La cultura non serve a nulla! (Inopinati attimi di pericolosa lucidità mentale)

A volte, mi sento veramente un idiota.
Sì, insomma, come in quei momenti nei quali ci si rende conto di una cosa lapalissiana come se invece fosse una scoperta sconcertante, che fosse lì davanti agli occhi e semplicemente, o ottusamente, gli occhi non la vedono.
Perché insomma, io qui nel blog e in mille altre occasioni e come me tanti altri in infinite occasioni continuiamo a dire che bisogna difendere la cultura, è necessario promuoverla in ogni modo, che la cultura è fondamentale per un paese veramente civile, che la cultura è una risorsa inestimabile, che un paese come l’Italia che di cultura in ogni senso è culla da secoli non può ignorarla…
Poi, appunto, mi fermo un attimo a pensare, e basta veramente un singolo, minimo attimo, per obiettarmi e controbattermi: ma quale cultura e cultura! In questo paese è stata messa in atto una calcolatissima strategia per eliminare la cultura, e ciò per un motivo il cui senso è vecchio di secoli: la cultura attiva la mente, sollecita l’intelligenza, libera il pensiero, suscita lucidità intellettuale – apre occhi, mente cuore e animo sulla realtà che abbiamo intorno, insomma. E gli effetti di quella strategia rispondono perfettamente ad una domanda che sovente mi ritrovo a fare, cioè a come gli italiani possano subire tutto ciò che gli viene propinato dal sistema nel quale si ritrovano a vivere senza la minima reazione, a volte senza nemmeno un qualche piccolo moto di indignazione – che invece, quando sembra generarsi, non è che un mero esercizio retorico che solo qualche minuto dopo essersi generato è già bell’e dimenticato.
Ma, appunto, la cultura suscita nella società che la sa ben coltivare quanto ho detto poco sopra; ovvero, qui in Italia, per (credo) quasi inevitabile conseguenza, susciterebbe una rivoluzione. Contro l’apparato politico, contro la criminalità bancaria, l’ipocrisia ecclesiastica, l’imbecillità dei media, certe devianze del mercato e dell’industria, certe imposizioni totalmente idiote quando non scellerate, le innumerevoli iniquità che caratterizzano la nostra quotidianità… – l’elenco degli “obiettivi” sarebbe parecchio lungo, inutile dirlo.
Invece niente. L’intelligenza è spenta, il pensiero è stagnante se non fermo, anzi, se non già morto, la mente è una scatola vuota che si può facilmente riempire di qualsiasi cosa, di ogni falsità, ipocrisia, Vignetta_America_Italiastupidità, conformismo, moralismo, e tale facilità, lo ribadisco, è stata ed è perfettamente pianificata fin nei minimi termini, al fine di creare la più totale tabula rasa attorno alle mura della fortezza nella quale sono arroccati i poteri dominanti. La gente che frequenta le librerie e legge, che ascolta e apprezza musiche e film di qualità, i visitatori di musei e mostre d’arte, gli organizzatori di eventi culturali, i difensori di luoghi di interesse culturale, gli studiosi, gli accademici, gli intellettuali (termine che a me non piace affatto, ma tant’é) non sono che una sorta di comunità sempre più ghettizzata (a volte giocoforza auto-ghettizzante) e in costante estinzione, che quei suddetti poteri dominanti sopportano soltanto perché hanno perfettamente capito che sta sparendo, lentamente (ma la velocità è in aumento) e inesorabilmente: ora si tratta solo, per essi, di agevolare tale sparizione, facendo in modo di convincere sempre più persone che la cultura è una cosa poco divertente, pesante, noiosa, inutile, e che mai darà lo stesso piacere di due belle tette in TV, un telefonino alla moda, una t-shirt griffata… Ma volete mettere l’ammirare (primo nome che mi viene in mente) un Fontana in un museo – una stupida tela vuota con un taglio in mezzo – un monumento d’epoca romana o medievale – quattro pietre cadenti! – una basilica del Quattrocento che non ci si può nemmeno telefonare, dentro, oppure leggere (primo nome, vedi sopra) un Dostoevskij – pesaaaaante! – o anche solo starsene a guardare il cielo stellato chiedendosi che stelle siano quelle che si vedono – roba da fuori di testa… – volete insomma mettere queste cose (che poi nemmeno “fanno mangiare”, come disse tempo fa un ignobile politico italiano) con la movida di un locale alla moda, le ragazze mezze nude che ti guardano ammiccanti che tu puoi fotografare e mostrare agli amici su facebook (o viceversa, naturalmente)? E se intanto lo stato va a pezzi, la società decade sempre più e il degrado si espande a macchia d’olio ammorbando tutto quanto si ha intorno, beh, chissenefrega: domani c’è la partita in TV, almeno ci si “rilassa” un po’! Perché altrimenti leggere un libro, ad esempio, che magari tratta pure di certi temi che ti potrebbero far riflettere sulla situazione che hai intorno e per questo facendoti deprimere, seccare, angustiare, irritare, indignare – insomma, rovinandoti la giornata?! In fondo lo si sa bene: ad essere intelligenti si vive male, a non capire nulla, invece, almeno si vive più tranquilli e spensierati!

Bene, ora chiudo con tutte queste banalità. Perché tali sono, assolutamente: grandissime banalità, ovvietà, cose scontate. Ovvero: sono la normalità, e in quanto tali nessuno o quasi le considera, nonostante a me sembrino tanto evidenti. Ed è proprio questo il risultato più efficace che quella strategia di (scusate la scurrilità) rincoglionimento totale ha saputo conseguire. L’essere su una nave che sta colando a picco, ma l’averci convinto di navigare su un mare calmissimo col vento in poppa.

O, forse, tutto ciò è soltanto una astrusa costruzione della mia mente, che legge troppi libri, visita troppi musei e luoghi d’arte, non guarda la TV, non legge i quotidiani, non compra gadgets tecnologici all’ultima moda, a volte si isola su una cima di montagna a pensare, ed altre cose similmente bizzarre e, sotto molti aspetti, pericolosamente sovversive.

E’ on line il numero 109 – Giugno 2013 – di InfoBergamo.it!

Puntuale come ogni mese, ecco a voi il numero 109Giugno 2013 di InfoBergamo.it, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, InfoBergamo_giu2013_copspirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più! Forte di un nuovo e prestigioso record di lettori nel mese di Maggio, ben 96.000, InfoBergamo.it si presenta con questo nuovo numero come sempre ricchissimo di contenuti di alto livello e di assai varia e assortita tematica, tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori e molto altro, con approfondimenti mirati a fornire ai lettori non soltanto della preziosa informazione ma anche degli strumenti di azione diretta, per così dire, in ambito sociale – che poi dovrebbe essere una delle funzioni peculiari della stampa e dei media, di qualsiasi tipo e diffusione.
Come sempre, per InfoBergamo.it mi occupo di argomenti legati al mondo dei libri e dell’editoria, cercando di illuminarne certe evidenze e realtà contemporanee e, se possibile, offrine un punto di vista obiettivo e alternativo. In questo numero non potevo non occuparmi del principale evento nazionale legato al suddetto mondo, ovvero il Salone del Libro di Torino 2013, svoltosi solo poche settimane fa. Amato svisceratamente da tanti, e da altrettanti (o quasi) criticato, indubbiamente la kermesse torinese è annualmente, nel bene e nel male, la migliore rappresentazione dello stato dell’arte del mercato editoriale italiano, del suo pubblico, dei gusti, delle mode, delle tendenze, delle storture e, nel caso, degli orrori. Nell’articolo, intitolato Salone del Libro di Torino 2013: il fascino quasi incrollabile di una cattedrale nel deserto, troverete il personale reportage, completo degli ultimi dati statistici sulla vendita di libri in Italia, giusto per capire ancora meglio come vanno le cose, o dove stanno andando…
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina lì sopra ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo.it merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

Parole dette vs. parole scritte. Quando, per salvare l’editoria italiana, servono fatti, non (appunto) tanti blablabla…

Leggo qualche giorno fa sul Punto Informatico un articolo (QUI l’originale, firmato da Mauro Vecchio) il cui titolo logo_PuntoInformaticonon può che inevitabilmente attrarre la mia attenzione, Motori di ricerca per salvare l’editoria.Salvare l’editoria, già. Ovvero la lettura, i libri, la cultura per eccellenza, insomma – penso subito. Nell’articolo sono riportate alcune dichiarazioni del sottosegretario all’Editoria Giovanni Legnini (lo vedete ritratto nell’immagine qui sotto) che, appunto, leggo con interesse:
Una rigorosa ristrutturazione della filiera editoriale, per fare in modo che i motori di ricerca su Internet vengano sollecitati a fornire un contributo al progetto di innovazione dell’intero sistema.
E più avanti:
Sfido chiunque a trovare un capitolo di spesa pubblica che si è ridotto in maniera così drastica (…) La proliferazione incontrollata di contenuti editoriali sul web porrebbe la sfida più delicata al futuro dell’industria tricolore (…) Gli stessi motori di ricerca andranno sollecitati a fornire un contributo al progetto di innovazione del sistema editoriale.
Inoltre Legnini “vorrebbe “spiegare a tempo debito” come questi stessi motori di ricerca su Internet debbano partecipare attivamente con un contributo” (al sostentamento del comparto editoriale, n.d.s.).
Dopo aver letto tali dichiarazioni, la mia reazione primaria è stata: EH?!?
Voglio dire: lodevole l’iniziativa del sottosegretario Legnini, soprattutto quando (ri)pone l’evidenza sui drastici tagli di spesa subiti dal comparto editoriale italiano – il cui fondo, ricorda l’articolo, è calato da 700 a 95 milioni di euro dal 2005 alla fine del 2012, con quest’ultimo importo a rappresentare lo 0,01125 per cento del bilancio dello Stato – ma, appunto rimuginando su quanto letto, mi è rapidamente sorta l’impressione di essere di fronte alle solite belle parole, alle consuete ottime intenzioni e proposizioni di cambiamento, di rinnovamento, di ripartenza o che altro di simile, dietro le quali tuttavia non c’è assolutamente nulla di concreto. Nulla, solo fumo, niente arrosto. Pare suppergiù sulla mia lunghezza d’onda Massimo Mantellini il quale, nel proprio blog – anch’esso citato dall’articolo del Punto Informatico – ricorda che “La questione del comparto dei motori di ricerca (un simpatico eufemismo burocratico per dire Google) è infinitamente più complessa, ma a differenza di quanto afferma Legnini sarebbe buona cosa se il governo scegliesse di affrontarla per una volta fuori dalla accezione solita e lobbistica per cui ci sono i pirati da una parte e un comparto in crisi dall’altro.” Assolutamente d’accordo.
Insomma, pare che, almeno per il momento, un vero interesse, una premura funzionale al bene – vorrei dire un autentico amore – per l’editoria in quanto comparto generatore di cultura, valore del quale, inutile Legnini_photodirlo, c’è un disperato bisogno, in Italia, non ci sia ma, in perfetto stile istituzionale italiota, ci siano solo belle (?) parole, ovvero quanto di più inutile per l’industria editoriale italiana.
O forse c’è qualcos’altro… L’articolo del Punto Informatico così chiosa: “Dal sito giovannilegnini.it, una successiva precisazione dello stesso sottosegretario all’Editoria, che ha subito aperto agli esperti del settore per la raccolta di proposte e soluzioni. “Ci tengo a precisare che sono culturalmente lontanissimo da qualunque idea finalizzata al controllo dell’informazione – scrive Legnini – in qualsiasi forma si manifesti, soprattutto quella online”. Riflessioni e proposte potranno essere inviate all’indirizzo di posta elettronica info@giovannilegnini.it.
Ah, bene. Forse, c’è soltanto il fatto che non si sa che pesci pigliare. Un’altra “usanza” assai tipica di questo derelitto paese.
Beh, cara editoria italiana, non credo tu abbia un gran futuro, se così andranno le cose. Anzi: ne gran e ne piccolo, e ne futuro, temo. Certo, la speranza è l’ultima a morire, lo so bene – a meno che non le si faccia attraversare bendata un poligono di tiro, come pare qui accada di continuo…

Leggere per scrivere, e non viceversa! (Jorge Luis Borges dixit)

Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto.
(Jorge Luis Borges, tratto da Il credo di un poeta, citato in Poesia, anno XIV, maggio 2001, n.150, Crocetti Editore)

Ecco.
Ovvero, se molti “autori” – pretestuosamente “esordienti” ma anche titolati e celebrati – di prosa e ancor più di poesia non pensassero il contrario, ovvero non ritenessero di scrivere cose ben più importanti di borges2_photoquelle che leggono (o che dovrebbero leggere, e assiduamente!), a, scriverebbero opere più interessanti; b, educherebbero i lettori a leggere cose più interessanti; c, si venderebbero più libri di valore; d, il panorama letterario e il relativo orizzonte sarebbero meno foschi di quanto ora sono, e infine e, si sprecherebbe meno carta e meno inchiostro (almeno fino a che l’ebook non diverrà predominante).
O forse, se molti leggessero di più e lo facessero con cognizione di causa, ci sarebbero pure meno scrittori. Ma questa è un’altra storia. Forse.