Breaking News!!!

La “grande” informazione, quella dei media nazional-popolari, è ormai risaputo che soffra di grossi problemi di qualità, obiettività, attendibilità – è una cosa denunciata di continuo da più voci autorevoli, e pure in questi giorni di notizie a spron battuto sul coronavirus quei problemi li palesa frequentemente.

Di contro l’informazione locale è un mondo a sé, fatto di notiziucole da parrucchieri e ortolani (con tutto il rispetto), soprattutto nelle zone di provincia come quella in cui vivo. Accadono pure qui fatti di cronaca di una certa serietà, sia chiaro, ma sono certamente (e fortunatamente) più rari anche per via della scala geografica ben minore oltre che per l’ambiente sociale alquanto diverso rispetto a quello di una grande città, per dire, che ne varia inevitabilmente la statistica. Così su tali media locali non par vero, nella drammaticità del momento, di poter dare con costanza ai propri lettori, in questi giorni, notizie “serie” e importanti come quelle sul coronavirus. Altrimenti, nella normalità, l’informazione è spesso divertente nella sua vacuità paesana se non a volte quasi grottesca, anche perché questi media locali hanno preso a imitare i grandi organi d’informazioni nelle modalità con cui danno le notizie, probabilmente per darsi un tono da “testata importante” che sennò faticherebbero a guadagnarsi.

Questo per dire che, posto tutto ciò, mi sono ormai cancellato dalle loro newsletter perché, ahimè, veramente quel modo goffamente emulante di fare informazione (locale) a volte raggiunge vette di notevole e un po’ ridicola stortura. Del tipo…

…Sto lavorando alla mia scrivania. D’un tratto sul monitor del pc compare la notifica di una nuova mail. La apro e

A 2,6 KM DAL TUO INDIRIZZO!

dice l’oggetto della mail.
«OHMMAMMA!» faccio sgranando gli occhi, «Che diavolo è successo? Un incidente, una frana, un’esondazione, un’esplosione termonucleare?!?» Apro il link con una certa inquietudine e leggo:

“Tutti i numeri vincenti della lotteria dell’Oratorio di San Francesco!”

«Eh? Ma… ma… ma andate a [censura], ecchecavolo!»

Ecco, così. Come fosse l’annuncio dell’arrivo degli alieni o chissà cos’altro di epocale. Invece no.
Be’, d’altronde è meglio che debbano comunicare notizie del genere piuttosto di altre più tragiche; è il bello (o il “brutto”, dipende dai punti di vista) di abitare in provincia. Però, che diamine, un po’ di contegno! Chi si credono di essere, la CNN? Eh?!

Alpi, architettura, habitat… oggi alle ore 18, su Zoom!


Cliccate sull’immagine per saperne di più e per iscrivervi alla classroom – con Luciano Bolzoni, uno dei massimi esperti di architettura alpina, ed Enrico Scaramellini, tra i più apprezzati architetti alpini italiani… no, dico! Ah, sì, e ci sono anche io, poi –  oppure qui. E mi raccomando: non mancate!

Alpes@Home… Starting again!

Il progetto “Alpes@Home” è cominciata all’inizio di questo periodo di lockdown per dare modo all’officina culturale di Alpes, della quale faccio parte, di continuare a proporre e stimolare sollecitazioni culturali legate al nostro lavoro e ai temi intorno ai quali abitualmente ci muoviamo.

Le prime date a calendario hanno avuto un buon riscontro di partecipazione, e con esse abbiamo raccolto l’esigenza di continuare a proporre queste classrooms virtuali con uno sguardo proiettato ai nuovi inizi, alla ripartenza una volta passato questo periodo di crisi emergenziale.

Il filo rosso tematico che unirà i nuovi interventi sarà “Starting Again”, cioè temi, argomenti, pratiche, progetti, idee, utopie che possano effettivamente generare e ricavare un “cambiamento” dal periodo che stiamo vivendo – mettendo in pratica la etimo della parola crisi, a ben vedere, che proprio “scelta” nell’ottica di un “cambiamento” significa.

Starting again” vuole essere, inoltre, un’incitazione a prendere in considerazione le nostre attitudini creative, artistiche, alla ricerca della bellezza e del bene che ci può fare, a riscoprire l’origine di alcuni dei valori “fondanti” del saper fare e pensare del nostro panorama culturale, delle nostre vocazioni.
Rifletteremo ancora una volta su questi temi non proponendo ricette o soluzioni ma utili sollecitazioni, per dimostrare che la cultura non solo è complementare ma assolutamente indispensabile alla ripartenza e al necessario rinnovamento, in questo periodo invocato da tanti.

Per questo nuovo calendario l’officina culturale Alpes si affianca ad ArtIcon, l’altra nostra realtà dedicata e a sostegno del mondo dell’arte e degli artisti: qui potete conoscere le classrooms già messe in programma con le relative date – la prima sarà Habitat Alpi Architettura, progettare e riflettere sul nuovo habitat alpino, lunedì 27 Aprile alle ore 18.00, con Luciano Bolzoni, Enrico Scaramellini e chi vi scrive. Altre classrooms verranno definite a breve, dunque seguite il sito di Alpes o le pagine social dell’officina culturale per saperne di più e restare costantemente aggiornati.

La poesia, oggi

[Aleksei Mikhailovich Korin, Il pittore malato, 1892, Galleria Tret’jakov, Mosca. Fotografia autoprodotta, shakko, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15829926 ]
Oggi sarebbe la “Giornata Mondiale della Poesia”. Uso quel condizionale perché a me le “giornate-mondiali-di-qualcosa” stanno un po’ qui, ma l’ho già affermato più volte e non voglio risultare ripetitivo. Però oggi, nel pieno della terribile emergenza coronavirus che sta ammalando troppe persone e causando loro troppo dolore, mi sono ritrovato a constatare che, nella nostra lingua, “poesia” fa rima “malattia”. Questo, ovvio, non significa che siano due cose simili, anzi, la condizione del malato, qualsiasi essa sia, è tutto fuorché “poetica”. Tuttavia, a suo modo – mi permetto di osare la seguente interpretazione – questa bizzarra rima sembra segnalarci che nella nostra vita anche le cose più belle e felici restano sempre a contatto di quelle più brutte e tristi, e che vivere sempre e solo le prime come se le seconde non esistano – così come ci impone di fare il modus vivendi contemporaneo, che vuole allontanarci sempre più da responsabilità, doveri, consapevolezze civiche, sociali e culturali – è la condizione migliore perché qualsiasi problema sorga cagioni i danni peggiori. Si potrebbe facilmente coniugare questo punto di vista alla situazione emergenziale attuale e non solo ad essa, perché in effetti un’assonanza di senso tra i due termini, “malattia” e “poesia”, la si può anche trovare: ove si voglia, si pretenda di vivere come in una personale “poesia” – cioè in un’eterna astrazione, chimera, costantemente evasi dalla realtà concreta – ignorando e rifiutando qualsiasi possibile “malattia”, ovvero qualsivoglia problema che possa capitare, in tal modo non sapendo come affrontarlo quando si manifesti. Se non con iniziative che, per tutto ciò, risultano illogiche, sguaiate, ipocrite, non civili.

Ma, lo ripeto, sono riflessioni, queste mie, che mi sono sorte così, all’improvviso, nell’occasione della giornata. In fondo preferisco “celebrarla” così, posta la mia considerazione per essa e per tutte le altri similari prima segnalata, piuttosto che in altri modi tanto social quando banali e banalizzanti – e di questi tempi pure fin troppo retorici. La poesia resta e resterà comunque l’arte letteraria suprema, giornate mondiali o no: una benefica e salutare “malattia” di cui tutti noi dovremmo “soffrire”, debellandone – magari anche grazie ad essa – ogni altra virulentemente malefica.