La grande bellezza nelle mani della grande bruttezza

In Italia è da lustri, ormai, che si susseguono governi la cui azione porta invariabilmente il paese verso due conseguenze: o la rovina, o lo sfascio. Hanno persino l’ardire di chiamarli “del cambiamento”, ma è una situazione che somiglia molto alla sorte del carcerato a cui venga data la “opportunità” di cambiare cella facendogliela passare come un gran privilegio. Così tale carcerato, a furia di passare da una cella all’altra, si ritrova in gabbie sempre più strette, più buie, più fetide.

Personalmente, continuo a non capire come possano, gli italiani, lasciare il proprio paese nelle mani di siffatti esponenti politici di comprovata generale meschinità. Dacché il paese in questione non è uno staterello di scarso pregio ma è tra i più belli in assoluto, tra i più ricchi di storia, d’arte, di paesaggi, di cultura. Un paese dalle infinite possibilità e potenzialità messo nelle mani di chi tali potenzialità le avversa e le reprime, gettando via tempo e forze in questioni inconsistenti e di natura a dir poco infima.

Non lo capisco, insomma, come a fronte di così tanta bellezza si possa dare tanto peso ad altrettanta tangibile bruttezza. Non lo capisco proprio. Questa sì, è una realtà che dovrebbe assolutamente esigere un cambiamento. E vero, finalmente.

L’INPS – Indagine Nazionale sulla Pubblica Stoltezza

Il “bello” è che, pur a fronte di ciò che è accaduto nei giorni scorsi sulla pagina facebook INPS per la famiglia (cliccate sull’immagine qui sopra per averne un significativo resoconto), ancora qualcuno si domanda perché in Italia due terzi della popolazione non legga libri, perché siano così diffuse maleducazione, insolenza, ipocrisia e bigottismo, perché lo sia pure così tanto analfabetismo funzionale, perché il senso civico sia tanto scarso, perché altrettanto scarse ovvero evanescenti siano l’identità culturale e la coscienza sociale, perché così tanti alimentino fobie del tutto illogiche e ingiustificate e credano ciecamente a palesi fake news… perché trasmissioni TV a dir poco infime siano viste da milioni di telespettatori… perché da lustri si eleggano parlamentari e governi di livello sempre peggiore e via via decrescente

Il Bel Paese è realmente un gran bel paese, senza alcun dubbio; molti di quelli che lo abitano in qualità di suoi cittadini indigeni, invece, lo sono molto meno. E come non lo è affatto, bello, il suo futuro, se la situazione è e resta questa.
Ecco.

Gli accordi tra Italia e Cina, spiegati benissimo

Ecco. Nulla da aggiungere.
(Se non di cliccare sull’immagine per visitare la pagina facebook de Le più belle frasi di Osho.)

N.B.: Al solito, la satira sa dire e spiegare la verità delle cose come niente altro sa fare. Non prenderla sul serio, dunque, è uno degli errori più gravi che si possano commettere, dacché quanto invece ci si riesce, veramente si realizza quel celeberrimo motteggio, “Una risata vi seppellirà”. Ovvero, seppellirà falsità, ipocrisie, ingiustizie, angherie, malvagità – come nessun altra cosa saprai mai fare, appunto. Facendo peraltro del mondo un posto più divertente di quello che è: peccato, infatti, che così tante persone non la prendano sul serio, la satira…

#lepiubellefrasidiosho

 

La TAV(ica incapacità italiana di fare le cose per bene)

Riguardo la TAV, bisogna ammettere che anche in tale vicenda l’Italia dimostra la notevole coerenza del proprio ormai tipico modus operandi pubblico. Infatti, a quasi 30 anni (!) dall’avvio del progetto, che alla fine la TAV la si faccia oppure no, che se la si faccia la si faccia completa o “mini” oppure, se non la si farà, che ci si guadagni o ci si perda – insomma, in ogni caso possibile e (in)immaginabile, è opportuno prendere la celeberrima prima Legge di Murphy, «Se qualcosa può andar male, andrà male» e ricavarne una ormai assodatissima italian version:

«Se una cosa può essere fatta male, in Italia sarà fatta peggio.»

Ecco.
Perché uno dei più atavici e drammatici problemi italiani è proprio questo: non cosa si fa ma come lo si fa – o non lo si fa. Inutile rimarcare quanto sia lungo l’elenco delle opere pubbliche fatte male se non malissimo, così come di quelle necessarie e mai compiute: è un problema atavico ovvero cronico dacché autoalimentato, purtroppo.

P.S.: cliccando sull’immagine (“Gli italiani lo fanno meglio peggio“, c’è scritto) potete leggere un esauriente dossier sulla questione TAV dal sito dell’Agenzia Giornalistica Italiana.

Oppressori e ribelli / ribelli e oppressori

Vi sono dei partiti, trionfatori o sconfitti, delle maggioranze e delle minoranze in conflitto permanente, e il loro ardore per l’ideale è direttamente proporzionale alla confusione delle loro idee. Gli uni opprimono in nome del diritto, gli altri si ribellano in nome della libertà, per divenire poi, a loro volta, oppressori, quando se ne presenti il caso.

(Paul Émile de Puydt, Panarchie, 1860, in Gian Piero De Bellis (a cura di), Panarchia. Un paradigma per la società multiculturale, D Editore, 2017, pag.66.)

P.E. de Puydt, primo teorizzatore del panarchismo (il cui simbolo “innografico” vedete nell’immagine lì sopra, cliccatelo per saperne di più), scrisse quelle parole quasi 160 anni fa – non c’era nemmeno nata l’Italia attuale! – ma aveva già perfettamente individuato il “male oscuro” della politica nelle mani dei partiti. Male oscuro e cronico, dacché dopo così tanto tempo siamo ancora impantanati lì, in tale eterna dicotomia che, forse, dovremmo cominciare a non pensare più come a un’autentica e virtuosa condizione di “democrazia” ma come a un simulacro di essa, funzionale ai soliti, persistenti giochetti di potere e alla salvaguardia dei relativi tornaconti.