappresenta in ogni caso la prova di una discriminazione più che formale tra ebook e libro cartaceo che per l’utente comporta, oltre ad un eventuale esborso superiore, anche l’impossibilità di esercitare quei diritti che derivano dal possesso di un libro cartaceo (proprietà, possibilità di cessione, prestito, successione, eccetera). Semplicemente perché, con l’acquisto di un ebook, non si acquista un libro. Si compra altro, ma non un libro.
Ribadisco: su tali evidenze non voglio trarre alcun giudizio. Semplicemente credo sia qualcosa che, da consumatori/fruitori di libri digitali, è opportuno conoscere, lasciando il tutto alla vostra considerazione e riflessione.

P.S.: articolo pubblicato anche su CULTORA, qui.