Wolfgang Laib, MASI, Lugano

Qualche giorno fa ho visitato (e fotografato, come vedete) la mostra monografica che il MASI di Lugano ha dedicato all’artista tedesco Wolfgang Laib.

Laib è un artista parecchio particolare. I suoi lavori delineano una poetica artistica quasi mistica, e più che invitare ad una fruizione estetica di essi – presente nel caso ad un livello molto basilare, legato a forme e proporzioni – invitano alla contemplazione, alla meditazione. La loro semplicità materica – pollini, riso, legno, cera d’api, eccetera – unita a quella delle geometricità, fa da contraltare a una narrativa invece assai profonda e strutturata, che proprio dalla semplicità visiva parte (e porta con sé il visitatore) per andare ad esplorare temi di impronta marcatamente filosofica.

Sono opere che non possono essere apprezzate in base a meri e ordinari metri di giudizio estetico o comunicativo, anche più di altre contemporanee. Richiedono la conoscenza e la comprensione della ricerca intellettuale e culturale che Laib vi ha messo alla base: senza di essa (e nonostante l’innegabile fascino che emanano), può sembrare che non raccontino nulla; con tale conoscenza e comprensione – che la mostra del MASI riesce bene a offrire – narrano invece moltissimo.

Cliccate qui per saperne di più sulla mostra, aperta fino al 7 gennaio ’18.

INTERVALLO – Rochers-de-Naye (Svizzera), “A story of the future”

L’artista francese Guillaume Legros, conosciuto come Saype, è l’autore di A story of the future, una favolosa e poetica opera d’arte realizzata direttamente sui prati del monte di Rochers-de-Naye sopra Montreux, in Svizzera.
L’opera ritrae una bambina intenta a leggere un libro di fiori ed è ampia ben seimila metri quadri. È stata dipinta con più di 600 litri di una pittura biodegradabile, composta da farina, olio di lino, acqua e pigmenti naturali.

Inutile dire come, una volta ancora, il libro sia l’oggetto fondamentale per esprimere i più intensi messaggi di fiducia nel futuro attraverso la cultura, probabilmente l’unica reale salvezza per il nostro mondo con tutta la sua dostoevskijana bellezza, appunto. Per di più qui declinata pure nell’accezione più evidente in tal senso, quella legata al paesaggio naturale, nel quale l’uomo (ovvero l’artista) interviene senza stravolgere o corrompere, ma armonizzandosi ad esso e ai suoi elementi.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web di Saype.

Che la forza (dei libri) sia con voi!

Anche nel Lato Oscuro della Forza leggere libri è importante!

P.S.: ma… quindi, dalle nostre parti che di libri se ne leggono sempre meno, in che diavolo di “Lato” siamo? Superoscuro? Nerissimo? O addirittura siamo già nella dimensione Vantablack?

(L’illustrazione è di Jeffrey Brown; cliccate sull’immagine per saperne di più.)

Lucio Fontana, lo spazio infinito e quello limitatissimo

Lucio Fontana fotografato da Ugo Mulas nel suo studio di Milano, 1964.

Quando trovo persone, e ancora ne trovo parecchie, che senza nemmeno pensare a quanto stanno articolando nonché (e peggio) senza cercare di conoscere prima qualcosa in più su quanto vanno proferendo, sento dire cose del tipo Fontana? Sarà mica arte, quella? La sapevo fare anch’io!, mi rendo conto di come, a ben vedere, il fatto che oggi la gran parte delle persone (quelle suddette incluse) “creda” che la Terra sia effettivamente sferica e non piatta non può che essere un gran colpo di culo ovvero, forse, solo una fortunata evenienza dovuta all’invenzione della fotografia satellitare, non certo un’elucubrazione intellettuale.

Tutti gli altri, che invece provano a capire il senso artistico e filosofico delle opere di Lucio Fontana e, posta tale consona disposizione, facilmente li capiscono e ne restano oltre modo affascinati, sappiano che l’Hangar Bicocca di Milano (bellissimo e benemerito luogo espositivo da visitare a prescindere e senza indugio, se non ci siete già stati) il 21 settembre prossimo inaugura un’esposizione su Fontana dal titolo Ambienti/Environments che si preannuncia originale e assolutamente intrigante – sinonimi di “imperdibile”, per lo scrivente. Cliccate sull’immagine qui sotto per saperne di più.

Quelli invece del “lo sapevo fare anch’io”, nel frattempo, sappiano che ci sono altre cose che saprebbero e dovrebbero fare e che si spera caldamente facciano, quanto prima. E non si tratta di “arte”, no.