INTERVALLO – Aşgabat (Turkmenistan), House of Free Creativity

The Palace of Creativity in Ashgabat
Non sempre il libro in quanto icona culturale è stato interpretato, nella storia passata e attuale, come simbolo di libertà del pensiero (e libertà in senso generale) – non perché esso non lo sia effettivamente, ma perché qualcuno ha voluto che non lo fosse…
La House of Free Creativity di Ashgabat è la sede delle organizzazioni dei media dello stato asiatico ex-sovietico: i progettisti dell’edificio hanno voluto simboleggiare la libera creatività con l’oggetto più “ovvio” in tal senso, un libro, appunto. Bell’idea, se non fosse che il Turkmenistan è tra i primi posti delle classifiche degli stati in cui maggiore è la censura, oltre alle violazioni dei diritti umani!
Cliccate sulla foto per saperne di più (in inglese).

Andrew Vachss, “The Getaway Man – L’uomo della fuga”

cop_The-getaway-manNon conosco granché il genere hard boiled, almeno al punto da poter confermare quanto scrive Joe R. Lansdale nell’introduzione a questo The Getaway Man – L’uomo della fuga, romanzo di Andrew Vachss edito da Fanucci (con traduzione di Luca Conti), del quale Lansdale ritiene che abbia “tutti gli ingredienti di un romanzo hard-boiled della Gold Medal, tipico prodotto degli anni Cinquanta”, appunto. Ma l’esplorazione già da tempo intrapresa del mondo letterario americano contemporaneo mi consente di poter affermare che, in verità, buona parte della scrittura americana d’oggi presenti in sé elementi hard boiled, anche – e soprattutto, direi – al di fuori del romanzo giallo, del quale lo stesso è un sottogenere – si veda Palahniuk, ad illuminante esempio. Toni spesso violenti, non tanto nelle parole quanto nelle ambientazioni e nelle tematiche, atmosfere cupe, personaggi spesso al limite, una certa propensione al sangue che, posso immaginare, deriva direttamente dalla realtà quotidiana di molte periferie americane: è in effetti più hard boiled la cronaca nera su certi giornali (e non solo in USA, sia chiaro…) che molti romanzi ritenuti tali…

Leggete la recensione completa di The Getaway Man – L’uomo della fuga cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

“Lucerna, il cuore della Svizzera”, Historica Edizioni, collana “Cahier di Viaggio”. In tutte le librerie e sul web.

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E costa solo 5 Euro, eh!
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Andrzej Żuławski, “C’era un frutteto”

cop_zulawskiC’è un motteggio, in dialetto tipico milanese (ma esiste certamente un po’ ovunque), che suppergiù suona così: ogni ofelè al fa el so mestè. Significa “Ogni pasticcere deve fare la sua specializzazione”, nel senso che ognuno dovrebbe compiere ciò che gli compete, fare ciò che gli riesce bene e non altro, insomma, dacché quando avviene il contrario sovente ne scaturiscono dei gran pastrocchi.
Ora, disquisendo di Andrzej Żuławski, regista polacco non troppo noto da noi (se non per una certa fama di “maledetto” accompagnata da censure varie e assortite le quali, tuttavia, alla fine fan forse più bene che danno) ma apprezzato alquanto dalla critica internazionale, tanto da vantare in curriculum un’opera – Possession, del 1981 – premiata a Cannes, si potrebbe supporre la validità di quel motteggio citato, dato che Żuławski, dall’inizio degli anni ’90 in poi, ha diradato parecchio la propria produzione cinematografica per “trasformarsi” in scrittore, pubblicando nel complesso più di venti romanzi ma, appunto, non nascendo come autore letterario, quantunque si potrebbe discutere a lungo sulla contiguità delle due arti. Anche in veste di scrittore, Żuławski non è affatto noto in Italia, e di edito si ricorda solo il romanzo Barbablù, del 2003. Ora la casa editrice Alpine Studio – in verità specializzata in letteratura di montagna, come il nome fa intendere – cerca di mettere una pezza a tale “ignoranza” italiana sul regista polacco, pubblicando C’era un frutteto (1° ediz. Settembre 2013, traduzione di Marina Fabbri; orig. Byl sad, 1992), con una utilissima prefazione/contestualizzazione “storica” della stessa traduttrice e una bella introduzione al personaggio Żuławski di Mirella Tenderini

Leggete la recensione completa di C’era un frutteto cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

La letteratura, perversa come il diavolo (Andrzej Żuławski dixit #2)

Avevo una moglie, un letto caldo. Le donne gobbe, signore, hanno un temperamento duro, ma volevo Julia così tanto che mi distesi sul tappeto erboso bagnato e lo scavai col mio corpo. Solo l’uomo può essere così perverso, come il diavolo o la letteratura.

(Andrzej Żuławski, C’era un frutteto, Alpine Studio, 2013, pag.184. Traduzione di Marina Fabbri)

Se così è, se la letteratura perverte l’uomo come lo sa fare il diavolo attraverso la passione amorosa, beh… Mi auguro si diventi tutti quanti bramosamente, perversamente, diabolicamente lettori di libri.
QUI potete leggere la recensione al romanzo di Żuławski, ergo: buona lettura, in ogni senso.