Omar Sartor, fotografo (e non solo)

Omar Sartor non è solo e semplicemente uno dei più originali e intriganti fotografi italiani. Osservo e ammiro da tempo i suoi vari lavori fotografici e, al di là della primaria, intensa suggestione estetica ed emozionale, mi viene da riflettere che Sartor in verità è tra i pochi capaci di manifestare nella fotografia una sorta di inopinato prodigio, cioè quello – lo dico in modo “mitologico”, metaforico ma nemmeno così tanto – di riuscire a fissare sulle proprie immagini sia i Genius Loci che i Lari: i numi fondamentali che presiedono ai luoghi abitati dall’uomo, i primi, e a quelli attraversati, i secondi. Ovvero, più pragmaticamente, con la sua produzione fotografica Sartor manifesta la dote di dare una “regola” a ogni ambito che riprende, sia esso nella Natura più o meno antropizzata oppure in uno spazio domestico: una regola che da un lato è estetica, di ricerca di equilibrio e definizione armonica (dunque pure estatica, per molti versi), dall’altro è razionale e raziocinante, meditativa, deduttiva.

(Cliccate sulle singole immagini per aprirle nella galleria.)

E’ come se nelle varie immagini – sia quelle legate alle sue committenze per numerose aziende di design, sia le altre che, per mera chiarezza, potrei definire “di paesaggio” – la realtà si palesasse in tutta la sua materialità evidente, palese e comprensibile ma, da questi stessi risalti, si formasse pure una immagine immateriale che apre la percezione a innumerevoli altri significati: in primis quelli «radunati nel luogo» – come dice la nota definizione di Genius Loci di Christian Norberg-Schulz – peraltro non sempre così evidenti come si potrebbe pensare, ma pure quelli che vi derivano e che contribuiscono a determinare il concetto e la percezione del “paesaggio” – che si genera ovunque, nei vasti spazi all’aperto come negli ambiti minimi del vissuto quotidiano.

La fotografia di Omar Sartor è dunque “artistica” nel senso più pieno e “superdimensionale”: in grado di andare oltre molte potenziali possibile limitazioni espressive, portando in sé l’elemento estetico ed estetizzante verso ambiti di inaudito rigore creativo. Un ossimoro, apparentemente, che tuttavia trova notevole e assai concreta oggettività proprio nella sua dote “artistica” di saper rappresentare la realtà in modo ampio e “amplificato”, sia materialmente che immaterialmente.
È un “architetto dell’immagine”, Sartor, un creativo dell’anima dei paesaggi ovvero di tutto ciò che possa essere percepito, concepito e abitato dall’uomo, esteriormente e interiormente.
Ecco.

Sabato 11/05, Torre Boldone (Bergamo): il “Portale SITIP” di Francesco Lussana

[…] Infine, ultima ma non ultima – ovvero per certi versi più importante – interpretazione del Portale, è quello che in fondo richiama la stessa matrice artistica che da ormai vent’anni Francesco Lussana porta avanti con la propria produzione d’arte: l’essenza industriale dell’opera, la propria sostanza materiale ovvero la struttura di cui si compone, la quale campata è formata da due travi a doppio T atte al moto di un classico carro a ponte – struttura che poi, in modo più minimalista ma per lo stesso motivo, richiama anche quella di un capannone industriale, come i tanti che rappresentano nel modo architettonicamente più evidente la storia industriale ed economica del nostro paesaggio orobico e lombardo in generale. “Inizio e modo di operare in tutto il corso dell’opera”, citando di nuovo una delle interpretazioni esoteriche dell’elemento porta/portale: in fondo è qualcosa di assolutamente valido anche per la matrice industriale del Portale SITIP. Da esso si transita ma pure – per così dire – si viene sollevati verso una visione più aperta e consapevole del paesaggio nel quale è inserito e della sua storia (dunque della storia della gente che lo abita) nonché guidati – le due travi sono atte ad essere sedi delle guide di transito del carro a ponte, appunto – sulla direttrice che dalla città porta alla periferia e alla campagna e viceversa, rimarcando quel costante rapporto tra questi due elementi della comune storia quotidiana […]

Questo è un brano del testo critico e di presentazione da me scritta del Portale SITIP, la nuova monumentale installazione di Francesco Lussana – senza dubbio tra i più originali artisti in circolazione – che verrà inaugurata sabato 11 maggio alle ore 10.30 a Torre Boldone, alle porte di Bergamo e all’ingresso della Val Seriana, e la cui presenza nel locale Bosco Urbano – polmone verde inserito tra le principali direttrici del traffico stradale e ferroviario della zona ovvero tra la città e la zona prealpina – sarà accompagnata dal suddetto mio testo, che da sabato potrete leggere in loco nella sua forma completa, ovviamente.

Insomma, ribadiscointervenite sabato 11 maggio, dalle ore 10.30 in poi a Torre Boldone e scoprirete tutto quanto. Ne vale la pena, statene certi!

Francesco Lussana / “Portale SITIP”, sabato 11/05, Torre Boldone (Bergamo)

Tra due settimane, sabato 11 maggio presso il “Bosco Urbano” di Torre Boldone (Bergamo), sarà inaugurato il Portale SITIP, la nuova installazione dell’artista Francesco Lussana, monumentale ed emblematica opera che rappresenta la meta più significativa della produzione di arte industriale urbana che è tratto forte e distintivo di Lussana, ovvero la più spettacolare e simbolica manifestazione della sua ormai venticinquennale ricerca artistica.
Non solo: il Portale SITIP, stante la sua locazione alle porte della città di Bergamo e all’ingresso della Val Seriana, che con la Val Brembana caratterizza e “disegna” in modo orograficamente peculiare il territorio bergamasco, fa pure da “meta geografica” al percorso artistico che congiunge le altre installazioni di Lussana attorno a Bergamo: il Telaiostruttura 2019 presso il Patronato di San Vincenzo a Bergamo, la Ciclotte di Zanica, la Struttura OMCN-Interruttore ITALGEN di Villa di Serio, gli Steli EN 10219 di Colzate. Un tour di arte urbana che diventa una suggestiva narrazione della storia industriale e sociale del territorio, del tutto privo di qualsiasi tediata retorica del ricordo e semmai viva della vitalità che l’arte in dialogo con l’ambiente vissuto sa costantemente generare.

Sono veramente fiero e onorato che Francesco Lussana mi abbia nuovamente voluto rendere parte del suo nuovo lavoro di Torre Boldone, affidandomi un compito prestigioso e importante che è stato un gran piacere svolgere – spero al meglio – per come stimi Francesco e per come abbia avuto il privilegio di conoscere, in tutti questi anni, la forza e il valore così originale della sua arte, manifestazione paritetica della sua forte e grande umanità.

Insomma: intervenite sabato 11 maggio, dalle ore 10.30 in poi a Torre Boldone e scoprirete tutto quanto. Ne vale la pena, statene certi!

N.B.: cliccando qui potrete leggere tutti gli articoli che nel tempo ho dedicato a Francesco Lussana e alla sua arte.

Le migliori “uova” pasquali?

Restano sempre queste e, ovviamente, mica solo per Pasqua:

Lucio Fontana, La fine di Dio, 1963/1964.

Per me significano l’infinito, la cosa inconcepibile, la fine della figurazione, il principio del nulla.

(Lucio Fontana intervistato da Carlo Cisventi, 1963.)

Helidon Xhixha, Lugano

Domani a Lugano si inaugura un evento artistico (dacché definirlo semplicemente “mostra” è assai riduttivo) tanto spettacolare quanto affascinante, e di assoluto livello internazionale. È Lugano. Riflessi di Luce del grande artista albanese Helidon Xhixha, 20 sculture monumentali emblematiche dello stile unico dell’artista installate nel centro di Lugano, che trasformano la città svizzera in un museo a cielo aperto dove l’arte dialoga con lo spazio urbano e la Natura, elevando – si può veramente dire, in tal caso – il “contenitore” al valore e al fine culturale del “contenuto”.

Le scintillanti sculture di Xhixha, in acciaio inox, così dinamiche nelle forme, imponenti eppure armoniose, generano una relazione del tutto particolare con i luoghi in cui vengono posizionate, che per certi versi esula pure dal mero valore artistico, pur cospicuo ed evidente. Di primi acchito sembrano elementi alieni, fuori contesto, eppure da subito chi se le ritrova di fronte ne è attratto e affascinato. La forma dinamica, quasi organica pur se il materiale inossidabile la rende tanto “solida”, emana luce, riflette ciò che ha intorno, riproduce l’ambiente circostante in modo diverso più che distorto, quasi che ne accresca la dimensionalità portandola oltre il limite del visibile e del percepibile.

Sorta di “monoliti spirituali” – con il termine che qui vuole indicare lo spirito umano in primis, quello in cui si conserva l’io più profondo -, le opere di Helidon Xhixha diventano veramente lo specchio del mondo e di chi lo vive e anima, ovvero di noi tutti che, attraverso di esse, possiamo riflettere (dunque manifestare) la nostra presenza nel mondo e riflettere (cioè meditare) sul senso di essa. Sono certamente Riflessi di Luce, dunque, ma di quella luce che realmente illumina, ancor più che il mondo, la nostra interiorità.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più, e fate conto che avete tempo fino al 22 settembre per fare un salto a Lugano e ammirare le opere. È una visita che merita, senza alcun dubbio.

 N.B.: alcune delle foto a corredo di questo post vengono da qui.