Non ho niente da leggere!

Le donne che, con i propri armadi di casa pieni di vestiti, esclamano sconsolate «Non ho niente da mettermi!» ricordano tanto me che, con stipati sugli scaffali della libreria di casa decine e decine di libri non ancora letti (vedi lì sopra, anche se ce ne sono alcuni altri, in giro), ho sempre la sensazione di non avere niente da leggere. Già.

Così finisce che continuo a comprare nuovi libri da leggere, gli scaffali della libreria sono sempre più ingolfati eppure io quella sensazione ce l’ho sempre. Ecco.

Il “Covid” delle librerie

[Foto di Phil Hearing da Unsplash]
Come c’era da aspettarsi, purtroppo, leggo (ad esempio qui) che dopo l’emergenza coronavirus le librerie italiane sono ancora più in difficoltà di prima. Riporta l’articolo dell’Agi sopra linkato che «oltre il 90% ha segnalato un peggioramento dell’andamento economico della propria attività e oltre l’84% è in difficoltà nel riuscire a fare fronte al proprio fabbisogno finanziario (pagare i propri dipendenti, saldare bollette e affitti, sostenere gli oneri contributivi e fiscali.». Più avanti l’articolo evidenzia altre due criticità – alquanto irritanti, dal mio punto di vista – ovvero che sono «in difficoltà le librerie indipendenti in merito all’assortimento dei libri: il 62,8% non riesce a mettere a disposizione dei consumatori un assortimento aggiornato» e che «le librerie che soffrono di più a causa della concorrenza dell’e-commerce lamentano in prevalenza l’assenza di regolamentazione del mercato e della concorrenza». Sono cose irritanti perché, riguardo la prima, conseguenza di un mercato conformato oligopolisticamente a favore delle grandi catene e dei grandi numeri, con inevitabile detrimento della qualità dei titoli presenti in libreria nonché, riguardo la seconda, del menefreghismo della politica italiana nei confronti del settore (derivazione diretta dello stesso atteggiamento negligente verso tutta la cultura), peraltro per certi versi funzionale agli interessi industriali dei grandi gruppi.

Ma, certamente, il problema all’origine (assai irritante a sua volta, oltre che desolatamente cronico e culturalmente devastante) resta sempre quello: l’Italia è un paese in cui si legge pochissimo e nel quale l’ignoranza viene funzionalmente coltivata anche in questi modi, lasciando le librerie (ovvero il libro quale oggetto e la lettura quale pratica culturali) privi di supporto politico. Peccato che, così facendo, viene pure lasciato l’intero paese privo di futuro. Ma è evidente che alla politica recente e contemporanea questa realtà non interessa affatto.

Per quanto mi riguarda, la mia parte – se posso “vantarmene” – l’ho fatta, con una trentina di nuovi libri acquistati negli ultimi giorni, dei quali solo un paio on line e soltanto perché di difficile reperibilità sul mercato ordinario. E ovviamente non li ho mica finiti, gli acquisti librari post Covid.
Me ne vanto molto, sì, e mi auguro di tutto cuore che pure voi che state leggendo siate ugualmente molto vanitosi, al riguardo. Ecco.

Provviste (per la mente)

Ecco, questa è un’immagine che mi si addice molto. Sono pure io un gran accumulatore di provviste per la mente, certamente ben più che per lo stomaco, e la tendenza pressoché irrefrenabile ad accumularne molto più di quanto ne possa assimilare e smaltire non ho nessuna intenzione di togliermela, già.

Mi auguro solo che l’albero domestico nel quale sto accumulando queste provviste non finisca per cedere d’improvviso a causa dell’eccessivo peso. Ma tutt’al più vedrò di puntellarlo e rinforzarlo per bene, non certo di diminuire il ritmo di approvvigionamento! Perché se per la pancia la dieta è una cosa sovente utile, una dieta per la mente è quanto di più nocivo vi possa essere. Ecco.